SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA: RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ

SUCCEDE A VERONA · RASSEGNA (IN)VISIBILI IN JAZZ ·

Esotericproaudio Theater

Villafranca di Verona, 7 ottobre · 18 novembre

di alessandro nobis

In effetti tutti noi, organizzatori compresi, la notizia che Evan Parker avesse rinunciato al pur breve giro di concerti italiani per motivi strettamente personali non l’avevamo presa bene tanta era l’attesa che si era creata, come si dice, “nell’ambiente”. Poteva essere un super gustoso antipasto del progetto al quale Mirko Marogna dell’Esotericproaudio Theater e Roberto Zorzi (lo voglio ricordare solo come uno dei direttori artistici di Verona Jazz nelle sue migliori edizioni, parlo di quelle di metà anni ottanta, qualcuno si ricorderà senz’altro) stavano lavorando e che avevano cripticamente annunciato al concerto di Elliot Sharp.

Va bene, Evan Parker non è venuto (verrà mai?) ma il progetto dei due si è concretizzato in una bella rassegna dedicata soprattutto a musicisti che come si evince dal titolo vuole dar giusto spazio agli “(In)visibili del jazz” con un doverosa attenzione ai musicisti dell’area veronese; certo, c’è del sottile sarcasmo nel titolo ma è pur vero che moltissimi jazzisti – e bluesmen, come vedremo – hanno storicamente poco spazio nei grandi festival che si tengono nel belpaese. Un vero peccato perchè mai come in questi anni in Italia i musicisti con proposte interessanti sono aumentati notevolmente di numero ma direi in modo inversamente proporzionale alle occasioni per suonare diciamo così a condizioni almeno “dignitose” sia in termini economici che di “location” e quindi personalmente considero questa rassegna come una “manna dal cielo” sia per gli appassionati che per i musicisti.

Quattro appuntamenti (doppi appuntamenti in realtà, il primo dedicato al jazz ed il secondo al blues · e dintorni ·) da venerdì 7 ottobre a venerdì 18 novembre presso l’Esotericproaudio Theater di Villafranca, vicino al Castello Scaligero, con ingresso riservato ai Soci ed anche ai nuovi Soci (quindi a tutti, praticamente) con una quota di partecipazione di € 15,00 fondamentale per poter sostenere il progetto.

Ecco il programma nel dettaglio

Venerdì 7 ottobre:

La1919:

Piero Chianura · tastiere

Luciano Margorani · chitarra

special guests:

Luca Crispino · basso

Luca Pighi · batteria

·

TONY LONGHEU’S BLUES BEYOND

Tony Longheu · chitarra, dobro, voce

Sabato 22 ottobre:

MOOD ELLINGTON:

Nelide Bandello · batteria

Paolo Bacchetta · chitarra

Giacomo Papetti · basso

·

PASETTO/BENINI/MELLA/DIENI

Marco Pasetto · clarinetto basso

Stefano Benini · flauto basso, flauto, digeridoo

Aldo Mella · contrabbasso

Pino Dieni · chitarra, fx

Venerdì 4 novembre:

MAZZA/DEL PIANO/ MAYES/PAGLIACCIA

Cristina Mazza · sax alto

Roberto Del Piano · basso

Martin Mayes · corno francese, corno delle Alpi, conchiglie

Gioele Pagliaccia · batteria, percussioni

·

LODATI/ SANNA

Claudio Lodati · chitarra

Eugenio Sanna · chitarra

Venerdì 18 novembre

FREEPHONIC

Benny Weiss Levi · sax tenore

Bert Den Hoed · tastiere

Han Van Hulzen · batteria, percussioni

·

HENDRIX ROAD

Enrico Merlin · chitarra, fx

Boris Savoldelli · voce, fz

Pubblicità

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

Succede a Verona: CHITARRE PER SOGNARE 2022

CHITARRE PER SOGNARE, XVI edizione

Terme di Giunone, Caldiero (VR), 27 agosto 2022

di alessandro nobis

Sul finire di agosto, esattamente sabato 27 con inizio alle 21, si terrà alle Terme di Giunone nei pressi di Caldiero, la sedicesima edizione di “Chitarre per Sognare” ideata e concretizzata da Giovanni Ferro con la preziosa collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune appunto di Caldiero.

Quattro i set previsti che presentano chitarristi dagli stili diversi, dal flatpcking al fingerpicking alla chitarra classica.

Quest’ultima sarà imbracciata da Ilaria Pellegrino, chitarrista da una formazione classica ma che come altri suoi colleghi è rimasta affascinata dai compositori ispanici e sudamericani che tanto hanno dato allo sviluppo del repertorio classico del ventesimo secolo. Avremo coì modo di conoscere il venezuelano Rodrigo Rieira (1923 · 1999), autore di un corposo repertorio ispirato alla regione di provenienza (lo stato di Lara per la precisione) e importante didatta, João Teixeira Guimarães , meglio conosciuto come João Pernambuco  (1883 · 1947) del quale Ilaria Pellegrino eseguirà il choro “Sons de carrilhõesI” risalente agli anni ’20 (lo registrò nel 1926) e lo spagnolo Federico Moreno Torroba (1891 · 1982), Un’altra composizione molto nota anche nel nostro Paese che avremo l’occasione di ascoltare sarà “Eu sei que vou te amar” di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes che venne tradotta anche in italiano ed interpretata da Ornella Vanoni con il testo di Bardotti.

Lo stile flatpicking sarà il tema del set di Federico Franciosi a.k.a. “Ciosi”, autore dell’ottimo cd “The Big Sound” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/09/15/ciosi-the-big-sound/); il suo repertorio presenta brani originali – e già questo fa capire la cifra stilistica del chitarrista – e vicino a riletture dei grandi maestri del folk americano (etichetta che contiene numerosi mondi musicali) in particolare dei grandi maestri che hanno fatto di questo linguaggio quasi una “religione”.

Dario Fornara, autore di due bei dischi (“Amore e Psiche” del 2009 e “Sequeri” del 2013), è fine chitarrista e compositore (anche giornalista viste le sue collaborazioni con la rivista “Chitarra Acustica” ed il suo raffinato fingerpicking lo pone ai vertici di questo stile per la sua costante ricerca della melodia perfetta senza mai eccedere in sterili virtuosismi, ed è questo ultimo aspetto che lo apprezzare così tanto dai cultori della chitarra acustica. A Caldiero, e sono consapevole di scrivere una frase “obsoleta”, Dario Fornara presentarà il suo “ultimo 45 giri”, naturalmente in vinile, con i suoi due brani inediti come da copione: “Portata dal vento“, che dà il titolo al disco, e “Momenti di te“.

Naturalmente sarà della partita anche Giovanni Ferro con il suo repertorio composto da riletture di brani della canzone d’autore – con la seconda chitarra di Francesco Bonsavier in occasione delle riproposta di “Cara” di Lucio Dalla – opportunamente arrangiati in modo originale ed efficace dallo stesso chitarrista veronese oltre a brani che faranno parte del lungamente atteso secondo CD.

L’appuntamento è quindi per sabato 27 agosto alle ore 21 con ingresso gratuito come di consueto per questa manifestazione; in caso di malaugurato maltempo “Chitarre per Sognare” si terrà presso il Teatro Comunale di Caldiero.

ORCHESTRA MOSAJKA “Vite”

ORCHESTRA MOSAJKA “Vite”

ORCHESTRA MOSAJKA “Vite”

AZZURRAMUSIC. CD, 2021

di alessandro nobis

Pubblicato da qualche mese, “Vite” è il secondo lavoro dell’Orchestra Mosajka” dopo l’interessante esordio (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/31/orchestra-mosaika-orchestra-mosaika/). Il disco è stato presentato in un bellissimo concerto al Teatro Camploy di Verona del quale avevo parlato in sede di recensione (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/04/07/da-remoto-orchestra-mosaika-teatro-camploy-verona-14-marzo-2022/). Il concerto ricalcava in gran parte la scaletta del disco, un lavoro splendidamente suonato con una ricerca accurata degli arrangiamenti che nelle registrazioni in studio risaltano alla perfezione anche se queste sono state fatte, come dice il libretto “dai singoli musicisti autonomamente e presso la propria abitazione con l’assistenza tecnica di Ernesto Da Silva“; questa modalità potrebbe far pensare a chi non conosce il suono dal vivo di Mosajka che si tratti di un’orchestra artificiosa, magari anche con un suono non replicabile “live”. Tutt’altro; basta leggere questa recensione 2017 scritta in modo chiarissimo dal compianto Beppe Montresor per il quotidiano locale, che poi non la pubblicò (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/05/01/missing-in-action-mosaika-a-san-zeno-verona-26-marzo-2017/).

Vite” è un bellissimo lavoro e l’eterogeneità dei musicisti e del repertorio sono un valore aggiunto alla musica, tutto sotto l’attenta direzione del Mo clarinettista Marco Pasetto, una delle figure più significative emerse dal panorama veronese degli ultimi, oserei dire, decenni.

Dalla splendida “NOW, Celtic Roots” con la voce di Chiara Merci scritta dall’arpista e compositrice di origine australiana Diane Peters che narra la storia delle fasi migratorie della sua famiglia, al tradizionale macedone “Adana” fino  a “Gumbe”, brano composto e orchestrato dal guineano Ernesto Da Silva il repertorio è così eterogeneamente omogeneo grazie alle orchestrazioni che, pur di musicisti diversi, incanta per la sua bellezza ed il respiro che sorprendono ancora. Laboratorio multiculturale nato otto anni fa, l’Orchestra Mosaika ha uno dei suoi punti di forza la capacità di cambiare – spesso per cause di forza maggiore – alcune tessere dando nuovi suoni pur mantenendo la barra a dritta. Come scriveva l’amico Beppe Montresor (in apertura il link per leggere l’articolo nella sua completezza) “La fascinosissima eterogeneità della provenienza storico-geografica dei brani proposti è l’essenza del DNA che informa l’ensemble, ma è l’imprevedibilità delle commistioni che confluiscono anche solamente nello spazio di un solo brano a rendere continuamente sorprendente, con rarissime cadute di tensione, un concerto dei Mosaika“. Che belle parole, Beppe ……..

http://www.azzurramusic.com

http://www.orchestramosaika.it

SUCCEDE A VERONA: “Una tragica impressionante sciagura”, 6 giugno 1927, San Giorgio di Valpolicella

SUCCEDE A VERONA: “Una tragica impressionante sciagura”, 6 giugno 1927, San Giorgio di Valpolicella

SUCCEDE A VERONA: “Una tragica impressionante sciagura”, 6 giugno 1927, San Giorgio di Valpolicella

di alessandro nobis

Mi è capitato diverse volte di percorrere la stretta strada che da San Giorgio di Valpolicella conduce all’abitato di Monte ma non avevo mai rivolto la mia attenzione ad un monumento che si trova in corrispondenza di una stretta curva a sinistra. Divorato dalla curiosità durante il mio più recente passaggio sono sceso dall’auto per osservarlo da vicino, quasi un obelisco in rosso ammonitico con otto fotografie, una croce e la data del 6 giugno 1927: è il ricordo delle otto vittime di un pauroso incidente stradale dovuto principalmente alla superficialità ed alla sottovalutazione del rischio.

La cosa mi ha incuriosito non poco, ed ho quindi ricercato sulle pagine del quotidiano L’Arena altre notizie; in effetti il giornale veronese dedicò ben tre articoli al fatto, i giorni 7, 8 e 9 del giugno del 1927. Mi è sembrato doveroso riportare qui di seguito l’articolo pubblicato il giorno seguente, così se lo vorrete quando passerete avrete modo di soffermarvi o di rallentare.

“UNA TRAGICA IMPRESSIONANTE SCIAGURA PRESSO S. AMBROGIO”

Autocarro che precipita da una scarpata – Otto morti e sette feriti

Una gravissima, impressionante notizia giungeva ieri sera verso le 21 in città, causando una impressione penosissima. Essa accennava al capovolgimento di un autocarro, il quale, precipitando da una scarpata stradale in quel di S. Ambrogio aveva causato la morte di parecchi operai, alcuni dei quali appartenenti a quelle sezioni fasciste.

Del fatto si è interessata subito la Federazione e in breve, accorrevano sul sito in automobile spiccate personalità del Partito. La tremenda, disastrosa sciagura era avvenuta subito dopo il calar della sera lungo un tratto di strada in curva che si trova a breve distanza dal suddetto paese, e precisamente in località Fontana Caranzon.

Per venire ai particolari del disastro, diremo che il camion carico di blocchi pesantissimi di marmo, veniva dalle cave di Selva, diretto alla stazione ferroviaria, dovendo i blocchi essere spediti. Al volante era il proprietario del veicolo stesso, Alessandro Toffalori che ora è a contarsi tra le vittime. Aggiungiamo che per concessione dello stesso Toffalori, e come sovente avveniva, sull’autocarro, sedendo sopra i blocchi che essi avevano tolto dalle cave col sudor dei loro sforzi, avevano preso posto una ventina di operai che dovevano tornare alle loro abitazioni dove le famiglie li attendevano per la cena. Giunto il veicolo al punto fatale, si calcola che il guidatore abbia preso male la stretta curva. Una delle ruote, spinta sul ciglio stradale, ha causato il franamento d’un tratto di terreno, cosicchè il camion piegando rapidamente verso quel lato, si capovolse precipitando dalla scarpata nel campo sottostante, profondo circa 12 metri.

Non è a immaginarsi quanto possa essere stata raccapricciante la spaventosa scena che ha presentato poi lo spettacolo impressionante di vedere tutta quella povera gente schiacciata sotto la mole di quei blocchi, pesanti ciascuno parecchi quintali!

All’appello straziante dei feriti, che invocavano soccorso, si sono affrettati sul luogo molti, moltissimi artigiani. L’opera di soccorso fu iniziata tosto con fervore, e purtroppo, di sotto a quei massi, si cominciarono a togliere dei morti! Ciò che straziava l’animo era il penoso lamento dei feriti, che si sentivano oppressi sotto quel peso immane e che avevano chi un braccio, chi una gamba, chi i piedi, orribilmente schiacciati. I morti, tolti man mano di sotto a quella specie di valanga, in un primo tempo vennero adagiati in parte sull’erba, e ciò mentre si procedeva al trasporto dei numerosi feriti. Sul sito frattanto, giungevano fra i primi oltre alle autorità locali, ed ai militi della Croce Verde Righetti, Valente e Pavon, il voce segretario federale dottor Andreis, il sig. Alfredo Lippi, il delegato di zona sig. Talillo, il rag. Bruno Guarise, il fiduciario del Fascio di Parona sig. Pighi.

La scena era straziante! Intere famiglie di lavoratori erano accorse angosciate in cerca dei loro cari e si doveva usare a quegli infelici dolce violenza alla presenza della scena spaventosa.

I primi cadaveri estratti e riconosciuti dalla folla accorsa. sono quelli degli operai Lorenzo Zorzi del Fascio di San Ambrogio, quello del guidatore Toffalori, Pietro Olivieri altro fascista di San Giorgio, Lodovico Crescini, Zorzo Emilio di San Giorgio e Giovanni Coati di S. Ambrogio. Quei miseri corpi presentavano mutilazioni impressionanti, specie alle gambe. I feriti erano tutti gravi; due erano gravissimi. Uno di essi, Olivieri Alessandro del Fascio di San Giorgio, è stato trasportato subito alla propria abitazione, ma purtroppo, poco dopo cessava di vivere senza avere ripreso i sensi. Anche l’operaio Paolo Coato, ferito gravissimamente, è morto un’ora dopo che fu trasportato all’ospedale di Bussolengo, dove, i medici dott. Carteri e dott. Fiorini subito a lui si erano prodigati.

Altri feriti, oggetti di cure premurose dei medici dott. Segattini e dott. Ferrari, sono stati riconosciuti per Giovanni Zorzi, fascista di S. Giorgio, Giuseppe Grigoli, Lionello Coato, Domenico Vassanelli ed Antonio Sartori di S. Ambrogio. Fino a tarda ora, sul luogo del disastro è stato un continuo affluire di gente, la quale ore si interessa moltissimo delle condizioni dei feriti, tra i quali sono dei giovani, dei combattenti, dei padri di famiglia.

Il lutto per la tremenda sciagura è profondissimo in tutto questo vasto territorio. Nelle varie case dove la sciagura ha fatto capolino, sono scene di strazio. Sono bimbi che invocano vanamente il nome del loro papà, sono giovani donne, vecchi genitori, che dovranno indossare le gramaglie, e che nessuno lenimento sentono a tanto dolore dal conforto amorevole che amici cercano loro apportare con ogni premura, con frasi affettuose.

I nomi delle vittime riportate (con foto) sul monumento che riporta la scritta: “Dal lavoro tornanti ai domestici affetti sotto gli avulsi macigni travolti qui perivano“: Coato Gio Batta, anni 31; Conati Paolo, anni 36; Crescini Lodovico, anni 24; Oliviri Alessandro, anni 30; Olivieri Paolo, anni 52; Toffalori Alessandro, anni 30; Zorzi Emilio, anni 37; Zorzi Lorenzo, anni 41

SUCCEDE A VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia”

SUCCEDE A VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia”

CENTRO PROVINCIALE PER L’ISTRUZIONE DEGLI ADULTI di VERONA: “Ondas do Mar, viaggi e viaggiatori tra realtà in fantasia“. Incontri di formazione per docenti aperto al pubblico

7 ottobre · 28 ottobre · 18 novembre · 2 dicembre 2022

di alessandro nobis (prima parte)

Sul comodino c’erano Tom Sawyer, Calza di Cuoio e Phileas Fogg vicini a Romolo Gessi ed al Capitano Nemo e naturalmente ad una versione economica dell’Atlante Geografico De Agostini: inseguire le avventure dei protagonisti di quei libri era quasi diventata un’ossessione “serale”, roba da “dopo Carosello”. Dal Mississippi alle foreste del New England, dall’India al Mar Dei Sargassi magari passando alla savana sudanese era tutto un susseguirsi di emozioni ed anche un modo per imparare la geografia, quella che a scuola non ti insegnavano ma quella che una volta posato il libro ti faceva sognare. Il viaggio fantastico che in seguito per i fortunati sarebbe diventato reale ed anche “professionale” ma che in ogni caso non aveva, sembra impossibile, lo stesso fascino dell’immaginarsi lì, assieme agli eroi protagonisti che sembravano materializzarsi per il tempo che si dedicava alla lettura e al sonno.

Il viaggio di conoscenza, di scoperta e di esplorazione, il viaggio reale e quello fantastico è il tema degli incontri che il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Verona ha inserito per l’anno scolastico 2022 · 2023 in quelle attività che vanno sotto il nome di educazione permanente e che ha voluto titolare “Ondas Do Mar:viaggi e viaggiatori tra realtà e fantasia”, l’incipit della trecentesca Cantiga de Amigo composta in gallego · portoghese che narra l’intrepida attesa di una donna del ritorno dell’amato marinaio da un viaggio in pieno oceano.

E’ un corso di formazione per i Docenti aperto però al pubblico desideroso di approfondire alcune tematiche legate al viaggio e rispetto al convegno “Giù la Maschera: i Carnevali Tradizionali delle Tre Venezie” realizzato nello scorso settembre, si articola in quattro incontri realizzati in collaborazione con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, con il Museo Africano, la Biblioteca Capitolare, l’Associazione “Il Corsaro Nero” e la Biblioteca Civica di Verona e con il prezioso contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune; gli incontri si terranno il venerdì pomeriggio a partire dal 7 ottobre fino al 2 dicembre in prestigiose ambientazioni come la Biblioteca Capitolare, la Biblioteca Civica, la chiesa di San Giovanni in Fonte, la sala “Africa” del Museo Africano e la chiesa di Santa Maria in Chiavica.

Si parlerà dello straordinario viaggio di evangelizzazione di San Colombano che nel VI secolo partì dal monastero irlandese di Bangor per raggiungere l’Italia Settentrionale e di quello dei mercanti e viaggiatori lungo l’intricata Via della Seta, dell’avventurosa vita dei veronesi Daniele Comboni, Angelo Vinco e Giacomo Bartolomeo Messedaglia Bey nell’Africa Nord Orientale e dei viaggi fantastici di Emilio Salgari nel Borneo Malese. Due dei quattro appuntamenti prevedono una parte “musicale”, ovvero l’adattamento musicale dell’Antifonario di Bangor (l’appuntamento su San Colombano) e la lunga storia spazio temporale del liuto arabo che da Bagdad arrivò mille anni fa prima nell’Europa islamizzata per trasformarsi in seguito nel liuto rinascimentale (l’incontro sulla via della seta).

Questo il calendario, che nelle prossime settimane verranno descritti in particolare:

VENERDI 07 OTTOBRE. “LO STRAORDINARIO VIAGGIO DI SAN COLOMBANO (540 – 611), DAL MONASTERO IRLANDESE DI BANGOR ALL’ITALIA SETTENTRIONALE”: BIBLIOTECA CAPITOLARE e SAN GIOVANNI IN FONTE

VENERDI 28 OTTOBRE. “VERONESI NELL’AFRICA NORD ORIENTALE NELLA SECONDA META’ DELL’OTTOCENTO”: DANIELE COMBONI (1831 – 1881), GIACOMO BARTOLOMEO MESSEDAGLIA (1846 – 1893), ANGELO VINCO (1819 – 1853): MUSEO AFRICANO

VENERDI 18 NOVEMBRE. “VIAGGIATORI, MERCANTI E SUONI LUNGO LA VIA DELLA SETA”: CHIESA di SANTA MARIA IN CHIAVICA

VENERDI 02 DICEMBRE. “EMILIO SALGARI (1862 – 1911)”, TRA FANTASIA ED ETNOGRAFIA: BIBLIOTECA CIVICA DI VERONA

Per partecipare ai quattro incontri è indispensabile prenotare mandando una e-mail a info.ondasdomar@cpiaverona.edu.it fino ad esaurimento dei posti.

Questa la disponibilità attuale dei posti, calcolati nel caso di “distanziamento anti Covid” con l’eccezione dell’incontro del 18 novembre:

7 ottobre · San Colombano: 20

28 ottobre · Veronesi in Africa orientale nella seconda metà dell’Ottocento: 20

18 novembre · Via della Seta: 6

2 dicembre · Emilio Salgari: 40

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

DA REMOTO: ORCHESTRA MOSAIKA “Teatro Camploy, Verona. 14 marzo 2022″

di alessandro nobis

Nell’ambito delle giornate dedicate alla Festa Della Donna si è tenuto il 14 marzo al Teatro Camploy un concerto dell’Orchestra Mosaika, ensemble che, come è facile intuire, ha nella diversa provenienza dei musicisti e dei repertori le caratteristiche principali; naturalmente non è “tutto qua”, c’è molto altro che l’ascolto del concerto mette chiaramente in evidenza, ovvero la capacità di posizionare in modo perfetto le “tessere” di questo mosaico per rendere, come dicevo sopra, omogenei i suoni pur lasciando i caratteri distintivi di ogni singola tessera. Come un mosaico appunto, da vicino leggi le singole tessere, più ti allontani apprezzi l’insieme e di questo grande merito va a Marco Pasetto, clarinettista, orchestratore di molti dei brani suonati e conduttore di questa Orchestra.

L’occasione era “anche” quella di presentare al pubblico in una sede prestigiosa il secondo lavoro dell’Orchestra, “Vite“, e di conseguenza la scaletta del concerto ha inevitabilmente rispecchiato quella del CD con un paio di inserti e di sorprese che il pubblico ha molto gradito. Tra queste il quartetto di danzatrici tradizionali di Sri Lanka che sono state parte integrante dell’arrangiamento di un brano della tradizione Rom, quel “Ederlezi” che ha aperto la serata e cha evidenziato come il ballo popolare possa essere decontestualizzato dalle proprie origini con un rispettoso lavoro sull’orchestrazione; nell’esecuzione di “Tanamdenata” invece, il ballo ha presentato passi legati sia alla tradizione indiana che srilankese ed è è stato decisamente uno dei momenti di maggior impatto del programma. L’altra “tessera” inedita è stata dedicata alle donne afgane: un brano della tradizione, “Da Zamong Zeba Watan” preceduta dalla lettura curata da Susanna Bissoli di un racconto scritto nella Casa di Ramia da una donna afgana durante un laboratorio di narrazione orale, narrazione accompagnata dall’orchestra e uno dei momenti più toccanti del concerto.

Molto intenso ed efficace anche il brano composto, suonato, cantato ed orchestrato dall’arpista australiana Diane Peters (“Now / Celtic Roots“), una sorta di diario di viaggio della sua esperienza di migrante sulla rotta Europa – Australia e ritorno; una profonda ricerca della melodia e di una perfetta resa orchestrale che “accompagna” il testo della ballad con un inserto dal chiaro riferimento alle tradizione di matrice celtica ed anche, visto l’intervento del digeridoo di Stefano Benini, di quella aborigena.

Dell’Orchestra hanno fatto parte per questa occasione anche Michele Masini e Francesco Sbibu Sguazzabia alle percussioni (che ha sostituito Ernesto Da Silva), dimostrazione di come cambiando alcune tessere del “mosaico” il livello dell’esecuzione rimanga inalterato, un ulteriore prova di come il progetto di Marco Pasetto sia solido e ben convincente e naturalmente piacevolissimo da ascoltare.

La serata ha avuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona ed è stata realizzata con l’Associazione “Casa di Ramia”.

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

RORY GALLAGHER A VERONA “20 febbraio 1972, un marziano atterra al LEM”

di fabio oliosi e alessandro nobis

(scusate il titolo, ma “marziano” e “LEM” si prestavano ad un irresistibile gioco di parole).

A sentire i nostri coetanei ultrasessantenni appassionati “storici” di musica a domanda “sei stato al concerto di Gallagher al LEM” molti rispondono affermativamente salvo realizzare con il senno di poi che i presenti presunti supererebbero di gran lunga la capienza del locale, qualche centinaio di persone; e le “prove” della loro presenza? Beh quelle non ci sono naturalmente, tuttavia un paio di amici con i quali ci si frequentava ai tempi del Liceo Fracastoro andarono a quel concerto e le prove di ciò che scrivo sono le foto scattate (e che testimoniano anche il fatto che non sempre Gallagher indossava una delle sue famose camicie a quadri) e la bacchetta rotta che il batterista Wilger Campbell lanciò tra il pubblico e che uno dei due “Fabio” conserva ancora, almeno spero.

Quell’anno, il 1972, fu un anno importante per il bluesman di Ballyshannon perchè consacrò in modo definitivo la sua immensa caratura di musicista soprattutto nella dimensione live grazie ad una tourneè europea, con Gerry McAvoy al basso  e Wiler Campbell alla batteria, tra i mesi di febbraio e marzo e la conseguente pubblicazione di una delle sue opere più significative, quel “Live In Europe” che presenta brani tra i quali, magari, se ne nasconde qualcuno registrato a Verona. Vallo a sapere! Sognare non costa nulla anche perchè sulla copertina del disco non ci sono notizie al riguardo. Non chiedete della “scaletta” dei brani, a quindici anni le emozioni sovrastano tutto, dico solo che di sicuro quei due set domenicali diedero probabilmente una decisa “svolta” alla vita musicale di qualcuno dei presenti.

Il quotidiano locale “L’Arena” pubblicò due giorni prima a spese dell’organizzatore dell’evento due “moduli”, tutto qua, allora si usava così; aggiungo, per contestualizzare temporalmente l’evento che nei cinema veronesi si proiettava “Il Caso Mattei” di Franco Rosi, la versione integrale di “Conoscenza Carnale” con Candice Bergen e “Sacco e Vanzetti“.

Di seguito riporto un bel ricordo di uno dei due amici che andarono a quel concerto, quello pomeridiano, ricordo condiviso anche dal secondo Fabio, Fabio Bertelli. Io a quel concerto non ero presente, alla richiesta di andare, sebbene fosse una domenica pomeriggio, i miei rispesero con dei reiterati “non se ne parla nemmeno”. Che peccato!

“Nel febbraio del 1972 ho quindici anni. Sono tempi “scatenati” e ne combiniamo di tutti i colori, a scuola la mattina e col “cinquantino” nel pomeriggio. Il mio amico omonimo e compagno di scorribande mi propone di andare al LEM di San Martino Buon Albergo nel pomeriggio di domenica per un concerto di un chitarrista blues-rock famoso che io però non conosco. Beh, finora ho sbirciato solo un paio di numeri di Ciao 2001 e ascolto ogni tanto alla radio “Per voi giovani” ma Rory Gallagher non l’ho ancora “incrociato”. Il mio amico Fabio mi convince ad indossare, come lui, invece della solita maglietta, una canottiera rosa con una grande sigla “CEB” che lui ha dipinto.  Non ho mai saputo cosa volesse dire questa parola o questo acronimo, magari me lo dirà dopo aver letto queste righe, questo mio ricordo personale. Nella discoteca fa molto caldo e rimaniamo in jeans e canottiera “CEB”; magrini tutti e due, facciamo “tendenza” (o forse, impressione o “scaressa” in dialetto veronese) ma noi non lo sappiamo.  Sento che va bene così.  Sento che è solo ora che posso esprimermi in questo modo e lo faccio.

Ho con me una macchina fotografica Voigländer con un cubo-flash montato sopra, regalo di mio nonno Giorgio.

La musica è forte e magica. Rory sorprende e cattura il pubblico.

Consumo buona parte di un rullino da 36 foto.

Usciamo dal concerto carichi di energia e affascinati da quel suono che fa risuonare dentro di me sogni e voglia di trasgressione. (Fabio Oliosi)

Di Rory Gallagher esiste una bella biografia in italiano scritta da Fabio Rossi (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/10/30/fabio-rossi-rory-gallagher/) della quale ne è stata pubblicata una seconda edizione da Chinaski Edizioni.

CARLO CERIANI “Generation”

CARLO CERIANI “Generation”

CARLO CERIANI “Generation”

Splasc(H) Records. CD, 1994

di alessandro nobis

Ci sono brani “intoccabili”, direi anche iconici, che identificano alla perfezione i musicisti che li hanno composti e registrati e che rappresentano un ben preciso momento nella storia della musica della seconda metà del secolo scorso. Il rischio, interpretandoli, è naturalmente quello di cadere nel pedissequo ricalco che non potrà mai essere a livello dell’originale come era stato concepito. L’alternativa è trasportare la struttura di quei brani utilizzando un diverso linguaggio musicale dandone una nuova lettura; questo è quello che a metà degli anni novanta ha fatto il trio guidato dal chitarrista, compositore ed arrangiatore Carlo Ceriani e composto dal bassista Enrico Terragnoli e dal percussionista Francesco Sguazzabia in arte “Sbibu” con la partecipazione del flautista Stefano Benini. Musicisti che si muovono benissimo nell’ambiente jazz ma che nella loro gioventù si alimentavano anche della miglior musica che si suonava al di qua ed al di là dell’Atlantico ed in questo “Generation“, che contiene anche brani originali, la scelta è caduta su alcuni dei più iconici brani dei King Crimson di Robert Fripp e dei Grateful Dead di Jerry Garcia (oltre ad un brano di Jaco Pastorius), due gruppi musicalmente lontanissimi tra loro ma accomunati dall’interesse verso le improvvisazioni soprattutto nelle esecuzioni dal vivo.

Moonchild” e “The Court of the Crimson King” sono due di questi e la scelta del trio di Ceriani è stata quella di translare le due composizioni nel jazz, musica nella quale l’improvvisazione è un tratto essenziale; del primo si sono conservate le brevi parti iniziali mentre quella centrale, a mio avviso quella più interessante e più legata al concetto di “creazione spontanea” è stata sostituita da una parte nella quale i lunghi assoli di Benini al flauto traverso e di Terragnoli al basso trasformano il brano in una perfetta “slow ballad” racchiusa dai cantabili curati da Ceriani, davvero una resa eccellente e personale del brano tratto da “In the Court …”. Anche il brano eponimo del disco dei KC, a firma Fripp – Sinfield ha subito interessanti trasformazioni che in qualche occasione vanno ad intersecare con inevitabili richiami i “riff” originali della composizione il cui titolo è “The Court of the Crimson King“; eseguito in trio, si caratterizza per il “cantato” iniziale curato dal basso, il lungo solo di chitarra di Ceriani, lungo e ottimamente costruito si trova nella parte centrale con un convincente lavoro della sezione ritmica che precede quello di Terragnoli altrettanto articolato (Terragnoli è anche ottimo chitarrista, e si evince dall’ascolto del solo) che richiama, sul finire, il celeberrimo riff crimsoniano.

Altrettanto interessanti sono le scelte per l’interpretazione di “Dark Star” e “Sugar Magnolia” dei californiani Grateful Dead, due brani che hanno segnato la storia della band di Jerry Garcia & C. soprattutto nelle chilometriche esibizioni live e che erano quasi perennemente presenti nelle loro scalette. Il secondo in particolare, in trio, è un alternare di interventi della chitarra e del basso che lasciano facilmente individuare la melodia originale ma soprattutto fanno apprezzare il ruolo di Sguazzabia sempre puntuale, creativo ed originale considerando che la scelta di allestire il set di percussioni con un numero limitato di elementi fu a mio avviso vincente nel quadro sonoro di questo “Generation“.

Un bel disco, uno dei più interessanti a mio avviso del panorama jazz di quegli anni. Decisamente da riscoprire, alcuni dei suoi brani sono reperibili per l’ascolto su YouTube.

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI – QUADERNO CULTURALE n. 44

Gianni Bussinelli Editore, pagg. 271. 2021, € 17,00

di alessandro nobis

La Lessinia copre un’area relativamente estesa – oltre gli 800 chilometri quadrati – limitata come i suoi frequentatori sanno ad est dalla Val Leogra, ad ovest dalla val d’Adige, a sud dalla pianura veronese mentre la Val di Ronchi ne definisce il limite settentrionale; un’estensione tutto sommato limitata, eppure da 44 anni un folto gruppo di studiosi e di appassionati con grande competenza e passione – da qualche anno coordinati dal geologo di Bosco Chiesanuova Ugo Sauro – riesce a pubblicare una interessante raccolta di articoli sotto forma di “Quaderno Culturale” trovando sempre degli spunti inediti nel campo delle scienze naturali, artistiche ed umane che sorprendono sempre sia i lettori della prima ora che quelli che da meno tempo si sono avvicinati a queste pubblicazioni.

Al solito mi soffermo su tre dei trentasette (!) interventi che mi hanno più interessato, naturalmente senza togliere nulla al valore degli altri. Preciso quanto impietoso il reportage di Vincenzo Pavan (“Fantasmi della Lessinia: edifici e contrade in rovina, che fare?”) che ci fa percorrere un itinerario, una sorta di Via Crucis attraverso le contrade, le stalle, le ghiacciaie, le colombare della nostra montagna inghiottite dal tempo e soprattutto dall’incuria dell’uomo, da Zivelongo a Gorgusello, da Mùlbese a Squaranton l’edilizia rurale lessinica, così particolare e prova dell’ingegno umano nell’utilizzo delle risorse del territorio, è stata lasciata andare con un scia di promesse di privati e di enti pubblici della sua valorizzazione: strutture fatiscenti e spesso pericolose, come dimenticare la recente disgrazia del crollo della ghiacciaia di Malga Preta che ha portato via la vita a due bambini il 3 luglio appena trascorso?

Su una ghiacciaia dell’alta Valpantena” è il titolo del contributo di Angelo Andreis che prende spunto da un ritrovamento documentale all’Archivio di Stato di Venezia: si tratta di una proposta redatta nell’ottocento da un misterioso Signor “S” per una visita fuori porta alla Giassara costruita da Bartolomeo Tacchella nei pressi di Bellori, non lontano dal Ponte di Veja: è un testo sorprendentemente molto tecnico e dettagliato per essere così vecchio e all’articolo è allegata una

molto utile ed accurata tabella che fa il punto della situazione nell’anno 1901 rispetto alla posizione delle singole ghiacciaie, ai loro proprietari, alle zone di vendita ed all’importante distinzione del tipo di acqua utilizzato per la produzione del ghiaccio, acqua di fonte o piovana, considerato che dal 1923 la Prefettura vietò l’uso dell’acqua piovana determinando così forte impatto su questa attività.

Il terzo contributo che voglio citare è di Renzo Valle: “Lavori forzati a Campobrun” ci fa ritornare al 1944, quando l’esercito tedesco su indicazione di Albert Speer si apprestò a costruire una terza linea di difesa per definire i confini del Terzo Reich a Sud, una linea che grossomodo seguiva i confini imperiali; a costruirla naturalmente non furono le maestranze fatte venire dalla Germania, ma uomini “rastrellati” nelle valli adiacenti e deportati nel Campo di Lavoro di Campobrun, situato sul massiccio del Carega all’interno della valle glaciale sospesa ove oggi si trova l’omonima malga che restò attivo fino all’aprile del ’45 quando i tedeschi si dettero alla fuga. L’articolo racconta anche l’atto di eroismo – non lo definirei in altro modo –  di Celestino Anderloni, diciottenne e maggiore di cinque fratelli di Velo Veronese che si offrì ai nazisti al posto del padre per essere deportato, e delle condizioni di vita dei prigionieri all’interno del campo di lavoro. Un episodio del periodo bellico che grazie a Renzo Valle può essere portato ad una più diffusa conoscenza. 

A rendere ancora più appetibile questo 44° Quaderno la presenza di un DVD che contiene il pdf dell’importante volume di grande formato edito nel 1991 da La Grafica “Gli alti pascoli dei Lessini Veronesi – Storia Natura Cultura” curato da Ugo Sauro, Pietro Berni e Gian Maria Varanini ma da tempo introvabile nelle librerie.

Ricordo infine che al Quaderno pubblicato nel 2017 è allegato un CD-ROM con tutti gli articoli pubblicati sino ad allora in formato pdf.

Dei precedenti Quaderni Culturali avevo scritto anche qui:

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021

SUCCEDE A VERONA: MUSICHE AL TOCATÌ 2021 “16 ·17 ·18 settembre”

VERONA, CENTRO STORICO

di alessandro nobis

Anche quest’anno per la diciannovesima volta si rinnova a Verona la tradizione del Tocatì e delle musiche tradizionali italiane e dei Paesi ospiti: sarà un festival diffuso che avrà come scenari non solo i luoghi simbolo di Veronama anche e soprattutto spazi mai utilizzati prima come ville, cortili, musei, ed alcuni borghi storici italiani molti dei quali già riconosciuti come siti UNESCO e come tra quelli più belli d’Italia. Tutto naturalmente nel pieno rispetto delle norme sanitarie al quale l’Associazione Giochi Antichi – che ne è ideatore e organizzatore – ha lavorato per lunghi mesi al fine di rendere quanto più “normale” questo festival il cui fulcro è da sempre la partecipazione della gente nelle strade e nelle piazze della città. Per questa edizione de “Suoni lungo l’Adige” i concerti si terranno al Lungadige San Giorgio (nello spazio all’interno della struttura asburgica risalente al 1838) con l’esclusione dei due che verranno trasmessi in streaming per ovviare alle rigide norme sanitarie che, come detto, l’organizzazione intende rispettare in modo puntiglioso.

Il tema di questa edizione del festival è l’acqua, elemento che ha favorito in quanto ideale via di comunicazione gli scambi negli ambiti economici favorendo i contatti tra le varie culture popolari, e di conseguenza i gruppi musicali che parteciperanno hanno in comune musiche popolari legate all’acqua: l’Egeo, l’Adriatico e l’Atlantico.

Voglio sottolineare in particolare come quest’anno la particolare attenzione che l’Associazione Giochi Antichi ha avuto nel dare la possibilità di ascoltare la musica in un luogo raccolto, non troppo vicino al vociare delle centinaia di persone che frequentano il festival; le proposte sono di altro livello e di grande valore musicale ed è assolutamente giusto riservare alla musica “d’ascolto” uno spazio adeguato e quindi non necessariamente contestualizzata al ballo popolare. Certo, quest’anno ci sono le limitazioni sanitarie, ma le due “forme” potranno coesistere perfettamente nelle prossime edizioni: il ballo popolare nelle piazze, la musica d’ascolto di derivazione tradizionale nei numerosi spazi raccolti – luoghi di culto, di enti pubblici ma anche di privati – che il centro storico di Verona offre.

  • Si comincia giovedì 16 alle 21:30 con una festa, con una particolare versione de “La Notte Salentina” che grazie agli Amici del Salento di Verona presenta “Tremulaterra 3.0”, apprezzato trio di musica popolare del Salento, come è facile immaginare con il loro straordinario repertorio fatti di temi a danza sì ma anche di stornelli, canti polivocali alla “stisa” (canti polivocalici a cappella eseguiti soprattutto durante il lavoro, quando la voce si diffondeva e si “stendeva” appunto nei campi) e canti narrativi della tradizione: non una festa a ballo dunque, ma un repertorio da assaporare nel migliore dei modi con un attento ascolto.
  • Venerdì 17 si parte alle 21:00 con un quintetto vocale proveniente dalla Dalmazia dove la tradizione delle “Klapa” è ancora molto sentita e praticata; al Tocatì questa straordinaria forma vocale sarà portata dalla “Klapa Valdibora” di Rovinj (Rovigno) con i loro straordinariamente suggestivi canti che raccontano della vita e degli amori dei piccoli villaggi sulle coste adriatiche. Alle 21:30 il Gruppo Ricerca Danze Popolari presenterà al pubblico (che non potrà però partecipare al ballo) alcune danze popolari accompagnati dalle musiche del “Calicanto trio” che 22:00 terrà l’atteso concerto con una piccola formazione che vede il rinnovarsi della collaborazione tra Corrado Corradi, Roberto e Giancarlo Tombesi lungamente compagni dei Calicanto; presenteranno il ricco repertorio di canti della tradizione dell’Adriatico Settentrionale tra i quali quelli dei “battipali” lagunari. 
  • Sabato tre imperdibili appuntamenti con la cultura popolare: alle 21:30 con il gruppo cipriota “Ktima” con il loro repertorio fatto di secolari canzoni tradizionali che scandiscono il calendario con le feste pagane e le celebrazioni religiose che tracciano uno spaccato sulla vita dell’isola cipriota. Le voci sono accompagnate dal violino, strumento principe della musica tradizionale cipriota, dal laud e dalla tabouchia, un setaccio rivestito di pelle usato come tamburo a cornice. Queste canzoni e le “tsiattista”, poesie orali a braccio, sono iscritte nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale di Cipro. A chiusura una presenza che davvero può essere considerata uno dei fiori all’occhiello di questa edizione del Tocatì, ovvero il Baia Trio: provenienti dal Piemonte Occitano, hanno repertorio che va oltre quello delle valli alpine coprendo le tradizioni a partire dall’area delle 4 Province al Connemara irlandese, il tutto rivisitato con arrangiamenti di grande bellezza ed innovazione, come sta a dimostrare il loro lavoro “Coucahna” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/10/29/baia-trio-coucanha/)di qualche anno fa. Gabriele Ferrero (voce e violino), Enrico Negro (chitarra) e Francesco Busso (ghironda, uno degli strumenti classici delle valli occitane) sono senz’altro un ensemble in grado di offrire un “suono” che decontestualizzato al ballo si presta alla perfezione per un ascolto attento e approfondito di questa tradizione.

Da sottolineare poi la possibilità di seguire sulla pagine YOUTUBE del Tocatì e sulle pagine dei principali social gestite dal Festival tre esibizioni molto interessanti ed anche inediti per Verona ma purtroppo “da remoto” per le ben conosciute restrizioni sanitarie. Il primo riguarda il canto polifonico di tradizione bizantina legata alla liturgia greco-ortodossa proposto dall’ensemble cipriota “Romanos de Melodist” che prende il nome dal compositore siriano bizantino del V° secolo “Romano il Melode”, santo celebrato anche dalla Chiesa Cattolica il 1 di ottobre: canti monodici a cappella di grandissimo fascino e bellezza anche testuale, cantati in greco a divulgare il Verbo che sono Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il secondo ci porta sulle coste bretoni con i canti dei marinai proposti dall’ensemble femminile “Les Pirates” (audio qui: https://www.lesbordees.bzh/groupe-les-pirates/)ben conosciute nei festival dedicati a questo importante filone della musica tradizionale: fanno parte dell’associazione “Phare Ouest” che dal 1995 opera nel campo della conservazione, dello studio e nella divulgazione di questa tradizione organizzando un festival che ha particolarità – sogno di molti organizzatori – di non utilizzare impianti di amplificazioni e di proporre i concerti in situazioni ambientali ideali per apprezzare al meglio il suono naturale. A conclusione gli eccezionali trampolieri del Dipartimento delle Landes nella Francia Occidentale, “Echassiers de Landes”: questi “attrezzi” spesso messi in relazione solamente con il circo equestre o con le sfilate carnascialesche venivano originariamente utilizzati dai pastori per sorvegliare le greggi nel territorio pianeggiante che non offre alcun punto di vista dalla sommità di alture. Da questo loro uso si sono sviluppate poi danze tradizionali davvero particolari ed uniche al mondo; nel dipartimento sono presenti ben venti gruppi di questo tipo a testimoniare il grande interesse e passione verso questa secolare tradizione.