Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada” 2019

Tocatì, 17° edizione “Festival Internazionale dei Giochi in Strada”

VERONA, 12 – 15 settembre 2019.

di Alessandro Nobis

A Verona ci sono poche certezze sull’attività culturale nel corso dell’anno: ci sono l’Estate Teatrale, la stagione areniana, e da sedici anni tra crescenti difficoltà organizzative a metà settembre c’è il frequentatissimo TocatI’, il Festival dei Giochi di Strada ideato ed organizzato dall’indomita Associazione Giochi Antichi con il patrocinio del Comune di Verona, della Regione del Veneto e della Provincia di Verona in collaborazione con AEJeST, MIBAC e ICDE – Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. Va detto anche, ed è un aspetto importante, che il Tocatì è al terzo anno del percorso di candidatura del Programma di attività del festival al Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO.

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Quest’anno la Nazione ospite della manifestazione sarà la Bretagna, la nazione celtica in terra di Francia che presenterà la sua cultura tradizionale nei suoi diversi aspetti, da quello ludico a quello della danza e musica tradizionale. (https://tocati.it/spot-ufficiale-2019-bretagna/). I musicisti bretoni sono stati tra i primi, tra la fine degli anni Sessanta e  gli anni Settanta a proseguire nello studio e nella pratica del patrimonio popolare rinnovandolo con arrangiamenti, strumenti alloctoni e riportandone in auge altri come l’arpa bretone. Ricordo solamente il lavoro di Alan Stivell, Dan Ar Bras, i Kornog, i Pennou Skoulm, Patrick e Jacki Molard e gli Skolvan. Un enorme lavoro che ha dato straordinari frutti facendo avvicinare alla musica popolare nuove e nuovissime generazioni di bretoni, un lavoro che in parallelo veniva condotto anche dagli irlandesi e dagli scozzesi. Non a caso a Lorien si tiene annualmente il più grande festival di musica celtica al quale partecipano suonatori, gruppi e ballerini provenienti dalle nazioni comunità spagnole e delle isole britanniche.

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Al di là degli aspetti prettamente ludici – per i quali consigliamo di consultare il sito web www.tocati.it e la sempre dettagliata mappina pieghevole, noi de Il Diapason teniamo in particolare a segnalare gli appuntamenti legati alla musica previsti per le giornate da mercoledì a domenica.

65649709_1184174231743930_1165085272895913984_n.jpgSi inizia con un’anteprima, mercoledì 11 alle 21 in Lungadige San Giorgio dove la CONTRADA LORÌ terrà il suo al solito scoppiettante e ben strutturato set nel quale verrà presentato il suo terzo lavoro discografico “Cicole Ciacole”; un momento importante per gli appassionati della musica popolare che già apprezzano il lavoro della Contrada ed un’ottima occasione per gli altri di avvicinarsi al repertorio in gran parte originale ed agli arrangiamenti che il gruppo veronese ha elaborato con tanta perizia.

Non potevano mancare anche in questa diciassettesima edizione le danze popolari salentine alle quali viene dato il giusto spazio giovedì 12 (Lungadige San Giorgio); una festa a ballo quella del “RITMO DEL SALENTO” della quale sappiamo l’ora di inizio (21:30) ma non quella di fine come si conviene in queste travolgenti feste.

Venerdì 13 le danze si aprono alle 20:45, sempre al Lungadige San Giorgio, con il duo “MUNT DA FUR” che propone un repertorio legato alla Trinacria ed alla sua cultura tradizionale e a seguire “LES MUSICIENS DES FIOUR DE MOUN”, ensemble formato da musicisti e danzatori con il loro progetto che copre l’area franco provenzale con danze “di coppia” e “di gruppo”. Infine alle 23 l’atteso set dei veronesi FOLKBANDA (Livio Masarà al violino, Maurizio Diamantini all’organetto diatonico, Mirco Meneghel alla fisarmonica e Barbara Mazzon al flauto traverso), ensemble formato da musicisti che da anni perseguono un interessante progetto di ricontestualizzazione della musica popolare al ballo, collaborando come in questa occasione con i ballerini del GRUPPO RICERCA DANZE POPOLARI. Un finale di serata con i fiocchi (e controfiocchi), quindi.

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FOLKBANDA E GRDP

Sempre venerdì, alle 21:30 ma presso Porta Borsari, un altro incontro con il ballo popolare curato stavolta dal gruppo TAMZARÀ – costituitosi nel 2004 – con le sue gighe, le manfrine, le mazurke, le quadriglie, i valzer e i sirtaki- , che vive il ballo come un gioco, una passione, un modo per conoscersi divertendosi attraverso le danze tradizionali.

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ASSOCIAZIONE BALLO FOLK TAMZARA’

Sabato (e domenica mattina), imperdibile appuntamento nel centro storico di Verona con la sfilata che si tiene solitamente per il Rito di Maggio ed eccezionalmente ri-proposta al Tocatì. E’ il rito celebrato in molte culture tradizionali che festeggia il ritorno della primavera e la rinata stagione: fiori, doni della terra, musica popolare con gli strumenti titpici della cultura bretone tra cui la cornamusa ed il biniou, veramente imperdibile, qualcosa che va al dì là del superficiale aspetto folcloristico e che presenta i valori ancora gelosamente conservati e tramandati della cultura popolare di Bretagna.

Sabato 14 un altro appuntamento davvero importante al Lungadige San Giorgio, quello dell’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA diretta dall’organettista AMBROGIO SPARAGNA, una delle più importanti figure nel campo dello studio e della riproposta della musica tradizionale del Centro e Sud Italia. e formata da prestigiosi suonatori come Valentina Ferraiolo (tamburelli, voce), Erasmo Treglia: (torototela, ghironda, ciaramella), Clara Graziano (voce, organetto e danza), Cristiano Califfato (chitarre), Raffaello Simeoni (voce e fiati popolari), Diego Micheli al contrabbasso ed Ottavio Saviano alla batteria. Inizio alle 22:00.

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ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

Naturalmente poi, nei giorni di venerdì (dalle 21:30 alle 23:00), sabato e domenica (a partire dalle 10:00) in “Piazza Bretagna”, ossia Piazza dei Signori, ossia Piazza Dante la farà da padrone il patrimonio tradizionale bretone: il “COLLETIF KENDALC’H” musicisti e danzatori trasformeranno la piazza in una gigantesca festa a ballo, il “Fest Noz” bretone dove convoglieranno i cultori delle danze bretoni anche dalle città limitrofe per questa rara occasione di ballare assieme a chi queste danze le perpetua. Sarà della partita anche l’ensemble “LES PIRATES” avranno modo di far apprezzare al pubblico il particolare repertorio delle ballate tradizionali legate alla marineria tipico di questa regione che si affaccia sull’Atlantico, terra di marinai da millenni. Anche questo a mio avviso un momento al quale non si può mancare.

Inoltre voglio sottolineare, nella sala degli Scacchi del Palazzo della Ragione, l’esposizione “ALLA SCOPERTA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE IN BRETAGNA” aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00.

Poi, dopo questa immersione nella cultura bretone, non resta che prendere l’auto e guidare in direzione Lorient…….

 

 

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TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano “Arena”, prima parte)

TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano “Arena”, prima parte)

TERREMOTO VERONA 1891 (quotidiano “Arena”, prima parte)

La notte del 7 giugno del 1891, erano da poco passate le due, un forte terremoto sconquassò la città di Verona e la zona ad est della città provocando notevolissimi danni materiale e fortunatamente solo una decina di vittime.

I due quotidiani dell’epoca, “Arena e “Adige” riferirono le vicende umane e le conseguenze di quel sisma che, come leggerete se ne avrete la pazienza, fu avvertito a centinaia di chilometri. I corrispondenti si recarono sul posto immediatamente per descrivere ai lettori la situazione, e lo fecero con grande precisione e sensibilità.

Mia intenzione è quella si riportare in modo completo gli articoli pubblicati dalle due testate, partendo da “Arena”, il cui archivio – consultabile dal pubblico attraverso i microfilm –  si trova presso la Biblioteca Civica di Verona nella sezione “Veronensia”. 

7.8.6 .1891 ARENA pag 2ARENA, 7 – 8 GIUGNO 1891 “IL TERREMOTO DI STANOTTE”

IN CITTA’.

Da parecchi anni non andavamo soggetti, nel Veneto, a scosse violente di terremoto. Dopo i terremoti del 29 giugno 73 (1873), così disastrosi per la provincia di Belluna e più specialmente per la vallata del Piave; quelli del 1 agosto 83 (1893), letali per Casamicciola e quelli del 23 febbraio 1887 che rovinarono addirittura alcuni paesi del litorale ligure; fenomeni tellurici che furono poco avvertiti da noi, dei terremoti si parlava qui come di una curiosa specialità del Baldo, il quale di tanto in tanto freme moderatamente.

Ma questa notte pur troppo la spaventevole forza ignea della terra si manifestò per modo da farcene rammentare per lungo tempo.

*

Erano le 2 e 4 minuti primi e la immensa maggioranza dei cittadini dormiva, quando una terribile scossa sussultoria, preceduta da un rombo fortissimo mise a s soqquadro la popolazione.

In un attimo si aprirono finestre e balconi, si spalancarono usci di strada, e mentre da quelli donne terrorizzate, discinte, invocavano aiuto, da questi uscivano, a mezzo vestiti, uomini, bambini, signore, chiamandosi, raggruppandosi, e dirigendosi, pazzamente correndo, verso l’aperto.

La scossa fu infatti tremenda.

Pare che le case dovessero precipitare sgretolate, perché i muri scricchiolavano, i soffitti si screpolavano, e i mobili si mossero con fracasso.

In quei cinque o sei secondi quanti ne durò – e questo fu lo spaventoso – il terremoto, non era possibile rimanere in piedi.

In meno di dieci minuti, tanta fu la forza dello spavento, tutte le vie pullulavano di cittadini avvolti in paludamenti di ogni foggia e colore, pochi completamente vestiti e Via Nuova specialmente e la Bra, erano gremite.

Via abbiamo veduto il generale Pianell, il generale Besozzi, il Procuratore del Re, il giudice istruttore capo Aroldi, il Questore, e vi fu un momento in cui, all’infuori della musica che mancava, pareva di assistere all’affollato passeggio della domenica.

*

In Piazza Sant’Anastasia havvi, come si sa, il grande palazzo Bastogi, che è abitato da numerose famiglie signorili.

Quando vi passammo, verso le quattro, una quarantina fra signore e signori, seduti chi su poltrone chi su sedie, stavano attorno al monumento a Paolo Veronese, non osando rientrare.

*

Sua Eminenza il Cardinale di Canossa, così gravemente malato com’ che lo assistono,.è, non si alterò al sentire la scossa, ma rivoltosi ai famigliari disse loro: non abbiate paura, pregate il Signore.

E poscia si addormentò.

*

Certo Guatelli Cesare. Direttore della tratoria Chiodo, quello stesso che giorni sono, cadendo di carrozza a Padova, si ruppe una gamba, si trovava a letto, con la gamba ingessata, in una casa sita nella Salita San Carlo.

Fu tanto spaventato dalla prima scossa di terremoto, che si fece portare, col prorpio letto, in piazzetta Santo Stefano, dove rimase fio a stamane.

*

In via dietro Mura Santo Stefano, al N. 2, casa Cipriani, abita certo Castagna Antonio di anni 34.

Cistui fu tanto terrorizzato all’udir cadere uno specchio e tutti gli utensili di rame appesi in cucina, che saltò in mezzo alla camera, e si diede ad urlare e smaniare per modo da far temere della sua stagione.

Una di lui cognata corse alla farmacia Caliari dove le fu confezionato un calmante che, somministrato al Castagna, ebbe per effetto di piombarlo in un sonno potente, dal quale alle 9 di stamane non s’era riavuto.

*

In via Santa Felicita, poco dopo le due, da una casa partivano grida disperate.

Due cittadini che transitavano, trovato l’uscio di casa aperto, salirono e riscontrarono deserti il primo ed il terzo piano, i cui inquilini erano fuggiti.

Dal secondo poi si udivano le grida accennate.

Avvicinatisi all’uscio, i due cittadini seppero che là abitavano marito e moglie e varii bimbi loro figli, e che in quel momento – come nel resto usava le altri notti – il marito era uscito portando con se la chiave onde non era loro possibile uscire.

La disperazione e la paura di quella povera donna e dei bambini era tanta, che le due citate persone, a forza di spalle abbatterono la porta, permettendo ai rinchiusi di rifugiarsi in istrada.

*

In mezzo al terrore l’aneddoto gaio.

In piazza Bra, tranquillamente passeggiando, dopo le tre, si poteva vedere l’egregio mandolino Marini, in soprabito e scialle, con una cassetta amorosamente sostenuta sotto il braccio destro.

Il Marini – cambista ai Portoni dei Borsari – aveva bensi sentito il bisogno di scappare di casa per salvare la pelle, ma aveva eziandio pensato a salvare il gruzzoletto che doveva rendere meno triste la eventuale perdita dei mobili o delle masserizie di casa.

*

I pressi di Ponte Garibaldi, e in genere tutte le piazze, presentavano, fino a stamane, l’aspetto di un bivaccamento.

Dappertutto gruppi, capannelli, e un chiedersi ansiosi di notizie, le quali poi venivano esagerate, tragicizzate in modo che se si fosse dovuto por mente alle voci che correvano stanotte, oggi dovremmo registrare un centinaio di morti.

Fortunatamente, per una inesplicabile mitezza del destino, il disastro non fu quale poteva essere.

*

In via S. Alessio dalla casa del Notaio Mistrorigo caddero due camini e una grondaia.

*

Pure in via S. Alessio nella facciata della casa dell’ing. Guglielmi si scorge una fessura che dal terzo piano giunge al primo.

Gli inquilini spaventati sgombrarono dall’abitato.

*

Fuori di Porta Palio corsero oltre trecento persone, parte in camicia, parte vestendosi per via.

Un tale portò il proprio materasso sotto la porta, vi si sdraiò sopra e fini a a stamane non volle muoversi.

*

Molti furono i camini che precipitarono dai tetti. Fino ad ora abbiamo in nota i seguenti:

Uno dall’Istituto Leonardi, in via Puotti. Uno dalla casa all’angolo delle Seghe di San Tommaso. Due ai Filippini: due ai leoni, due in piazza Erbe, casa Lombroso, uno alle scalette San Marco, due a Sant’Egidio, uno a casa Bottagisio, uno in Piazzetta racchetta, uno in vicolo Boccare, uno in vicolo Derelitti, parecchi in via paradiso, due al Giardinetto, in casa Cartolari.

A casa Pastorello precipitò un soffitto.

In palazzo Maffei, a Piazza Erbe, si verificò un grosso crepaccio.

Da casa Castellani, in via Sottoriva, precipitò un pezzo di muro.

I mulini sull’Adige, che erano tutti in attività, si fermarono di botto alla prima scossa, e non si rimisero in moto che quando la scossa ebbe fine.

Nella casa di proprietà della Società Filarmonica si manifestò un largo crepaccio.

Molti commessi viaggiatori alloggiati all’Aquila Nera, impressionati dal cadere di pietre e parte dei soffitti – era in costruzione – scapparono in strada, alcuni in camicia ed altri mezzo vestiti.

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Il per finire.

Alle tre e mezza una forte scampanellata chiamò alla finestra il prof. Goran. Chiesto di che si trattava, una voce, spaventata, gridò dalla strada: scusi il terremoto si rinnoverà?Non sono a dirsi le benedizioni di cui il Goiran gratificò l’importuno visitatore.

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Alla Cadrega, dalla casa N.1 cadeva un camino precipitando in cucina: dal N. 4 una ltro camino; un altro dal N. 8, dove è in pericolo imminente il tetto, al quale è necessaria una visita tecnica. Particolare curioso: in via Cadrega la scossa fu sentita molto più fortemente che negli altri punti della città.

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Le campane delle macchine del Tram a vapore si misero a suonare né cessarono per tutta la durata del fenomeno.

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Un particolare curioso: tanta fu la folla che si rovesciò in Bra, che il caffè Vittorio, aperto lì per lì, in un ora fece 60 lire di introito.

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Il Ministero ha messo telegraficamente a disposizione del Prefetto, per i danni del terremoto, una prima somma di 3000 lire.

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Fu notato che fino alle undici i colombi, le galline, i cani era inquietissimi. I cani, in campagna, urlavano, poco prima della scossa.

LE DISGRAZIE.

Una intanto, gravissima, irreparabile, dobbiamo registrare con sommo dolore.

Ognuno può immaginare quale scompiglio abbia prodotto nel Collegio femminile agli Angeli la scossa di terremoto. Le ragazze, spaventate, si misero ad urlare disperatamente. La signra Lucrezia De Forni vedova Leonardi, donna attempata, Vice – Direttrice del Collegio, fu tanto impressionata dalla scossa prima, dalle grida delle educande poscia, che presa da insulto cardiaco per la commozione perdette i sensi, e poco di poi, prima che i soccorsi dell’arte giungessero, spirò l’anima. Non è a dire quanta tristezza incomba sulle ragazze e sul personale del collegio per questa sventura. La Direttrice, signora Cantoni, attualmente a Milano, fu avvertita per telegrafo del fatto.

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In Via San Bernardino una donna di 72 anni certa Rosa Recchia vedova Molteni abitante al N. 37 fu presa da tale terrore che sbarrò gli occhi, si alzò di scatto in piedi, battè le braccia nel vuoto, e cadde morta.

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La moglie del vetturale Ferrari, abitante in Cantarane, ebbe come paralizzata la lingua, si mise a balbettare, ad emettere suoni inarticolati, e il medico, chiamato in fretta, dichiarò che, a ameglio andare, ne avrà per tre o quattro giorni.

(continua)

 

 

 

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

LA LESSINIA – IERI OGGI DOMANI: Quaderno culturale n. 42

BUSSINELLI EDITORE Verona, 2019. PAGG. 262, € 15,00

E’ stato pubblicato recentemente da Gianni Bussinelli Editore l’annuale “Quaderno” dedicato alla Lessinia, area pedemontana e montana a settentrione della città di Verona, importante serie di pubblicazioni della quale avevo già scritto in occasione della pubblicazione del volume del 2018 (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/07/21/la-lessinia-ieri-oggi-domani-quaderno-culturale-n-41/). E’ anche questa volta un interessante viaggio negli aspetti naturalistici e antropici di questa area che pur essendo limitata nella sua estensione offre da quarantadue anni spunti di ricerca a studiosi delle più diverse discipline.

Al solito il volume è suddiviso in numerose sezioni in grado offrire al lettore non solo l’occasione di conoscere nuovi aspetti della Lessinia ma anche di offrire idee ed itinerari per frequentare direttamente questa nostra bellissima montagna.

lessinia 2019Quindi una volta ribadita la validità del progetto e la passione con la quale viene portato avanti da un cospicuo numero di appassionati e studiosi diretti dal geomorfologo Ugo Sauro mi limito a segnalare gli articoli – brevi saggi forse il loro nome più adatto – presenti nel volume, a partire da quello scritto dal Prof. Angelo Andreis dedicato alle “Strade ex militari della Lessinia” ed a quanto di loro resta a cento anni dalla costruzione avvenuta in occasione della Prima Guerra Mondiale; una rete importantissima – che oggi viene percorsa dai numerosi escursionisti e fondisti – visto che il limite settentrionale della Lessinia rappresentava dopo il 1866 il confine tra il Tirolo ed il Regno d’Italia alla quale il territorio veronese venne annesso in quell’anno.

L’esperto speleologo Andrea Ceradini invece affronta in “Non solo Veja” il tema degli archi naturali lessinici meno conosciuti e giustamente tralasciando il più importante di loro, il Ponte di Veja; partendo da quello di Borago, appena a nord della città nell’omonimo vajo, Ceradini ci fa conoscere altri cinque archi naturali fornendo la loro precisa localizzazione geografica e le loro principali caratteristiche geomorfologiche fino a raggiungere il più alto in quota, il “Covolone”, a 1.040 metri nel comune di Erbezzo.

Il terzo articolo voglio sottoporre all’attenzione di chi mi legge è quello dello storico Marco Pasa, “Un significativo episodio di disboscamento cinquecentesco” che ci riporta nella seconda metà di quel secolo. Siamo nell’anno 1569 e viene istruita una causa tra Vicenzo del Ferro, imprenditore formaggere e proprietario terriero ed il monastero di Santa Maria in Organo che accusa il dal Ferro di avere tagliato alberi nella proprietà del monastero al fine di utilizzare la legna “pro conficiendo caseo” per poter produrre il formaggio. La sentenza darà ragione al dal Ferro e al di là della vicenda giudiziaria è interessante leggere i verbali riportati da Marco Pasa per la lingua utilizzata e per la precisione nel riportare le testimonianze.

Infine segnalo le splendide foto di Marino Molinaroli a chiusura del quaderno che ci regalano vedute inedite (in particolare quella a pagina 239) della montagna veronese.

Il volume si può reperire in alcune delle librerie veronesi e nei musei sparsi sul territorio della montagna veronese.

 

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

VOLO SUL MONDO: Festival Memorial Rudy Rotta, Verona 13 luglio 2019

DALLA PICCIONAIA: VOLO SUL MONDO. Festival Memorial Rudy Rotta

“Verona, Teatro Romano, 13 luglio 2019”

di Alessandro Nobis

Correva l’anno del Signore millenovecentonovanta (21 e 22 giugno per essere precisi) e sul palco del Teatro Romano in occasione della prima memorabile quanto unica edizione di “Donne in Blues” salirono niente di meno che le Stars of Faith, Margie Evans, Dee Dee Bridgewater, Valerie Wellington, Karen Carroll e Katie Webster. Dopo quell’episodio il blues di questo livello a Verona si è visto raramente, Corey Harris se ricordo bene ed uno strepitoso concerto in Cortile Mercato Vecchio di Guy Davis all’interno dei “Concerti Scaligeri”, altra rassegna cassata dall’Amministrazione.

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Sabato 13 luglio a partire dalle ore 21 la musica del diavolo ritorna al Teatro Romano con la presenza di una delle figure più importanti del blues di questi ultimi anni, il californiano classe 1951 Kevin Roosevelt Moore (a.k.a. Keb’ Mo’). Cosa c’entra “Donne in Blues” con questa serata, direte voi. C’è un filo conduttore che lega le due manifestazioni, e si chiama Rudy Rotta. Il chitarrista e compositore veronese fu infatti uno dei promotori con il critico musicale Giampaolo Rizzetto di quelle due serate e ne fu anche uno dei protagonisti (accompagnò infatti Valerie Wellington in un infuocato set con Cesare Valbusa, Roberto Morbioli, Willy Mazzer e Riccardo Massari) e la serata di sabato 13 vuole ricordare la sua figura a due anni dalla sua prematura scomparsa.

“Volo sul mondo: Festival Memorial Rudy Rotta” è il nome che l’Associazione Culturale Rudy Rotta e la società A-Z Blues hanno voluto dare a questo importante evento, ma non solo, c’è anche l’opportunità di dare un contributo acquistando il biglietto di ingresso a due associazioni che operano nell’ambito della ricerca medica, ovvero l’Unione Italia Lotta alla Distrofia Muscolare (U.I.L.D.M.) e la Fondazione pe la ricerca sul cancro (A.I.R.C), quindi non provate ad entrare gratis, mi raccomando.

La serata ha un menu’ ricco di ospiti, alcuni dei quali saranno accompagnati dalla RR Band (Pippo Guarnera all’organo Hammond e piano, Renato Marcianò al basso ed Enrico Cecconi alla batteria) che come dicevo suoneranno nei set di Matteo Sansonetto (chitarrista dallo stile tipicamente influenzato dalle sonorità del Chicago Blues, e dotato di una notevole voce soul e di uno stile chitarristico grintoso ed essenziale), di Mike Sponza (“Il talento di uno dei più grandi chitarristi blues italiani, ormai una sorta di guru del blues nazionale: il risultato è un’esplosione di classe, ritmo ed energia.” Lo dice il Corriere, e tanto basta) e di Gennaro Porcelli considerato dal pubblico e dalla critica specializzata uno dei migliori talenti del “Blues Made in Italy” con un repertorio che spazia dal Chicago style a quello di New Orleans, da quello di Austin a quello di Memphis. Sarà infine anche l’occasione di ascoltare in apertura il duo Superdownhome (suonano una sorta di rural blues “contaminato” e sono Henry Sauda alla voce, cigar box, diddley bow e Beppe Facchetti alle percussioni) e l’atteso Sonohra Project Trio, con un set preparato accuratamente per far conoscere e capire al pubblico quale sia il loro retroterra culturale musicale.

C’è poi come detto la “portata principale”, il grande Keb’ Mo’ che grazie all’Associazione Culturale Rudy Rotta ha fatto di Verona una delle tappe del suo attesissimo tour europeo nel quale presenta la sua più recente produzione, “Oklahoma”; il suo primo lavoro risale al 1980 (“Rainmaker”) ed il suo stile che qualcuno ha definito “post modern blues” contiene riferimenti anche ad idiomi musicali diversi come il folk, il jazz ed anche il country, non aspettiamoci quindi un clone dei grandi padri della musica del diavolo ma uno dei più fiorenti rami che da essa sono nati nel corso del Novecento. Comunque una delle stelle del blues odierno.

Direi che “Volo sul Mondo Festival: memorial Rudy Rotta” presenta motivazioni per gli amanti della musica, per quanti hanno conosciuto e vogliano ricordare Rudy Rotta assieme ad alcuni musicisti, per quelli che amano la musica blues e non hanno mai conosciuto personalmente Rudy ed anche per aiutare le due associazione sopra menzionate.

Non vi bastano queste motivazioni? Allora dico anche che durante la serata verrà presentato “Now and Then…and Forever”, il disco postumo (questa parola è orribile ma rende l’idea) di Rudy Rotta.

 

 

DALLA PICCIONAIA: Chitarre per sognare 2019

DALLA PICCIONAIA: Chitarre per sognare 2019

DALLA PICCIONAIA: Chitarre per sognare 2019

“Terme di Caldiero, 29 giugno ore 21”

di Alessandro Nobis

Sabato 29 giugno, dopo cena, prendetevi una serata libera e andate alle Terme di caldiero chitarre.jpgGiunone a Caldiero, o alle Terme andateci nel pomeriggio per una nuotata e poi trattenetevi: c’è l’attesa tredicesima edizione di “Chitarre per Sognare”, per il secondo anno ospitata a Caldiero con il supporto della locale Amministrazione Comunale che l’anno ha scorso ha deciso di “adottare” questa manifestazione sfrattata inopinatamente  da un Comune dei dintorni. Organizzata dalla benemerita Associazione Culturale ZONACUSTICA, la serata al solito prevede una “passerella” di chitarristi acustici che praticano lo stile fingerpicking: questa edizione ospita Pietro Nobile, Paola Selva, Francesco Palmas e Giovanni Ferro. Niente nomi super inflazionati come si vede, ma piuttosto, come nello stile di ZONACUSTICA, musicisti non molto conosciuti dal grande pubblico – ma conosciuti da chi segue questo stile chitarristico -, piccoli / grandi tesori che grazie ad iniziative come queste hanno l’occasione di mettere in luce il loro talento come strumentisti e spesso anche come compositori.

49548161_10215829193394473_4467249734301515776_n.jpgPietro Nobile è l’ospite probabilmente più conosciuto; strumentista, divulgatore e compositore ha all’attivo CD (quattro, il più recente è “Indefinito infinito”) e manuali, oltre ad essere un prestigioso dimostratore di chitarre nientemeneno che per la Guild – Fender. La sua carriera ha avuto un importante partenza quando a Parigi, a venti anni, fu invitato da Herbert Pagani e Marcel Dadì con il quale tenne concerti e partecipò ad un tour negli Stati Uniti; da allora Nobile ha raccolto via via sempre più consensi nel mondo della chitarra acustica internazionale.

Paola Selva, la seconda ospite della rassegna, è una chitarrista con una formazione classica che solitamente preferisce suonare repertori in Trio o con formazioni cameristiche più ampie, quindi quella di Chitarre per Sognare è un rara occasione per ascoltare e sicuramente apprezzare il talento in veste solista; presenterà il suo recente lavoro “Legno e Vento” che contiene brani di sua composizione. Per me che scrivo, ma anche per altri, tanta curiosità ed attesa per una musicista che non conosco.csm_Paola_Selva_Legno_e_Vento_1_48894e54b8.jpg

Ultimo set per Giovanni Ferro e Francesco Palmas con un repertorio centrato su brani appartenenti al repertorio della migliore canzone d’autore italiana sempre nel cuore di Ferro e Palmas, rivisitati e “corretti” dai due chitarristi. Ne sentiremo delle belle.

Al solito, “Chitarre per sognare” è ad ingresso libero, quindi ………….

 

 

 

 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro concerto al MODUS, Verona

“Live al Modus, 6 febbraio 2019”

di Alessandro Nobis

Una davvero interessante performance di Luca Crispino e Teo Ederle, a.k.a. The DroBro (DROne BROthers) si è tenuta nel piccolo ma confortevole teatro MODUS di Verona, a due passi da Piazza San Zeno, nei primi giorni di febbraio e grazie ai due musicisti ho avuto la possibilità di ascoltare a posteriori l‘intero concerto. Musica elettronica, ambient o elettroacustica, tutte e tre assieme probabilmente, nata dall’interazione tra i due esperti e fini musicisti e sviluppatasi “in corso d’opera” come si conviene quando si parla di musica improvvisata; ma intendiamoci subito prima che nasca qualche equivoco dalle parole che ho usato. A differenza dei musicisti che creano la musica elettronica preparandola accuratamente prima della performance, Ederle e Crispino partono da un’idea iniziale attorno alla quale, e dalla quale, creano note, suoni, frasi di basso, accordi di chitarra, melodie che partendo dal loro strumento, la chitarra, si deformano, si dilatano, si reiterano e cambiano forma passando attraverso una serie di attrezzature elettroniche – possiamo chiamarle anche strumenti? – che consentono a chi utilizza consapevolmente, ed è questo il caso dei DroBro, di presentare una musica intrigante ed affascinante, complessa e ricca di spunti; questo anche perché Ederle e Crispino riescono a far passare attraverso le loro menti e la loro strumentazione (che riporto fedelmente alla fine dell’articolo) tutte le esperienze di musicisti e di attenti ascoltatori raccolte ed assimilate nel tempo. Quindi è necessaria un’intesa profonda ed anche una corrispondenza di idee che si vogliono sviluppare durante la performance che si presenta in un continuum, un’intesa che esiste e senza la quale il livello dell’improvvisazione non sarebbe di qualità così eccellente.

La frase di basso che si sviluppa attorno al minuto 21 e che lungamente resta come base per una bella stratificazione di suoni (di chitarra, ritmi elettronici, accordi che si incrociano), l’inizio in chiave ambient sul quale si innestano suoni degli strumenti filtrati sapientemente che portano chi ascolta immediatamente nell’universo sonoro del duo sono solo due momenti che mi piace segnalare.

Una performance che fortunatamente è stata registrata e che meriterebbe a mio avviso di essere pubblicata da qualche etichetta specializzata, ma che purtroppo non ha avuto il riscontro di pubblico che meritava; la curiosità e l’interesse del pubblico verso le avanguardie sono diminuite a Verona nel corso del tempo, ma questo è un discorso che ci porterebbe molto lontano.

TEO EDERLE: chitarra Martin OM Marquis, preamp D-Tar Solstice, compressore JHS Pulp’n’Peel, overdrive Maxon OD9, guit. Synth Boss SY300, Eventide H9, Looper 1 TC Electronics Ditto x4, tremolo EHX Super Pulsar, Boss SL20 Slicer, Bitcrusher Meris Ottobit jr, Delay-looper 2 Strymon Timeline, Reverbero Strymon Big sky, looper 3 EHX 95000.

LUCA CRISPINO: chitarra Fender Jaguar, octaver Boss OC3, comp. Wrampler, overd. Rat, EHX Freeze, Delay Digitech Obscura, Boss ME70, Zoom G50r, Looper TC Electronics Ditto x4.

 

 

GIOVANNI MASARA’ “Una comunità in scena”

GIOVANNI MASARA’ “Una comunità in scena”

GIOVANNI MASARA’ “Una comunità in scena”

Cierre Edizioni, 14,5 x 21 cm. Pagg. 130. 2018 € 14,00

di Alessandro Nobis

51iSTKdlx4L._SX350_BO1,204,203,200_Nella Collana “Etnografia Veneta” Cierre ha recentemente pubblicato questo importante volume del giovane antropologo culturale veronese Giovanni Masarà: si tratta di un ampliamento e di un completamento della sua Tesi di Laurea riguardante come recita il sottotitolo “Il Carnevale di Dosoledo tra struttura sociale e forma della festa”. Un volume quindi dal carattere doverosamente scientifico che riesce a fornire nel suo insieme una visione precisa, storica, ed anche geoantropologica (passatemi il termine)  appunto di questa festa popolare che si tiene nella Val Comelico superiore la domenica più vicina al 9 febbraio ricordando una delle possibili patrone del paese, Santa Apollonia; carnevale che ha saputo conservare, forse a causa del suo essere lontano dalla pianura, aspetti, rituali ed azioni che in altre situazioni (vedi ad esempio il Carnevale veronese, il più antico d’Italia ed uno dei compromessi dal punto di vista storico culturale che oramai da qualche decennio ha oltrepassato a mio avviso il punto di non-ritorno) sono state ampiamente dimenticate facendo perdere il vero significato di questa festa.

Ogni capitolo, ogni pagina si fa leggere con curiosità e richiede attenzione nella lettura per avere riga dopo riga l’idea chiara di come una piccola comunità come quella di Dosoledo sia riuscita a portare nel XXI° secolo questo momento al quale partecipa sostanzialmente tutta la popolazione. Masarà non è un antropologo da biblioteca o almeno non è solo questo; ha soggiornato nel Comelico raccogliendo testimonianze dai numerosi informatori che ha saputo coinvolgere nella sua ricerca ed ha partecipato di persona al Carnevale ed alla sua preparazione.

La ricchezza e la fortuna (il Lachè ed il Matathìn), le Matazere, i Mùti ed i Paiàthi sono tra le figure principali della sfilata e l’autore descrive con cura scientifica i costumi, la loro storia e le fasi della “vestizione”. Insomma sembra di essere lì a Dosoledo e leggendo nasce la voglia di andare personalmente a Dosoledo.

Una dettagliata bibliografia ed una serie di fotografie documentative arricchiscono il volume. Bravo Masarà e brava la Cierre di Verona, ora mi aspetto una ricerca “seria” sulla storia e su ciò che rimane del carnevale Veronese.