DALLA PICCIONAIA: EDNA, Cohen Verona, 8 febbraio 2018

DALLA PICCIONAIA: EDNA, Cohen Verona, 8 febbraio 2018

DALLA PICCIONAIA: EDNA, Cohen Verona, 8 febbraio 2018

di Alessandro Nobis

Vorrei che rimanesse qualche traccia scritta, qualche ricordo del concerto che Andrea Bozzetto, Mattia Barbieri e Stefano Risso (a.k.a. “Edna”) hanno tenuto al Cohen di Verona giovedì 8 febbraio 018; un peccato sarebbe far cadere nel perpetuo oblio questa intrigante esibizione che, rispetto alle attese e dispetto allo spiacevole esposto in Comune che al momento penalizza la programmazione del locale di Elena Castagnoli, ha rivelato una forma polifmorfica del trio altrettanto interessante e per certi versi ancora più stimolante del disco d’esordio appena pubblicato, “Born to be why”.EDNA 01.JPG

Il sopracitato esposto ha costretto i musicisti, soprattutto Barbieri, a presentarsi con una serie di marchingegni elettronici in luogo della batteria, una sorta di campionario di “Live electronics”, mentre Bozzetto anziché il Fender Rhodes ha suonato un piano acustico; la necessità stimola la virtù si dice, ed in effetti questi cambi di strumentazione hanno stimolato i tre musicisti a rivedere i loro piani dimostrando in questo una preparazione tecnica ed una creatività davvero approfondite.

I brani presentati provenivano in gran parte dal loro lavoro d’esordio per la Auand Records ma come al solito capita ai musicisti di razza sono stati arricchiti da lunghi momenti improvvisativi, da fitti dialoghi, da invenzioni sonore – e qui un ruolo fondamentale sono stati suoni creati e “pennellati” da Barbieri e le sue live electronics –  che hanno fatto diventare i temi di “Born to be why” quasi solamente un pretesto per giocare con le partiture e per divertirsi – e divertire – interloquendo sempre in modo intelligente e mai ripetitivo; la citazione colta di “Life on Mars” e “Gomma Blues”, sono solo due dei titoli che cito solamente per dovere di cronaca. Musica di indubbio fascino e bellezza, intrigante come dicevo prima, per un trio coeso ed affiatato, musica magari un po’ difficile – ma va benissimo così – che aspetta solo di essere catturata e messa su disco anche se, citando e parafrasando per l’ennesima volta l’ortodosso Derek Bailey, “la musica improvvisata nasce e muore con l’esibizione stessa, riascoltarla sarebbe come negare il principio stesso dell’improvvisazione”; personalmente mi auguro al contrario di avere presto tra le mani un nuovo CD di EDNA.2.

Stiamo a vedere cosa succede …………

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EDNA “Born to be why”

EDNA “Born to be why”

EDNA “Born to be why”

Auand Records, CD 2018

di Alessandro Nobis

Personalmente mi sono bastate tre note di questo “Born to be why” per farmi ricordare il riff al Fender Rhodes di Mike Ratledge in “Gesolreut” del Soft Machine; questo non perché la musica abbia a che fare con quella della “Macchina Soffice” ma perché quel particolare suono del piano elettrico mi ha sempre affascinato, e quindi avere tra le mani un intero disco di composizioni suonate anche con questo strumento mi ha stuzzicato non poco.

Di Edna fanno parte il pianista Andrea Bozzetto, il contrabbassista Stefano Risso (autore dell’ottimo disco in solo “Tentacoli” per la coraggiosa etichetta Solitunes, label da seguire per chi ama l’avanguardia e la sperimentazione) ed il batterista Mattia Barbieri, ed il repertorio di questo “Born to be why” è soprattutto fatto di brani originali a parte “Piani Inclinati” ed una intrigante quanto efficace rilettura di un superclassico come “Life on Mars” di Bowie.au9066

Musicisti ineccepibilmente preparati ed affiatati che propongono una musica che si muove tra il jazz “mainstream” – sto largo nella definizione – con una buona dose di improvvisazione come il brano eponimo e “Hicups” (composizioni di Risso) dove il Fender è affiancato dal synt Korg o la lunga “Iride” con l’ipnotico fraseggio del piano, un equilibrato e gustoso solo di contrabbasso – ascoltate anche quello in “Gomma Blues” –  ed una azzeccata ed inaspettata “ripartenza” al minuto 3’45”; disco godibilissimo fino all’ultima nota (nello specifico quella della bonus track “Joga Digital”), un’altra bella produzione dell’etichetta Auand e del produttore Marco Valente, dal 2001 sempre vigili a quanto succede nel fortunatamente ricco mondo del jazz italico.

http://www.auand.com