COLOSSEUM “Lost Angeles · Live in Bremen 20 · 11 · 1970”

COLOSSEUM “Lost Angeles · Live in Bremen 20 · 11 · 1970”

SUONI RIEMERSI: COLOSSEUM  “Lost Angeles · Live in Bremen 20 · 11 · 1970”

Bootleg. LP, 1997

di alessandro nobis

Negli anni Settanta avevamo così fame di musica dal vivo su disco che qualsiasi “bootleg”, con vinile di qualsiasi qualità ed altrettanto qualsiasi qualità di registrazione riusciva a sfamarci. Pertanto rimasi colpito quando trovai in un negozio veronese, e questo parecchi anni or sono e quindi in piena era compact disc, questo ellepì dei Colosseum di Jon Hiseman che mi ricordò per filo e per segno, anche per l’etichetta totalmente bianca, quei “bootlegs” quasi inascoltabili. Qui comunque la qualità è decisamente decente per i parametri di mezzo secolo fa, e appena sufficiente per quelli odierni dove spesso purtroppo conta di più la qualità della registrazione che quella della musica.

Siamo nel novembre del 1970 a Brema quattro mesi prima della registrazione del loro leggendario doppio ellepì “Live” (18 e 27 marzo del ’71) per un concerto organizzato e presumo anche trasmesso all’epoca dalla benemerita emittente “Radio Bremen” che ogni tanto pubblica qualche sua registrazione (Nucleus, Clannad e Planxty per fare tre esempio); i Colosseum sono qui nella loro migliore line-up, quella con Chris Farlowe per capirci, ed il disco propone quattro brani, due tratti da “Daughter of Time”, uno da “The Grass is Greener” e “Tanglewood ‘63” presente sul già citato doppio. Una facciata riporta la registrazione dell’immancabile “Lost Angeles” in una proto-versione aperta da Dave Greenslade al vibrafono e “Tanglewood ‘63” con uno splendido assolo di organo e con la ritmica Hiseman – Clarke che introduce il lungo e brillante “solo” di Heckstall-Smith al tenore al quale aggiunge il soprano in pieno stile “Roland-Kirk”, quindi con il doppio sassofono. L’altra facciata, sembrerebbe la prima, contiene come detto due brani di “Daughter of Time”, album coevo a questo concerto; “Downhill and Shadows” è uno slow blues composto da Hiseman, Clempson e Tony Reeves – il primo bassista della band – con un efficacissimo assolo di chitarra ed una interessante improvvisazione dove si intrecciano tutti i componenti del sestetto e che chiude sul riff di “Spoonful” di Willie Dixon, e “Take me Back to Doomsday” di Greenslade, Hiseman e Clempson è una ballad aperta dal pianoforte e si contraddistingue per gli assoli del bravissimo Heckstall-Smith e di Clem Clempson. Performance davvero notevole, registrazione non perfetta ma, come dicevo sopra, quello che conta è la sostanza, e qui ce n’è davvero tanta.

Una curiosità: la copertina riporta un ritratto del gruppo, ma manca uno dei componenti.

SUONI RIEMERSI: Paolo Alfonsi & Massimo Ferra “Passi difficili”

SUONI RIEMERSI: Paolo Alfonsi & Massimo Ferra “Passi difficili”

SUONI RIEMERSI: MASSIMO FERRA & PAOLO ALFONSI

“Passi Difficili”

Posada Jazz Project, 1997, CD

di Alessandro Nobis

Nel 1996 i due chitarristi sardi Massimo Ferra e Paolo Alfonsi si aggiudicano la seconda edizione del Concorso nuorese “Posada Jazz Project” e nel febbraio dell’anno seguente entrano all’Audio Studio di Sestu, nel cagliaritano per registrare questo Cd in duo. Si tratta di dodici composizioni originali di Ferra e Alfonsi, alcune delle quali scritte a quattro mani, che rivelano con il piacevolissimo ascolto la loro alchimia musicale: una solidissima preparazione classica, uno sguardo verso il jazz più colto ed i compositori sudamericani (due brani dedicati a Heitor Villa-Lobos) ed una fertile vena compositiva.

IMG_1478Un disco per due chitarre acustiche che dialogano fittamente senza mai cadere nel futile virtuosismo disegnando una geografia sonora inedita i cui punti cardinali sono appunto il background, non solo musicale, di Massimo Ferra e Paolo “Peo” Alfonsi. Come lucidamente scriveva Sergio Carrus “….Certo lo spirito benigno dei grandi padri del jazz aleggia ed è presente, senza mai incidere però più di tanto nella autonoma e personale ricerca musicale intrapresa dai due musicisti “made in Sardinia”.

 

“Gigia” di Alfonsi che apre il disco, “Beguine” di Ferra e l’evocativa “Astor” scritta a quattro mani mi sembrano gli episodi più significativi di “Passi difficili”; Cd che purtroppo non è mai stato in distribuzione ed una cui imprescindibile ristampa sorprenderebbe e soddisferebbe non solo gli appassionati della chitarra acustica.

Ribadisco il concetto: necessita far riemergere questi suoni, necessita ristampa.