FRANCIS M. GRI “B/ue”

FRANCIS M. GRI “B/ue”

FRANCIS M. GRI “B/ue”

“Krysalis Sound Records KRS 33, CD 2019”

di Alessandro Nobis

L’ultima occasione di parlare della musica di Francis M. Gri su questo blog era stata in occasione della pubblicazione di un interessante lavoro in collaborazione con il compositore veronese Federico Mosconi (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/15/gri-mosconi-between-ocean-and-sky/); qualche settimana fa, precisamente l’8 giugno è stato pubblicato il suo lavoro solista più recente, “B/ue”. E’ importante in questo caso sottolineare la data visto che quel giorno era come ogni anno dedicato in tutto il mondo agli oceani; un lavoro collettivo che celebra l’ambiente marino al quale hanno contribuito oltre a Francis M. Gri che ha composto e suonato la parte musicale Andrea Scodellaro autore dell’artwork (sua la copertina e le nove grafiche contenute nel packaging) e la videomaker Alisa Javits con il suo evocativo, efficace quanto suggestivo video (https://vimeo.com/340761902?ref=fb-share&fbclid=IwAR2aNi61JYW0AnjnbJ4t0uP_LRmkAdd-gFlBqM64ZUr1_6krhIeqAGm-vNA).

La performance di Francis M. Gri consiste in una lunga composizione caratterizzata al solito da una affascinante e complessa musica che mi piace definire “multistrato” nella quale si riconoscono gli elementi che la compongono creati elettronicamente, che comprende suoni “alieni” che ricordano quelli naturali e che mi piace pensare cerchi di definire un ambiente futuribile ma che rischia di diventare reale. Non ci sono voci naturali di animali o rumori della risacca, il tutto è piuttosto “algido” ed asettico, quasi una visione di quello che potrà essere il futuro degli oceani e dei mari interni: una massa d’acqua irrimediabilmente alterata nella sua essenza e priva di vita che altrettanto irrimediabilmente porterà alla progressiva assenza di vita sulla terraferma, visione piuttosto catastrofista condivisa da numerosi studiosi di biologia marina.

Visione che deriva dall’ascolto di questo splendido “B/ue” che dà l’opportunità a chi fruisce della sua bellezza di cercare una personale chiave di lettura di questo lavoro. Questa è la mia.

http://www.krysalisound.com

 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro, concerto al MODUS, Verona. 6 febbraio 2019 

DALLA PICCIONAIA: DroBro concerto al MODUS, Verona

“Live al Modus, 6 febbraio 2019”

di Alessandro Nobis

Una davvero interessante performance di Luca Crispino e Teo Ederle, a.k.a. The DroBro (DROne BROthers) si è tenuta nel piccolo ma confortevole teatro MODUS di Verona, a due passi da Piazza San Zeno, nei primi giorni di febbraio e grazie ai due musicisti ho avuto la possibilità di ascoltare a posteriori l‘intero concerto. Musica elettronica, ambient o elettroacustica, tutte e tre assieme probabilmente, nata dall’interazione tra i due esperti e fini musicisti e sviluppatasi “in corso d’opera” come si conviene quando si parla di musica improvvisata; ma intendiamoci subito prima che nasca qualche equivoco dalle parole che ho usato. A differenza dei musicisti che creano la musica elettronica preparandola accuratamente prima della performance, Ederle e Crispino partono da un’idea iniziale attorno alla quale, e dalla quale, creano note, suoni, frasi di basso, accordi di chitarra, melodie che partendo dal loro strumento, la chitarra, si deformano, si dilatano, si reiterano e cambiano forma passando attraverso una serie di attrezzature elettroniche – possiamo chiamarle anche strumenti? – che consentono a chi utilizza consapevolmente, ed è questo il caso dei DroBro, di presentare una musica intrigante ed affascinante, complessa e ricca di spunti; questo anche perché Ederle e Crispino riescono a far passare attraverso le loro menti e la loro strumentazione (che riporto fedelmente alla fine dell’articolo) tutte le esperienze di musicisti e di attenti ascoltatori raccolte ed assimilate nel tempo. Quindi è necessaria un’intesa profonda ed anche una corrispondenza di idee che si vogliono sviluppare durante la performance che si presenta in un continuum, un’intesa che esiste e senza la quale il livello dell’improvvisazione non sarebbe di qualità così eccellente.

La frase di basso che si sviluppa attorno al minuto 21 e che lungamente resta come base per una bella stratificazione di suoni (di chitarra, ritmi elettronici, accordi che si incrociano), l’inizio in chiave ambient sul quale si innestano suoni degli strumenti filtrati sapientemente che portano chi ascolta immediatamente nell’universo sonoro del duo sono solo due momenti che mi piace segnalare.

Una performance che fortunatamente è stata registrata e che meriterebbe a mio avviso di essere pubblicata da qualche etichetta specializzata, ma che purtroppo non ha avuto il riscontro di pubblico che meritava; la curiosità e l’interesse del pubblico verso le avanguardie sono diminuite a Verona nel corso del tempo, ma questo è un discorso che ci porterebbe molto lontano.

TEO EDERLE: chitarra Martin OM Marquis, preamp D-Tar Solstice, compressore JHS Pulp’n’Peel, overdrive Maxon OD9, guit. Synth Boss SY300, Eventide H9, Looper 1 TC Electronics Ditto x4, tremolo EHX Super Pulsar, Boss SL20 Slicer, Bitcrusher Meris Ottobit jr, Delay-looper 2 Strymon Timeline, Reverbero Strymon Big sky, looper 3 EHX 95000.

LUCA CRISPINO: chitarra Fender Jaguar, octaver Boss OC3, comp. Wrampler, overd. Rat, EHX Freeze, Delay Digitech Obscura, Boss ME70, Zoom G50r, Looper TC Electronics Ditto x4.

 

 

TROPIC OF COLDNESS “Maps of Reason”

TROPIC OF COLDNESS “Maps of Reason”

TROPIC OF COLDNESS “Maps of Reason” (498)

KRYSALISOUND RECORDS KS31, LP, 2019

di Alessandro Nobis

Ecco un “disco”, un vinile da mettere accuratamente vicino a quelli pubblicati dall’inglese Obscure parecchi decenni or sono: si tratta infatti del primo ellepì pubblicato dall’etichetta Krysalisound di Francis M. Gri, la sua trentunesima pubblicazione dall’esordio di questa significativa label specializzata in musica elettronica, elettroacustica o ambient,  decidete un po’ voi come chiamarla.

L’onore della “prima” va al duo formato da Giovanni La Placa e David Gutman, chitarristi ma qui soprattutto “manipolatori” e “creatori” di suoni che letteralmente creano un universo parallelo di suoni elettronici dal grande fascino e complessità; certo le critiche che da sempre, parlo dai tempi della cosiddetta musica cosmica e della musica contemporanea, vengono mosse a questa musica sono il suo presunto algidismo e la supremazia della macchina sull’uomo. Niente di più falso, qui sono l’intelligenza, la profonda conoscenza dello strumento elettronico, la capacità di abbinare e di stratificare i suoni che sono operazioni pensate, ragionate e fissate: qui l’uomo comanda la macchina con il cuore e con il cervello.

E se ascolto dopo ascolto si identificano e si apprezzano i suoni creati da “Tropic of Coldness”, se ascolto dopo ascolto ti accompagnano in mondi musicali che si creano istantanea”mente” significa che il paziente lavoro di Gutman e La Placa – ma anche di altri che in questa occasione non voglio nominare per correttezza – ha prodotto un risultato di tutto rispetto, quattro composizioni suddivise su due facciate tra le quali voglio segnalare la conclusiva “Diving for Pearls” con in apertura i sottili accordi di chitarra stratificati avvolti dal tappeto elettronico dal quale emergono i suoni ambientali delle onde che fluttuano sopra i “cercatori di perle”.

Suggestivo.

GRI + MOSCONI “Between ocean and sky”

GRI + MOSCONI “Between ocean and sky”

 

SLOWCRAFT RECORDS. CD, 2018

di Alessandro Nobis

Francis M. Gri e Federico Mosconi hanno registrato queste sei composizioni un paio di anni fa tra Verona e Milano e la piccola ma attivissima etichetta specializzata inglese di James Murray ha voluto inserire questo bel lavoro nel proprio catalogo sul finire del novembre 2018.

gri + mosconi.jpgIl raffinato quanto semplice packaging nasconde questi quarantacinque minuti di musica ambient creata dalla collaborazione dei due compositori ed il titolo aiuta di certo a “focalizzare” al fruitore la propria ambientazione fisica. Chitarra (Mosconi) e pianoforte (Gri) sono i due strumenti di partenza, il nocciolo dalla musica, i cui suoni sono frantumati, rigirati, reiterati, modificati ed ancora dilatati da un apparato elettronico in pieno controllo dei due compositori che non fa da corollario alla musica ma ne è parte integrante e dunque fondamentale; elettronica che crea stratificazioni sonore parallele ed stesso tempo intersecanti che costringe l’ascoltatore quasi ad inventarsi situazione fisiche dove poterla collocare, come dicevo. Alla fine se sei attento non puoi non apprezzare la complessità di questo lavoro e la capacità dei due musicisti di mantenere alto il livello di attenzione durante il suo fluire e di certo l’uso di un buon paio di cuffie aiuta a scoprire tutti i suoni che si nascondono nelle pieghe delle composizioni; la suggestiva “Lumen” perfetto incontro tra sperimentalismo e classicità, introdotta dal pianoforte acustico che subito incontra i suoni ambient ed il suo alter ego filtrato dai computer oppure “Landscape Rosso” dove invece è il pianoforte che si insinua nelle trame artificiali tessute come al solito con grande perizia e gusto da Federico Mosconi e Francis M. Gri.

Il cd, la cui stampa è stata limitata a 150 copie, si trova naturalmente anche in formato digitale nel sito http://www.slowcraft.bandcamp.com

 

KLĀS’TĬK “Night’s Highest Moon”

KLĀS’TĬK “Night’s Highest Moon”

KLĀS’TĬK “Night’s Highest Moon”

Krysalisound. CD 2018

di Alessandro Nobis

Cercare di descrivere le sensazioni e le emozioni che suscitano le registrazioni dell’etichetta Krysalisound è sempre una sfida con me stesso. Non essendo un musicista e tantomeno un conoscitore dei processi creativi che avvengono nelle sale d’incisione, mi resta poco da dire se non che queste registrazioni che hanno chiesto circa due anni per avere una versione definitiva hanno uno straordinario fascino; Andrea Koch e Masaya Hijikata, il primo con la voce e i suoi campionamenti ed il secondo con le sue ancestrali percussioni acustiche nipponiche sembrano collegare il lontano passato umano con il presente arrivando ad un futuro perfetta combinazione tra i due estremi. Capire come tecnicamente siano riusciti a realizzare questo non è semplice; il brano eponimo ad esempio con la frenetica reiterazione del pattern percussivo ora filtrata ora naturale, l’oscura ambientazione del sito paleolitico (superiore) con le misteriose voci di “Chauvet”, il più antico sito pittorico del vecchio continente che magicamente apre questo splendido lavoro, le sonorità elettroniche apparentemente caotiche di “Same name”, il breve brano conclusivo.

Che ci siano echi minimalisti o inevitabili riferimenti a maestri come Philip Glass all’ascoltatore comune tutto sommato poco importa: è musica dal grande fascino, che lascia a chi la apprezza il più ampio spazio descrittivo mentale ed ai neofiti della musica ambient lascia numerosi e facili spiragli per avvicinarsi a questo mondo.

Krysalisound è label da seguire, non solo per la qualità delle sue produzioni, ma anche per la grande cura nei packaging. Questa si chiama, in italiano, “passione” per quello che si fa.

http://www.kryalisound.com

DR “FIELD RECORDING MEETS SOUND”

DR “FIELD RECORDING MEETS SOUND”

DR “FIELD RECORDING MEETS SOUND”

KRYSALISOUND RECORDS KS23. CD, 2017

di Alessandro Nobis

Ne è passato di tempo da quando Pierre Shaeffer – era il 1948 – teorizzò la “musica concreta” realizzando una serie di registrazione per la francese RTF, e ne è passato quasi altrettanto da quando questa teoria fu abbandonata dai compositori dell’epoca in favore dei computer e dell’elettronica. DR (Dominic Razlaff) riprende in parte l’idea di Shaeffer ma anzichè manipolare i suoni nei loro parametri fisici li utilizza come presupposto per creare con la sua musica una sorta di stratificazione, di intersezione con le registrazioni ambientali: voci umane, grida fanciullesche, suoni naturali, passi, rumori che via via che si ripetono gli ascolti diventa stimolante scoprirne l’origine. Il titolo è paradigmatico rispetto al suo progetto ed i quattro parole descrive perfettamente questo interessante progetto; un sintetizzatore, un semplice ukulele “manomesso” dall’elettronica, quindici frammenti che ti conquistano poco a poco ma in modo profondo, una delle più interessanti opere di musica mai come in questo caso “ambient” che mi sia capitato di ascoltare e che consiglio a tutte le menti curiose ed aperte a nuove esperienze musicali.

Non saprei dire quanto sia ampia la nicchia di appassionati alla quale si rivolge l’etichetta milanese Krysalisound, o quanti siano i riscontri in termini di “downloads” o di vendite di CD fisici, ma di sicuro mi sento di affermare che l’impegno che sta portando avanti nell’ambito della musica contemporanea è importante e vada senz’altro elogiato e premiato. Dell’etichetta milanese avevo già segnalato, e molto volentieri spezzo un’altra lancia in suo favore, mi ripeto, altre tre degnissime opere: https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/12/13/carlo-monti-mcvx-voyagers/ di Carlo Monti https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/11/22/francis-m-gri-falls-and-flares/ di Francis M.Gri e https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/04/14/federico-mosconi-colonne-di-fumo/ di Federico Mosconi Buon ascolto.

http://www.krysalisound.com

 

CARLO MONTI – MCVX “Voyagers”

CARLO MONTI – MCVX “Voyagers”

CARLO MONTI – MCVX “Voyagers”

KRYSALISOUND RECORDS. CD 2017

di Alessandro Nobis

L’idea originalissima – ed anche ben realizzata – che sta alla base di questo primo lavoro del chitarrista – manipolatore di suoni Carlo Monti è quella di utilizzare i saluti ad eventuali alieni in 55 lingue, brani musicali (da Bach a Chuck Berry) ed i suoni naturali contenuti nelle registrazioni caricate sulla sonda Voyager, lanciata nello spazio nel 1977 e che ha ormai oltrepassato la “barriera” del sistema solare dirigendosi verso lo spazio profondo, per costruire una sorta di stratificazione, di incrocio, di ibrido con i suoni elettronici creati da strumenti e computers. Naturalmente i frammenti tratti dal Golden Disc della NASA sono stati pazientemente e brillantemente rielaborati, spesso resi irriconoscibili, quasi un pretesto, uno spunto, un input per generare una musica interessante ed affascinante il cui attento ascolto ci rivela il notevole e complesso – anche dal punto di vista tecnico –  processo creativo di Carlo Monti. Musica elettronica? Musica contemporanea? Musica ambient? Musica cosmica (definizione usata negli anni settanta)? Sono termini che per chi scrive hanno poco significato ma che in qualche modo sono utili per almeno identificare l’ambito musicale in cui gravita MCVX, progetto che va a mio avviso ascoltato nella sua interezza, pur essendo suddiviso in cinque parti, per apprezzarne completamente atmosfere e suoni.

E chissà, magari su una delle prossime missioni Voyager………