GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA” “Pu sone e pu ballà”

GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA”  “Pu sone e pu ballà”

GRUPPO FOLK “GIUSEPPE MOFFA”  “Pu sone e pu ballà”

Autoproduzione. CD, 2020

di alessandro nobis

Con questo bel lavoro Giuseppe Spedino Moffa e Antonello Virgilio, il presidente del Gruppo Folk “Giuseppe Moffa”, rimettono in gioco il patrimonio popolare musicale e poetico dell’area di Riccia (Campobasso) riuscendo nella non facile impresa e regalando agli appassionati di musica ed ai riccesi una ventata fresca ed originale; partendo dalla tradizione popolare più pura ancora spesso legata al fenomeno del “Folklorismo” (sempre rispettabile divulgatore di una certa tradizione) da cartolina Spedino Moffa riesce a mescolare antiche melodie e significative liriche con nuove sonorità, azzeccati arrangiamenti e soprattutto con un notevole gusto. Giuseppe “Spedino” Moffa (chiarre, tastiere e fisarmonica), Stefano Napoli (contrabbasso), Simone Talone (percussioni) e Primiano Di Biase (pianoforte e tastiere) sono il nucleo attorno al quale hanno collaborato numerosi musicisti e cantanti che hanno saputo “colorare” i singoli brani di questo, ripeto, ottimo lavoro tra tradzione e modernità; come si dice, gli estremi si incontrano e qui l’estremo “acustico” può essere il brano “Vulantina, Vulantine” (testo di Giovanni Barrea e musica di Pierino Migogna”) con la voce di Pasquale Bozza e le acquarellature dei mandolini (Gianluigi di lauro e Antony Palermo) e la mandola di Annalisa Palermo si incontra con quello “elettrico” del sorprendente arrangiamento di “A Ricce” dal ritmo che profuma di funky (si proprio così) con il puntuale sax di Nicola Moffa e la fisa di “Spedino” Moffa ed il solo di chitarra elettrica. Ma voglio segnalare anche la ballata “’ncoppe a mòrge de pésche de faie”, composizione di Giuseppe Moffa (omonimo di “spedino” vissuto a cavallo del 1900 ed importante figura politica ma anche culturale per Riccia e dintorni) con l’intensa voce di Antonello Virgilio e l’oboe di Pasquale Franciosa dell’importante “Circolo della Zampogna di Scapoli” e l’assolutamente “chiarificatrice” del progetto del gruppo la scoppiettante “A Prevèle de nunziate”, un folk-rock “ballabile” di raro impatto.

Chiudo citando le significative ed autorevoli parole di Antonio Fanelli dell’Istituto Ernesto De Martino: “…. A questo sguardo nostalgico e a tratti archeologico si deve gran parte della letteratura folklorica degli ultimi due secoli. Oggi siamo però consapevoli che le tradizioni locali esistono proprio in virtù della loro capacità di seguire il corso dei tempi e le repentine mutazioni socio-culturali di un mondo globale dove ogni nodo è sempre parte di una rete trans-nazionale.”

DALLA PICCIONAIA: LE NOTTI DI SAN MICHELE “Festival dei burattini in musica.” 5 · 12 · 19 · 26 settembre.

DALLA PICCIONAIA: LE NOTTI DI SAN MICHELE “Festival dei burattini in musica.” 5 · 12 · 19 · 26 settembre.

DALLA PICCIONAIA: LE NOTTI DI SAN MICHELE

“Festival dei burattini in musica. Xaedizione”

5 · 12 · 19 · 26 settembre. Museo degli usi e costumi delle genti trentine.

Sam Michele all’Adige, Trento

di alessandro nobis

Prosegue sabato 19 settembre con inizio alle ore 21 negli spazi dello splendido Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina diretto da Giovanni Kezich, la decima edizione del “Festival dei burattini in musica” per la direzione artistica di Luciano Gottardi: è il terzo appuntamento di quattro e protagonista sarà il Teatro Giochetto, compagnia veronese diretta da Maurizio Gioco, con “Stregarie – Storie di streghe” che prende spunto dai racconti, recuperati dalla novellistica veneta e raccolti alla fine dell’ottocento dal veneziano Domenico Giuseppe Bernoni. La parte musicale, parte integrante dello spettacolo è naturalmente la musica curata dall’organettista e ricercatore Francesco Pagani che sarà accompagnato dallachitarra di Daniele Pasquali e dalla voce di Eleonora Grigato.

Per conoscere meglio ed in modo più approfondito questa interessante rassegna ho rivolto alcune domande a Luciano Gottardi, burattinaio / musicista che per l’ultimo appuntamento presenterà “Truffaldino ed il Dottore Faust” e che ringrazio per la sua cortese disponibilità.

– Signor Gottardi la prima domanda è d’obbligo: come è nata l’idea di questa rassegna, giunta alla sua decima edizione?

Io sono un musicista di formazione e un burattinaio di professione ed è stato naturale mettere in scena la musica attraverso il teatro di animazione. Ho prodotto “Il Flauto Magico”, “Pierino e il Lupo”, “Viaggi di Sindibad” con musiche originali, e poi Petruska, Il Barbiere di Siviglia, Till Eulenspiegel e molti altri spettacoli.

Nel 2005 è nata una preziosa collaborazione il dott. Giovanni Kezich, direttore del “Museo degli Usi e Costumi della gente trentina” che si trova a San Michele all’Adige. Entrambi amiamo la musica e i burattini ed è stato naturale pensare ad una rassegna che portasse al museo proprio le produzioni in cui la musica, e la musica dal vivo in particolare, fosse al centro delle performance. 

– L’abbinata burattini – musica è a mio parere una delle forme di intrattenimento più antiche: perché secondo lei è importante mantenere viva la tradizione di questa arte popolare ed allo stesso tempo cercare di rinnovarla con nuovi testi e con l’ideazione e realizzazione di nuovi burattini;

La musica dal vivo, e quella popolare in particolare, è da sempre legata al teatro dei burattini. I burattinai giravano spesso accompagnati dall’organetto diatonico o dall’organetto mecccanico. All’interno della rassegna cerchiamo di mantenere vivo è un doppio sguardo: da un lato la valorizzazione della musica tradizionale, con la presenza forte di strumenti come la fisarmonica e l’organetto, dall’altro una ricerca sulla trasmissione della musica “colta”, utilizzando lo strumento del burattino o del pupazzo, per avvicinare i più giovani ad un repertorio altrimenti inaccessibile. È in questo contesto che sono nati spettacoli come il “Till Eulenspiegel” di Strauss, “L’Apprendista Stregone” di Dukas o il “Flauto Magico” di Mozart eseguito al museo in una versione per trio con cembalo e strumenti originali.

– Lei presenterà sabato 26 uno spettacolo con un testo di Giovanni Kezich ed anche il Teatro Giochetto va in questa direzione

Io presenterò “Truffaldino e il dottor Faust”, adattamento da un copione di Tullio Kezich, in cui la figura del servo Wagner è stata sostituita dal servo Truffaldino della commedia dell’arte. “Il dottor Faust” è un omaggio non solo alla figura di Kezich ma anche allo spirito boemo che permea il museo, fondato e creato proprio dallo studioso di origine boema Giuseppe Šebesta.

Anche la ricerca del Teatro Giochetto di Maurizio Gioco va nella direzione di creazione di nuovi copioni per il teatro dei burattini. In questo caso è la fiaba popolare che sta alla base dei racconti sulle streghe, protagoniste di “Stregaria”. Ed anche la musica che accompagna la narrazione è frutto di una ricerca sulle tradizioni etnomusicali venete, condotta da Francesco Pagani nel corso degli anni ottanta.

– Quanto è diffusa questa pratica di rinnovamento rispetto agli spettacoli di burattini più tradizionali?

Ci sono sicuramente, in Italia, due diverse linee di tendenza. Da un lato c’è un forte desiderio di mantenere vive le tradizioni regionali, altrimenti destinate a scomparire. Questo desiderio porta a costruire musei e a rispolverare copioni scritti dalla metà dell’ottocento a metà del novecento dai più famosi burattinai, riproponendone soprattutto le farse e le commedie. Dall’altro c’è una ricerca di nuovi linguaggi, sia per quanto riguarda i testi sia per quanto riguarda l’aspetto formale dell’allestimento. E non di rado l’animazione dei burattini acquista un’importanza superiore al testo stesso, che può ridursi fino a scomparire del tutto, lasciando che la narrazione sia demandata esclusivamente al movimento e al gesto. Ed è proprio in questo tipo di spettacoli che la musica, unico suono presente sulla scena, acquista un’importanza fondante anche dal punto di vista narrativo.

Lo spettacolo è preceduto alle ore 20.00 da una visita guidata gratuita al Museo.
L’ingresso al Museo, per l’occasione, è alla tariffa di 1,00 €, gratuito per gli aventi diritto.

La prenotazione è assolutamente necessaria: 0461 650314

www.museosanmichele.it

Del Teatro Giochetto di Maurizio Gioco avevo scritto anche qui:

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/08/17/il-diapason-intervista-maurizio-gioco/

https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/01/10/dalla-piccionaia-narrazioni-fuori-corso-2-edizione/

Il Blog del Teatro Giochetto è: https://teatrogiochetto.wordpress.com

CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

CABEKI “Da qui i grattacieli erano meravigliosi”

LADY BLUNT RECORDS. LP, 2020

di Alessandro Nobis

Chitarrista, sperimentatore, inventore e compositore, Cabeki ha pubblicato qualche mese or sono questo suo quarto ellepì nella sua discografia solista iniziata una decina di anni fa; un disco che un ascolto attento può far rilevare le diverse influenze che hanno giocato un importante ruolo nella sua formazione di musicista, impegnato anche come collaboratore in progetti altrui, e soprattutto la sua capacità di costruire un progetto e di creare un universo sonoro significativo, interessante, originale e soprattutto in grado di essere proposto nelle performance live. Anche se la sua musica non può essere definita “ambient” tout-court il processo realizzativo a mio avviso può essere complanare a questa in modo particolare alla costruzione su vari strati musicali che vengono individuati dal sapiente utilizzo sia dell’elettronica che dei suoni acustici prodotti dalle sue chitarre. L’obiettivo è quello di creare una musica descrittiva di paesaggi immaginari e nel caso di questo lavoro futuribili visto che essa porta in un futuro non troppo lontano nel quale le strutture architettoniche d’acciaio si staglieranno nelle sky-lines urbane a testimonianza di un’era – forse – passata.

In “Steli di Cristallo” trovate frammenti dello stile chitarristico di John Fahey, musicista che sempre più appare fondamentale nella formazione di musicisti al di fuori della cerchia del puro fingerpicking -, in “Al futuro” la sperimentazione di nuovi suoni – e qui mi torna in mente il lavoro di Hans Reichel con il suo daxofono e di Paolo Angeli – combinata con il mondo della chitarra classica proposta con una esecuzione dal sapore “decadente”, e nel brano eponimo caratterizzato da un delicato quanto appropriato uso della ritmica elettronica e da una melodia evocativa che evoca paesaggi post “Blade Runner”.

Sensazioni positive e richiami sonori dovuti a cinquanta anni di ascolti nei quali ho attraversato molteplici stili, epoche, storie musicali e vite di musicisti ed il fatto che Cabeki consapevolmente o no abbia riacceso alcuni flash nella mia memoria è un fatto assolutamente positivo visto che questi fanno parte di un lavoro del tutto convincente e ripeto originale in un momento storico dove il conformismo musicale e l’autoreferenzialità pare siano i diktat imperanti.

Complimenti ad Andrea Faccioli, a.k.a. Cabeki, la strada è quella giusta.

Contatti
Francesca Serotti: francesca@ladyblunt.com

Label:

www.ladyblunt.com

info@ladyblunt.com

Cabeki: Bandcamp |Instagram | Facebook

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

18.19.20 Settembre

di alessandro nobis

Anche per questa edizione “speciale” del Tocatì l’Associazione Giochi Antichi, ideatrice ed organizzatrice della manifestazione ha mantenuto l’impegno con gli appassionati della musica delle tradizioni popolari allestendo due palchi anche se ridimensionati, il primo lungo la riva dell’Adige in zona San Giorgio per l’ormai classica “Suoni lungo l’Adige” ed il secondo nel Contile del Mercato Vecchio, che per l’occasione avrà ingressi controllati e contingentati oltre all’obbligo della mascherina per tutti (tranne i musicisti ovviamente); non verrà allestito pertanto il grande palcoscenico nella Piazza dei Signori.

Inoltre, ed è importante sottolinearlo viste le restrizioni anti COVID dettate dalle autorità e che saranno rigorosamente fatte rispettare, riguarda il divieto assoluto al ballo – spontaneo o strutturato – nelle due serate che prevedono musica popolare eseguita dal vivo ma stavolta decontestualizzata; guardiamo per una volta il cosiddetto “mezzo bicchiere pieno” visto che sarà una ghiotta quanto rara occasione questa per ascoltare con maggior attenzione le musiche e le parole di presentazione e le storie di origine dei brani che tutti i gruppi coinvolti via via presenteranno.

Si inizia come di consueto giovedì 17 settembre alle 21:30 con i “Suoni lungo l’Adige” che ospiteranno il Salento Ensemble, trio che presenta la ricca tradizione popolare di questa parte di terra pugliese con brani tramandati grazie all’oralità che ha consentito per secoli la sopravvivenza di strumenti, temi a danza e dei canti che saranno interpretati dalla bellissima voce di Anna Invidia.

Il secondo appuntamento, venerdì alla stessa ora, sarà con il concerto della Contrada Lorì che, mantenendo in modo intelligente la peculiarità dei gruppi di un tempo nel partecipare alle feste di piazza piccole o grandi che siano, proporrà il suo repertorio ispirato sì alla tradizione ma anche rivolto al presente componendo nuovi brani e realizzando tre produzioni discografiche l’ultimo dei quali è “Cicole Ciacole” pubblicato nel 2019.

Sabato infine incontro con il cantastorie Otello Perazzoli che conserva e presenta con il suo organetto diatonico il suo enorme repertorio di storie, proverbi, favole e canti della cultura popolare del veronese, insomma quella che un tempo era ritenuta la “letteratura degli analfabeti”. Davvero, purtroppo, l’ultimo dei “torototela”.

I concerti del Cortile del Mercato Vecchio avranno inizio in tarda serata, alle 23, per consentire al pubblico di percorrere le poche centinaia di metri che separano “Suoni lungo l’Adige” dal Cortile: due gli appuntamenti, venerdì e sabato. Naturalmente, lo ribadiamo con determinazione, sarà vietato il ballo non fosse altro perché la disposizione delle sedie con il rispetto del distanziamento impedirebbe comunque di praticarlo.

Il venerdì, come detto alle 23, sarà la volta del quintetto “Corde e ance di Mondrago”,costituitosi nel 2018 dall’incontro tra alcuni esecutori tradizionali di Verona con alle spalle la storia comune dalla frequentazione dei gruppi mandolinistici soliti a ritrovarsi presso alcune osterie di città e della provincia ovvero l’Osteria al Duomo di Verona e l’Osteria al Brocolo di Arbizzano di Negrar. Il gruppo è formato da Luigi Lugoboni al mandolino, Gabriele Baietta alla chitarra, Livio Masarà al violino, Massimo Muzzolon ai fiati e Anna Veronese all’organetto diatonico e rappresenta un vero spaccato della musica di tradizione popolare, pur nella trasversalità di diverse generazioni e nella pluralità delle esperienze musicali. Il programma proposto è molto interessante, spaziando da brani di musica di tradizione orale, frutto della ricerca sul campo, a partiture tratte dai repertori di gruppi mandolinistici e di bande musicali, diffusissimi nel territorio, tra metà ottocento e i primi decenni del secolo scorso. In particolare il gruppo ospita Luigi Lugoboni, bravissimo mandolinista ottantenne che rappresenta la memoria storica del mandolino nel veronese.

Il sabato, toccherà al duo “Zazà” formato dal fisarmonicista Giuseppe Zambon e da Luisella Mutto (recitazione e canto) che presentano il recital “Trì colombe e ‘na violà”, avente come tema la cultura popolare: letture dall’interessante volume di Ezio Bonomi “Vita e Tradizione in Lessinia”, cante e musica strumentale insomma tutto ciò che la cultura orale ha trasmesso generazione dopo generazione fino a i nostri giorni.

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA “Music for an Invisible Movie”

TARKAMPA, 2019

di alessandro nobis

Per quanto personalmente non riesca a digerire il “formato digitale” senza essere supportato da quello fisico, mi rendo ben conto di come moltissimi musicisti e compositori di generi definiti malamente “di nicchia” trovino in questo formato la possibilità di proporre le proprie produzioni ad un costo contenuto senza dover investire nel mercato discografico, sempre che per questi generi musicali ne esista uno, e mancando quasi del tutto (o “del tutto”) anche la chance di vendere i CD ai propri concerti, sempre più rari per questi generi.

Eppure, facendomi forza, spulciando nell’oceano Bandcamp, devo confessare di aver trovato bellissimi progetti di musica spontanea, di jazz, di etnica, di ambient di musica contemporanea come questo di Riccardo Massari Spiritini a.k.a. Tarkampa (https://tarkampa.bandcamp.com/album/music-for-an-invisible-movie, 2019) compositore e pianista italiano adottato ormai da molti anni dalla Catalogna.

Pubblicato, anzi per meglio dire “caricato” nel web a metà dello scorso ottobre, “Music for an Invisible Movie” raccoglie quattro “composizioni” di cui due suddivise in più movimenti alla cui realizzazione ha contribuito oltre a Riccardo Massari (con uno stupendo Steinway del 1913 e sintetizzatore) l’amico di vecchia data Francesco Sbibu Sguazzabia (voci, percussioni, mani e rumori creati all’interno della cassa armonica del pianoforte): la costruzione dei brani è sì dettata dalla creazione spontanea ma, diversamente dai musicisti che praticano l’improvvisazione più radicale qui il processo viene deciso nella fase progettuale fissando alcuni momenti di “incontro” durante le session che per forza di cosa non corrisponderà perfettamente alle esecuzioni dal vivo.  La “composizione” eponima, ad esempio, è divisa in quattro brevi movimenti; dal pianoforte vengono molto efficacemente estratti suoni dalla tastiera e rumori dal suo interno, le percussioni introducono assieme al pizzicare delle corde dei quattro minuti del primo movimento che comprende anche brevi interventi percussivi e fraseggi delicati sulla tastiera mentre le corde vengono sfregate quasi a fare da bordone.

Perfezionato in sede di post-produzione,  “Music for an Invisible Movie” è a tutti gli effetti un lavoro molto interessante che ascoltato più volte ed in modo attento rivela tutta la sua bellezza e la notevole capacità di intesa di Massari e Sguazzabia che sanno tenere alto il livello di ascolto per tutta la durata del “disco”. Ambedue sono figli del clima musicale dell’allora fertile Verona degli anni novanta che produsse una lunga serie di ottimi musicisti alcuni dei quali presero in seguito la decisione di lasciare Verona e l’Italia per altri luoghi dove la possibilità di esprimere la propria arte era maggiore (Riccardo Massari si trasferì a Barcellona, Luca Boscagin in quel di Londra dove si trasferì anche un formidabile bassista elettrico, Silvio Galasso e ricordo anche la carissima Gisella Ferrarin negli Stati Uniti per poi ritornare in Italia), ed il doppio ellepì dedicato a John Lennon prodotto da Il Posto di Luciano Benini, al quale parteciparono Massari e Sguazzabia, è una lucida fotografia di quegli anni (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/15/suoni-riemersi-verona-dedicato-a-john-lennon/).

DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO: VAL BONETTI · MARCO RICCI

DA REMOTO; VAL BONETTI & MARCO RICCI. “Un paese a sei corde”

22 agosto 2020. Cressa, Novara

di alessandro nobis (foto di Leonardo Baldo)

Organizzata dall’Associazione Culturale “La Finestra sul lago”, la quindicesima edizione della bella rassegna “Un paese a sei corde” dedicata alla chitarra acustica ha preso il via nel Piemonte Orientale il 20 giugno e si concluderà il 6 settembre; a Cressa, nel novarese, il 22 agosto il chitarrista Val Bonetti ed il contrabbassista Marco Ricci hanno tenuto uno splendido concerto, l’occasione di presentare il nuovissimo lavoro pubblicato dall’etichetta leccese Dodicilune ed una ghiotta occasione di ascoltare nel suo complesso il lavoro che questo bravissimo strumentista ed autore sta portando avanti stavolta immergendosi nelle atmosfere del blues e soprattutto del jazz vista la presenza dell’ottimo Marco Ricci al contrabbasso, con la sua delicata cavata sia nel duettare con Bonetti sia nel proporre soli sempre efficaci e misurati.

Quasi ottanta minuti per scoprire il passato, il presente ed il futuro di Val Bonetti: qualche brano tratto dai suoi primi due album, qualcun altro dal nuovo progetto – pubblicato in coincidenza con questo concerto, cenni sostanziosi del prossimo progetto ed anche qualche sorpresa.

Blue Friend”, eseguita in solo (dal suo album d’esordio “Wait” del 2010) ha aperto il concerto seguita da due brani tratti da “Tales” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/simone-valbonetti-cristiano-da-ros/): un significativo solo di Marco Ricci in “Barefoot Diva” dedicata a Cesaria Evora ed un altro con l’archetto nella swingante “Yogurth, Garlic & Cucumbers”, intesa davvero invidiabile per l’equilibrio sonoro e per la naturalezza con la quale la musica scorre.

Il presente di Val Bonetti è come dicevo il disco pubblicato il giorno del concerto, “Hidden Star” e da questo bel lavoro Bonetti ha tra gli altri eseguito “Igor” con un significativo gioco di “call and responce” tra i due musicisti e “Duck is Duck is Duck is” che a mio avviso con “Lulu is Back in Town” di Fats Waller sono stati un doveroso quanto sincero omaggio al chitarrista delle Virginia, vuoi per lo stile esecutivo, vuoi perché Fats Waller è uno degli autori da lui più amati ed infine perchè in “Duck  is ….” mi è parso di sentire fraseggi che mi hanno ricordato T. Monk, altro autore che Baker esegue spesso.

Interessante anche il repertorio del nuovo progetto che Bonetti sta curando dedicato alle ninne-nanne; tra quelle eseguite splendida la resa del “La Siminzina” della grande Rosa Balestrieri qui suonata con il dobro – , uno strumento che comunque suoni repertori altri ti riporta con il suo sound nella sua terra d’origine (e questo anche nella ninna nanna coreana”-, con un suggestivo effetto “campanellini” prodotto con armonici.

Tra le “sorprese”, molto convincente l’arrangiamento di “Don’t Think Twice, it’s Alright”, intrisa di jazz ma nel rispetto della melodia dylaniana e nel quale Bonetti ha sfoderato un lungo e bellissimo assolo.

Serata riuscitissima, rassegna invidiabile.

GRATEFUL DEAD “WORKINGMAN’S DEAD 50th ANNIVERSARY EDITION”

GRATEFUL DEAD “WORKINGMAN’S DEAD 50th ANNIVERSARY EDITION”

GRATEFUL DEAD “WORKINGMAN’S DEAD 50th ANNIVERSARY EDITION”

Warner Bros Records, 1970. Rhino Records, 3CD 2020

di alessandro nobis

La copertina originale

Tra i dischi registrati dai Grateful Dead in uno studio, quello che personalmente preferisco è il loro quarto pubblicato nel 1970, ovvero “Workingman’s Dead” ed il motivo è molto semplice; è senz’altro il loro album più legato alle loro radici musicali, al folk, al country, al blues e dedicato ai lavoratori: contiene brani come “Casey Jones” (la storia di un macchinista che guida un treno sotto l’effetto della cocaine). “New Speedway Boogie” (dedicata all’incerto futuro di un cercatore d’oro) e “Cumberland Blues” (un minatore che scende in galleria per 5 dollari al giorno) che la band di Jerry Garcia & C. hanno spessissimo inserito nelle loro davvero leggendarie performance live. Per celebrare il cinquantesimo anno da quel 14 giugno 1970 la Rhino e la Warner pubblicano il vinile in picture disc e soprattutto un triplo CD che, oltre al disco originale al quale sono state aggiunte sei tracce dal vivo (1969 e 1970), contiene la registrazione il loro concerto del 21 febbraio 1971 a Port Chester nello stato di New York con in scaletta cinque brani contenuti in Workingman’s Dead. Per chi non conosce questo capolavoro deadiano l’occasione è ghiotta davvero vista la presenza della registrazione live finora inedita. E come in nessun altro disco dei Dead emerge così forte la “fratellanza” spirituale con gli altri musicisti della Bay Area che a cavallo del ’70 era così forte con gli impasti vocali così vicini alle esperienze di CSN&Y e la presenza di un ipotetico anello di congiunzione rappresentato qui da “Dire Wolf” e da “Teach your children” su “Deja Vu” di Crosby & C.: ancora una volta l’arrangiamento delle parti vocali, la magica steel guitar di Garcia, il carattere acustico del brano ed inoltre la presenza di David Nelson in “Cumberland Blues”, uno dei musicisti che contribuì alla nascita dei New Riders of the Purple Sage, gruppo nato appunto da una costola dei Grateful Dead e che nel 1969 aveva visti nella line-up ancher Phil Lesh e Mickey Hart (“Before Time Began” registrazione live pubblicata dalla Relix).

L’edizione De Luxe di “Workingman’s Dead” contiene come dicevo l’ottimo (l’ennesimo ottimo) concerto di Port Chester, un’occasione da non perdere soprattutto per chi non conosce il lato “americana” di Jerry Garcia & C.

Lato 1

  1. Uncle John’s Band– 4:42
  2. High Time– 5:12
  3. Dire Wolf– 3:11
  4. New Speedway Boogie– 4:01

Lato 2

  1. Cumberland Blues(Garcia, Hunter, & Phil Lesh) – 3:14
  2. Black Peter– 5:41
  3. Easy Wind(Hunter) – 4:57
  4. Casey Jones– 4:24

Brani inediti:

  • “Dire Wolf” recorded June 27, 1969, at Santa Rosa Veteran’s Memorial Hall, Santa Rosa, CA
  • “Black Peter” recorded January 10, 1970, at Golden Hall Community Concourse, San Diego, CA
  • “Easy Wind” recorded January 16, 1970, at Springer’s Ballroom, Gresham, OR
  • “Cumberland Blues” recorded January 17, 1970, at Oregon State University (Gymnasium), Corvallis, OR
  • “Mason’s Children” rec. Jan. 24, 1970 at Civic Auditorium, Honolulu, HI 
  • “Uncle John’s Band” recorded October 4, 1970, at WinterlandSan Francisco, CA

Edizione per il 50° Anniversario (CD 2 & 3)

February 21, 1971 (Set 1) – Capitol Theatre — Port Chester, New York

1.“Cold Rain and Snow” (traditional, arranged by Grateful Dead)7:36
2.Me and Bobby McGee” (Kris KristoffersonFred Foster)7:33
3.“Loser” (Garcia, Hunter)6:54
4.“Easy Wind”8:49
5.Playing in the Band” (WeirHart, Hunter)5:25
6.Bertha” (Garcia, Hunter)6:13
7.Me and My Uncle” (John Phillips)3:56
8.“Ripple” (false start)1:09
9.Ripple” (Garcia, Hunter)5:24
10.Next Time You See Me” (Earl ForestBill Harvey)4:39
11.Sugar Magnolia” (Bob WeirRobert Hunter)6:08
12.“Greatest Story Ever Told >” (Weir, Hunter)4:09
13.Johnny B. Goode” (Chuck Berry)3:42
1.China Cat Sunflower>” (Garcia, Hunter)6:20
2.I Know You Rider>” (traditional, arranged by Grateful Dead)4:29
3.“Bird Song” (Garcia, Hunter)6:17
4.“Cumberland Blues”4:55
5.I’m a King Bee” (Slim Harpo)7:32
6.“Beat It On Down the Line” (Jesse Fuller)3:17
7.“Wharf Rat” (Garcia, Hunter)9:46
8.Truckin’” (Garcia, Lesh, Weir, Hunter)8:07
9.“Casey Jones”4:39
10.Good Lovin’>” (Artie Resnick, Rudy Clark)17:00
11.“Uncle John’s Band” 

Formazione

Grateful Dead

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

Verona e Borghi d’Italia, 18 – 19 – 20 settembre

di alessandro nobis

tocati-logo.pngIl Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi di Strada che si tiene “solitamente” nel centro storico della città scaligera, raggiunge con questa diciottesima edizione la “maturità” e lo fa in quello che certamente è il suo anno più difficile, non solo per l’ulteriore taglio di finanziamenti pubblici, ma perché questo 2020 è ancora devastato dall’epidemia che ha creato numerosissimi problemi alle persone ed all’economia a livello globale cambiando anche molte delle abitudini quotidiane di tutti noi causando inoltre la cancellazione o lo spostamento di eventi culturali piccoli e grandi in tutto il Paese; lo fa con un’edizione che a tutti gli effetti può essere considerata ”Speciale”, modificata nelle dimensione e nella modalità, minore nella presenza degli eventi ma che indiscutibilmente preserva la continuità.date-header-2020

Ho avuto l’occasione di intervistare Paolo Avigo, Presidente dell’Associazione Giochi Antichi che ha ideato e costruito nel tempo il Festival, incontrandolo in Sala Lodi a Veronetta, sede operativa del Tocatì messa a diposizione dal Comune di Verona.

Quest’anno molte rassegne sono state cancellate o spostate. Perché avete deciso di “tenere la posizione” e di proporre anche quest’anno il Tocatì?

Come Associazione Giochi Antichi crediamo che un evento importante come il Tocatì andasse comunque proposto: non solamente per garantire la sua continuità ma anche per cercare di dare un rilancio ad una situazione culturale che quest’anno è particolarmente stagnante, un stimolo per ripartire sia per Verona ma anche per le altre realtà extracittadine che si occupano della cultura tradizionale. Inoltre, a differenza della maggior parte dei Festival che si tengono nel pieno della stagione estiva avevamo il vantaggio di avere organizzato sempre il Tocatì nella seconda metà di settembre, il che ci dava un piccolo lasso di tempo ulteriore per seguire l’andamento della pandemia e apporre le opportune variazioni di programma.

In questa edizione che avete chiamato “Le Italie dei Borghi in Gioco” non ci saranno come appare evidente nazioni straniere ospiti: come avete costruito il calendario degli eventi?

L’attenzione sarà quest’anno rivolta verso le comunità ludiche italiane ma, differenza delle scorse edizioni il Tocatì non solo ne ospiterà alcune, ma di altre ne sarà “ospite” e questa è una novità importante che potrà avere importanti sviluppi nelle edizioni future: tra i giochi della tradizione italiana che si svolgeranno a Verona ci saranno la Schida (da Guidizzolo, Mantova), il gioco della Morra da Sant’Anna d’Alfaedo, la Palota da San Vito al Mantico il, Palo della Cuccagna da Santa Maria di Zevio, e diversi giochi da tavoliere come il Carrom, la Dama e naturalmente gli Scacchi.

Verranno invece proposti nei borghi di appartenenza nelle cui strade sono nati e dove si praticano tuttora e molti dei quali sono riconosciuti come patrimoni mondiali Unesco, Bijé (Farigliano, Cuneo),Birillo Parato (Fossato Ionico, Reggio Calabria), Cacio al fuso (Pienza, Siena), Corsa con la Cannata (Arpino, Frosinone), Gioco delle Noci (Monterosso al Mare, Liguria), Lancio del Maiorchino (Novara di Sicilia, Messina), Pilote (Gemona del Friuli, Udine), Trampoli (Schieti di Urbino), Tsan (Brissogne, Aosta), S’Istrumpa (Ollollai, Nuoro), Sburla la Roda (Fossacaprara, Cremona) e Zugo de l’ovo (Sezano, Verona).

  • Quali sono i settori che hanno dovuto forzatamente subire un ridimensionamento o una rimodulazione?

Naturalmente le attività che prevedono un contatto fisico che solitamente hanno riscontrato una forte presenza del pubblico; alcune sono state cancellate altre le abbiamo delocalizzate come per fare un esempio “il palo della cuccagna” che da Piazza delle Erbe è stato dirottato nello spazio più raccolto e gestibile nel cortile ovest dell’ex Arsenale asburgico. Naturalmente saremo molto accorti nel regolare l’afflusso del pubblico.

“Le piazze” del Tocatì che saranno coinvolte in questa “edizione speciale” 2020?

Piazza delle Erbe è sempre al centro del Festival e quest’anno farà da cornice all’installazione dedicata alle “Remiere”,con l’esposizione di tre tipi di barche per un confronto tra imbarcazioni tradizionali che adottano l’antica tecnica della voga alla veneta divenuta, negli anni, pratica ludico-sportiva: la “Bissa” del Garda, il “Naet” del Lago d’Iseo e la “Mascareta” della laguna veneziana. Naturalmente uno dei “centri” sarà al solito il “Forum Internazionale della Cultura Ludica” in Cortile del Mercato Vecchio che ospiterà l’Istituto Centrale per  il Patrimonio Immateriale, il Museo delle Civiltà, la Societá italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA), tutti enti impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, nonché l’Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels (AEJeST), organizzazione non governativa accreditata presso l’UNESCO dal 2010  che intende valorizzare e difendere gli sport e i giochi tradizionali.

Molte delle iniziative che nelle passate edizioni si svolgevano all’aperto, hanno trovato ospitalità in prestigiosi spazi chiusi: tra questi il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio, inseriti nel circuito dei Musei Civici di Verona, la Villa Romana di Valdonega, Palazzo Diamanti,la Chiesa di Santa Maria in Organo, il Museo G.B. Cavalcaselle ed il Palazzo della Ragione. Alcuni di questi luoghi alcuni hanno contribuito all’iscrizione di Verona tra le città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, titolo che quest’anno compie vent’anni.

Il palco che veniva montato in Piazza dei Signori quest’anno non ci sarà, ma uno di più ridotte dimensioni verrà allestito nel Cortile del Mercato Vecchio ed ospiterà artisti che si occupano della tradizione popolare veronese come l’ensemble Corde e Ance di Mondrago ed il duo formato da Luisella Mutto ed il fisarmonicista Giuseppe Zambon. I “Suoni lungo l’Adige” sono invece confermati, anche se non sarà possibile praticare il ballo popolare; qui suoneranno la Contrada Lorì, Otello Perazzoli ed il giovedì sarà dedicato alla musica del Salento in una versione da “ascolto”.

  • L’autorità prefettizia. L’ASL e l’Amministrazione Comunale hanno posto dei vincoli, e quali sono, a questa edizione, vista la pandemia del COVID – 19?

L’esigenza di evitare in primis assembramenti ha naturalmente comportato una riduzione consistente delle attività in presenza che saranno una trentina anziché le duecento degli anni scorsi. Per cercare di soddisfare questa importante esigenza l’area del festival è stata praticamente raddoppiata per avere in questo modo una maggiore distribuzione del pubblico e quindi una minore concentrazione dello stesso. In ogni caso ancora una risposta ufficiale non l’abbiamo, e quindi le variazioni del programma sono in realtà ancora possibili. Un’altra conseguenza delle limitazioni è, come ho detto prima, che non sarà possibile praticare il ballo popolare e quindi i gruppi che si esibiranno proporranno un repertorio più da ascolto che contestualizzato al ballo.

  • Questa edizione del Tocatì necessiterà di più controlli “a vista” del pubblico e quindi di un maggior coinvolgimento della fondamentale partecipazione dei volontari. Come sarà regolamentato l’afflusso del pubblico agli eventi?

Abbiamo preparato con grande cura questo aspetto. Anche se quest’anno i volontari saranno presenti in numero minore rispetto alle passate edizioni, questi si sposteranno per vigilare i vari eventi che necessitano della loro presenza; in Cortile del Mercato Vecchio, per esempio, i dovranno verificare che tutti indossino la mascherina e saranno dotati di un contapersone. Inoltre ci sarà una direzione obbligatoria di ingresso ed una di uscita per il pubblico.

  • Qual è la direzione che l’A.G.A. intende a far prendere al Tocatì in riferimento alla sua candidatura Multinazionale UNESCO ICH al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale?

E’ un percorso che abbiamo già iniziato assieme alle reti italiane che partecipano al processo di candidatura (trenta realtà) ed anche a livello internazionale Belgio, Cipro e Francia condivideranno il programma non solo del festival ma di tutte le attività che l’Associazione Giochi Antichi e le reti andranno ad organizzare e proporre durante il corso dell’anno.

FEDERICO BOSIO “Double Time”

FEDERICO BOSIO “Double Time”

FEDERICO BOSIO “Double Time”

Dodicilune Records, CD. 2020

di alessandro nobis

Il compositore e chitarrista trentino Federico Bosio ha pubblicato negli scorsi mesi per la Dodicilune questo interessante lavoro “Double Time” con un trio del quale fanno parte anche Valerio Vantaggio (batteria)  e Seby Burgio (pianoforte) che costruisce la base delle sue composizioni, di volta in volta arricchite dall’apporto di ospiti del calibro dei bassisti Stefano Senni e Pierpaolo Ranieri, dalla vocalist Clara Simonoviez e dal tenorista Michael Rosen. “Roses Dance” e la seguente “Tower Blues” raccontano in modo chiaro, a mio avviso, quanto detto: la seconda è una lunga e classica ballad acustica nella quale Bosio che in questa occasione imbraccia l’acustica “chiama” il contrabbasso di Senni che esegue un solo significativo che introduce quello si sax tenore, la prima, con l’intervento puntuale ed efficace della voce di Clara Simonoviez, si avvale del basso elettrico di Pierpaolo Ranieri che assieme ad un fraseggio “spagnoleggiante” che fa riferimento al miglior Chick Corea e ad un bel solo di Bosio ricorda quel jazz elettrificato che qualche decina di anni fa seppe dare una nuova linea, un nuovo sentiero alla musica afroamericana.

Ma attenzione, qui non c’è nulla di calligrafico o di autocelebrativo, se il disco si ascolta con grande attenzione si scoprono arrangiamenti curatissimi, suoni sempre efficaci (l’apertura dell’organo in nella ballad, sempre con Senni, “Gentle Waltz” il lungo brano dal sapore metheniano, o così mi è parso) e soprattutto si evince la capacità di mantenere costantemente bilanciato ed alto il livello della musica nonostante la spiccata personalità degli “ospiti” (metto le virgolette perché i loro interventi sono sempre contestualizzati al progetto).

http://www.dodicilune.it

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2020 “International Folk Music Festival”

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2020 “International Folk Music Festival”

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2020 “International Folk Music Festival”

17 SETTEMBRE – 4 OTTOBRE

di alessandro nobis

Stavolta abbiamo veramente rischiato di perdere l’edizione 2020 di Folkest, e le motivazioni le potete ben immaginare; evidentemente però gli anticorpi del festival accumulati in quarantuno edizioni se non hanno sconfitto le conseguenze del Corona Virus hanno almeno consentito agli organizzatori di posticipare questa 42^ Edizione nella seconda metà di settembre e di allestire un programma più che degno della qualità di questa manifestazione che ha accompagnato in oltre quattro decenni musicisti, musiche e spettatori in lungo ed in largo per il Friuli Venezia Giulia alla scoperta di musiche e di scorci storico-naturalistici, come dice Andrea Del Favero, uno di quelli che il festival, avendolo fondato, lo conosce proprio bene:

Folkest  compie 42 anni in questo 2020 per tutti così singolare, segnato dal Covid e durante il lockdown il festival si è fermato come tutti riflettendo sui possibili futuri sviluppi, sull’uso creativo della tecnologia, sulle possibilità offerte dai più recenti mezzi di comunicazione. Alla fine si è sdoppiato, anzi, addirittura triplicato, legandosi ancor più al territorio della regione Friuli Venezia Giulia, con tutti quei luoghi che nel corso di oltre quarant’anni di scorribande sonore hanno segnato la storia di un festival che ha aperto la strada alla world music internazionale e a un moderno concetto di promozione turistica, che sposasse l’evento culturale con un luogo ad alta, e spesso inespressa, vocazione turistica”.

Intelligentemente gli organizzatori hanno puntato su ciò che succede all’interno del panorama italiano tradizionale e di derivazione con oltre cinquanta eventi tra concerti, seminari (quello ad esempio di Elena Ledda), presentazione di libri, concorsi (l’assegnazione dell’ambito Premio Cesa) riuscendo a coinvolgere ben ventisette Amministrazioni Comunali, la Regione Friuli Venezia Giulia ed il Comune istriano di Capodistria (Koper) e di importantissimi Enti come il Mibact (Ministero delle Belle arti e della Cultura della Repubblica Italiana) e l’UNESCO.

Folkest 2020 si concluderà come sempre a Spilimbergo nei primi 5 giorni di ottobre, stavolta al chiuso nel teatro Miotto che ospiterà tra l’altro la fase finale di “Suonare a Folkest”. Il programma dettagliato del festival, nella parte successiva a Ferragosto, è visibile oltre a qui sotto anche nel sito del Festival www.folkest.comdove è riportato il programma completo.

Naturalmente tutto il festival rispetterà le disposizioni ministeriali e di conseguenza sarà  necessaria la prenotazione per presenziare agli eventi di Folkest 2020: informazioni sulle prenotazioni saranno fornite dall’organizzazione in seguito.

 

 

IL PROGRAMMA

FOLKEST IN CADORE

AGOSTO

FOLKEST A UDINE

♦VENERDI’ 21
Udine • 21.00 Piazza Libertà
Al centro delle cose – omaggio a Pierluigi Capello. In collaborazione con Progetto Musica

♦LUNEDI’ 31
Udine • 21.00 Piazza Venerio
Tite Grison – Musicist, pitôr, mestri, fotografo, ingignîr con Lino Straulino, La Sedon Salvadie e Kujacoustic.

SETTEMBRE

♦GIOVEDI’ 3
Cussignacco (Udine) • 20.45 area parrocchiale San Martino Vescovo
Tite Grison – Musicist, pitôr, mestri, fotografo, ingignîr con Lino Straulino, La Sedon Salvadie e Kujacoustic. In collaborazione con Progetto Musica

 

FOLKEST A CAPODISTRIA

AGOSTO

♦SABATO 22
Capodistria • 21.30 Taverna
I Beatles di Pirano con Le.C@tene e Perpetuum Mobile

♦DOMENICA 23
Capodistira • 21.30 Taverna
I Nomadi – Milleanni

FOLKEST IN FRIULI VENEZIA GIULIA

SETTEMBRE

♦MARTEDI’ 1
Spilimbergo • 20.30 Teatro Miotto
Tomat Band – Twenty for twenty. Un progetto in collaborazione con Associazione Gottardo Tomat

♦SABATO 5
Pradibosco (Prato Carnico) • 20.45 Hotel Pradibosco
Green Kings – Il volo degli angeli

♦SABATO 12
Spilimbergo • 20.30 Teatro Miotto
Elisir d’Amore – Progetto Donizetti in collaborazione Operaprima – Wien

♦DOMENICA 13
Pozzuolo del Friuli • 17.30 Villa Gradenigo Sabbatini
Elisir d’Amore – Progetto Donizetti in collaborazione con Operaprima – Wien

♦GIOVEDI’ 17
Maniago • 20.30  “Antica Taverna” palazzo d’Attimis
Morrigan’s Wake – Dagli Appennini all’Irlanda

♦VENERDI’ 18
Aurisina (Duino-Aurisina) • 20.30 Piazza del Municipio
Baraban – Canti d’amore, danzi e canti di guerra

♦SABATO 19
Vergnacco (Reana del Rojale) • 20.30 parco Sculture Vergnacco
Terre del Sud – Dalla Majella ai Trabocchi

Flaibano • 20.30 piazza Monumento
Cogli la prima mela – Quartetto d’autore

♦DOMENICA 20
Sauris • 17.30  centro sportivo/Treinke
Tocodebanda – In ‘sta via e dintorni

♦MARTEDI’ 22
San Giorgio della Richinvelda • 20.30 parco della Biblioteca Civica
Marco Sforza – Canzoni a mezza pensione
Daniele D’Agaro & The Dixieland Stumblers – Honky Tonk Town

Polcenigo • 20.30 piazza Plebiscito
Acamar – Musicainviaggio

♦MERCOLEDI’ 23
Papariano (Fiumicello Villa Vicentina) • 20.30  giardino ex scuole – via Trieste
Massimo Giuntini e Silvio Trotta – Libero arbitrio

  • Basaldella (Campoformido) • 20.30  chiesa di San Martino Vescovo
    Kujacoustic– Arie virtuose delle colline

♦GIOVEDI’ 24
Artegna • 20.30  collina di San Martino
Confessioni di un Musicante – Silvio Trotta canta Branduardi

Prato Carnico • 20.30  Casa del Popolo
Green Waves – Viaggi d’Irlanda

♦VENERDI’ 25
Gorizia • 20.30 Teatro Verdi
Confessioni di un Musicante – Silvio Trotta canta Branduardi

Chiaulis Verzegnis • 20.30 Chiesa Santi Pietro e Paolo
Na Fuoia – Foglie di tradizione

♦SABATO 26
Pradielis (Lusevera) • 20.30  Centro sociale di Pradielis “Lemgo”
Rolling Around – Venti d’Irlanda

Romans d’Isonzo • 17.30  Casa Candussi-Pasiani
La Quadrilla – Corde Grosse, tamburi, ance e plettri

♦DOMENICA 27
Tramonti di Sopra • 17.30  Area sala polifunzionale
La Mesquia – L’àrbol e altre storie

Cercivento • 17.30  Cjase da Int
La sedon Salvadie – Liendes dal Friûl

♦MARTEDI’ 29
Cassacco • 20.30  parco d’Europa
Ensemble du Sud – A spasso per il mondo

Pinzano al Tagliamento • 20.30  cortile della biblioteca
Alberto Grollo e Federica Capra – Da Bach ai Pink Floyd

♦MERCOLEDI’ 30
Piano d’Arta (Arta Terme) • 20.30  Chiesetta di San Nicolò degli Alzeri
Alessandro D’Alessandro – “Organetto SOLO” libere canzoni e temi onirici per organetto ‘preparato’ ed elettronica
Villandorme – La fia del paesan

OTTOBRE

♦GIOVEDI’ 1
Pulfero• 20.30  sala consiliare
Suonno d’ajere – Vincitori del Premio Alberto Cesa 2019

 

FOLKEST A SPILIMBERGO

SETTEMBRE

♦MERCOLEDI’ 30
Spilimbergo • 20.30  locali pubblici del centro
Musica tra la gente

OTTOBRE

♦GIOVEDI’ 1
Spilimbergo • 20.30  locali pubblici del centro
Musica tra la gente

♦VENERDI’ 2
Spilimbergo • 21.15  Teatro Miotto
Neri Marcorè – Edoardo De Angelis – Due amici dopo cena, tra chiacchiere e canzoni

♦SABATO 3
Spilimbergo • 16.30  Palazzo Tadea – presentazione libro
I Beatles di Pirano, con Slobodan Simič – Sime e Sergio Settomini

Spilimbergo • 17.45  Palazzo Tadea
La ghironda di michellecon Silvio OrlandiMarco Salvadori e Andrea Del Favero

Spilimbergo • 21.15 Teatro Miotto
Silvio Orlandi – omaggio a Michelle Fromenteau

Premio Alberto Cesa
Bratiska – Italia
Calimani– Toscana
Carlo Pestelli – Piemonte
Little Train Band– Italia
Mesudì – Italia
Musica Spiccia – Italia 
Politikos – Grecia/Italia
Violoncelli itineranti ft. Ana Pilat – Italia/Slovenia/Croazia
Teresa De Sio – Premio Folkest alla carriera

♦DOMENICA 4
Spilimbergo • 11.00 Palazzo Tadea
I diritti dei musicisti in tempo di COVID-19 con Andrea Marco Ricci (Note Legali)

Spilimbergo • 16.30 Palazzo Tadea
Ballando le parole con Francesca Fedrizzi e Brian Chambouleyron

Spilimbergo • 17.45 Palazzo Tadea
“Canzoni” irriverenti reinterpretazioni per organetto ‘preparato’ ed elettronica  con Alessandro D’Alessandro

Spilimbergo •   Teatro Miotto
21.15 Suonno d’Ajere
22.10 Francesco Giunta – in collaborazione con il festival Frattempi
23.05 Fanfara Station – vincitori del Premio Andrea Parodi 2019

♦LUNEDI’ 5
Spilimbergo •  21.15 Teatro Miotto
Violoncelli itineranti ft. Ana Pilat – Italia/Slovenia/Croazia
Politikos – Grecia/Italia
Musica Spiccia – Italia
Mesudì – Italia 
Little Train Band– Italia
Carlo Pestelli – Piemonte
Calimani – Toscana
Bratiska – Italia
Ospite speciale della serata: Elena Ledda– Sardegna