MATCHING MOLE “On the Radio · A BBC Recording”

MATCHING MOLE “On the Radio · A BBC Recording”

MATCHING MOLE “On the Radio · A BBC Recording”

HUX Records. CD, 2006

di alessandro nobis

Nel 1972 i Matching Mole, splendido ensemble inglese, erano un quintetto stellare formato da Robert Wyatt (batteria, voce, elettronica), Bill McCormick (basso elettrico), Dave McRae (Fender Rhodes), Phil Miller (chitarra) e Dave Sinclair (Organo Hammond) che comprendeva un interessante quanto inedita coppia di tastieristi. I Matching Mole ahimè ebbero breve durata · nel momento della registrazione del terzo disco Wyatt ebbe quel tragico “incidente” che tutti conoscono ·, ma con solamente due album in studio ed una manciata di registrazioni live uscite postume hanno lasciato un’impronta indelebile, posso dire che furono la più fulgida meteora nel panorama del Canterbury Sound di quegli anni.

Questo CD pubblicato dalla Hux Records raccoglie dieci brani live dei Matching Mole risalenti al 1972, cinque dei quali già presenti nel compact “BBC Radio 1 Live in Concert” curato dalla Windsong nel 1994 e che riportano registrazioni risalenti al 27 luglio di quell’anno; le prime cinque tracce sono antecedenti, seppur di qualche mese, alla session citata. Ecco, i concerti mostrano i M. M. in tutta la loro espressività. Il ruolo di Wyatt cantante emerge prepotentemente come ad esempio all’inizio di “Instant Pussy” con il Rodhes che lo accompagna ed il resto del gruppo che interviene · espressivo il solo di Phil Miller a questo proposito ·, in “Immediate Kitten” con un nel solo di Dave Sinclair o nel lungo medley inziale ” Marchides / Instant Pussy / Smoke Signal” dove si inserisce alla perfezione con la voce filtrata al cambio di tempo tra il riff ipnotico di basso e la parte di piano elettrico.

I Matching Mole assieme agli Henry Cow di Fred Frith sono a mio modestissimo parere i gruppi che si sono spinti “oltre” all’elettrificazione del jazz, alla ricerca di un percorso che guardasse al mondo dell’improvvisazione anche radicale che nei primi anni settanta stava prendendo piede. Melodia più avanguardia era la loro ricetta che dal vivo, senza i vincoli della tempistica delle registrazioni in studio dove si cercava di restare nei quaranta minuti, era perfetta.

Disse al tempo Robert Wyatt a proposito di queste registrazioni: “questo album incapsula alla perfezione che cosa sono stati i Matching Mole“.

In 1972 Matching Mole, a splendid English ensemble, was a stellar quintet formed by Robert Wyatt (drums, vocals, electronics), Bill McCormick (electric bass), Dave McRae (Fender Rhodes), Phil Miller (guitar) and Dave Sinclair (organ Hammond) which included an interesting and unprecedented pair of keyboard players. Matching Mole alas had a short life · at the time of recording the third album Wyatt had that tragic “accident” that everyone knows ·, but with only two studio albums and a handful of posthumous live recordings they left an indelible mark, I can say that they were the brightest meteor in the Canterbury Sound panorama of those years.

This CD released by Hux Records collects ten live songs by Matching Mole dating back to 1972, five of which were already included in the “BBC Radio 1 Live in Concert” compact edited by Windsong in 1994 and which contain recordings dating back to July 27 of that year; the first five tracks are prior, albeit by a few months, to the aforementioned session. Here, the concerts show the M. M. in all their expressiveness. The role of Wyatt singer emerges forcefully as for example at the beginning of “Instant Pussy” with Rhodes accompanying him and the rest of the group who intervene · expressive Phil Miller’s solo in this regard ·, in “Immediate Kitten” with a in Dave Sinclair’s solo or in the long initial medley ” Marchides / Instant Pussy / Smoke Signal” where he fits perfectly with the filtered voice at the tempo change between the hypnotic bass riff and the electric piano part.

Matching Mole together with Fred Frith’s Henry Cow are, in my humble opinion, the groups that have gone “beyond” the electrification of jazz, in search of a path that would look at the world of even radical improvisation which in the early seventies was catching on. More avant-garde melody was their recipe that live, without the constraints of the timing of studio recordings where they tried to stay within forty minutes, was perfect.

Robert Wyatt said of these recordings at the time: “This album perfectly encapsulates what Matching Mole was all about.”

TRACK LIST:

1 – MARCHIDES / INSTANT PUSSY / SMOKE SIGNAL · John Peel 17 · 4 · 1972 Broadcast 9 · 5 · 1972

2 – PART OF THE DANCE · ALBUM: MATCHING MOLE · John Peel 17 · 1 · 1972 Broadcast 25 · 1 · 1972

3 – NO ‘ALF MEASURES · John Peel 6 · 3 · 1972 Broadcast 24 · 3 · 1972

4 – LITHING AND GRACING · John Peel 6 · 3 · 1972 Broadcast 24 · 3 · 1972

5 – IMMEDIATE KITTEN · John Peel 17 · 1 · 1972 Broadcast 25 · 1 · 1972

6 – INSTANT PUSSY · ALBUM: MATCHING MOLE · BBC LIVE IN CONCERT 27 · 7 · 1972

7 – LITHING AND GRACING · BBC LIVE IN CONCERT 27 · 7 · 1972

8 – MARCHIDES · ALBUM: LITTLE RED RECORD · BBC LIVE IN CONCERT 27 · 7 · 1972

9 – PART OF THE DANCE · ALBUM: MATCHING MOLE · BBC LIVE IN CONCERT 27 · 7 · 1972

10 – BRANDY IN A BENJ · ALBUM: LITTLE RED RECORD · BBC LIVE IN CONCERT 27 · 7 · 1972

Le tracce 6 · 7 · 8 · 9 · 10 sono pubblicate nel CD “BBC RADIO 1 LIVE IN CONCERT” dalla Windsong nel 1994

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FRANCESCO DEL PRETE “Rohesia Violinorchestra”

FRANCESCO DEL PRETE “Rohesia Violinorchestra”

FRANCESCO DEL PRETE “Rohesia Violinorchestra”

Dodicilune · Controvento Records. CD, 2023

di alessandro nobis

Lo confesso, per me che non sono un bevitore di alcolici risulta davvero difficile se non impossibile descrivere le sensazioni che un possibile fruitore provi abbinando la musica di Francesco Del Prete alle proprietà organolettiche dei cinque vini “prescelti” prodotti dall’azienda vitivinicola pugliese di Paolo Cantele; mi perdoneranno quindi i musicisti ed i proprietari della cantina se mi atterrò ai fatti musicali, che non sono pochi, contenuti in questo notevole “Rohesia Violinorchestra” lasciando il resto ai più quotati sommellier · musicologi in circolazione.

Il lavoro dunque si compone di cinque composizioni ispirate come detto dai profumi e gusti di altrettanti vini, ed ognuno di questi spartiti viene presentato in modo abbastanza inusuale con due diversi arrangiamenti curati dallo stesso Del Prete: prima si fruisce degli arrangiamenti più elaborati con il coinvolgimento di effetti elettronici e poi si ascoltano quelli più “cameristici”, se vogliamo più essenziali, ma comunque entrambi contraddistinti da grande cantabilità e raffinatezza. In effetti, non me ne vorrà il Del Prete, ho ascoltato il cd in un diverso ordine da quello proposto, ovvero le due versioni di ogni composizione vicine per cercare di capir meglio il progetto: come la splendida “Rohesia Rosso” con quel dialogo tra l’arpa di Angela Cosi ed il violino di Del Prete (nella versione “La Danza delle Rose“) e nel delicato arrangiamento con sovraincisioni ed un pizzo di elettronica nella prima versione, o ancora il sapore di Argentina nelle due varianti di “Teresa Manara“, la seconda con i violoncelli di Anna Carla Del Prete e Marco Schiavone e quell’ottone che espone il tema ed infine “Amativo” con gli archi protagonisti della solennità della prima parte e dell’andamento della più vivace e briosa  seconda parte con il ritmo sottolineato dal basso.

Un disco che come il precedente “Cor Cordis” del 2021 pubblicato sempre dalla Dodicilune nella collana Controvento, conferma il talento compositivo e di arrangiatore di Francesco Del Prete, abile alchimista che mutua diversi idiomi come la classica, il jazz e la tradizione creandone uno nuovo, personale ed interessante. Da ascoltare, al di là della vostra passione per il vino ……..

LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

LIAM ÓG Ó FLOINN “The Given Note”

Tara Records. CD, 1995

di alessandro nobis

Liam Óg Ó Floinn fu uno degli allievi del grande piper dublinese Leo Rowsome e questo “The Given Note” pubblicato nel 1995 può essere considerato come un omaggio al Maestro nel 25° anniversario della sua scomparsa. Rispetto alla discografia di O’Flynn questo è un lavoro atipico per le sonorità scelte e per il repertorio, considerato il determinante contributo dei galiziani Rodrigo Romani (arpa), Xosé Ferreirós (gaita) e Nando Casal (clarinetto e gaita) ovvero i Milladorio e i prestigiosi amici intervenuti come Paul Brady, Steve Cooney, Sean Keane, Andy Irvine e Artie McGlynn per citarne alcuni. Due sono quelli provenienti dal celtismo galiziano, ovvero “Foliada De Elvina“, un tema a danza che trova origini cento anni or sono, ed il set “Teño Un Amor Na Montaña · Alborada · Unha Noite No Santo Cristo” composto anche qui da temi a danza l’ultimo dei quali proviene dal repertorio dei Milladoiro dove il flauto e le uilleann pipes si incastonano alla perfezione nella bellissima melodia tracciata dal clarinetto di Nando Casal: forse il brano più significativo del disco. Splendidi il brano composto da Andy Irvine (la ballad “Come with me Over the Mountain” abbinata al jig “A Smile in the Dark” che sembra scritto apposta per le pipes di O’Flynn e “ The Rocks Of Bawn” cantato dall’inconfondibile voce di Paul Brady e proveniente dal repertorio di un altro leggendario piper, Willie Clancy; dicevo di Leo Rowsome, maestro di O’Flynn, omaggiato con un set di tre reels (“O’Rourke’s, The Merry Sisters, Colonel Fraser“) ascoltati e appresi in giovanissima età. Arrangiamenti che utilizzano non sempre strumenti legati alla tradizione, ma che importa? Il mondo cambia, O’Flynn mai come questa volta ha dato uno sguardo “oltre” l’ortodossia della tradizione mantenendo naturalmente intatto il suo background, e i due hornipes “ The Green Island, Spellan The Fiddler ” ascoltati per la prima volta dai genitori ne sono la dimostrazione.

Liam Óg Ó Floinn was one of the pupils of the great Dublin piper Leo Rowsome and this “The Given Note” published in 1995 can be considered as a tribute to the Maestro on the 25th anniversary of his death. Compared to O’Flynn’s discography this is an atypical work for the chosen sonorities and for the repertoire, considering the decisive contribution of the Galician Rodrigo Romani (harp), Xosé Ferreirós (gaita) and Nando Casal (clarinet and gaita) or the Milladorio and the prestigious friends who attended such as Paul Brady, Steve Cooney, Sean Keane, Andy Irvine and Artie McGlynn to name a few. Two are those coming from Galician Celticism, or rather “Foliada De Elvina”, a dance theme that has its origins a hundred years ago, and the set “Teño Un Amor Na Montaña · Alborada · Unha Noite No Santo Cristo” also composed here by themes dance, the last of which comes from the Milladoiro repertoire where the flute and the uilleann pipes fit perfectly into the beautiful melody traced by Nando Casal’s clarinet: perhaps the most significant piece on the disc. The song composed by Andy Irvine is splendid (the ballad “Come with me Over the Mountain” combined with the jig “A Smile in the Dark” which seems written especially for O’Flynn’s pipes and “The Rocks Of Bawn” sung by the unmistakable voice of Paul Brady and from the repertoire of another legendary piper, Willie Clancy; I was saying of Leo Rowsome, O’Flynn’s teacher, honored with a set of three reels (“O’Rourke’s, The Merry Sisters, Colonel Fraser”) listened and learned at a very young age. Arrangements that do not always use instruments linked to tradition, but who cares? The world changes, O’Flynn has never given a look “beyond” the orthodoxy of tradition as this time, naturally keeping his background intact, and the two hornipes “The Green Island, Spellan The Fiddler” heard for the first time by their parents are proof of this.

DAVID MUNROW · THE EARLY MUSIC CONSORT OF LONDON “Instruments of the Middle Age and Reinassance”

DAVID MUNROW · THE EARLY MUSIC CONSORT OF LONDON “Instruments of the Middle Age and Reinassance”

DAVID MUNROW · THE EARLY MUSIC CONSORT OF LONDON “Instruments of the Middle Age and Reinassance”

EMI Records. Box con 2 LP + Libro. 1976

di alessandro nobis

Questo box set pubblicato nel 1976 (ma registrato tra il 1973 ed il 1974) ha segnato una svolta epocale per l’aver spalancato le porte del mondo allora poco frequentato della musica antica sia agli appassionati di musica classica che a quelli che a metà degli anni settanta seguivano il così chiamato movimento del “Folk Revival” inglese. Due i dischi, il primo dedicato al Medio Evo il secondo al Rinascimento che raccolgono i suoni degli strumenti ma anche altrettanti esempi del repertorio arrivato fino a noi attraverso preziosissimi manoscritti, dischi che si possono considerare il lascito testamentario di David Munrow scomparso in giovanissima età a trentatrè anni lasciando un vuoto enorme ma anche illuminando una via per lo studio e la valorizzazione di queste splendide musiche.

La vastità delle tipologie dei repertori presentate in una settantina di brani, la ricerca per ricostruire in modo credibile i suoni di un’epoca così lontana anche utilizzando strumenti alloctoni rispetto alle culture europee, il brio, la freschezza e la brillantezza esecutiva del Early Music Consort (nel quale militava anche Christopher Hogwood) e la cura nel comporre il volume di 97 pagine fanno come detto di questo “Instruments of the Middle Age and Reinassance” (stampato nel 2007 anche in compact disc) una sorta di Santo Graal che ha avvicinato allo studio di questi repertori numerosissimi musicisti di area classica e tradizionale. A questo proposito, per quanti volessero ascoltare le collaborazioni di David Munrow con i più prestigiosi musicisti dell’area della tradizione musicale inglese segnalo quelle con Shirley & Dolly Collins “Anthems in Eden” (1969), The Young Tradition “Galleries” (1969), Shirley Collins “A Favourite Garland” (1974), Ashley Hutchings “Rattlebone and Ploughjack” (1976), i Pentangle (il singolo “Wondrous Live” del 1971 incluso nel  cofanetto “The Time Has Come” 67 · 73 pubblicato nel 2007) e con “The Roundtable” nel loro “Spinning Wheel” del 1969.

Disco imperdibile. Cercate il cofanetto che come detto contiene il volume ma anche un folder di ulteriori sei pagine con i dettagli dei 71 brani presenti.

This box set released in 1976 (but recorded between 1973 and 1974) marked an epochal turning point for having opened wide the doors of the then little-visited world of early music to both classical music enthusiasts and those who seventy followed the so-called English “Folk Revival” movement. Two discs, the first dedicated to the Middle Ages and the second to the Renaissance which collect the sounds of the instruments but also as many examples of the repertoire that has come down to us through precious manuscripts, discs that can be considered the testamentary bequest of David Munrow who died at a very young age in thirty-three years leaving a huge void but also illuminating a way for the study and enhancement of this splendid music.

The vastness of the types of repertoires presented in about seventy pieces, the research to credibly reconstruct the sounds of such a distant era even using alien instruments compared to European cultures, the vivacity, freshness and executive brilliance of the Early Music Consort (in which Christopher Hogwood was also a member) and the care in composing the 97 pagesof the volume make this “Instruments of the Middle Age and Renaissance” (printed in 2007 also on compact disc) a sort of Holy Graal that has brought the study of these repertoires a large number of classical and traditional musicians. In this regard, for those wishing to listen to David Munrow’s collaborations with the most prestigious musicians in the area of ​​the English musical tradition, I point out those with Shirley & Dolly Collins “Anthems in Eden” (1969), The Young Tradition “Galleries” (1969) , Shirley Collins “A Favorite Garland” (1974), Ashley Hutchings “Rattlebone and Ploughjack” (1976), Pentangle (the 1971 single “Wondrous Live” included in the box set “The Time Has Come” 67 73 released in 2007) and with “The Roundtable” on their 1969 “Spinning Wheel”.

Unmissable album. Look for the box which, as mentioned, contains the volume but also a folder of a further six pages with the details of the 71 songs present.

YES “Beyond and Before: The BBC Recordings 1969 · 1970”

YES “Beyond and Before: The BBC Recordings 1969 · 1970”

YES “Beyond and Before: The BBC Recordings 1969 · 1970”

Purple Pyramid Records. 2CD, 2022

di alessandro nobis

Dal 1997 al 2019 si contano oltre venti ristampe di questo doppio CD: etichette diverse, copertine diverse, titoli diversi, in versione cd ma anche di doppio ellepì (Purple Pyramid,2019, Music on Vinyl, 2011 o Get Back, 2014). Si tratta di registrazioni effettuate tra il 1969 ed il 1970 per la BBC (con due eccezioni) dalla band al tempo formata da Bill Bruford alla batteria, Chris Squire al basso, Jon Anderson alla voce, Peter Banks alla chitarra e Tony Kaye alle tastiere, la prima line·up degli YES quindi a mio avviso un po’ sottovalutata rispetto a quella successiva con la produzione contraddistinta dalla grafica del geniale Roger Dean.

Brani originali e interpretazioni di altri autori si alternano nei due dischi e la qualità audio è a mio avviso più che discreta se paragonata ai bootleg venduti intorno al 1970; di particolare interesse sono il brano che apre il primo CD, ovvero “Something’ Coming” tratto da “West Side Story” di Leonard Bernstein (con il testo di Stephen Sondheim) del quale sottolineo il “drumming” swingante di Bill Bruford così legato a quello di Buddy Rich e l’interessante rilettura del brano beatlesiano “Every Little Girl” con citazione di “Day Tripper” ed un efficace solo “hard” di Peter Banks. Tra i brani originali la versione live di “Then” con l’incipit dell’hammond di Tony Kaye, “Sweet Dreams” e “Dear Father” sono quelli che lasciano più di altri intravedere il sound degli Yes che verrà.

Quindi esistevano eccome gli Yes prima di “Fragile“, eccome se esistevano! “Yes Album” e “Time and a Word” sono due album che vanno riascoltati con attenzione, solitamente poco considerati da critica e pubblico ammaliati dagli Yes con le grafiche di Roger Dean e l’apporto di Steve Howe e Rick Wakeman; nei due citati album ed in queste registrazioni si ascolta una musica a mio parere più essenziale addirittura vicina a certo jazz rock dell’epoca (cito ancora “Every Little Thing” del ’69 per esempio), piuttosto lontana dalla talvolta eccessiva autoreferenzialità della produzione seguente.

Mi chiedo se esista una versione ufficiale di queste preziose registrazioni. Ma non credo esista …

From 1997 to 2019 there have been over twenty reissues of this double CD: different labels, different covers, different titles, in CD version but also in double LP version (Purple Pyramid, 2019, Music on Vinyl, 2011 or Get Back, 2014). These are recordings made between 1969 and 1970 for the BBC (with two exceptions) by the band at the time formed by Bill Bruford on drums, Chris Squire on bass, Jon Anderson on vocals, Peter Banks on guitar and Tony Kaye on keyboards. the first line · up of YES therefore in my opinion a little underrated compared to the following one with the production characterized by the graphics of the brilliant Roger Dean.

Original songs and interpretations by other authors alternate on the two discs and the audio quality is, in my opinion, more than fair if compared to the bootlegs sold around 1970; of particular interest are the passage that opens the first CD, namely “Something’ Coming” taken from “West Side Story” by Leonard Bernstein (with text by Stephen Sondheim) of which I underline the swinging “drumming” of Bill Bruford so linked to that of Buddy Rich and the interesting reinterpretation of the Beatles song “Every Little Girl” with a quote from “Day Tripper” and an effective “hard” solo by Peter Banks. Among the original songs the live version of “Then” with Tony Kaye’s hammond incipit, “Sweet Dreams” and “Dear Father” are the ones that more than others let you glimpse the Yes sound to come.

So Yes did exist before “Fragile”, yes they existed! “Yes Album” and “Time and a Word” are two albums that must be listened to carefully, usually little considered by critics and audiences enthralled by Yes with graphics by Roger Dean and the contribution of Steve Howe and Rick Wakeman; in the two aforementioned albums and in these recordings we hear a music that is in my opinion more essential, even close to a certain jazz rock of the time (I’m still quoting “Every Little Thing” from ’69 for example), rather far from the sometimes excessive self-referentiality of the following production .

I wonder if there is an official version of these precious recordings. But I don’t think it exists…

TRACK LIST:

A.1 – SOMETHING’S COMING (BERNSTEIN · SONDHEIM) – Album: YES 1969 (CD ED.NE DE LUXE – Bonus Track) – TOP GEAR 12 · 1 · 69

A.2 – EVERYDAYS (STEPHEN STILLS) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – TOP GEAR 12 · 1 · 69

A.3 – SWEETNESS (ANDERSON·SQUIRE·BAILEY) – ALBUM: YES 1969 – TOP GEAR 12 · 1 · 69

A.4 – DEAR FATHER (ANDERSON·SQUIRE) – ALBUM: YESTERDAYS ANTOLOGIA 1975 – TOP GEAR 12 · 1 · 69

A.5 – EVERY LITTLE THING (LENNON · McCARTNEY) – ALBUM: YES 1969 – TOP GEAR 12 · 1 · 69

A.6 – LOOKING AROUND (ANDERSON · SQUIRE) – ALBUM: YES 1969 – DAVE SYMONDS SHOW 4 · 8 · 69

A.7 – SWEET DREAMS (ANDERSON · FOSTER) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – DAVE TRAVIS SHOW 19 · 1 · 70

A.8 – THEN (ANDERSON) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – GERMAN BROADCAST

A.9 – NO OPPORTUNITY NECESSARY ……. (R. HAVENS) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

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B.1 – ASTRAL TRAVELLER (ANDERSON) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

B.2 – THEN (ANDERSON) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

B.3 – EVERY LITTLE THING (LENNON · McCARTNEY) – ALBUM: YES 1969 – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

B.4 – EVERYDAYS (STEPHEN STILLS) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

B.5 – FOR EVERYONE (ANDERSON · SQUIRE) – LIVE ON SUNDAY SHOW 17 · 3 · 70

BONUS TRACK

B.6 – (INTRO) SWEETNESS (ANDERSON·SQUIRE·BAILEY) – ALBUM: YES 1969 – JOHNNY WALKER 14 · 6 · 69

B.7 – SOMETHING’S COMING (BERNSTEIN · SONDHEIM) – ALBUM: YES 1969 (Bonus Track) De Luxe Edition – TOP GEAR 23 · 2 · 69

B.8 – SWEET DREAMS (ANDERSON · FOSTER) – ALBUM: TIME AND A WORD 1970 – TOP GEAR 23 · 2 · 69

B.9 – BEYOND & BEFORE (SQUIRE · BAILEY) – ALBUM: YES 1969 – RARE FRENCH BROADCAST

OREGON “Violin”

OREGON “Violin”

OREGON “Violin”

Vanguard Records. LP, 1978

di alessandro nobis

Nel 1978 la collaborazione degli Oregon con la Vanguard Records sta per terminare · l’ultimo ellepì sarà “Moon and Mind” dell’anno seguente · e durante un loro tour francese di quell’anno incontrano in occasione di una trasmissione per Radio France il violinista polacco Zbigniew Seifert e l’intesa fu da subito così intensa che oltre a salire sul palco durante un concerto del violinista lo portarono in studio per registrare questo che resta uno dei più interessanti lavori del quartetto americano. E’ questo il settimo album del quartetto (ottavo considerando “Our First Record” registrato nel 1970 ma pubblicato dieci anni dopo · https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/09/26/oregon-our-first-record/ ·) e l’equilibrio è perfetto, non è cosa facile entrare in sintonia con un gruppo così stabile e rodato ma il violinista polacco è perfettamente a suo agio con gli “Oregon”, un “amore a prima vista” che produce un suono che Seifert arricchisce ancora più con i suoi interventi e assoli che spostano il progetto di Towner, Walcott, Moore e McCandless ancora più verso il jazz più, chiamiamolo così, mainstream, ricco di suoni etnici ed unico in questo linguaggio musicale. Oltre a ciò l’ascolto attento rivela anche una comunione di intenti tra i cinque musicisti soprattutto in uno dei brani che ritengo più interessanti, ovvero gli oltre quindici minuti dell’improvvisazione di “Violin” che apre la prima facciata; splendido ed etereo “Flagolet” di Glen Moore con un brillante duetto improvvisato tra gli archetti del contrabbasso e violino mentre “Raven’s Wood“, sempre uscito dalla penna del chitarrista, declina alla perfezione l’alfabeto del “temporaneo quintetto” per la bellezza del tema sul quale Zbigniew Seifert cuce alla perfezione uno dei suoi assoli più interessanti del disco e per, desidero sottolinearlo, le coloriture delle percussioni (dalle tablas ai cembali) di Colin Walcott e per il solo alla chitarra classica di Towner.

A mio avviso una delle migliori registrazioni del gruppo americano. Direi indispensabile in una discoteca che si rispetti …….

In 1978 the collaboration of Oregon with Vanguard Records is about to end · the last LP will be “Moon and June” of the following year · and during their French tour of that year they meet the violinist on the occasion of a broadcast for Radio France Pole Zbigniew Seifert and the understanding was immediately so intense that in addition to going on stage during a concert by the violinist, they took him to the studio to record this which remains one of the most interesting works of the American quartet. This is the quartet’s seventh album (eighth considering “Our First Record” recorded in 1970 but released ten years later https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/09/26/oregon-our-first-record/ ) and the balance is perfect, it is not easy to get in tune with such a stable and tested group but the Polish violinist is perfectly at ease with the “Oregons”, a “love at first sight” that produces a sound that Seifert enriches even more with his interventions and solos that move the project of Towner, Walcott, Moore and McCandless towards jazz more, let’s call it that, mainstream. In addition to this, attentive listening also reveals a communion of intents between the five musicians especially in one of the pieces that I consider most interesting, namely the more than fifteen minutes of improvisation of “Violin” which opens the first side; splendid and ethereal “Flagolet” by Glen Moore with a brilliant improvised duet between the bows of the double bass and violin while “Raven’s Wood”, always coming from the guitarist’s pen, perfectly declines the alphabet of the “temporary quintet” for the beauty of the theme on which Zbigniew Seifert sews to perfection one of his most interesting solos on the disc and for, I would like to underline it, the coloring of the percussions (from the tablas to the cymbals) by Colin Walcott and for the classical guitar solo by Towner.

In my opinion one of the best recordings of the American group. I would say indispensable in a records collection …….

IL DIAPASON incontra GIOVANNI FERRO dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA

IL DIAPASON incontra GIOVANNI FERRO dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA

IL DIAPASON incontra GIOVANNI FERRO dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA

di alessandro nobis

Domenica 12 febbraio presso l’Hotel Touring in Via Quintino Sella a due passi da Piazza delle Erbe a Verona ci sarà l’apertura della nuova sede dell’Associazione Culturale ZONACUSTICA, promotrice nel corso degli anni di iniziative rivolte a chi della chitarra ne ha fatto un mestiere, una passione ed a chi semplicemente ha piacere nell’ascoltare i diversi stili e anime di questo strumento: tra le iniziative più importanti le sedici edizioni di “Chitarre per Sognare” che si svolge in estate a Colognola ai Colli nell’est veronese e gli “Open Mic“, interessanti incontri tra chitarristi che si tengono non solo nel veronese ma anche in altre città come ad esempio quello al Six Bars Jail Club di Firenze nello scorso dicembre.

Sarà appunto un “Open Mic” che nel pomeriggio del 12 febbraio che inaugurerà la nuova sede di ZONACUSTICA.

Per saperne di più sulle attività dell’Associazione abbiamo incontrato il Presidente Giovanni Ferro, naturalmente chitarrista e “motore” di tutte le iniziative passate e future di ZONACUSTICA.

  • Presidente nessuno meglio di lei può raccontare la storia di ZONACUSTICA.

      ZONACUSTICA (che significa, “posto che suona”, alla stregua di “cassa acustica” quindi non strettamente legato alla chitarra e alla musica acustica) nasce nei primi anni 2000 come rassegna di chitarristi in un locale di Cazzano di Tramigna; l’appuntamento era mensile e la formula prevedeva l’alternarsi sul palco di vari esecutori. Da lì l’idea di creare un forum in rete per organizzare le serate, ma anche per parlare di chitarre e scambiare idee, parlare di musica. Vista la larga adesione di appassionati ZONACUSTICA, poi diventò formalmente un’associazione culturale con statuto, codice fiscale etc. Oggi abbiamo una pagina su Facebook e una chat.

  • Al momento quanti sono i musicisti che ne fanno parte ed in quale ambito musicale operano?

Il gruppo conta una settantina di partecipanti, ed è formato da appassionati e da professionisti, semplici ascoltatori e cultori materia. Nel mondo italiano della chitarra acustica tutti ci conoscono.

  • Veniamo al pomeriggio del 12 febbraio, ossia l’inaugurazione della nuova sede. Ci sarà un “Open Mic”. Di cosa si tratta nello specifico?

Il 12 febbraio inauguriamo la nuova sede, che prima era casa mia, ed ora è l’Hotel Touring di Verona; è una gran bella cosa perché significa potersi incontrare in un luogo più adatto dove organizzare concerti e meeting. Quel giorno sarà il “battesimo” della nuova sede è senz’altro oltre a brindare suoneremo.

  • Questi incontri ritengo siano fondamentali momenti di scambio culturale e soprattutto umano che vanno al di là della semplice presentazione della propria musica.

Assolutamente: l’aspetto conviviale e amichevole è al centro di ZONACUSTICA: credo che ci siano tanti modi per fare musica, non solo suonando …

Consideriamo anche chi suona ma non è un professionista: ho visto nostri assidui partecipanti crescere artisticamente fino a potersi esibire in maniera assolutamente professionale per un concerto intero. Questo grazie alla possibilità di salire su un palco, sperimentare la propria musica, raccogliere consigli e critiche. Ci si ascolta, non è poca cosa di questi tempi.

  • Quanti chitarristi saranno presenti all’Hotel Touring?

       Il 12 febbraio prevedo almeno una decina di suonatori e la partecipazione di altri amici di ZONACUSTICA.

  • A questo incontro potranno assistere anche “non chitarristi” e soprattutto “non musicisti”?

Tutti sono benvenuti!

  • E’ necessario prenotare, per chi volesse partecipare come semplice fruitore?

Non serve, andremo ad esaurimento dei posti disponibili.

  • L’Open Mic di Verona sarà un episodio “a sè stante” o pensa che potrà avere una cadenza nel tempo?

Credo che al Touring torneremo sempre ogni qualche mese, ammesso che ci siano adesioni.

  • ZONACUSTICA sta lavorando ad altri progetti per il prossimo futuro? Ci può anticipare qualcosa?

Il 24 giugno ci sarà l’evento annuale più prestigioso, “Chitarre per Sognare” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2023/01/06/succede-a-verona-chitarre-per-sognare-2023-%c2%b7-ritorno-a-casa/), che dopo un lustro tornerà a svolgersi dove è nato e vissuto per 12 anni: a Colognola ai Colli. Negli anni abbiamo sognato con grandi chitarristi e non solo: cito Duck Baker, Roberto Taufic, Giorgio Cordini, Goran Kuzminac, Giovanni Baglioni, Eleonora Strino, Deborah Kooperman, Val Bonetti, tutti nomi poco conosciuti dal grande pubblico, ma molto prestigiosi per chi si occupa di chitarra acustica, fingerstyle, jazz e di canzoni.

NORMAN BLAKE “Directions”

NORMAN BLAKE “Directions”
NORMAN BLAKE  “Directions”
TAKOMA RECORDS. LP, 1978

di alessandro nobis

"Directions" è il secondo ed ultimo album di Norman Blake pubblicato dalla Takoma dopo l'ottimo "Live at McCabe's" (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/04/25/norman-blake-live-at-mccabes/); nel 1987 vennero pubblicati entrambi sullo stesso CD dalla stessa etichetta.
"Directions" è un disco del duo Nancy & Norman Blake e come questa straordinaria coppia ci ha abituato è una piacevolissima alternanza di tradizionali e di brani originali interpretati in modo straordinario grazie al perfetto equilibrio degli strumenti ad arco o a plettro utilizzati che sono il marchio inconfondibile ed inimitabile dei due musicisti.
Al solito i brani che preferisco sono quelli con la voce di Blake come "The Louisville & Nashville Don't Stop Here Anymore", scritta da Jean Ritchie considerata la madre del folk americano, è un canto narrativo che racconta della crisi economica appalachiana dovuta alla chiusura delle miniere di carbone ed al conseguente isolamento delle piccole comunità del Kentucky accentuato anche dalla soppressione dei treni passeggeri della linea "Louisville & Nashville Railroad Company", "Poor Ellen Smith" una classica ottocentesca "murder ballad" che racconta dell'omicidio di Ellen Smith avvenuto a Winston · Salem nel North Carolina, della cattura e dell'esecuzione del suo assassino ed infine un'altra ballad, "Rake and the Ramblin' Blade" presa dal repertorio dei Carolina Tar Heels che la registrarono nel 1929 e che testimonia, se ce ne dìfosse ancora bisogno, dell'attenzione che Norman Blake dmostra verso questi repertori spesso caduti nell'oblìo ma che sono parte fondamentale della storia culturale americana.
Tra i brani strumentali brillano una bella interpretazione di "White Horse Breakdown" composto da Bill Monroe ma registrato per la prima volta dal suo violinista Kenny Baker nel '72, ma soprattutto ci sono il medley dal sapore irlandese "Loch Lavan Castle · Santa Ana's Retreat · Cattle in the cane" eseguito dal duo chitarre e mandolino e "Uncle sam" impreziosito dagli ottoni di Miles Anderson.
Il CD è quasi introvabile, entrambi gli ellepì (mi riferisco anche a "Live at McCabe's") paradossalmente sono più reperibili sul mercato dell'usato. Buona caccia.

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"Directions" is Norman Blake's second and last album released by Takoma after the excellent "Live at McCabe's" (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2022/04/25/norman-blake-live-at-mccabes /); in 1987 both were released on the same CD by the same label.
"Directions" is a record by the duo Nancy & Norman Blake and as this extraordinary couple has accustomed us, it is a very pleasant alternation of traditional and original songs interpreted in an extraordinary way thanks to the perfect balance of the stringed or plectrum instruments used which are the unmistakable trademark and inimitable of the two musicians.
As usual, my favorite songs are those with Blake's voice such as "The Louisville & Nashville Don't Stop Here Anymore", written by Jean Ritchie considered the mother of American folk, it is a narrative song that tells of the Appalachian economic crisis due to the closure of the coal mines and the consequent isolation of the small communities of Kentucky accentuated also by the suppression of the passenger trains of the line "Louisville & Nashville Railroad Company", "Poor Ellen Smith" a classic nineteenth-century "murder ballad" which tells of the murder of Ellen Smith occurred in Winston Salem in North Carolina, of the capture and execution of his assassin and finally another ballad, "Rake and the Ramblin' Blade" taken from the repertoire of the Carolina Tar Heels who recorded it in 1929 and which testifies, if there were still need, of the attention that Norman Blake shows towards these repertoires often fallen into oblivion but which are a fundamental part of the cult history american ural.
Among the instrumental pieces shine a beautiful interpretation of "White Horse Breakdown" composed by Bill Monroe but recorded for the first time by his violinist Kenny Baker in '72, but above all there are the Irish-flavored medley "Loch Lavan Castle Santa Ana's Retreat · Cattle in the cane" performed by the guitar and mandolin duo and "Uncle sam" embellished by the brass of Miles Anderson.
The CD is almost unobtainable, both LPs (I'm also referring to "Live at McCabe's") paradoxically are more available on the used market. Good hunting.