SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021 “16 ·17 ·18 settembre”

VERONA, CENTRO STORICO

di alessandro nobis

Anche quest’anno per la diciannovesima volta si rinnova a Verona la tradizione del Tocatì e delle musiche tradizionali italiane e dei Paesi ospiti: sarà un festival diffuso che avrà come scenari non solo i luoghi simbolo di Veronama anche e soprattutto spazi mai utilizzati prima come ville, cortili, musei, ed alcuni borghi storici italiani molti dei quali già riconosciuti come siti UNESCO e come tra quelli più belli d’Italia. Tutto naturalmente nel pieno rispetto delle norme sanitarie al quale l’Associazione Giochi Antichi – che ne è ideatore e organizzatore – ha lavorato per lunghi mesi al fine di rendere quanto più “normale” questo festival il cui fulcro è da sempre la partecipazione della gente nelle strade e nelle piazze della città. Per questa edizione de “Suoni lungo l’Adige” i concerti si terranno al Lungadige San Giorgio (nello spazio all’interno della struttura asburgica risalente al 1838) con l’esclusione dei due che verranno trasmessi in streaming per ovviare alle rigide norme sanitarie che, come detto, l’organizzazione intende rispettare in modo puntiglioso.

Il tema di questa edizione del festival è l’acqua, elemento che ha favorito in quanto ideale via di comunicazione gli scambi negli ambiti economici favorendo i contatti tra le varie culture popolari, e di conseguenza i gruppi musicali che parteciperanno hanno in comune musiche popolari legate all’acqua: l’Egeo, l’Adriatico e l’Atlantico.

Voglio sottolineare in particolare come quest’anno la particolare attenzione che l’Associazione Giochi Antichi ha avuto nel dare la possibilità di ascoltare la musica in un luogo raccolto, non troppo vicino al vociare delle centinaia di persone che frequentano il festival; le proposte sono di altro livello e di grande valore musicale ed è assolutamente giusto riservare alla musica “d’ascolto” uno spazio adeguato e quindi non necessariamente contestualizzata al ballo popolare. Certo, quest’anno ci sono le limitazioni sanitarie, ma le due “forme” potranno coesistere perfettamente nelle prossime edizioni: il ballo popolare nelle piazze, la musica d’ascolto di derivazione tradizionale nei numerosi spazi raccolti – luoghi di culto, di enti pubblici ma anche di privati – che il centro storico di Verona offre.

  • Si comincia giovedì 16 alle 21:30 con una festa, con una particolare versione de “La Notte Salentina” che grazie agli Amici del Salento di Verona presenta “Tremulaterra 3.0”, apprezzato trio di musica popolare del Salento, come è facile immaginare con il loro straordinario repertorio fatti di temi a danza sì ma anche di stornelli, canti polivocali alla “stisa” (canti polivocalici a cappella eseguiti soprattutto durante il lavoro, quando la voce si diffondeva e si “stendeva” appunto nei campi) e canti narrativi della tradizione: non una festa a ballo dunque, ma un repertorio da assaporare nel migliore dei modi con un attento ascolto.
  • Venerdì 17 si parte alle 21:00 con un quintetto vocale proveniente dalla Dalmazia dove la tradizione delle “Klapa” è ancora molto sentita e praticata; al Tocatì questa straordinaria forma vocale sarà portata dalla “Klapa Valdibora” di Rovinj (Rovigno) con i loro straordinariamente suggestivi canti che raccontano della vita e degli amori dei piccoli villaggi sulle coste adriatiche. Alle 21:30 il Gruppo Ricerca Danze Popolari presenterà al pubblico (che non potrà però partecipare al ballo) alcune danze popolari accompagnati dalle musiche del “Calicanto trio” che 22:00 terrà l’atteso concerto con una piccola formazione che vede il rinnovarsi della collaborazione tra Corrado Corradi, Roberto e Giancarlo Tombesi lungamente compagni dei Calicanto; presenteranno il ricco repertorio di canti della tradizione dell’Adriatico Settentrionale tra i quali quelli dei “battipali” lagunari. 
  • Sabato tre imperdibili appuntamenti con la cultura popolare: alle 21:30 con il gruppo cipriota “Ktima” con il loro repertorio fatto di secolari canzoni tradizionali che scandiscono il calendario con le feste pagane e le celebrazioni religiose che tracciano uno spaccato sulla vita dell’isola cipriota. Le voci sono accompagnate dal violino, strumento principe della musica tradizionale cipriota, dal laud e dalla tabouchia, un setaccio rivestito di pelle usato come tamburo a cornice. Queste canzoni e le “tsiattista”, poesie orali a braccio, sono iscritte nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale di Cipro. A chiusura una presenza che davvero può essere considerata uno dei fiori all’occhiello di questa edizione del Tocatì, ovvero il Baia Trio: provenienti dal Piemonte Occitano, hanno repertorio che va oltre quello delle valli alpine coprendo le tradizioni a partire dall’area delle 4 Province al Connemara irlandese, il tutto rivisitato con arrangiamenti di grande bellezza ed innovazione, come sta a dimostrare il loro lavoro “Coucahna” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/10/29/baia-trio-coucanha/)di qualche anno fa. Gabriele Ferrero (voce e violino), Enrico Negro (chitarra) e Francesco Busso (ghironda, uno degli strumenti classici delle valli occitane) sono senz’altro un ensemble in grado di offrire un “suono” che decontestualizzato al ballo si presta alla perfezione per un ascolto attento e approfondito di questa tradizione.

Da sottolineare poi la possibilità di seguire sulla pagine YOUTUBE del Tocatì e sulle pagine dei principali social gestite dal Festival tre esibizioni molto interessanti ed anche inediti per Verona ma purtroppo “da remoto” per le ben conosciute restrizioni sanitarie. Il primo riguarda il canto polifonico di tradizione bizantina legata alla liturgia greco-ortodossa proposto dall’ensemble cipriota “Romanos de Melodist” che prende il nome dal compositore siriano bizantino del V° secolo “Romano il Melode”, santo celebrato anche dalla Chiesa Cattolica il 1 di ottobre: canti monodici a cappella di grandissimo fascino e bellezza anche testuale, cantati in greco a divulgare il Verbo che sono Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il secondo ci porta sulle coste bretoni con i canti dei marinai proposti dall’ensemble femminile “Les Pirates” (audio qui: https://www.lesbordees.bzh/groupe-les-pirates/)ben conosciute nei festival dedicati a questo importante filone della musica tradizionale: fanno parte dell’associazione “Phare Ouest” che dal 1995 opera nel campo della conservazione, dello studio e nella divulgazione di questa tradizione organizzando un festival che ha particolarità – sogno di molti organizzatori – di non utilizzare impianti di amplificazioni e di proporre i concerti in situazioni ambientali ideali per apprezzare al meglio il suono naturale. A conclusione gli eccezionali trampolieri del Dipartimento delle Landes nella Francia Occidentale, “Echassiers de Landes”: questi “attrezzi” spesso messi in relazione solamente con il circo equestre o con le sfilate carnascialesche venivano originariamente utilizzati dai pastori per sorvegliare le greggi nel territorio pianeggiante che non offre alcun punto di vista dalla sommità di alture. Da questo loro uso si sono sviluppate poi danze tradizionali davvero particolari ed uniche al mondo; nel dipartimento sono presenti ben venti gruppi di questo tipo a testimoniare il grande interesse e passione verso questa secolare tradizione. 

DALLA PICCIONAIA: OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2021

DALLA PICCIONAIA: OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2021

DALLA PICCIONAIA: OPEN PAPYRUS JAZZ FESTIVAL 2021

“Musica che danza ….. parole che raccontano”

3 ·4 · 5 SETTEMBRE IVREA

di alessandro nobis

Anche questa quarantunesima edizione allestita dall’Associazione musicale “Music Studio” e dal Jazz Club di Ivrea è a mio avviso un appuntamento di notevole interesse e di conseguenza gli appassionati di jazz troveranno nel programma “le più convincenti scuse” per recarsi in quel di Ivrea e trascorrere un intenso weekend non solo legato alla musica, viste le peculiarità artistiche ed eno-gastronomiche che l’areale in questione offre. Gli eventi in programma si terranno all’interno e nel cortile del Museo Pier Alessandro Garda, nella Sala Santa Marta e in caso di maltempo al Teatro Giacosa.

Quest’anno il programma comprende tutto il primo fine settimana settembrino, quindi nel pomeriggio di venerdì 3 (ore 18:00) si inizia in Sala Santa Marta con la presentazione del volume “Un ritratto” dedicato da Flavio Caprera al grande pianista Franco D’Andrea e si prosegue sempre nella stessa sala (ore 19:00) con il davvero imperdibile concerto del duo Daniele Di Bonaventura (bandoneon) – Emanuele Sartoris (pianoforte) che da pochissima ha pubblicato lo stupendo album “Notturni” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/07/15/sartoris-·-di-bonaventura-notturni/); alle 21:15, nel cortile del Museo Garda, doppio appuntamento con “Jelly Roll” un progetto dedicato ovviamente a Jelly Roll Morton (Helga Plankensteiner, Achille Succi, Glauco Benedetti, Michael Lösch e Marco Soldà) ed a seguire (ore 22.15) lo straordinario quanto raro set solistico del prestigioso chitarrista americano Ralph Towner.

La giornata di sabato, sempre alla Sala Santa Marta, si apre alle ore 18:00 ancora con una presentazione di un volume, in questo caso “Dalla Scala a Harlem. I sogni sinfonici di Duke Ellington” scritto da Luca Bagalini alla quale seguiranno il concerto di Norbert Dalsass (basso), Roman Hinteregger (batteria) e Michele Giro (pianoforte) con il progetto “Fantasy”; bellissima la chiusra della serata (alle 21:15) nel Cortile del Museo Garda dove Patrizio Fariselli (pianoforte), Claudia Tellini (voce) Marco Micheli (basso) e Walter Paoli (batteria) presentano quello che, per ciò che mi riguarda, è uno degli appuntamenti più attesi, ovvero “Open Area Project”, basato sulla rivisitazione cantata di alcuni brani del repertorio degli Area di cui come ricorderete Patrizio Fariselli fu uno dei protagonisti.

Il festival si chiuderà domenica 5, al Museo Garda (ore 18:00), con tre coreografie curate da tre scuole di danza (“Baobab”, “Arabesque” e “Accademia Danza e Spettacolo”) preparate sulle musiche del cd “Woland”, lavoro di Massimo Barbiero, Emanuele Sartoris ed Eloisa Manera (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/03/barbiero·manera·sartoris-woland/).

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2021, edizione 43.“International Music Festival 5 – 23 agosto”

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2021, edizione 43.“International Music Festival 5 – 23 agosto”

DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2021, edizione 43. “International Music Festival 5 – 23 agosto”

di alessandro nobis

Se Antonio de Curtis lo leggesse direbbe di sicuro “alla faccia del virus!”; mi riferisco al programma dell’edizione 43 di Folkest, edizione che va “oltre” alla struttura delle passate edizioni visto che quest’anno la direzione artistica ha aggiunto una serie di appuntamenti specificatamente dedicati a chi della musica ne ha fatto una ragione di vita, i musicisti. Seminari, story·telling, incontri oltre alle sempre ricca stagione di appuntamenti musicali iniziati a giugno (due appuntamenti) e luglio (4 appuntamenti) e che nel mese di agosto troveranno il mese più ricco per concludersi domenica 12 settembre nella sempre splendida Spilimbergo, sede storica del Festival.

In particolare mi riferisco alle “Folk Clinics” che animeranno il fine settimana clou del festival, ovvero quello che da venerdì 20 a lunedì 23 vedrà anche le serate finali del prestigioso “Premio Cesa” Suonare a Folkest.

Dicevo delle folk clinics: corsi di organetto diatonico (con Alessandro D’Alessandro), di canto “mediterraneo” (con Elena Ledda), di chitarra (con Bernard Revel), “chiaccherate” sulla musica nera con Valerio Corzani, racconti “folk” in compagnia di Maurizio Berselli e Daniel Spizo ed uno spazio, alla scuola di musica Tomat, dove incontrare il liutaio. E, a proposito del “Premio Cesa”, la giuria e gli appassionati avranno la possibilità di ascoltare più volte le esibizioni live dei finalisti del Premio nel bellissimo Teatro Miotto: Ajde Zora, Djelem Do Mar, Fragment, Mattanza, Miriam Foresti e Sara Marini. Per i chitarristi, sabato 21 e domenica 22 in Piazza Garibaldi, “Guitar International Rendez-Vous”, la convention dell’associazione A.D.G.P.A. (Atkins Dadì Guitar Players Association) anche per scoprire alcuni dei musicisti che ne fanno parte come Guido Redaelli, 4Ways Road, Martin Moro, Friederike Schultz e Bernard Revel.

Insomma, mi sembra che le giornate di Spilimbergo siano ricchissime di appuntamenti interessanti come non mai, sarà complicato lasciare la cittadina medioevale per visitare gli splendidi dintorni, ricchi di storia antica e recente.

La kermesse di Spilimbergo si chiuderà con la proclamazione del vincitore del premio Cesa, al Teatro Miotto, dove Enzo Avitabile riceverà il Premio Folkest alla Carriera, mentre il festival proseguirà fino a domenica 12 settembre, nel pomeriggio, con “La Ghironda di Michele” che Silvio Orlandio ebbe già occasione di presentare nella scorsa edizione di Folkest. Tra gli appuntamenti di settembre imperdibile quello di Udine di sabato 24 agosto con “Improvvisa Meditazione”, concerto degli Area & Strepitz Ensemble.

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

DALLA PICCIONAIA  “BALDO IN MUSICA 2021. SECONDA PARTE”

1 AGOSTO – 12 settembre

di alessandro nobis

La prima parte di “Baldo in Musica”, progetto abbina la musica di qualità al paesaggio con il patrocinio dell’Unione Montana del Baldo-Garda ed organizzata dall’Associazione Culturale “Baldo Festival” per la consulenza artistica di Marco Pasetto (la rassegna è stata divisa in due in modo fittizio da chi scrive per pura questione di spazio) ha fin qui avuto riscontri positivi del pubblico per la bontà delle scelte, ricercate e di qualità che sono le caratteristiche di questa iniziativa interessante che spero negli anni futuri, liberi dalle restrizioni sanitarie, venga potenziata per valorizzare al meglio le bellezze naturali ed antropiche che l’area del Monte Baldo offre. Racconta Marco Pasetto: “L’anteprima è andata bene, ottimo il concerto nella Chiesa di San Martino di Diane Peter e Anna Pasetto alla località Platano con pubblico davvero numeroso. Il primo concerto, con la Piccola Orchestra Vertical, è stato delizioso con Claudia Bidoli, Enrico Terragnoli, Fabio Basile e Roberto Lancia in gran forma. Il 10 luglio è stata una festa in piazza a Pazzon di Caprino con la GiBier Orchestra”.

Domenica 1 agosto, all’alba (ore 6:30), concerto di chitarra acustica di Giovanni Ferro nel suggestivo scenario della Valle del torrente Tasso, raggiungibile a piedi in una decina di minuti dalla frazione Pazzon, sulla strada che da Caprino Veronese conduce a Spiazzi: Giovanni Ferro è apprezzato strumentista e compositore oltre che “animatore culturale” dell’Associazione ZONACUSTICA (sono quindici anni che propone con successo “Chitarre per Sognare”) che raduna alcuni tra i migliori specialisti dello stile fingerpicking. Purtroppo per il pubblico Giovanni Ferro ha al suo attivo un solo album, “Chitarrista” del 2005 e tre partecipazioni a prestigiose antologie (“34 volte amore” e “Five guitars Clan” del 2009 e “Chateliers Guitars: The Players Collection” del 2018) al quale speriamo presto ne segua un secondo.

La domenica successiva (8 agosto ore 12) si sale a San Zeno di Montagna e ci si immerge nella grande faggeta in località “Ortigara”, a 1450 metri per un concerto del “Piassa Brass Quintet” (Francesco e Luca Perrone alle trombe, Dario Venghi al corno, Alessio Brontesi al trombone e Antionio Belluco alla tuba) con un repertorio varia da temi di celebri colonne sonore e, soprattutto, brani originali.

Il concerto di sabato 28 agosto (ingresso € 10,00) si terrà in orario serale (ore 21) alla villa Nichesola – Rigo a Caprino Veronese con un interessante recital dedicato al grande compositore Lucio Dalla dal titolo “Lettere DALLA Luna”: Marco Pasetto (clarinetti, ocarina, sax soprano), Daniele Rotunno (pianoforte), Francesco Sbibu Sguazzabia (percussioni) e Stephanie Ocean Ghizzoni (voce) hanno arrangiato in modo personale alcune tra le più belle composizioni dell’autore bolognese che ha scritto una pagina fondamentale della canzone d’autore.

La rassegna si conclude domenica 12 settembre alle 16 in uno dei più affascinanti luoghi, è proprio il caso di dirlo, tra il Monte Baldo ed il fiume Adige, appena prima della Chiusa di Ceraino: la Chiesetta medioevale (costruita nel XII e rimaneggiata più volte a partire dal XV) di San Michele al Gaium che probabilmente per la quasi irraggiungibile posizione, è rimasta conservata in un angolo di “paradiso” ma che ha continuamente necessità di restauro conservativo dopo quello del 2010 operato grazie a BALDOfestival, e per questo l’incasso del concerto (ingresso € 10)  andrà a finanziare appunto la continuazione del restauro della chiesetta. Protagonisti del concerto saranno la cantante Claudia Lanzetta, il chitarrista Pasquale palomba ed il clarinettista Marco Pasetto ovvero il Trio Essenziale che a Gaium terranno il loro debutto assoluto: brani originali accanto a riletture – mai scontate – di alcune pagine della grande canzone d’autore. Per raggiungere la chiesetta si attraversa l’Adige a Sega di Cavaion e si imbocca una strada sulla destra seguendo le indicazioni; in caso di avverse condizioni meteo, il concerto si terrà, alla stessa ora, in un affascinante luogo ovvero l’ex Polveriera dell’imponente Forte di Rivoli Veronese (altro luogo da “sfruttare” in futuro?)

Anche per gli ultimi appuntamenti la prenotazione, visti i tempi, è obbligatoria e si effettua su http://www.baldofestival.org

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE. Caldiero (VR), 26 giugno 2021

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE. Caldiero (VR), 26 giugno 2021

DALLA PICCIONAIA: CHITARRE PER SOGNARE  Terme di Giunone, Caldiero (VR), 26 giugno 2021

di alessandro nobis

Giovanni Ferro non è tipo da arrendersi facilmente ed anche per quest’anno mantiene il punto riuscendo nonostante le immaginabili difficoltà ad organizzare con la complicità dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Caldiero la quindicesima edizione di “Chitarre per Sognare”, una sera di ottima musica dedicata al suono della chitarra e, per questa edizione, dell’arpa. Il set dedicato a questo strumento avrà come protagonista Nartan con la sua arpa elettroacustica a pedali; Nartan, che tra le sue collaborazioni, ha quella con il chitarrista altoatesino Rolando Biscuola dove il suono della sua arpa incrocia quello dei sei corde in un brano dell’album “Sciaum”, ha come si conviene ottenuto il diploma al Conservatorio di Milano per poi scegliere un percorso di sperimentazione facendo avvicinare il suo strumento alla musica jazz e di conseguenza al mondo dell’improvvisazione pubblicando nel 2017 per la sua “Nartan Records” il CD “Harpfully” assieme al percussionista ladino Max Castlunger.

Giovanni Ferro, musicista che i veronesi appassionati della chitarra acustica fingerpicking conoscono bene per la sua ricerca melodica nel proporre brani suoi o di altri autori, salirà sul palco assieme all’ottima Giuliana Bergamaschi con “Anima e Corde”, repertorio dedicato alla canzone italiana del ‘900 a partire dagli prebellici fino a i nostri. Sarà l’occasione di ascoltare la splendida ed evocativa voce di Giuliana Bergamaschi assieme alla chitarra di Ferro che – statene certi – non si limiterà al solo accompagnamento; Ferro, tra l’altro, sarà uno dei protagonisti della prestigiosa rassegna “Un paese a sei corde” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/06/07/dalla-piccionaia-un-paese-a-sei-corde-edizione-2021/). Terzo protagonista Sandro Boscaro della scuderia dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA con un set che lega le barene veneziane al delta del Mississippi; blues primordiale, lingua veneta, paesaggi di laguna, canti di lavoro mescolati in una miscela – e non in un miscuglio – solo apparentemente azzardata.

L’appuntamento è per sabato 26 giugno alle ore 21 con ingresso gratuito come di consueto per questa manifestazione; in caso di malaugurato maltempo “Chitarre per Sognare” si terrà presso il Teatro Comunale di Caldiero.

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

IL DIAPASON INCONTRA CORRADO CORRADI di “PASSEGGERI”

di alessandro nobis

Pensavo che i percorsi artistici tra Calicanto e Archedora si fossero definitivamente separati oltre venti anni ori sono, ed alla notizia che Roberto Tombesi, Rachele Colombo e Corrado Corradi stessero invece preparando qualcosa di nuovo unendo i loro talenti mi ha piacevolmente sorpreso non poco; il loro nuovo progetto, “Passeggeri”, è una realtà cresciuta e concretizzata durante la lunga chiusura forzata che ben conosciamo, ed esordirà domenica 20 giugno nell’ambito del bel festival itinerante “Festival delle Basse – Territorio, Cultura, Immaginazione” presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it). Vista l’eccezionalità dell’evento, ho ritenuto opportuno incontrare “a distanza” – in attesa di assistere al loro esordio – Corrado Corradi, uno dei tre componenti del gruppo per conoscere meglio il nuovo progetto che sembra andare parecchio oltre la riproposta del repertorio tradizionale di area veneta.

– Come nasce “Passeggeri”? Qual è stata la scintilla iniziale, l’idea che vi sta alla base?

Sintetizzando molto, tutto parte dalla lettura di vecchie lettere della mia famiglia scritte dal bisnonno Marco Piazza, attore, durante l’incredibile tournée teatrale che la grande attrice Adelaide Ristori fece nel 1874 viaggiando per mare, con le navi a vapore di allora. La Compagnia Drammatica Italiana circumnavigò l’intera superficie terrestre in poco più di venti mesi, recitando nei più grandi teatri del mondo. L’impresa, nel tempo, divenne parte della storica biografia di questa attrice nata a Cividale Del Friuli. 

Aldilà dei trionfi descritti, rimango suggestionato dal personaggio Marco, dall’indole e l’energia di Adelaide, quasi a comprenderne i pensieri e le aspirazioni. Chiedo a Rachele e Roberto di leggere le lettere e succede quello che non ti aspetti: insieme sentiamo la forte sintonia con questi artisti, capiamo la loro febbre, ci identifichiamo nelle loro visioni. E’ l’inizio. Ci ritroviamo, idealmente, sul ponte di una nave mentre ognuno racconta, a proprio modo, il suo “viaggio” che diventerà il “taccuino musicale di un viaggio straordinario”. 

– I Calicanto hanno da sempre avuto come scopo lo studio e la riproposizione della cultura popolare veneta o comunque dell’alto Adriatico, Archedora puntava invece sulla musica di nuova composizione. “Passeggeri” mutua le due realtà o è ancora qualcosa di diverso?

Noi tre abbiamo in comune l’esperienza ed attività in Calicanto. Se penso al progetto artistico successivo mio e di Rachele (Archedora Veneto Musica), dico semplicemente che, nel 2008, non si è esaurito ma solo interrotto. Sono trascorsi troppi anni, i tempi sono cambiati, noi siamo cambiati. La realtà è diversa, diverse le esperienze artistiche e personali dei singoli. Il concerto che proponiamo rappresenta oggi una sorta di “terza via”, una naturale rappresentazione del presente che avverto più spirituale, in qualche modo più intimo. A partire dal titolo “Passeggeri”, il trovarsi sul ponte di una nave, affrontare le incognite di una traversata, sfidare gli immensi oceani sottintendono una metafora contemporanea: una riflessione su quello che è la nostra vita oggi. Il vero protagonista del racconto musicale è “il viaggio” alias la nostra esistenza. La scommessa consiste nel riuscire a trasmettere, comunicare tutto questo. 

– Come nascono i brani di “Passeggeri”?

Inizialmente ero orientato ad un unicum musicale accompagnato da un libretto, come avviene in un’opera. I saggi consigli di Rachele e Roberto hanno portato a delle scelte più pratiche, pragmatiche. Abbiamo individuato gli argomenti che ci sembravano più significativi e più vicini al comune “sentiment”. Su queste basi ci siamo così concentrati su temi specifici. Nonostante il vasto repertorio dei singoli, la maggior parte dei brani, alla fine, sono risultati di nuova composizione. 

– Quali tematiche affrontate nei testi?

Il concerto dura circa 70 minuti ed è suddiviso in sei sezioni (suite). I temi affrontati si possono titolare come: “partenze”, “il viaggio”, “il vapore”, ”emigrazione”, “la festa”, “il ritorno”. In ogni parte l’emozione, la poesia, l’immedesimazione sono a corollario di quanto scritto in una lettera o di quanto vissuto dal bisnonno artista che, come cita la prefazione del libro, “ è lieto di gironzolare per il mondo…. nel secolare istinto di andare sempre altrove… una smania, un anelo, una necessità… ”. I testi, ora in italiano, ora in dialetto, sottolineano alcuni momenti: la frenesia di una partenza, una riflessione sulla forza della natura, la nostalgia di una lontananza, la rabbia verso la propria ingrata Italia. Tutto ciò che le lettere descrivono viene espresso con una sorta di leggerezza, di semplicità che abbiamo cercato di riprodurre poeticamente nei testi e nel mood del concerto superando il rigore di un’ oculata costruzione delle partiture musicali. 

– La lingua veneta è spesso – quasi sempre – banalizzata con luoghi comuni ma invece rappresenta storicamente una parte consistente nella storia della linguistica italiana …… perché secondo voi è così importante scrivere testi in lingua veneta?

Non avverto più i pregiudizi di un tempo, piuttosto sento molto quanto l’uso del dialetto possa valorizzare un territorio, avere una credibilità al pari di altre lingue, senza lotte da sostenere o bandiere da sventolare. I testi in dialetto rappresentano il posto dove viviamo. Oggi certi concetti sono superati, il concerto e le nostre intenzioni ne vogliono essere una prova: testi in italiano, in provenzale, in dialetto, composizioni provenienti dalla Spagna, dal Sudamerica,… Il tutto in funzione del racconto. 

– Quali sono le timbriche che avete scelto?

Gli strumenti che suoniamo sono prettamente acustici (bandonina, organetto, chitarra, mandola, percussioni). Le scelte stimolanti sono state il far dialogare i due mantici, trovare un calibrato mix tra l’acustico e le basi campionate, il rapporto tra chitarra e mandola e, nel canto, la ricerca e l’utilizzo del suono della parola. 

– Avete in programma anche brani esclusivamente strumentali?

Sì. La logica del racconto, l’ispirazione, il descrivere un’emozione, ti portano naturalmente ad esprimerti con la musica e non solo con le parole. Anche in questo caso pensiamo ci sia una equilibrata miscela tra brani cantati e strumentali. 

– C’è in vista qualche progetto discografico?

La necessità del presente è quello di fare più concerti possibili e capire quanto fluida sia la parte musicale, se le suite singole sono pertinenti, se le composizioni sono funzionali a ciò che vogliamo rappresentare. A mio parere, un eventuale progetto discografico dovrebbe viaggiare con al fianco la sua parte letteraria ispiratrice. Trovare una produzione “illuminata” e non solo commerciale è un problema non da poco.

L’appuntamento come detto in apertura è quindi per domenica 20 giugno presso Villa Baldisserotto di Urbana, nel padovano con inizio alle 17 (prenotazione sul sito https://www.festivaldellebasse.it).

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE edizione 2021

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE edizione 2021

DALLA PICCIONAIA: UN PAESE A SEI CORDE 

“16aedizione, 21 maggio – 12 settembre 2021”

di alessandro nobis

Ha preso il via il 21 maggio con la conferenza stampa di presentazione l’edizione 2021 della bella rassegna “Un Paese a Sei corde”, ormai un appuntamento imperdibile per gli appassionati della chitarra acustica e quindi anche “classica” che si tiene nelle province di Novara, Vercelli e Verbania. Una rassegna itinerante partita nel 2006 organizzata dall’Associazione La Finestra sul Lago di San Maurizio d’Opaglio (Novara) sulle sponde del bellissimo Lago d’Orta e che sempre più si è inserita in contesto sinergico con le piccole realtà turistiche e questo grazie all’idea di ospitare i concerti in luoghi culturalmente significativi delle numerose piccole comunità che caratterizzano l’ampia area nella quale questa rassegna nomade si tiene. Una formula vincente che molte delle piccole / grandi rassegne cercano di applicare spesso con risultati eccellenti; in più “Un Paese a Sei Corde” ha un occhio di riguardo all’aspetto dell’impatto ambientale – nei termini di risparmio energetico e di minima produzione di rifiuti – ed alla sicurezza del lavoro. Ma al di là di questi importanti aspetti fiore all’occhiello della rassegna, il piccolo ma compatto gruppo di organizzatori ha allestito un programma di tutto rispetto ottimizzando le risorse economiche a disposizione, senza i grandi nomi del chitarrismo internazionale ma con invece ottimi musicisti meno conosciuti con i loro repertori classici, di nuova composizione o legati alle tradizioni della chitarra acustica o classica che sia (non mi garba questa distinzione ma tant’è). Quaranta artisti per una ventina di appuntamenti tra le provincie di Verbania, Novara, Vercelli e Mendrisio (nella limitrofa Confederazione Elvetica, sede dello sponsor Schertler Group), curati per ciò che concerne la chitarra classica dal Maestro Francesco Biraghi che ha seguito anche la preziosa sezione chiamata “Chitarra femminile Singolare” e da Davide Sgorlon per la sezione “Volare in Alto”.

Il programma particolareggiato della rassegna si può consultare sul sito, pertanto vi segnalo solo alcuni degli appuntamenti in cartellone: domenica 13 giugno a Casalino (Parco del Castello) un chitarrista (Francesco Biraghi) e tre chitarriste (Maria Vittoria Jedlowski, Emma Baiguera e Fabiana Miglietti) attraverseranno il repertorio classico, giovedì 11 agosto, a Mendrisio presso il Museo d’Art alle 20:00, doppio appuntamento con il fingerpicking grazie a di Giovanni Ferro, apprezzato strumentista e compositore veronese ed al partenopeo Giovanni Seneca, autore fin qui di sei album, il 31 luglio a Guardabosone sarà la volta della bravissima Eleonora Strino ed Emanuele Cisi.

Una rassegna che nel tempo si è guadagnata un posto nelle più interessanti e prestigiose rassegna per chitarristi anche grazie agli eventi collaterali che ospita come l’esposizione di liuteria ad Ameno che chiude la rassegna o la presentazione del volume di Manuel Consigli “La mappa segreta del chitarrista felice” che venerdì 21 maggio l’ha inaugurata.

Come detto, per i particolari consultate il sito qui sotto riportato perché la rassegna è anche un’ottima occasione per conoscere angoli del nostro Paese a pochi conosciuti.

www.unpaeseaseicorde.it

DALLA PICCIONAIA: LA GHIRONDA DI MICHÈLE “Incontro con Silvio Orlandi”

DALLA PICCIONAIA: LA GHIRONDA DI MICHÈLE  “Incontro con Silvio Orlandi”

DALLA PICCIONAIA: LA GHIRONDA DI MICHÈLE  “Incontro con Silvio Orlandi”

Palazzo Tadea, Spilimbergo, 4 ottobre 2020

di alessandro nobis

L’edizione 2020 di Folkest ed in particolare le ultime giornate che come di consueto si svolgono a Spilimbergo, non è stata come le precedenti come potete immaginare; un’edizione forzatamente procrastinata alla fine dell’estate e più raccolta, una direzione che a mio avviso andrebbe seguita anche in futuro e che può essere complementare a quella degli spazi aperti più adatti alle grandi performance. Il bellissimo e funzionale Teatro Miotto di Spilimbergo, che avrebbe dovuto essere una soluzione di ripiego rispetto alla stupenda piazza a fianco del Duomo, ha nel migliore dei modi accolto le tre serate finali che hanno assegnato l’ambito il Premio Cesa ai lombardi Musica Spiccia.

Tra gli eventi programmati per quest’ultimo lungo week end (da mercoledì 30 settembre a lunedi 5 ottobre) voglio soffermarmi sull’interessante incontro con Silvio Orlandi, liutaio e ghirondista e fondatore intorno alla metà degli anni settanta con Maurizio Rinaldi e Gianni Vaccarino dell’ensemble “Prinsi Raimund” autore di un ottimo disco, “Lo stallaggio del Leon d’Oro” pubblicato nel 1979 e protagonisti di due edizioni di Folkest, quelle del ’79 e dell’80.

L’incontro si è svolto in una sala gremita – rispettando il distanziamento personale grazie ad un discreto ma attento servizio d’ordine – del bellissimo Palazzo Tadea, sala utilizzata per la prima volta da Folkest; brillantemente incalzato da Marco Salvadori (responsabile dell’area cultura del Comune di Spilimbergo) e Andrea Del Favero (direttore artistico di Folkest), Orlandi ha piacevolmente e puntualmente raccontato la storia della ghironda, ed in particolare di quella di “Michèle”, Michèle Fromentau.

La “storia” nasce in un armadio, quello dell’ufficio di Marco Salvatori che poco dopo l’inizio del suo incarico per l’amministrazione di Spilimbergo decide di dare un’occhiata al mobilio ed in particolare al contenuto degli armadi in uno dei quali rinviene una custodia nera dalla forma un poco strana, l’apre e ci trova una ghironda: telefona quindi ad Andrea Del Favero per saperne di più e viene a sapere che la ghironda giaceva lì inutilizzata addirittura dal 2001.

Del Favero racconta molto affabilmente che in quell’anno si era parlato di un gemellaggio tra la città di Spilimbergo e quella Saint Chartier nella regione del Berry, in Francia, considerata la patria della ghironda e sede di un importantissimo festival di liutai e musicisti organizzato da Michèle Fromentau, ricercatrice e naturalmente suonatrice di ghironda. Spilimbergo donò a Saint Chartier un mosaico – e non poteva essere diversamente – e Saint Chartier ricambiò su idea di Michèle con una ghironda – e non poteva essere diversamente. La Fromentau lascia la direzione del festival nel 2019 nelle mani di Philippe Krumm ed il rapporto tra Folkest ed il Festival Francese lentamente si raffreddò e qualcuno a quel punto a Spilimbergo ripose lo strumento nel già citato armadio. L’occasione della chiacchierata con Silvio Orlandi era davvero ghiotta, ovvero quella di riportare “in vita” questo straordinario strumento in particolare, ricordando che la ghironda con tutte le sue evoluzioni morfologiche e tecniche ha accompagnato la musica tradizionale, medioevale, rinascimentale e barocca attraverso il tempo e che ancora oggi gode una notevole popolarità e seguito in Francia grazie ai numerosi liutai ed alle scuole di Saint Chartier ed in Italia grazie a musicisti e costruttori come appunto Silvio Orlandi.

La chiacchierata ha quindi raccontato la storia della “ghironda di Michèle” ma è stata anche l’occasione di ascoltare la storia di questo strumento (un modello arcaico si trova perfino nelle miniature che accompagnano le Cantigas di Santa Maria raccolte da Alfonso X El Sabio nel XIII° secolo) attraverso appropriati esempi musicali e, lo voglio ribadire, grazie alla grande competenza e comunicatività di Orlandi e Del Favero.

Serate riuscite come questa sono il semplice corollario al festival ma sono la sua essenza, almeno all’idea di festival che ho in mente io. Ed è un vero peccato che alunni ed insegnanti delle scuole di Spilimbergo e dintorni, solitamente chiuse nel periodo estivo, non ne possano godere; potrebbe essere un formidabile volano per il Festival.

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

DALLA PICCIONAIA: MUSICHE AL TOCATÌ 2020

18.19.20 Settembre

di alessandro nobis

Anche per questa edizione “speciale” del Tocatì l’Associazione Giochi Antichi, ideatrice ed organizzatrice della manifestazione ha mantenuto l’impegno con gli appassionati della musica delle tradizioni popolari allestendo due palchi anche se ridimensionati, il primo lungo la riva dell’Adige in zona San Giorgio per l’ormai classica “Suoni lungo l’Adige” ed il secondo nel Contile del Mercato Vecchio, che per l’occasione avrà ingressi controllati e contingentati oltre all’obbligo della mascherina per tutti (tranne i musicisti ovviamente); non verrà allestito pertanto il grande palcoscenico nella Piazza dei Signori.

Inoltre, ed è importante sottolinearlo viste le restrizioni anti COVID dettate dalle autorità e che saranno rigorosamente fatte rispettare, riguarda il divieto assoluto al ballo – spontaneo o strutturato – nelle due serate che prevedono musica popolare eseguita dal vivo ma stavolta decontestualizzata; guardiamo per una volta il cosiddetto “mezzo bicchiere pieno” visto che sarà una ghiotta quanto rara occasione questa per ascoltare con maggior attenzione le musiche e le parole di presentazione e le storie di origine dei brani che tutti i gruppi coinvolti via via presenteranno.

Si inizia come di consueto giovedì 17 settembre alle 21:30 con i “Suoni lungo l’Adige” che ospiteranno il Salento Ensemble, trio che presenta la ricca tradizione popolare di questa parte di terra pugliese con brani tramandati grazie all’oralità che ha consentito per secoli la sopravvivenza di strumenti, temi a danza e dei canti che saranno interpretati dalla bellissima voce di Anna Invidia.

Il secondo appuntamento, venerdì alla stessa ora, sarà con il concerto della Contrada Lorì che, mantenendo in modo intelligente la peculiarità dei gruppi di un tempo nel partecipare alle feste di piazza piccole o grandi che siano, proporrà il suo repertorio ispirato sì alla tradizione ma anche rivolto al presente componendo nuovi brani e realizzando tre produzioni discografiche l’ultimo dei quali è “Cicole Ciacole” pubblicato nel 2019.

Sabato infine incontro con il cantastorie Otello Perazzoli che conserva e presenta con il suo organetto diatonico il suo enorme repertorio di storie, proverbi, favole e canti della cultura popolare del veronese, insomma quella che un tempo era ritenuta la “letteratura degli analfabeti”. Davvero, purtroppo, l’ultimo dei “torototela”.

I concerti del Cortile del Mercato Vecchio avranno inizio in tarda serata, alle 23, per consentire al pubblico di percorrere le poche centinaia di metri che separano “Suoni lungo l’Adige” dal Cortile: due gli appuntamenti, venerdì e sabato. Naturalmente, lo ribadiamo con determinazione, sarà vietato il ballo non fosse altro perché la disposizione delle sedie con il rispetto del distanziamento impedirebbe comunque di praticarlo.

Il venerdì, come detto alle 23, sarà la volta del quintetto “Corde e ance di Mondrago”,costituitosi nel 2018 dall’incontro tra alcuni esecutori tradizionali di Verona con alle spalle la storia comune dalla frequentazione dei gruppi mandolinistici soliti a ritrovarsi presso alcune osterie di città e della provincia ovvero l’Osteria al Duomo di Verona e l’Osteria al Brocolo di Arbizzano di Negrar. Il gruppo è formato da Luigi Lugoboni al mandolino, Gabriele Baietta alla chitarra, Livio Masarà al violino, Massimo Muzzolon ai fiati e Anna Veronese all’organetto diatonico e rappresenta un vero spaccato della musica di tradizione popolare, pur nella trasversalità di diverse generazioni e nella pluralità delle esperienze musicali. Il programma proposto è molto interessante, spaziando da brani di musica di tradizione orale, frutto della ricerca sul campo, a partiture tratte dai repertori di gruppi mandolinistici e di bande musicali, diffusissimi nel territorio, tra metà ottocento e i primi decenni del secolo scorso. In particolare il gruppo ospita Luigi Lugoboni, bravissimo mandolinista ottantenne che rappresenta la memoria storica del mandolino nel veronese.

Il sabato, toccherà al duo “Zazà” formato dal fisarmonicista Giuseppe Zambon e da Luisella Mutto (recitazione e canto) che presentano il recital “Trì colombe e ‘na violà”, avente come tema la cultura popolare: letture dall’interessante volume di Ezio Bonomi “Vita e Tradizione in Lessinia”, cante e musica strumentale insomma tutto ciò che la cultura orale ha trasmesso generazione dopo generazione fino a i nostri giorni.

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

DALLA PICCIONAIA: TOCATI’ 2020, UN’EDIZIONE SPECIALE

Verona e Borghi d’Italia, 18 – 19 – 20 settembre

di alessandro nobis

tocati-logo.pngIl Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi di Strada che si tiene “solitamente” nel centro storico della città scaligera, raggiunge con questa diciottesima edizione la “maturità” e lo fa in quello che certamente è il suo anno più difficile, non solo per l’ulteriore taglio di finanziamenti pubblici, ma perché questo 2020 è ancora devastato dall’epidemia che ha creato numerosissimi problemi alle persone ed all’economia a livello globale cambiando anche molte delle abitudini quotidiane di tutti noi causando inoltre la cancellazione o lo spostamento di eventi culturali piccoli e grandi in tutto il Paese; lo fa con un’edizione che a tutti gli effetti può essere considerata ”Speciale”, modificata nelle dimensione e nella modalità, minore nella presenza degli eventi ma che indiscutibilmente preserva la continuità.date-header-2020

Ho avuto l’occasione di intervistare Paolo Avigo, Presidente dell’Associazione Giochi Antichi che ha ideato e costruito nel tempo il Festival, incontrandolo in Sala Lodi a Veronetta, sede operativa del Tocatì messa a diposizione dal Comune di Verona.

Quest’anno molte rassegne sono state cancellate o spostate. Perché avete deciso di “tenere la posizione” e di proporre anche quest’anno il Tocatì?

Come Associazione Giochi Antichi crediamo che un evento importante come il Tocatì andasse comunque proposto: non solamente per garantire la sua continuità ma anche per cercare di dare un rilancio ad una situazione culturale che quest’anno è particolarmente stagnante, un stimolo per ripartire sia per Verona ma anche per le altre realtà extracittadine che si occupano della cultura tradizionale. Inoltre, a differenza della maggior parte dei Festival che si tengono nel pieno della stagione estiva avevamo il vantaggio di avere organizzato sempre il Tocatì nella seconda metà di settembre, il che ci dava un piccolo lasso di tempo ulteriore per seguire l’andamento della pandemia e apporre le opportune variazioni di programma.

In questa edizione che avete chiamato “Le Italie dei Borghi in Gioco” non ci saranno come appare evidente nazioni straniere ospiti: come avete costruito il calendario degli eventi?

L’attenzione sarà quest’anno rivolta verso le comunità ludiche italiane ma, differenza delle scorse edizioni il Tocatì non solo ne ospiterà alcune, ma di altre ne sarà “ospite” e questa è una novità importante che potrà avere importanti sviluppi nelle edizioni future: tra i giochi della tradizione italiana che si svolgeranno a Verona ci saranno la Schida (da Guidizzolo, Mantova), il gioco della Morra da Sant’Anna d’Alfaedo, la Palota da San Vito al Mantico il, Palo della Cuccagna da Santa Maria di Zevio, e diversi giochi da tavoliere come il Carrom, la Dama e naturalmente gli Scacchi.

Verranno invece proposti nei borghi di appartenenza nelle cui strade sono nati e dove si praticano tuttora e molti dei quali sono riconosciuti come patrimoni mondiali Unesco, Bijé (Farigliano, Cuneo),Birillo Parato (Fossato Ionico, Reggio Calabria), Cacio al fuso (Pienza, Siena), Corsa con la Cannata (Arpino, Frosinone), Gioco delle Noci (Monterosso al Mare, Liguria), Lancio del Maiorchino (Novara di Sicilia, Messina), Pilote (Gemona del Friuli, Udine), Trampoli (Schieti di Urbino), Tsan (Brissogne, Aosta), S’Istrumpa (Ollollai, Nuoro), Sburla la Roda (Fossacaprara, Cremona) e Zugo de l’ovo (Sezano, Verona).

  • Quali sono i settori che hanno dovuto forzatamente subire un ridimensionamento o una rimodulazione?

Naturalmente le attività che prevedono un contatto fisico che solitamente hanno riscontrato una forte presenza del pubblico; alcune sono state cancellate altre le abbiamo delocalizzate come per fare un esempio “il palo della cuccagna” che da Piazza delle Erbe è stato dirottato nello spazio più raccolto e gestibile nel cortile ovest dell’ex Arsenale asburgico. Naturalmente saremo molto accorti nel regolare l’afflusso del pubblico.

“Le piazze” del Tocatì che saranno coinvolte in questa “edizione speciale” 2020?

Piazza delle Erbe è sempre al centro del Festival e quest’anno farà da cornice all’installazione dedicata alle “Remiere”,con l’esposizione di tre tipi di barche per un confronto tra imbarcazioni tradizionali che adottano l’antica tecnica della voga alla veneta divenuta, negli anni, pratica ludico-sportiva: la “Bissa” del Garda, il “Naet” del Lago d’Iseo e la “Mascareta” della laguna veneziana. Naturalmente uno dei “centri” sarà al solito il “Forum Internazionale della Cultura Ludica” in Cortile del Mercato Vecchio che ospiterà l’Istituto Centrale per  il Patrimonio Immateriale, il Museo delle Civiltà, la Societá italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici (SIMBDEA), tutti enti impegnati nella valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, nonché l’Association Européenne des Jeux et Sports Traditionnels (AEJeST), organizzazione non governativa accreditata presso l’UNESCO dal 2010  che intende valorizzare e difendere gli sport e i giochi tradizionali.

Molte delle iniziative che nelle passate edizioni si svolgevano all’aperto, hanno trovato ospitalità in prestigiosi spazi chiusi: tra questi il Museo di Storia Naturale e il Museo di Castelvecchio, inseriti nel circuito dei Musei Civici di Verona, la Villa Romana di Valdonega, Palazzo Diamanti,la Chiesa di Santa Maria in Organo, il Museo G.B. Cavalcaselle ed il Palazzo della Ragione. Alcuni di questi luoghi alcuni hanno contribuito all’iscrizione di Verona tra le città Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, titolo che quest’anno compie vent’anni.

Il palco che veniva montato in Piazza dei Signori quest’anno non ci sarà, ma uno di più ridotte dimensioni verrà allestito nel Cortile del Mercato Vecchio ed ospiterà artisti che si occupano della tradizione popolare veronese come l’ensemble Corde e Ance di Mondrago ed il duo formato da Luisella Mutto ed il fisarmonicista Giuseppe Zambon. I “Suoni lungo l’Adige” sono invece confermati, anche se non sarà possibile praticare il ballo popolare; qui suoneranno la Contrada Lorì, Otello Perazzoli ed il giovedì sarà dedicato alla musica del Salento in una versione da “ascolto”.

  • L’autorità prefettizia. L’ASL e l’Amministrazione Comunale hanno posto dei vincoli, e quali sono, a questa edizione, vista la pandemia del COVID – 19?

L’esigenza di evitare in primis assembramenti ha naturalmente comportato una riduzione consistente delle attività in presenza che saranno una trentina anziché le duecento degli anni scorsi. Per cercare di soddisfare questa importante esigenza l’area del festival è stata praticamente raddoppiata per avere in questo modo una maggiore distribuzione del pubblico e quindi una minore concentrazione dello stesso. In ogni caso ancora una risposta ufficiale non l’abbiamo, e quindi le variazioni del programma sono in realtà ancora possibili. Un’altra conseguenza delle limitazioni è, come ho detto prima, che non sarà possibile praticare il ballo popolare e quindi i gruppi che si esibiranno proporranno un repertorio più da ascolto che contestualizzato al ballo.

  • Questa edizione del Tocatì necessiterà di più controlli “a vista” del pubblico e quindi di un maggior coinvolgimento della fondamentale partecipazione dei volontari. Come sarà regolamentato l’afflusso del pubblico agli eventi?

Abbiamo preparato con grande cura questo aspetto. Anche se quest’anno i volontari saranno presenti in numero minore rispetto alle passate edizioni, questi si sposteranno per vigilare i vari eventi che necessitano della loro presenza; in Cortile del Mercato Vecchio, per esempio, i dovranno verificare che tutti indossino la mascherina e saranno dotati di un contapersone. Inoltre ci sarà una direzione obbligatoria di ingresso ed una di uscita per il pubblico.

  • Qual è la direzione che l’A.G.A. intende a far prendere al Tocatì in riferimento alla sua candidatura Multinazionale UNESCO ICH al Registro delle Buone Pratiche per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale?

E’ un percorso che abbiamo già iniziato assieme alle reti italiane che partecipano al processo di candidatura (trenta realtà) ed anche a livello internazionale Belgio, Cipro e Francia condivideranno il programma non solo del festival ma di tutte le attività che l’Associazione Giochi Antichi e le reti andranno ad organizzare e proporre durante il corso dell’anno.