TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, settima parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, settima parte)

TERREMOTO 1891 (settima parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

A TREGNAGO

Ed ora, dobbiamo noi dare una descrizione materiale del disastro?

Quando s’è detto che la desolazione è generale, che non una casa è illesa e che le meno guaste esternamente sono spaventevolmente rovinate all’interno, non vi sarebbe altro da aggiungere.

Però ci fermeremo alcun poco su quanto ci ha maggiormente colpito in quell’ammasso di macerie, di muri screpolati, di spigoli aperti, di frontoni caduti, di pietre divelte, che è formato da Tregnago, Badia Calavena  le loro frazioni.

9.10.6.1891 pag 2A Tregnago, la casa della Pretura è in uno stato deplorevole. Dall’attica sono cadute le pesanti decorazioni, i muri maestri sono fuori di piombo, i soffitti squarciati, e la scala è in pezzi. Fu subito sgomberata, perché minaccia di rovinare completamente.

La casa Castelli (droghiere, salumaio, chincagliere) esternamente non presenta grandi screpolature. Ma l’interno fa allibire. Il muro della facciata è letteralmente staccato da resto della fabbrica e tutti i muri trasversali sono spaccati dai tetti alle fondamenta, e le camere ingombre di calcinacci, di pezzi di soffitto. Gli architravi degli usci e delle finestre sono tutti spostati, e molti spezzati.

In peggiori condizioni ancora si trova la casa al N. 11, di G. Vinco, negoziante di pellami. Fu chiusa e puntellata da ogni parte perché non è possibile entrarvi senza esporsi a manifesto pericolo.

Tagliata a fette dall’alto in basso è la casa dell’esattore Colombari. I muri maestri sonostrapiombatiin modo spaventevole, le volte spaccate, le scale inservibili, e ad ogni tratto si presenta una nuova apertura.

Così pure è ridotta in condizioni da titubare ad entrarvi, la casa adibita ad uso delle scuole comunali. V’hanno crepe attraverso le quali passa il corpo di un fanciullo.

Né è a dirsi in quale stato si trovi la casa del famoso salumiere Rinaldi, la farmacia, la casa Doria, la casa Massalongo, la villa Franchini, la villa del medico. Dappertutto crepacci, muri sfasciati, porte divelte, pezzi di tetto precipitati.

Nel mezzo del paese, talchè ingombra la circolazione, cadde una casa, fortunatamente non abitata, le cui macerie i soldati del genio stanno ora sgomberando.

Danneggiata in modo notevole fu la frazione dei Colognato, dove una casa è precipitata e le altre quasi tutte sono a tal partito da augurarsi abbiano a cadere per evitare eventuali disgrazie.

Ma ripetiamo, non è possibile accennare alle case danneggiate: tutte lo sono, e tutte hanno bisogno di lavori radicali, moltissime d’essere in gran parte abbattute.

A MARCEMIGO

Da Tregnago passammo nella vicina frazione di Marcemigo.

Qui, la casa al N. 48 è quella che precipitò, travolgendo nella rovina la povera Roncari Teresa, ed uccidendola. Il piano terreno è un immenso monte di rottami, di sotto ai quali si scorge, in pezzi, il letto nel quale dormivano i coniugi Roncari e dal quale fu estratta, orribilmente pesta, la povera Teresa.

Alcuni contadini presenti ci narrano che allorquando cadde la casa essi credettero al finimondo. Balzarono in istrada gli uni, nel cortile gli altri, ed accorsero alle grida disperate che il Roncari mandava di tra le macerie.

salveme! aiuto! salveme! fè a pian! no me stè a copar! fe a pian! moro! – gridava il tapino, che si trovava ad avere per miracolo il capo protetto dal vano del secchiaio nel quale, non si sa come, s’era a metà introdotto, mentre sulle gambe e sulle spalle gli incombeva il pondo immane delle travi, delle tegole e dei sassi.

Lavorando appena rischiarati da lumicini ad olio, quei bravi terrazzani riuscirono in breve ora ad estrarre vivo il povero Roncari, mentre dopo un lavoro più lungo e più difficile poterono finalmente scoprire il cadavere della infelice Teresa, colle gambe trattenute sul letto da un enorme trave e il corpo rovescioni, letteralmente coperto da grossi pezzi di muro. Il Roncari era tanto inebetito dallo spavento provato, che allorquando gli dissero che sua moglie era morta, non seppe trovare una lacrima, un lamento, ma balbettò, cogli occhi sbarrati: Povareta!

E ieri il misero frale di questa donna di 45 anni era là, disteso sur un po’ di paglia, sotto un porticato del meschino cortile, con accanto la bianca cassa di abete che sull’imbrunire l’avrebbe rinchiuso per servirgli da riparo alla terra della fossa.

Quale funereo spettacolo!

Qui una casa crollata, più in là un vasto porticato di certo Biasioli, rovinato, accanto due case squarciate, più su un muro di facciata a mezzo caduto lasciando scorgere l’interno della camera, un poco altre dieci, venti case puntellate, mancanti di parte del tetto, prive delle finestre, o comunque malconcie, e di faccia, dormente nella pace infinita della morte. Indifferente ormai alle lacrime, alle miserie prodotte dal disastro, la vittima di esso, Teresa Roncari, giacente accanto al feretro!

E tutti que’ contadini guatavano la morta, rivolgevano gli occhi alle proprie case cadute o cadenti, e rabbrividivano, pensando che solo un miracolo ha fatto si che essi non si trovassero in quello stesso momento, allineati vicino alla morta Teresa, pronti per essere rinchiusi nella cassa funerale!

Povera gente”

*

Ma la via lunga ne sospingeva.

Il dettaglio era per ogni dove eguale: rovina, desolazione, pianto, case inabitabili, famiglie intiere, posseditrici esclusivamente della sfasciata catapecchia e di un orticello, o di un campo, o di un gerbido, che pensavano, con terrore, all’impossibilità di rifabbricarsi la misera casetta.

A Cogòlo, a Scorgnan, ai Finetti, frazioni tutte di Tregnago la scena è identica di quella di Marcemigo.

Due case senza tetto a Cogòlo; il campanile spostato la chiesa rovinata e chiusa al culto, musri di cinta sventrati come da cannoante, due porticati in frantumi; la casa dell’assessore Marani in stato da far pietà, due case rovinate ai Tessari.

L’ultima casa di Cogòlo verso Badia, al primo urto del terremoto si sfasciò. Dormivano al primo piano parecchie persone che si poterono salvare non si sa ancora in qual modo. Una però mancava all’appello, ed era una ragazza di 22 anni. Cercata fra i rottami, fu trovata in letto, coperta di macerie, ma viva. E in che modo? Due travi, grossissime, del tetto, erano cadute contemporaneamente sul letto, proprio accanto ai due lati della sua testa, una a destra e l’altra a sinistra facendole schermo. Così i materiali non la colpirono. Questa ragazza oggi ha gli occhi sbarrati e pare sorpresa da ebetismo.

Qui, come a Marcemigo, come in tutte le altre frazioni, i lavori dei campi sono abbandonati.

I contadini si aggirano sulla via, attorno alle tende, coi bimbi in braccio, istupiditi, e non torvano la forza di andare in campagna e di lavorare.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

QUI LA SESTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

 

 

 

 

Succede a Verona: 1951, BERTO DA COGOLLO scrive al Prof. RENZO CHIARELLI

Succede a Verona: 1951, BERTO DA COGOLLO scrive al Prof. RENZO CHIARELLI

Succede a Verona: 1951, BERTO DA COGOLLO scrive al Prof. RENZO CHIARELLI

di Alessandro Nobis

Quando risalite la Val D’Illasi e attraversate il piccolo centro di Cogollo, sulla vostra destra noterete una casa con la facciata dipinta di colore rosso; è la casa dove il 9 settembre del 1887 nacque Da Ronco Roberto. Quella che vedrete fu molto probabilmente parzialmente ricostruita dopo il terremoto del dicembre del 1891 che scosse tutto l’est veronese, ma comunque è l’edificio natale di Da Ronco Roberto, meglio conosciuto come “Berto da Cogolo”. La sua famiglia si trasferì da Gemona, nel Friuli, nel 1621 quando già da tre secoli da generazioni si tramandava l’arte di Vulcano.

La lettera che qui riporto, inedita, è una breve autobiografia probabilmente richiesta dall’indimenticato Prof. Renzo Chiarelli, a quel tempo (era il 1951) un funzionario della Soprintendenza alle gallerie d’Arte di Firenze e che in seguito ricoprì la carica di Soprintendente a Verona. Alla data di questa lettera, Berto da Cogolo era già parzialmente consumato dalla malattia che il 26 novembre del 1957 lo portò alla morte.

Sottolineo che nell’autobiografia l’artista evita accuratamente di fare riferimento al trattamento persecutorio che il regime fascista gli riservò sin dal 1922 quando fu costretto a dimettersi dalla carica pubblica che ricopriva presso il Comune di Tregnago.

Una biografia dettagliata di Berto da Cogolo è consultabile qui: http://www.veja.it/2017/05/21/roberto-ronco-detto-el-berto-cogolo-geniale-artigiano-del-ferro-battuto/

DA RONCO ROBERTO, (detto “BERTO DA COGOLO” aggiunto a penna sulla carta intestata).

nato 9 settembre 1887 (a penna)

Nato da padre fabbro, i miei vecchi oriundi da Udine. A 12 anni andavo a piedi tutte le domeniche da Cogolo alla scuola di disegno di Soave che dista circa 20 km da Cogolo. A 15 anni cominciavo a fare qualche lavoretto in ferro battuo e tutti i miei lavori andsavano venduti. Nel 1908 ero a Venezia in Calle Larga S.Marco dove lavoravo per la ditta Rattocchio Ferdinando, poi in Calle delli Specchieri per Bazzi – Bottacini, ecc. indi ai ( servizi) di Giacomo Dal Prà come incisore – modellatore, lavoravo in armi antiche (imitazione) corazze armate, cancelli, ferriate ecc….. tutto in stile originale.

Alla sera per mezzo di un Proff che mi sfugge il nome frequentavo l’Accademia di Belle Arti ed ebbi i miei diplomi. Nel 1912 – 13 – 14 lavoravo a Parigi per gli antiquari con cofanetti in ferro – statue primitive e chiavi – stemmi – trofei tutti di mia invenzione, acquistando tanto nome. Venni a Verona e cominciai le imitazioni delle barriere delle Arche Scaligere. Molti miei lavori andaro(no) in America, Inghilterra, Germania, ecc….. Mi ero specializzato in Alabarde, corazze, elmi, armature complete cesellate, pugnali della misericordia con impugnatura traforata e cesellati in diversi stili e molti di questi se ne trovano tuttora nei nostri musei e stranieri. Poi lavorai lo stile libertino e mi guadagnai una medaglia d’oro all’esposizione delle arti a Venezia.

Poi una a Parigi un’altra a Verona. Dal 935 – 40 andavo alla domenica alla mia vecchia scuola di Soave come insegnante del ferro battuto.

Ora sono fuori combattimento e quasi incapace di scrivere

Ringraziamenti infiniti

Roberto Da Ronco

25 / 9 / 51

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

IL TERRORE !

Impressionati dalle notizie che ci telegrafano e scrivevano i nostri egregi corrispondenti da Tregnago e Badia Calavena, ieri ci siamo decisi a recarci sui luoghi onde persuaderci, de visu, della descritta gravità della sciagura.

Risultato della nostra gita, triste assai, sono queste note farraginose, buttate giù colla tiranna dell’ora alla gola, ma esatta fotografia delle nostre impressioni e della verità.

*

Il ridente paese di Tregnago, l’incantevole Badia Calavena dolcemente adagiata in fondo alla valle, quasi sentinella avanzata ai piedi della valle, quasi sentinella avanzata ai piedi delle alte cime che formano i contrafforti ai Lessini, non sono più riconoscibili.

Sui volti di quei robusti montanari non splende più la intelligente svegliatezza; il loro occhi sono atoni, le loro fisionomie senza espressione, i movimenti tardi, e paion diventati automi senza volontà e senza energia.

L’orribile spavento provato la notte del terremoto li ha come inebetiti, e lo scamato pericolo personale, reso ora più manifesto dal misero stato in cui vedon ridotte le case loro, li mantiene in quell’intontimento che finisce per renderli indifferenti a quanto avviene attorno ad essi.

Qualunque domanda loro rivolgiate non ha pronta evasione: sembrano svegliarsi da un sonno continuo quando odono la vostra voce a meravigliarsi che qualcuno parli loro.

Le donne specialmente, i bambini, sussultano se li toccate o li interrogate alle spalle, e cofessano che ad essi sembra di provare incessantemente l’impressione indescrivibile provata l’altra notte quando furono balzati di letto, e udirono le case rovinare, i muri screpolarsi, i vicini, i parenti caduti sotto le macerie invocare soccorso.

Essi si aggirano, con la tenace temerarietà del contadino, attorno alle povere casette sconquassate nelle quali sarebbe follia entrare, e guardano con occhio lacrimoso la rovina dell’unica loro possessione, lo sfacelo delle mura fra le quali sono nati, hanno pianto ed hanno amato.

Oh! Quanto urgente, o lettori pietosi, è il soccorso per quella gente; quanto necessario il provvedere!

I soldati del genio, comandati dall’egregio capitano Messina e dall’infaticabile tenente Biancolini, abbattono case pericolanti, sgombrano delle cadute, estraggono e consegnano ai proprietari che ansiosamente le attendono, le suppellettili, le cose più care, guaste, rovinate, distrutte, di sotto ai rottami; erigono tende, portano paglia, confortano colla bontà, col lavoro, coll’assistenza fraterna i poveri colpiti dal terremoto.

Non è un luogo comune della rettorica lo sciogliere un inno all’esercito, a questa che è la più salda, la più immacolata delle nostre istituzioni, e che troviamo sempre sul nostro cammino, là dove c’è una lacrima da asciugare, un dolore da lenire, una sventura da mitigare.

Evviva il soldato italiano!

*

Da tre notti a Tregnago ed a Badia non si dorme al coperto.

I quattro quinti delle case furono dal Genio Civile dichiarate inabitabili, e nelle altre il terrore impedisce agli inquilini di pernottare.

Vasti e numerosi attendamenti militari e privati albergano le centinaia le centinaia di persone prive di alloggio, e sotto le piccole tende dei soldati, e sotto quelle di ogni foggia, erette li per li dagli abitanti stessi, si vedono intiere famiglie, con materassi, sedie, poltrone, utensili da cucina, il tutto ammonticchiato come Dio vuole.

E l’altra notte e ieri sera piovve lungamente, dirottamente, e le tende non bene ripararono dall’acqua i poveri inquilini di esse, talchè dopo un po’ di tempo la paglia, i materassi, le persone giacevano in pozzanghere.

– Io mi sono svegliata – ci diceva una bella sposa di Badia Calavena, ai pianti dei miei tre bambini, che erano addirittura coricati nell’acqua; e al di fuori della tenda pioveva peggio che dentro, non potevo quindi uscire, perciò ho dovuto tenermeli, così bagnati, tutta notte sulle ginocchia. Dio provvederà a salvarli da qualche terribile malattia!

Ed aveva ragione la poveretta.

Una malattia, terribile, spaventosa per chi ha figli, è scoppiata pur troppo a Tregnago: la difterite!

Ieri i due casi erano in cura, ed uno dei colpiti stava per morire.

Il valente e zelantissimo dott. Castelli si fa in quattro, sorveglia, disinfetta, isola, cura con amore e con scienza, ma purtroppo le sue forze non potranno arrestare il male se avrà ad estendersi.

E il cuore si agghiaccia al penare che serpeggia la difterite in una popolazione costretta a dormire, a vivere agglomerata sotto le tende, senza agi, senza comodità, senza regole né di pulizia né di igiene.

Il Sindaco di Tregnago, avv. Cavaggioni, quello di Badia, signor Grisi, i due Segretari, i due medici, le autorità tutte gareggiano di zelo, di attività, di energia, ma la bisogna è vasta e grande, il disastro ha proporzioni forti, e per ciò che riguarda le case danneggiate non si sa da quale parte incominciare a metterci le mani.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

 

DALLA PICCIONAIA: SALVATORE MAIORE QUARTETTO A CORDE

DALLA PICCIONAIA: SALVATORE MAIORE QUARTETTO A CORDE

DALLA PICCIONAIA: SALVATORE MAIORE QUARTETTO A CORDE

La Fontana di San Pietro in Cariano, Verona. 1 novembre 2019

di Alessandro Nobis

Il progetto che il compositore e violoncellista Salvatore Maiore ha presentato alla Fontana ai Ciliegi con il suo quartetto (Maria Vicentini alla viola, Peo Alfonsi alla chitarra a sei corde e Giancarlo Bianchetti alla chitarra a sette) nasce da lontano, ovvero dalle registrazioni effettuate tra il 2011 ed il 2013 sfociate con la pubblicazione di “Infinito”, alle quali aveva partecipato il brasiliano Roberto Taufic.

In scaletta i brani di “Infinito” ed un inedito, “Billy” aperto dalle chitarre e con due bei solo di violoncello e di chitarra a sette corde e sul finire un “pizzicato” di Maiore. Ma, al dì la della bellezza delle melodie, ciò che più vorrei sottolineare sono il perfetto controllo dei volumi – questo è un progetto che va ascoltato possibilmente in veste acustica -, l’impianto prettamente cameristico delle scritture e l’equilibrio sonoro che è emerso sin dal brano di apertura, “Peo”: assoli misurati, quasi degli spot che si accendono durante l’esecuzione e perfettamente inseriti nelle melodie da arrangiamenti di raro gusto. C’è una evidente condivisione del progetto di Maiore, e lo si percepisce nettamente osservando gli sguardi incrociati che evidenziano a mio avviso anche il piacere di suonare questa bellissima musica evocativa, spesso maestosa ed anche mi sia consentito dirlo a tratti cinematografica (durante la performance l’ho abbinata a certo cinema neo-realista). Ci sono il Brasile mai però calligrafico che ha ispirato “Guinga”, “Hermeto” (il bis con un significativo solo di violoncello) e “Gabriele”, aperto da Bianchetti, un Brasile quasi amazzonico viste la trama della chitarra che si incrocia con le percussioni (qui ho immaginato l’ombra di Egberto Gismonti), c’è la musica scritta per Ammentos “In su mare” con una splendida intro di Alfonsi e ci ho visto anche il Novecento, quello degli archi di “Infinito” che aprono il brano e che accompagnano il solo di chitarra con il “pizzicato”.

Maiore non ha certo bisogno dei nostri consigli, ma a questo punto direi che si impone una nuova registrazione dei brani di “Infinito” con questa formazione, con la sua pubblicazione ufficiale e soprattutto con la divulgazione che assolutamente merita. O no?

Concerto bellissimo che il pubblico ha gradito e lungamente applaudito.

Di Salvatore Maiore avevo scritto anche qui: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/16/peo-alfonsi-salvatore-maiore-alma/)

 

 

 

 

 

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano ARENA, quinta parte)

ARENA, 8 – 9 GIUGNO 1891

PARLA IL PROF. GOIRAN

Verona, 8 giugno 1891

Comunico le notizie della giornata di ieri, come continuazione di quelle già segnalate. Dalle ore 8,30 ant, alle 3 pom. gli istrumenti si sono mantenuti calmi: agitati da quell’ora in poi.

Ecco la cronaca delle ore pomeridiane di ieri e delle mattinate di oggi:

Ore 3 pom. Scossa sussultoria leggerissima.

Ore 5,10 pom. Scossa sussultoria ed ondulatoria sensibile. E’ stata generalmente avvertita in città.

Ore 7 pom. Movimento tramometrico assai vivace.

Ore 7,15 pom. Scossa sussultoria leggerissima

Ore 8,03, 9,33, 9,50 pom. Scosse ondulatorie leggerissime.

8 Giugno – ore 3,45, 4,16, 4,32 e 5 ant. Scosse ondulatorie leggerissime. Il tremito del suolo però durante questo periodo si è mantenuto quasi senza interruzione sin dopo le 5 antimeridiane.

Ore 9 ant. Gli strumenti sono in calma. E nella calma dovrebbe pure mantenersi la popolazione non essendovi ragione alcuna per ritenere probabile altra scossa uguale a quella delle ore 2,04 ant, di ieri.

La scossa di ieri è stata avvertita in tutta la Provincia.

La zona maggiormente colpita appare quella di Tregnago.

Non posso pronunciarmi in via assoluta se prima non ho maggior numero di notizie: per ora mi limito a dichiarare che sino ad un certo punto nel terremoto odierno mi pare quasi di vedere, ma con proporzioni di gran lunga maggiore e per la estensione e per la intensità, la ripetizione di altro terremoto veronese avvenuto nel 8 febbraio dell’anno 1880.

Alla Ferrara di Monte Baldo come a Malcesine, la scossa di terremoto è stata pure fortissima: ad ohni modo però, e per rispondere ad alcune inchieste fattemi, nedo assolutamente nel caso presente che il radiante sismico sia da ritenersi nel Monte Baldo.

  1. GOIRAN

*

Dai giornali giuntici stamane spigoliamo le seguenti notizie:

A PADOVA.

Chi scrive veniva questa mattina svegliato da un rumoroso brandimento dei cristalli delle finestre, paragonabile a quello che si avverte nelle invetriate di molte case, quando sopra l’acciottolato della strada contigua passino pesantissimi carri.

Calcolando a cinque secondi l’intervallo compreso fra l’istante in cui fu prima percepito lo scuotimento e l’istante in cui fu potuta notare la indicazione dell’orologio regolato sul tempo medio di Padova, risulta che il principio dello scuotimento fu avvertito a 2 ore 3 minuti e 47 secondi. Esso continuò poi con intensità quasi costante per 20 secondi terminando così a 2 ore, 4 minuti e 3 secondi.

Cosa notevole: oltre ad una vibrazione quasi regolare e niente affatto impressionante degli oggetti rigidi, non fu dallo scrivente avvertita veruna traccia, né di ondulazione, né di sussulto, e anche gli oggetti pendoli rimasero immobili. Invece in una casa non lungi dall’Osservatorio vi fu chi notò in due oggetti pendoli tracce concordi di oscillazioni da ENE WSW.

Il sismoscopio Brassart non diede alcun avviso di terremoto; eppure fu immediatamente dopo verificato che la vibrazione del suo marmoreo supporto, rifidamente collegato alle musraglie dell’Osservatorio prodotta dalla caduta di un peso di cinque grammi dall’altezza di 20 centimetri, faceva cadere ambedue le spranghette. E così pure nessun orologio dell?osservatorio diede segnao immediato di alterazione, mentre una tal cosa di verificò in passato in terremoti anche leggeri.

A PARMA.

Ieri mattina alle 2.10 circa, preceduta da un rombo, somigliante ad una ventata si è sentito una lieve scossa di terremoto che è durata pochi secondi.

L’effetto che produsse a noi che eravamo intenti al lavoro, fu che la scossa prima si sentisse con maggiore intensità; poi le oscillazioni si fecero sempre più tenui, quasi a rendersi insensibili, per ripigliare, ad un tratto, abbastanza vibrate.

Intanto scricchiolavano i mobile e le vetriate, oscillavano le lampade.

Su quest proposito la Rirezione del R. osservatorio ci mansa quanto segue:

“Alle ore 2 e minuti 8 di stamattina, si è avuto una scossa ondulatoria di terremoto tra sensibile e mediocre (tra il 4 e il 5 grado della scala De-Rossiana), indicata da quasi tutti gli strumenti sismici ed in ispecie dall’Avvisatore Checci, da sue sismografi Brassart e da cinque pendoli di varia lunghezza. La direzione della scossa fu dal N.E. al S.O. e della durata di circa 8 secondi. Ha svegliato le persone ed è stata accompagnata da tremolio di mobili e da scricchiolio di vetri. Al momento della scossa il cielo era perfettamente sereno il vento spirava dal S.E., ed il barometro era quasi stazionario ed a mm. 768 a zero e al mare.

A GENOVA.

Alle 2.40 di ieri mattina venne udita nella nostra città una leggera scossa di terremoto cge fece svegliare non pochi cittadini già da varie ore in braccio a Morfeo, i quali sbarrarono tanto d’occhi a quell’ondulamento del letto e degli altri mobili.

La scossa era ondulatoria in direzione da N.E. a S.W. e durò una trentina di secondi.

A SAN GIOVANNI ILLARIONE (P. di Vicenza):

Alle 2.04 si sentì una scossa violentissima che svegliò di colpo tutte le persone. Parecchie case crollarono con immenso fracasso.

Una ragazza di 13 anni rimase uccisa dalle rovine e un bambino fu gravemente ferito.

*

NELLE ALTRE CITTA’.

Il terremoto fu sentito a Domodossola, Belluno, Milano, Parma, Modena, Firenze, Ferrara, Ravenna, Brescia, Pavia, Vicenza, Treviso, Bergamo.

*

AIUTIAMO TREGNAGO.

La narrazione del disastro di Tregnago, che più sopra si può leggere, è nella sua semplicità eloquente.

Sono numerose le famiglie che rimasero senza tetto per opera del terremoto, e i grandi sacrifici che altre moltissime famiglie dovranno fare per rendere ancora abitabile la propria casa.

La maggior parte delle case distrutte o gravemente danneggiate appartengono a povera gente che non possedeva altro all’infuori di quelle quattro mura, delle poche masserizie che rimasero distrutte o guaste e di un campetto.

E’ quindi la rovina, quella che si presenta per tante famiglie.

Veniano loro in soccorso, aiutiamole, leniamo la disgrazia con l’obolo nostro!

Noi ci rivolgiamo pertanto ai Veronesi fidenti che vorranno rispondere al nostro appello e che in brevi giorni faranno si che i fratelli di Tregnago e di Badia Calavena abbiano a benedire il cuore dei cittadini di Verona.

Apriamo dunque la sottoscrizione a favore dei danneggiati dal terremoto in Tregnago e Badia Calavena.

Giornale Arena Lire 25.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

 

 

 

 

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

IL DIAPASON intervista MAURIZIO DIAMANTINI, organettista

di Alessandro Nobis

Una piccola comunità montana, a circa 700 metri di quota ad una trentina di chilometri da Verona nella Lessinia Occidentale a due passi dal Ponte di Veja, ospita da qualche tempo a cadenza mensille un’imteressante iniziativa che riguarda la cultura popolare ed in particolare la tradizione musicale che si tengono nel veronese e che, come sentiremo, è riuscita a coinvolgere piano piano numerosi musicisti ed appassionati del ballo popolare di province e regioni limitrofe. Si sta assieme, si suona, si balla, si mangia (e si beve del buon vino) in modo del tutto informale: non si cerca di rivivere il passato, fatto in queste zone di vita assolutamente grama, ma si sta assieme dimenticando tutto il resto per lo spazio di un pomeriggio domenicale tra amici ballando i ritmi che le persone e la storia ci hanno tramandato e che non dobbiamo dimenticare. Un modo di fare comunità, quello del BalFolk, molto più praticato di quello che si crede in Italia ed in molti altri Paesi europei che hanno conservato anche sviluppandole, le tradizioni popolari nello specifico musicali e coreutiche.

A Verona, a Giare, artefici di questi appuntamenti sono alcuni appartenenti al Gruppo Ricerca Danze Popolari, ensemble costituitosi nel 1980 e con numerose attività in corso, come vedremo. Per conoscere meglio questa iniziativa  Il Diapason ha incontrato l’organettista Maurizio Diamantini, uno dei promotori assieme a Luisa Capitani di questa iniziativa.

49676452_2058514787542758_195670210265481216_n– Innanzitutto sono curioso di conoscere come è nata l’idea di questi incontri con le danze popolari e soprattutto come siete venuti a conoscenza di questo straordinario spazio in quel di Giare che non è esattamente alle porte di Verona.

– 23 anni fa abitava a Marano di Valpolicella Olivier Jay, venuto in Italia per imparare a costruire organi per le chiese. Notevole violinista, ha suonato molti anni or sono anche con il Canzoniere Veronese di Grazia De Marchi.
Olivier dava lezioni di organetto, strumento suonato da pochissimi virtuosi a quel tempo, come Roberto Lucchese dei Noctua. Cosa c’entra tutto questo con Giare? :
a Chambery, dove abitava Olivier, i suonatori tradizionali locali si trovavano periodicamente per suonare insieme e far ballare le persone che partecipavano a queste feste.
Luigia ed io andavamo a lezione di organetto da Olivier. Un giorno ad Olivier è venuta l’idea di riproporre a Verona l’esperienza francese della “ banda larga” così siamo andati a Giare a parlare con Don Giovanni Gottoli che ha messo a disposizione il fantastico teatrino.
Notevole l’affluenza di ballerini e suonatori negli anni, provenienti da tutto il nord Italia.

– Sono convinto che la musica tradizionale da molti anni abbia perso la sua funzione originaria di accompagnamento al ballo popolare. Mi sembra che la vostra iniziativa vada nel senso della sua ricontestualizzazione. Cosa ne pensi?

Chi viene a Giare sa che la proposta, sia delle musiche che dei balli, è il più possibile tradizionale. Certo che i giovani danzatori preferiscono musiche arrangiate e magari suonate sia a volume che a velocità “differenziati”, mentre a Giare si suona rigorosamente dal vivo senza amplificazione. La creazione di danze popolari, cioè create dalla comunità e non da un coreografo, penso che si sia fermata ben prima degli anni 50′, noi riproponiamo la storia della danza popolare con qualche eccezione. In particolare proponiamo i “repertori” ancora vivi nell’Italia settentrionale-centrale, come le danze venete (raccolte da Guglielmo Pinna e altri ricercatori), le danze delle valli Occitane d’Italia, le danze delle 4 province (Cegni), le danze dell’Appennino bolognese, le danze della Romagna.

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– Come sono organizzate queste “domeniche” di Bal Folk a Giare? C’è un nucleo di strumentisti fisso o lo spirito è quello della session informale alla quale possono partecipare suonatori diversi?

– La partecipazione alla session è libera e chiunque può partecipare, basta che la proposta musicale rientri nel balfolk ”tradizionale” Molti suonatori veronesi sono venuti nel “teatrino”: ad esempio Alfredo Nicoletti, Massimo Muzzolon, Livio Masarà, Francesco Pagani, Anna Veronese, Mirco Meneghel, Guido Gonzato e Otello Perazzoli.

– Alcuni di quelli che hai citato fanno parte o hanno fatto parte in passato di ensemble legati al fenomeno del folk revival, come il Canzoniere Veronese o i Folkamazurka. Come vedi questa corrente di pensiero secondo la quale per perpetuare la musica popolare è necessario “anche” scrivere brani originali o introdurre suoni ed arrangiamenti più attuali.

– A Giare l’idea è quella di riproporre le musiche il più possibile simili a quelle che gli informatori ci hanno proposto, abbiamo un repertorio di 500 – 600 danze, e per un po’ possono bastare (direi, n.d.r), lasciando ad altri l’innovazione.

– Ho visto esibirvi anche indossando abiti che in qualche modo ricordano quelli del passato. Ma cosa è che vi distingue dai gruppi considerati prettamente “folcloristici”? –

L’abito che indossano i ballerini è “freefolk” un abito di foggia fine 800′ non ben localizzato geograficamente. La differenza tra i gruppi di danza popolare e i gruppi folk sta nel mantenimento della coreografia tradizionale, senza cambiamenti per i gruppi di danza popolare, mentre i gruppi folkloristici compiono operazioni di forte rimaneggiamento delle coreografie.
Un altro discorso va fatto sugli strumenti musicali….. non sempre si possono suonare i repertori con gli strumenti originari (es. la polka saltini con il piffero)

– I ballerini “di Giare” fanno parte di qualche gruppo in particolare o anche in questo caso c’è una certa “apertura”?

Giare è un porto di mare…. nel tempo si sono alternati flussi di ballerini provenienti dall’Emilia-Romagna, dal Veneto, dalla Lombardia, e, ultimamente, dal Trentino.

– Come Gruppo Ricerca Danze Popolari avete partecipato recentemente al Tocatì in Piazza Dante raccogliendo apprezzamenti dal pubblico. C’è sempre qualche contatto con nuovi appassionati che vi chiedono di partecipare ai vostri corsi ed incontri?

Negli ultimi anni molti giovani si sono avvicinati alle danze popolari, complice una mazurka della Guascogna che ai ragazzi piace molto. All’interno del GRDP hanno creato un gruppo giovani che gestiscono indipendentemente.

– Qual’è il repertorio al quale fate riferimento, o meglio i repertori, considerato che arrivano suonatori e ballerini anche da altre aree e che a Verona ci sono altri gruppi che praticano il ballo popolare?

– A Verona esistono altri gruppi danza e ogni gruppo ha un’area ben definita: “Tamzarà” propone danze dell’est Europa ed israeliane, I “GRECI” ( gruppo ricerca ellenistico coreutico italiano) propone danze greche, il Gruppo di Francesco Pagani danze e canti veneti, il GRDP danze europee. Il gruppo Ammutinati di Piovezzano bal folk.A Giare proponiamo tutti questi repertori.

– So che partecipate ad eventi in altre regioni ed anche all’estero. Qual è la situazione del BalFolk fuori dalle mura veronesi? Mi sembra che qui siano molto poche le occasioni per ballare la musica popolare, eccezion fatta per quelle organizzate dagli amici salentini ma si sa, la “pizzica” è un fenomeno di massa …..

Alla FolkBanda (https://www.facebook.com/FolkBanda-verona-881619381917055/), o parte della band, non sono mancati ultimamente appuntamenti internazionali suonando danze venete e trentine per diversi gruppi danza: siamo andati in Brasile, Stati Uniti, Nepal, Armenia, Georgia, Francia, Portogallo, Croazia, ed in novembre saremo in India. A Verona il GRDP organizza parecchi concerti con musicisti internazionali ma non sono molto pubblicizzati o non pubblicizzati sui media.
Per quanto riguarda la pizzica indubbiamente è un richiamo per i giovani. Fortunatamente, a seguito del Tocatì è iniziata una collaborazione con l’AGA, e quindi, sul Lungadige San Giorgio non assisteremo solo a danze pugliesi ma anche a danze venete (
evviva! n.d.r.)

– Con quale frequenza vi incontrate a Giare e soprattutto, gli incontri sono aperti a tutti?

– A Giare ci troviamo una volta al mese (https://www.facebook.com/Danze-Popolari-Giare-142328762494713/r)e come ho detto prima la partecipazione sia dei musici che dei ballerini è libera e gratuita.

– C’è qualche abitante di Giare o dintorni che partecipa? I vostri contatti quali sono?

A Giare c’è stata una forte immigrazione, specie di rumeni, che si affacciano al teatro quando sentono musiche del loro paese. Quasi nulla la partecipazione dei paesani “autoctoni” con i quali, comunque, i rapporti sono buoni.

– Le prossime iniziative didattiche e di Bal Folk?
– Sul sito(http://www.gruppodanzeverona.com/)si possono trovare gli appuntamenti annuali del gruppo. Il prossimo appuntamento il domenica 20 ottobre ore 16.30.


SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

SUONI RIEMERSI: “Verona, dedicato a John Lennon”

Il Posto Records. 2LP, 1990

Sono trascorsi ventinove anni dalla pubblicazione – prodotta da Luciano Benini e dalla sua etichetta “Il Posto Records” – di questa lucida testimonianza del frizzante panorama musicale di Verona dedicata al songbook di John Lennon, assassinato dieci anni prima. Confesso che era un bel po’ che non rimettevo sul giradischi questi vinili, e mi viene spontaneo affermare che musica che ho ascoltato è che ancora oggi di assoluto livello sia nella progettazione artistica del lavoro curata da Francesco Sbibu Sguazzabia che nella sua realizzazione, facendomi ritornare ai tempi de “Il Posto” di Luciano Benini (ideatore di questo progetto), il locale veronese che in quegli anni offriva una programmazione di livello veramente notevole appetibile per tutti i palati.

R-6322261-1424185027-5674.jpegIn questo lodevolissimo lavoro sono rappresentati molti dei linguaggi musicali frequentati dai musicisti coinvolti come si legge nella scaletta sotto riportata: dal jazz al rock più arcigno, dalla canzone d’autore alla musica ambient, dalla fusion al canto lirico, tutti concentrati ad interpretare lo splendido ed immortale songbook di John Lennon.

Voglio a questo punto indicare un brano per facciata che durante l’ascolto mi ha questa volta più colpito per la scelta dell’arrangiamento e per la qualità dell’interpretazione, e come sempre accade quando si ascoltano questi lavori antologici a seconda del proprio stato d’animo si fanno delle scelte sempre diverse: oggi quoto “Nowhere Man” di Beppe Castellani con una splendida versione solistica al tenore, la magnifica “Yer Blues” del trio del baritonista Bruno Marini con Gianni Sabbioni e Cesare Valbusa, “Imagine” del Tu whit, tu whoo Trio in una originale interpretazione ambient e “Nobody Loves You”, testo in italiano di Duilio Del Prete con la splendida voce di Grazia De Marchi accompagnata dall’impeccabile Giannantonio Mutto al pianoforte.

Peccato che questo lavoro non sia stato mai pubblicato su compact disc o sulle piattaforme digitali perché potrebbe avere finalmente l’attenzione di un pubblico molto più vasto di quello che in passato abbia avuto.

Una fotografia delle Verona musicale di quegli anni, ricchissima di musicisti di alto livello che componevano una scena che poche altre città potevano vantare.

All’interno un inserto con i testi, commenti di Luciano Benini, del Movimento Nonviolento, di Riccardo Bertoncelli, Enrico De Angelis e Giampaolo Rizzetto; grafiche di Loretta Sacconelli e la copertina di Gianni Zampolli.

Questa la scaletta dei brani:

NOWHERE MAN: BEPPE CASTELLANI, sax tenore

HELP: CARILLON (Fabrizio Renato, Giampaolo Vidali, Riccardo Aganetto, Bruno Brunati, Roberto Castellani)

TOMORROW NEVER KNOWS: TEOK HAMOLA TRIO (Matteo Ederle, Silvio Galasso e Moreno Adami)

STRAWBERRY FIELDS FOREVER: VITTORIO FRAJA, MATTEO EDERLE, GIANNI SABBIONI

ALLA YOU NEED IS LOVE: GISELLA FERRARIN (voce), ENRICO BENTIVOGLIO (tastiere)

ACROSS THE UNIVERSE: STEFANO BENINI 4et (Stefano Benini, Paolo Birro, Lorenzo Conte, Andrea Michelutti)

I AM THE WALRUS: N.A.D. (Roberto Zorzi, Nicola Salerno Enrico Terragnoli, Alberto Olivieri, Egidio Zancanari)

JULIA: CRISTINA PASTORELLO (voce), GIANANTONIO MUTTO (pianoforte)

YER BLUES: BRUNO MARINI (sax baritono), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), CESARE VALBUSA (Batteria)

MEDLEY (BECAUSE / OH MY LOVE / LOVE): Luciano Benini (voce effetti), VLADIMIRO MARINESI (chitarra), DAVID BENINI (voce effetti), CARLO “CHARLIE” CASAROTTI (voce)

WORKING CLASS HERO: CRISTINA MAZZA (sax alto), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), SBIBU (gong)

MOTHER: MARCO ONGARO (voce), BRUNO MARINI (sax baritono), MARCO PASETTO (clarino), GIANNI SABBIONI (contrabbasso), ALBERTO OLIVIERI (batteria)

GOD: CHARLIE WHITE COMBO (Carlo Degani, Roberto Ceruti, Almito Cornucci, Cesare Valbusa, Tiziano Ferraro, Antonio Canteri)

IMAGINE: TU WHIT TU WHOO TRIO (Stefano Benini, Enrico Terragnoli, Sbibu)

IMAGINE: BOO BAHP SINGERS (Renata Bertolas, Gaetano Lonardi, Vittoriana Macchi, Stefano Panarotto, G. Antonio Mutto, Gianni Sabbioni, Marco Pasetto)

MIND GAMES: Marco Attard (voce), Marco Fasoli e Alessandro De Marco (violini), Gaetano Soliman (viola), Savina Zampieri (violoncello), Ivano Avesani (contrabbasso)

NOBODY LOVES YOU: GRAZIA DE MARCHI (voce), G, Antonio Mutto (pianoforte)

WOMAN: TASCHEPIENE (Diego Chiuppani, Fabio Cobelli, Renato Castellazzi, Francesca Paolini)

BEAUTIFUL BOY: RICCARDO MASSARI (pianoforte), Marco Pasetto (clatino – ocarina), Claudia Pasetto (viola da gamba)

GIVE PEACE A CHANCE: SBIBU, LA GENTE DEL POSTO, RHONDA MOORE e JUDY DILLON (voci)