AN TARA “Faha Rain”

AN TARA “Faha Rain”

AN TARA “Faha Rain”
Raelach Records RR014, 2018

di alessandro nobis

Per gli appassionati di musica irlandese legati al suono espresso dalla quasi totalità dei gruppi di matrice tradizionale troveranno questo “Faha Rain” piuttosto strano quanto meno, ma coloro i quali invece sono interessati anche ai suoi “possibili sviluppi” ed agli “impossible Crossroads” musicali apprezzeranno senz’altro il lavoro dei due musicisti “implicati” ovvero il percussionista Tommy Hayes (Stockton’s Wing” ed il suonatore di sarod, cordofono indiano dell’Hindustan, Matthew Noone, australiano. I due costruiscono un affascinante ed immaginifico ponte musicale che unisce le due culture e non a caso “An Tara” in lingua sanscrita sta a significare “lo spazio, la terra di mezzo” che perfettamente identifica il progetto. Qui di jigs, reels, hornpipes ne troverete poche tracce, ma in compenso l‘universo sonoro targato Noone & Hayes, se presterete l’adeguata attenzione all’ascolto vi porterà in un non-mondo estremamente interessante e sorprendente; per entrare in questo mondo basta ascoltare le due composizioni del violinista della Contea di Clare Junior Martin Crehan inserite i questa raccolta, soprattutto il set “Hills of Coore / Her Lovely Golden hair was Flowing Down Her Back” per sarod e marimba che dà l’esatta misura del livello musicale di questo splendido progetto oppure l’arrangiamento, quasi una ricomposizione, di un classico del folk irlandese, “Morning Dew” (da confrontare con la versione più ortodossa dei Chieftains, ad esempio) dove il sarod di Matthew Boon è accompagnato dal bodhran di Tommy Hayes. Le altre tracce sono composizioni originali di Noone (alcune scritte a quattro mani) e tra queste consiglio l’ascolto del brano eponimo che apre il disco, quasi un “call and response” tra i due musicisti e quello che chiude l’album, una ninnananna per Rosie, anche questa una composizione di Noone nella quale la voce dell’autore è accompagnata anche dal pianoforte di Jack Talty, produttore di questo magnifico disco.

https://raelachrecords.bandcamp.com/album/faha-rain

MICHAEL MESSER’S MITRA “The Call of the Blues”

MICHAEL MESSER’S MITRA “The Call of the Blues”

MICHAEL MESSER’S MITRA

“Call of the Blues”
 – KNIFE EDGE, CD, 2016

di Alessandro Nobis

Ricetta del giorno per gli amanti della cucina etnica: prendete un suonatore di tabla indiano, un chitarrista inglese ed un maestro della chitarra slide hindustana, agitate per qualche minuto e aggiungete in fine cottura un pizzico di Mississippi Fred McDowell, di McKinley Morganfield e di J.J. Cale. Servitelo caldo accompagnandolo con un raga indiano. Da consumare seduti comodamente.

La combinazione, la fusione dei suoni della chitarra resofonica (Michael Messer) e di quella proveniente dal Nord dell’India suonata magistralmente da Manish Pingle (una miscela di quattro cordofoni indiani: Sitar, Veena, Sarod e Violino) è veramente interessante, se poi aggiungiamo i suoni e i ritmi dettati dalla tabla “parlanti” di Gurdain Rayatt otteniamo una fusione del tutto inedita e davvero intrigante.

Come detto in apertura il repertorio viaggia tra i suoni dell’Hindustan, ed il delta del Mississippi. Gustatevi il solo di Manish Pingle in “Rollin’ and Tumble” di Muddy Waters, oppure il raga di “Bhupali blues” ed avrete l’idea dell’ambizioso progetto del trio di Michael Messer. E’ il “richiamo irresistibile del blues”.

Un’altra gemma dal sottobosco musicale delle piccole etichette e delle autoproduzioni. Ben vengano