THEODOSII SPASSOV FOLK QUINTET “O’ Maino Horo”

THEODOSII SPASSOV FOLK QUINTET  “O’ Maino Horo”

THEODOSII SPASSOV FOLK QUINTET  “O’ Maino Horo”

AUTOPRODUZIONE CD, 2016.

di Alessandro Nobis

Trio Bulgarka, Ivo Papasov, Les Mystere Des Voix Bulgares, le Bisserov Sisters, Nikola Parov, il Philip Koutev Ensemble: nella prima metà dei Novanta in Italia di musica popolare bulgara ne circolava parecchia vocale e strumentale, tutta di livello straordinario. Poi una sorta di black out, e per ascoltare musicisti tradizionali bulgari di tempo ne ho dovuto aspettare parecchio, ma finalmente al William Kennedy Piping Festival 2016 ho avuto l’occasione di apprezzare il quintetto capitanato dal suonatore di Kaval Theodosii Spassov, autore di questa autoproduzione.

spassovDal vivo e su disco si ha l’ennesima conferma dell’assoluta padronanza strumentale dei musicisti (Theodsii Spassov al kaval e canto, Peyo Prev al gadulka,  Ivan Georgiev alla gaida, Hristian Tsavyatkov alla chitarra elettrica e Benadii Rashkov al tupan), turri provenienti dalla scuola di Philip Koutev fondatore del National Folk Ensemble, un personaggio fondamentale nello studio della culturale musicale bulgara che può essere paragonato all’irlandese Sean O’ Riada.

Theodosii Spassov è il compositore della musica proposta tranne di due brani ispirati comunque dalla tradizione, e la presenza della chitarra elettrica in chiave ritmica non deve far storcere il naso ai puristi perché il sostegno ritmico all’esecuzione dei temi a danza con i loro travolgenti tempi dispari oltre che necessario rappresenza un segno di novità, anche se minimo, nella tradizione bulgara. Suono compatto, travolgente “quasi” frastornante, arrangiamenti nell’ortodossia della tradizione, virtuosimo spinto al massimo sono le coordinate su cui si muove il quintetto. E, poi, vi assicuro, dal vivo Hristian Tsavyatkov come i suoi degni compari, non sbaglia un colpo…….

Un gran bel disco di musica balcanica, bulgara nella fattispecie, e la speranza è che presto vengano in Italia per qualche concerto. Intanto, se vorrete, contattateli sulla loro pagina Facebook.

https://www.facebook.com/theodosii.spassov?ref=ts&fref=ts

Annunci

LA PICCIONAIA: WKPF, 17 – 20 novembre 2016. Parte 2.

LA PICCIONAIA: WKPF, 17 – 20 novembre 2016. Parte 2.

LA PICCIONAIA: WKPF, 17 – 20 novembre 2016. ARMAGH, Co. Armagh

PARTE 2

Dopo l’inaugurazione ufficiale al “Primate’s Palace”, austero palazzo vittoriano che da una collina domina il centro di Armagh, il Festival ha avuto il battesimo con quello che molti consideravano come l’appuntamento più ghiotto di questa edizione del wkpf, ovvero il doppio concerto nella Cattedrale di San Patrick, nell’occasione completamente gremita di pubblico.

img_1654Primo a salire sul palco sistemato davanti all’altare maggiore è stato il quintetto bulgaro di Theodosii Spassov che ha sciorinato in un’ora praticamente tutto il repertorio di musiche per danza provenienti dalle varie aree della Bulgaria; un set che ha dimostrato ancora una volta come sia altissimo il livello tecnico dei componenti, cresciuti alla scuola di Philip Koutev. Un livello così alto e perfetto nel rispetto dei ritmi e nel sincronismo, nei dialoghi, nei soli e nel suono d’insieme da lasciare in qualche momento più spazio all’ineccepibile tecnica di esecuzione che alla comunicazione, così importante nella musica popolare di ogni parte del mondo. Ma del resto questa è la cifra stilistica del gruppo guidato dal suonatore di kaval Thodosii Spassov che si evidenzia anche dall’ascolto delle loro incisioni. Comunque bravissimi.

Tutti eravamo lì per il “dream team” creato per quest’unica e quindi imperdibile occasione: Liam Og O’Flynn alle uillean pipes, Paddy Glackin al violino, Neil Martin al violoncello e Michael O’Sùillebhàin al pianoforte, ad Armagh con un progetto che si proponeva di arrangiare alcune delle melodie contenute nelle grandi raccolte che dal 17° secolo hanno fornito materiale preziosissimo alla moltitudine di musicisti tradizionali irlandesi, e non solo. Arrangiamenti convincenti che hanno saputo valorizzare e riportare ai giorni nostri questi repertori (come quello pubblicato da O’Neill nel 1909); il suo degli archi abbinato al pianoforte ed alla cornamusa di O’Flynn è stato molto apprezzato, e quando l’ex piper dei Planxty ha eseguito un set di danze in solitudine è stato ben chiaro quale sia stato il suo ruolo nella storia di questo strumento nel ventesimo secolo.

Alla fine tutti al Red’s Ned per infuocate session innaffiate da fiumi di Guinness con il trio di Andy May. E vi assicuro che questo “dopo concerto” è stato solamente l’aperitivo di quanto ci sarebbe stato riservato nella giornata di venerdì.

(continua)

 

NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

“A Balkan Varaszatos Hangja” – Quintana records, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, dicembre 1991

Seconda prova solista di Nikola Parov, il leader bulgaro degli Zsaratnok, dopo il deludente e interlocutorio “After apokalypzsis” nel quale teorizzava una mediazione – rimasta purtroppo alla stato embrionale – tra la tradizione e l’elettronica. Questo secondo disco è – e ve lo dico subito – davvero magnifico; completamente acustico, dedicato alle tradizioni musicali dei Balcani (Macedonia, Bulgaria, Romania, Grecia) con puntate verso le atmosfere arabe e turche, suonato e arrangiato benissimo, e rappresenta una visuale – anche se certamente parziale – sul mondo delle tradizioni musicali di questa regione “a mosaico” europea. I brani sono esclusivamente strumentali e hanno costituito l’ossatura dello splendido spettacolo che gli Zsaratnok hanno presentato nella breve tourneè italiana di inizio giugno. In realtà infatti, se il disco è a nome di Nikola Parov, in esso suonano tutti i componenti del gruppo (Ivan Barvich, Laszlo Major, Vladimirr Krunity e il siriano Almassalma Ahmed Kheir) e non sono ben chiari i motivi per i quali questo disco non è uscito a nome Zsaratnok; i motivi son peraltro sconosciuti anche ai componenti stessi del gruppo, come ci ha rivelato Ivan Barvich.

Grande abilità strumentale quindi, in cui la parte del leone la fa naturalmente Parov, polistrumentista come pochi e studioso del patrimonio balcanico, che è finalmente riuscito a far pubblicate questo “The enchanting sound of the Balkans” (così suona il titolo del disco in inglese) anche ad occidente, dove la sempre attenta Harmonia Mundi ha stampato la versione in compact disc, anche se con la copertina leggermente diversa dall’originale ungherese della Quint Records. Come accade nel commentare questi lavori “a cinque stelle” diventa problematico segnalare i brani più interessanti; proviamo con il tradizionale greco “Hasapiko and Sirto” (il brano di apertura), la danza bulgara “Benati lassu” e la macedone “Pravo sztaresco”. Assolutamente indispensabile.