CURRAN – SCHIAFFINI – C. NETO – ARMAROLI

“From The Alvin Curran Fakebook: The Biella Sessions”

DODICILUNE RECORDS 2CD Ed386, 2017

di Alessandro Nobis

Il pianista compositore Alvin Curran ed il trombonista Giancarlo Schiaffini sono tra le più importanti figure che nella seconda metà del Novecento hanno dato un contributo importante alla musica “contemporanea” di quegli anni, e bene ha fatto l’etichetta salentina Dodicilune a pubblicare questo doppio CD che contiene tra l’altro alcune pagine del “A.C. Fakebook” del compositore di Providence registrate a Roco Biellese alla fine del 2016. Pagine è la parola che meglio descrive l’opera, formata da fotografie, scritti, schizzi, non fogli con il pentagramma ma piuttosto un compendio composito e variegato cona del materiale sonoro, piccoli frammenti, musica concettuale, idee, percorsi pensati per piano ma che lasciano la più totale apartura verso gli altri strumenti. Fakebook può essere manipolato, smontato e ricomposto secondo la sensibilità di chiunque voglia cimentarsi con questa, la definisco così, avventura esplorativa: Curran propone un contenitore insomma, il contenuto è lasciato ai musicisti e quindi può cambiare forma ogni volta che lo si affronta. Qui il quartetto, con Alipio Carvalho Neto ai sassofoni e percussioni, Sergio Armaroli al vibrafono e percussioni con l’aggiunta del contrabbassista Marcello Testa e del Batterista Nicola Stranieri che partecipano all’operazione in alcune tracce, esplora nel primo dei due CD 5 delle Sequenze “suggerite” da Curran (“Sequences” è il titolo della prima delle nove sezioni di cui è composta l’opera), mentre “Soft Shoes” che chiude il secondo CD è una brevissima struttura condotta dal piano di Curran e dal sax Neto con la ripetizione di una breve sequenza e con piccole variazioni pianistiche e “Field It” si regge su una piccola frase iniziale ripetuta dalla ritmica con improvvisazione dei fiati che si immerge nei i “soliti” suoni – rumori mai fuori posto delle infernali suoni generati dal computer di Curran per ritornare alla frase iniziale.

Infine voglio segnalare il brano che senza togliere nulla agli altri, mi ha fatto comprendere il valore culturale del livello di questo ottimo doppio lavoro, ovvero “The Answer is” composto, anzi improvvisato dal quartetto; suoni naturali, nastri preregistrati, suoni artificiali si alternano, si sovrappongono, si inseguono per oltre trenta minuti, quasi una conversazione a quattro di rari interesse profondità, per i tempi che viviamo.

Ascoltatelo. Attentamente.

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