CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

CJANTÂ VILOTIS · ANTONELLA RUGGIERO 

“Cjantâ Vilotis”

Istladin.net CD + DVD, 2009

di alessandro nobis

A complemento della monumentale opera “Il Canto Popolare Ladino nell’inchiesta Das Vokslied in Österreich (1904 – 1915)”, tre volumi per un totale di duemilaquattrocento pagine curati da eminenti studiosi come Paolo Vinati, Silvana Zanolli, Barbara Kostner, Roberto Starec e Fabio Chiocchetti che rende merito alla ricerca del glottologo e ladinista austriaco Thomas Gartner incaricato dalla Corona Asburgica di coordinare e condurre in prima persona le rilevazioni sul canto popolare ladino nelle Valli Dolomitiche, del Friuli Orientale e della Val di Non*, su idea di Fabio Chiocchetti e di Renato Morelli venne formato un ensemble di musicisti per riproporre in chiave moderna alcune delle composizioni raccolte nei tre volumi, e come performer vocale venne fatta l’indovinata scelta di Antonella Ruggiero: conosciuta dai più per la sua appartenenza al raffinato gruppo pop dei Matia Bazar, la Ruggiero ha dimostrato nella sua lunga e diversificata carriera di avere una preparazione tecnica ed interpretativa di primissimo livello dando una fondamentale impronta al suono di quel gruppo, doti che unite alla sua estrema duttilità la fecero scegliere per interpretare un repertorio così “di nicchia” e lontano – soprattutto linguisticamente – dalle sue origini genovesi come. “CjantâVilotis”, non  sempre citato nella discografia della Ruggiero, è l’ennesima dimostrazione di come si possa partire dalle tradizioni popolari più pure per rinnovarle rispettandone le origini ed allo stesso tempo adattandole alla modernità con suoni ed arrangiamenti raffinati e sempre all’altezza; questo per le scelte timbriche e per i differenti background dei musicisti coinvolti, non sempre legati alla musica popolare e per questo un valore aggiunto al progetto. Del progetto hanno fatto parte Mark Harris (fece parte negli anni ’70 dei Napoli Centrale ed un musicista che ha collaborato con moltissimi musicisti italiani, da De Andrè a Vecchioni, da Pino Daniele a Edoardo Bennato per citarne qualcuno) e gli ensemble “Destràni Taraf” e “Marmar Cuisine”, Loris Vescovo, Ivan Ciccarelli e Caia Grimaz che si alternano nell’esecuzione del repertorio che comprende brani compresi nella ricerca di Gartner vicino ad altri comunque ad esso omogenei. Tra i primi doveroso segnalare la magnifica esecuzione vocale della lezione raccolta in Val di Non de “La pastora e il Lupo” (Nigra, 6) con Marke Harris al pianoforte ed il crescendo curato da Destràni Taraf (splendido l’intervento al sax soprano di Giordano Angeli ed alla tromba di Paolo Trettel), la villotta friulana “E sun che Riva” con il brillante intervento dei Marmar Cuisine dal sapore jazzistico Tra i brani allloctoni “Ciant de l’Aisciuda” costruito da Fabio Chiocchetti partendo da un frammento di Canori oltre mezzo secolo fa con la voce sempre precisissima della Ruggiero in gran evidenza nella sua estensione ed il pianoforte di Harris, la brevissima “Danza Rumena”, strumentale a cura dei Destràni Taraf e “La Biele Stele” (simile nei versi alla versione di Gartner) dove un ruolo importante lo trova la nickelarpa di Corrado Bungaro e con un significativo solo alla tromba (con sordina).

Disco, in conclusione, splendido per la concretizzazione dell’idea di translare ai nostri tempi la musica popolare raccolta oltre cento anni fa.

Non ho avuto la fortuna di conoscere Gartner, ma sono convinto avrebbe gradito il progetto.

*in realtà la ricerca riguardava tutte le regioni e nazionalità dell’Impero Asburgico

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

EDUARDO PANIAGUA · MUSICA ANTIGUA “Trovadores en Castilla: Alfonso VIII y los Almohades”

PNEUMA RECORDS 1010. CD 2009

di Alessandro Nobis

Registrato nel 2009, questo lavoro di Eduardo Paniagua inquadra un ben preciso periodo della storia ispanica, ovvero quello del regno di Alfonso VIII e dei rapporti burrascosi – per usare un eufemismo –  con la dinastia musulmana berbera degli Almohadi che regnava sul Marocco e sul Al Andalus, la parte della Spagna islamizzata, quindi dal 1158 al 1214, tutta la vita del sovrano considerato che fu nominato Re di Toledo e Castiglia all’età dei tre anni. Fu davvero uno strenuo nemico dei Mori, e durante il suo regno condusse due importanti scontri con l’esercito almohavide: la Battaglia di Alarcos del 19 luglio del 1185, dove l’esercito musulmano ebbe la meglio su quello cristiano ma che viste le enormi perdite fu costretto comunque a ritirarsi in quel di Siviglia e quella ancora più importante di Las Navas de Tolosa del 1212 quando guidò il suo esercito ed i crociati arrivati dal resto d’Europa su incitamento del papa Innocenzo III infliggendo una memorabile sconfitta alle milizie musulmane, una delle più importanti scontri della cosiddetta Reconquista che si concluse nel 1492.

Ma il Regno di Alfonso VIII si distinse anche per la passione del re verso le scienze e le lettere che lo portò a fondare a Palencia nel 1208 la prima università spagnola e questo lavoro vuole onorare anche questo aspetto di Re Alfonso, affiancando la poesia e la canzone trobadorica alla musica arabo-andalusa con la “solita” cura alla quale Eduardo Paniagua ci ha abituati che riguarda non solamente il repertorio ma anche la scelta timbrica degli strumenti, sempre convincente nonostante pochi siano i riferimenti testuali o iconografici ma che come sempre fa intelligentemente riferimento anche agli strumenti etnici nordafricani.

Due i brani che vorrei segnalare, “Bal m’es q’ieu chant e coindel” del “cavaliere” Raimon De Miraval ed il seguente, lo strumentale “Moricos”; del primo l’autore delle musiche e del testo è appunto il Cavaliere Raimon, che con questo brano scritto dopo la battaglia di Las Navas invita, quasi supplica re Pedro II di Aragona (che partecipò allo scontro) a liberare il suo castello a Miraval e le terre adiacenti allora occupati dai Franchi, mentre il secondo, strumentale, è eseguito da uno strumento davvero particolare, un flauto costruito con l’osso dell’ala di un avvoltoio con il ritmo sostenuto da una tamburo a cornice.

Disco splendido che con un altro cd, “La batalla de Alarcos” (PN 950) da’ un’immagine chiara della Spagna medioevale.