NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

NIKOLA PAROV

“A Balkan Varaszatos Hangja” – Quintana records, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, dicembre 1991

Seconda prova solista di Nikola Parov, il leader bulgaro degli Zsaratnok, dopo il deludente e interlocutorio “After apokalypzsis” nel quale teorizzava una mediazione – rimasta purtroppo alla stato embrionale – tra la tradizione e l’elettronica. Questo secondo disco è – e ve lo dico subito – davvero magnifico; completamente acustico, dedicato alle tradizioni musicali dei Balcani (Macedonia, Bulgaria, Romania, Grecia) con puntate verso le atmosfere arabe e turche, suonato e arrangiato benissimo, e rappresenta una visuale – anche se certamente parziale – sul mondo delle tradizioni musicali di questa regione “a mosaico” europea. I brani sono esclusivamente strumentali e hanno costituito l’ossatura dello splendido spettacolo che gli Zsaratnok hanno presentato nella breve tourneè italiana di inizio giugno. In realtà infatti, se il disco è a nome di Nikola Parov, in esso suonano tutti i componenti del gruppo (Ivan Barvich, Laszlo Major, Vladimirr Krunity e il siriano Almassalma Ahmed Kheir) e non sono ben chiari i motivi per i quali questo disco non è uscito a nome Zsaratnok; i motivi son peraltro sconosciuti anche ai componenti stessi del gruppo, come ci ha rivelato Ivan Barvich.

Grande abilità strumentale quindi, in cui la parte del leone la fa naturalmente Parov, polistrumentista come pochi e studioso del patrimonio balcanico, che è finalmente riuscito a far pubblicate questo “The enchanting sound of the Balkans” (così suona il titolo del disco in inglese) anche ad occidente, dove la sempre attenta Harmonia Mundi ha stampato la versione in compact disc, anche se con la copertina leggermente diversa dall’originale ungherese della Quint Records. Come accade nel commentare questi lavori “a cinque stelle” diventa problematico segnalare i brani più interessanti; proviamo con il tradizionale greco “Hasapiko and Sirto” (il brano di apertura), la danza bulgara “Benati lassu” e la macedone “Pravo sztaresco”. Assolutamente indispensabile.

SUONI RIEMERSI: META EGUYTTES “Szabad Madar”

SUONI RIEMERSI: META EGUYTTES “Szabad Madar”

META EGYUTTES

“Szabad Madar” Hungaroton, 1990

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, APRILE 1991

La musica tradizionale ungherese, è risaputo ormai da tempo, non è solamente Muzsikas, Vizonto e Kolinda; nel panorama ricchissimo delle riproposte, vi sono una miriade di ensemble tra i quali c’è il Meta Egyuttes, quartetto conosciuto soprattutto a Budapest dove gestisce un locale (il Meta Dance House) dal 1985, in cui ogni domenica da ottobre a maggio, si danza secondo gli schemi tradizionali magiari. Questo “Szabad Madar” è a mio parere un disco davvero bello perché mostra lo sforzo creativo del gruppo di riproporre uno stilema musicale non rivolto solamente a un pubblico super specializzato ma anche a quanti sono interessati all’ascolto di forme musicali diverse dal solito. Gli strumenti che il quartetto utilizza provengono dalle diverse parti dell’Ungheria e sono sia di provenienza “tradizionale” che “colta”, caratteritica questa che conferisce al lavoro un carattere di fusione sonora di alto livello. Istvan Beran (clarinetto, flauto pastorale, kontra e cornamusa), Beata Salamon (voce e violino), Zsolt Nagy (kontra e clarinetto) e Elemer Konkoly (contrabbasso, gardon e violoncello) coadiuvati dall’onnipresente cimbalista Kalman Balogh, da Agoston Bartha alla ghironda e dal fisarmonicista Hans Hurtig offrono all’ascoltatore brani della tradizione provenienti dalle diverse aree (Somogy, Mezozseg, Kalotazseg) arrangiati dai musicisti del gruppo – fondato nel 1983 dal leader a Pecs – in un modo intelligente che salvaguardia le influenze tradizionali inserendo contemporaneamente sonorità “colte” che fanno di questo disco una delle migliori uscite del ’90.

Lodevole infine ci sembra lo sforzo di proporre questo disco al pubblico non ungherese, inserendo intelligentemente sia la traduzione in inglese dei testi che delle note di copertina, nella speranza che finalmente qualcuno dia il via alla distribuzione dei prodotti “folk” della Hungaroton al pari dei dischi e CD del settore classico.