DOMO EMIGRANTES “Kolymbetra”

DOMO EMIGRANTES “Kolymbetra”

DOMO EMIGRANTES

“Kolymbetra” – AUTOPRODUZIONE Records, 2014

PUBBLICATO DA FOLK BULLETIN, 2015

Di gruppi che a vario titolo propongono una sorta di viaggio nelle musiche del mare Nostrum ne ho ascoltati di recente parecchi, tutti propongono a livelli diversi una sorta di crociera virtuale con brevi soste nei porti e porticcioli più disparati senza un filo conduttore chiaro.

Questa seconda produzione di Domo Emigrantes viaggia su altri livelli e va oltre: c’è un progetto serio che si propone di andare alla ricerca delle testimonianze lasciate in Sicilia dai popoli e dalle loro civiltà che nei secoli l’hanno occupata, ci sono degli arrangiamenti omogenei e raffinati, una approfondita ricerca dei suoni e degli strumenti. Insomma, Stefano Torre, Filippo Renna, Donato Pugliese, Ashti Abdo e Lello La Porta assieme ad un nugolo di ospiti hanno confezionato un bel disco che, se promosso bene, non farà fatica a farsi apprezzare da stampa e pubblico. Dicono bene le note di copertina quando evidenziano che la Trinacria è sempre stata una sorta di calamita per tutte le civiltà che nei secoli si sono sviluppate nel Mediterraneo. E questo è il pretesto per Domo Emigrantes: fare avvicinare l’ascoltatore anche ad altre culture magari geograficamente più lontane come quella iberica e curda.

Suoni e sapori qui trovano “casa” nella lingua dialettale, attraverso un crogiuolo di strumenti, dalla zampogna a paro al saz al laud cretese, dalla chitarra battente alle percussioni “etniche”. Musiche tradizionali, musiche tradizionali con nuovi testi (Leucade) e viceversa (Canê Canê) e “Terra Matri”, una bella rilettura di “Lu me paesi” di Tony Cucchiara, un altro di quegli autori il cui repertorio andrebbe maggiormente valorizzato ed apprezzato. “Quannu pensu a lu paisi mea / in mezzu a li muntagni c’è sempre u suli / iu vurria turnari”, racconta Cucchiara: il sogno di ogni emigrante.

Concludendo uno dei gruppi più interessanti emersi dal panorama tradizionale – o di derivazione tradizionale – più recente, con i Trinacria, Niggaradio e Majaria Trio. Bel disco.

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SALVO RUOLO “Canciari Patruni ‘un è L’Bittà”

SALVO RUOLO “Canciari Patruni ‘un è L’Bittà”

SALVO RUOLO

“Canciari Patruni ‘Un E’ L’Bittà” – CONTRO RECORDS, 2014

PUBBLICATO SUL FOLK BULLETIN, 2014

Le cose le mette in chiaro subito Salvo Ruolo scrivendo sul retro di copertina che – Cambiare padrone non ti dà mai la libertà – parla del nostro west, della nostra epopea, di briganti e partigiani e di anarchici, di unità o malaunità come sostiene qualcuno e di quel Risorgimento in nome del quale si è dimenticato di dare voce ai più deboli. Da nord a Sud di questa Italia senza memoria”.

Sette storie che evidenziano la capacità narrativa di Salvo Ruolo e non solo questa. Anche gli arrangiamenti sono semplici ed allo stesso tempo efficaci e convincenti, insomma un lavoro interessante che si fa apprezzare anche per la capacità di stimolare l’ascoltatore ad approfondire i temi trattati ed anche di allargare l’interesse verso la storia italiana, soprattutto di quella risorgimentale ed in particolare di quella meridionale. Ma si sa, i libri di storia li scrivono i vincitori, ed un altro importante merito di Ruolo è appunto quello di “accendere” una scintilla in chi ascolta il disco.

“Passannanti” (trovate un bel video di questo brano su YouTube) ad esempio: racconta dell’anarchico Giovanni Passanante, autore nel 1878 di un fallito attentato al Re piemontese Umberto I. Fu catturato e condannato all’ergastolo e morì nel 1909 in un manicomio criminale dopo anni di detenzione in condizioni del tutto inimmaginabili. Per dire: era nato a Salvia di Lucania, un punto sulla carta geografica ma, essendo diventato un simbolo della ribellione contro i Savoia, lo stesso Re ne fece cambiare il nome in “Savoia di Lucania”; per la cronaca, un altro anarchico, Gaetano Bresci, riuscì nell’impresa di ammazzare il Re il 27 luglio del 1900. Oppure il brano di apertura “Malutempu”, la storia di Ninco Nanco (Giuseppe Nicola Summa), uno dei briganti più temuti di quegli anni; luogotenente di Carmine Crocco, fu giustiziato con il fratello nel 1864.

Non so, ma visto l’argomento mi viene spontaneo abbinare a questo bel lavoro il romanzo “I sentieri del cielo” del catanzarese Luigi Guarnieri, pubblicato da Rizzoli nel 2008: un autore che per lo stile narrativo e per le immagini che evoca mi ha ricordato il più crudo Cormac McCarthy.

 

www.salvoruolo.it

 

SARAB DUO – “Sarab”

SARAB DUO – “Sarab”

SARAB DUO

“Sarab” – Autoproduzione, 2015

Roberta Stanco, viola da braccio e Hamza Laouabdia Sellami,‘ud, sono i due protagonisti di questo bel lavoro che li vede all’esordio come Sarab Duo. Siciliana lei, algerino lui, hanno respirato nella loro vita l’aria fertile della cultura mediterranea per poi incontrarsi in quel di Verona a costruire questo progetto interessante per molti aspetti.

Senza soffermarmi sulla loro indiscussa preparazione musicale (Hamza ad esempio è conosciuto come suonatore di liuto arabo ma è violinista e mandolinista provetto) mi piace piuttosto parlarvi della loro musica qui presentata: sei composizioni originali di Hamza Sellami che, se da un lato si staccano dai luoghi comuni delle rispettive culture musicali, dall’altro ne sono permeate costruendo così un affascinante suono che spinge l’ascoltatore a viaggiare in luoghi e spazi immaginari, grazie anche ai raffinati arrangiamenti che fanno risaltare la bravura e l’inteplay dei due interpreti: suonare musiche “scritte” lasciando volutamente l’improvvisazione – uno dei cardini della musica per liuto arabo – a dovuta distanza, è uno dei punti fissi di questo bel progetto.

I suoni antichi della viola da braccio e dell’oud che interpretano musica composta oggi: una sfida che altri hanno raccolto e vinto realizzando un ponte sonoro, dando senso e continuità agli stessi strumenti, non più usati solo per interpretare antiche musiche ma calati nelle sensibiltà di autori che vivono nella nostra stessa epoca.

Come detto questa è un “signor” biglietto da visita del Sarab Duo, un’autoproduzione che sarà seguita – almeno così ci auguriamo – dall’effettivo esordio discografico di Roberta Stanco e Hamza L. Sellami: una produzione con un’etichetta con un’adeguata distribuzione nel purtroppo asfittico mercato discografico italiano, oppure sfruttare al meglio il “crowfunding” che all’estero – ed in molti casi anche nel nostro Paese – consente a musicisti indipendenti di realizzare serenamente e quindi al meglio delle possibilità tecniche e “mentali” i personali progetti musicali. Cercateli su YouTube e sui social network(s) e procuratevi questo CD, o ancora meglio, andate ad assistere ai loro concerti: ne vale la pena.

Ma attenzione, in Francia esiste un Duo Sarab, oud e violoncello, con un simile progetto. Concedetemi la battuta, l’originale è qui da noi.