DUCK BAKER · BEN GOLDBERG “Play Monk in Berkeley”

DUCK BAKER · BEN GOLDBERG “Play Monk in Berkeley”

DUCK BAKER · BEN GOLDBERG “Play Monk in Berkeley”

FULICA RECORDS. CD, 2020

di alessandro nobis

Herbie Nichols e Thelonious Sphere Monk sono, visto il numero di “citazioni” nella sua corposa discografia, i due autori – entrambi pianisti – più amati e suonati da Duck Baker, in studio e dal vivo. Ora la Fulica Records pubblica un concerto di Baker in compagnia del clarinettista Ben Goldberg registrato in quel di Berkeley nel 2003 in occasione di un “house concert”. Concerto che presumo avranno visto in pochi, vista la natura stessa degli “H.C.” e che ora molti avranno la possibilità di ascoltare, e poco importa se la qualità della registrazione non sia DDD, la qualità della musica è quella che fa la differenza e qui di questa ce n’è in abbondanza.

Dieci brani, otto scritti da Monk, e degli altri due voglio citare l’ellingtoniano “It Don’t mean a thing” – altro cavallo di battaglia bakeriano – peraltro qui abbinato a “Off Minor” del pianista del North Carolina. Baker e Goldberg naturalmente hanno pieno rispetto dei temi, ma allo stesso tempo sanno staccarsene regalando a chi ascolta la possibilità di fruire di lunghe improvvisazioni, di un dialogo sempre efficace ed originale all’interno degli stessi temi, come se questi fossero dei punti di incrocio nei quali i due musicisti ritornano all’ovile monkiano; valgano per tutti “Bemsha Swing”, un bellissimo rifacimento di “Misterioso” – dove il tema lo riconosci dopo oltre un minuto – che va a chiudere il disco e la meno conosciuta “In Walked Bud”, quasi la descrizione delle movenze di Bud (Powell ?) dove Baker detta inizialmente il tempo e Goldberg improvvisa con suo sempre illuminante clarinetto (splendido il suo solo).

Se gli archivi bakeriani sono tutti di questo livello, ben ne vengano altri. Di questi inediti.

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

IL DIAPASON INCONTRA RICCARDO MASSARI del BIOGRAMMA ENSEMBLE

di alessandro nobis

Dell’importanza del lavoro del Biogramma Ensemble per ricordare il centenario della nascita del compositore veneziano Bruno Maderna vi ho già parlato qualche tempo fa (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/01/16/biogramma-ensemble-per-bruno-maderna-voll-1-2-2020/), ma vista la qualità e rilevanza della musica prodotta ho ritenuto opportuno rivolgere qualche domanda all’ideatore del progetto Riccardo Massari che ha per l’occasione composto una parte rilevante de “Per Bruno Maderna”.

  • Perché è così importante ricordare la figura di Bruno Maderna? Che cosa ha lasciato al mondo della musica contemporanea?

Bruno Maderna è uno dei titani musicali della seconda metà del Novecento: mai abbastanza celebrato ed eseguito nel nostro Paese, per questo nell’anno che molti hanno dedicato a commemorare Beethoven (!), mi sembrava urgente celebrare, seppur con un modesto tributo, un fenomeno musicale come quello di Bruno Maderna, un artista, un visionario dal quale c’è ancora moltissimo da apprendere. La sua musica rappresenta brillantemente, il panorama artistico e culturale degli anni in cui ha operato, ma si proietta verso il futuro in modo sorprendente con caratteristiche e scelte spesso più ardite di quanto si compone attualmente.

Maderna possiede grande libertà di idee, padronanza tecnica, forte ed elegante spontaneità del gesto musicale, e una conoscenza profonda della musica dei secoli passati.  Il fatto che dirigesse la propria musica ne fa un musicista completo, che mantiene un rapporto sanguigno e pieno con l’espressione sonora. Il suo poco conosciuto eclettismo lo rende molto attuale come compositore; un musicista che trascriveva i concerti di Vivaldi esortato dal suo maestro Gian Francesco Malipiero, faceva i primi esperimenti elettronici nello studio di fonologia di Milano, dirigeva i classici, e utilizzava l’improvvisazione nelle proprie composizioni…

  • Come nasce l’idea di questo progetto e come hai scelto i tuoi collaboratori? Che cosa li accomuna dal punto di vista musicale?

Questo progetto nasce da conversazioni con gli amici Carlo Miotto e Fabio Zannoni, due grandi conoscitori del lavoro maderniano che hanno fatto molto per Maderna a Verona alcuni anni fa, con “Verona Contemporanea”, un festival aperto, dinamico ed eccezionale che purtroppo dopo tre edizioni di gran successo inspiegabilmente non ebbe seguito.. L’idea nasce nel dicembre 2019 parlando del centenario e ipotizzando una proposta veronese che purtroppo non si poté concretizzare. Considera che la figura di Maderna è molto legata a Verona e sarebbe logico che si fosse fatto qualcosa a proposito. In quei mesi stavo creando partiture grafiche, un tributo maderniano e che chiamo Serenate Spaziali ispirato dalle serenate per un missile e per un satellite del grande maestro; riaprivo la partitura orchestrale di Biogramma e tornavo a capire il Maderna che avevo studiato una ventina d’anni fa. Con il lock-down sarebbe stato difficile realizzare un tributo e pensai di invitare a collaborare alcuni colleghi con un progetto mio creato in studio, che fungesse da “scialuppa di salvataggio”. Tutti reagirono con gran entusiasmo e realizzammo le registrazioni che ho assemblato nei Madernaliae nelle altre composizioni incluse in questi due album.

Il Biogramma Ensemble (così ho chiamato il gruppo) è formato da una decina di musicisti con formazione “anfibia”, sanno leggere e sanno improvvisare magnificamente. Alcuni di loro provengono dalla scena del free delle ultime generazioni qui a Barcellona. Sono accomunati da una profonda coscienza timbrica, da capacità creative come improvvisatori e da una grande preparazione. Molti compongono musica propria fuori dai canoni imperanti. Mi sento estremamente fortunato a collaborare con loro!

  • C’è una parte scritta ed una parte improvvisata in questo lavoro, e questo rispetta perfettamente i dettami di Maderna. In un inserto “vocale d’archivio” si sente il compositore veneziano dire “dovete improvvisarla da voi senza note” ……. Quanto era importante per lui – e quanto lo è per te – la pratica improvvisativa in un contesto di musica contemporanea?

Quella espressione di Maderna citata riassume molto bene un aspetto del suo lavoro diretto coi musicisti, cosa estremamente affascinante, che mi riporta alla esperienza personale nell’orchestra di Lawrence “Butch” Morris. Quando nel 1996 partecipai a un concerto di Butch come pianista, capii che possono non esserci confini netti tra l’alea, l’improvvisazione e la musica scritta. Capii che l’improvvisazione (alcuni usano il termine comprovisation unione di composition e improvisation, oppure “composizione in tempo reale”) è un potentissimo motore musicale, e che quindi “scrivere tutto” può essere un gesto pedante, che chiude possibilità creative e che quindi limita la musica. Ci sono sezioni di Biogramma per esempio che possiedono molte analogie con la musica di Butch (Morris, n.d.r.) … L’improvvisazione serve ad aprire il linguaggio musicale, a mettere in comune cose che non lo erano, a generare nuove dimensioni sonore, a fare dell’alchimia sonora; siamo troppo abituati ad associare l’improvvisazione al jazz o ad altri generi tradizionali che rispondono a linguaggi musicali chiusi e a scatole di mercato molto definite.

  • Ho trovato interessante l’uso dell’elettronica, ed addirittura in un brano sostituisce l’arpa prevista dalla partitura.

Maderna fu un pioniere dell’elettronica negli studi di Milano, quindi le mie investigazioni elettroniche non potevano mancare… e poi come non cedere alla tentazione di aggiungere l’elettronica alla Serenata per un missile…! In mancanza dell’arpista abbiamo due sintetizzatori analogici russi Lyra8 che sono sicuro sarebbero piaciuti moltissimo al nostro Maderna. L’elettronica aiuta a percepire i suoni più convenzionali (un violino, un clarinetto, un piano) in modo completamente nuovo … Nel caso di queste Serenate Spaziali l’ho voluta utilizzare per “inclinare il piano di ascolto” sul quale poggiano gli strumenti classici.

  • Quali sono gli aspetti del lavoro di Maderna che hai voluto maggiormente evidenziare nelle composizioni che a lui hai dedicato?

…. sicuramente quelli che mi influenzano di più come la libertà nell’uso del serialismo, il magnifico lirismo mediterraneo (Biogramma  appunto nel solo di corno inglese per es.)  e poi la forza sonora fatta di colpi e silenzi infiniti (ascoltate Stele per Diotima )… ma anche l’ironia giocosa di pezzi come le serenate (oserei dire post-Satie!). Dall’assolo di corno inglese di Biogramma infatti (girato e rigirato con le antiche tecniche del contrappunto) nasce gran parte del materiale melodico dei Madernalia,e dalla Serenata per un missile ha origine il progetto delle mie Serenate Spaziali  come partiture visuali e pezzi di musica elettroacustica allo stesso tempo.

  • Nella mia recensione scritta a proposito dei due volumi de “Per Bruno Maderna” mi sono augurato di vedere anche la realizzazione fisica del lavoro, su compact disc o su vinile. Hai previsto questa eventualità?

Sarebbe certamente magnifico stampare questo lavoro su vinile (preferisco di gran lunga i “vecchi” LP come oggetti rispetto al compact disc), anche in una tiratura ridotta, ne varrebbe la pena, come per alcune altre mie produzioni recenti che hanno ricevuto un certo riscontro (come le Ligetian Variations) ed infatti lo sto valutando. Attualmente come sai la situazione discografica è piuttosto complicata. Molta gente neppure possiede un lettore CD o un piatto per i dischi a casa. Quindi sembra assurdo pure distribuire il proprio lavoro in formato fisico. Anche le vendite on line però sono assurde: mai sarà pagata a sufficienza una produzione di mesi  con quelle poche monete a brano che con un po’ di fortuna riceviamo dalle reti. Bisogna creare prodotti elitari, per collezionisti, dicono alcuni. È giusto? Il vinile purtroppo è poco sostenibile ecologicamente… Un amico mio ricicla vecchie cassette e produce lavori unici su nastro in poche copie…

Che ne penserebbe di tutto questo Bruno Maderna? Forse direbbe che la musica dal vivo è quella che conta, ma il mondo virtuale la sta annullando…

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-1

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-2

ALDO BAGNONI “The Connection”

ALDO BAGNONI “The Connection”

ALDO BAGNONI “The Connection”

ALFAMUSIC RECORDS. CD, 2020

di alessandro nobis

Certo che alla fine di questo delirio pandemico che sta lasciando senza lavoro e senza alcun sussidio la maggior parte dei musicisti che provano a vivere di musica, si dovrà prendere atto con ancora più attenzione ed entusiasmo di quanto sia cospicuo qualitativamente e quantitativamente il movimento del jazz italiano: magari dedicando rassegne e festival – a Verona “c’era una volta Jazzitalia” – che mettano in primo piano il valore dei jazzisti nostrani delle passate e delle presenti preparatissime generazioni, non fosse altro per promuovere i loro lavori meglio di quanto sia stato fatto finora e per dare giusto godimento a chi il jazz lo pratica e di conseguenza anche a chi lo ascolta e lo apprezza.

Questo “The Connection” ad esempio, prodotto da Alfamusic, che vede protagonista il quartetto guidato dal batterista e autore Aldo Bagnoni del quale fanno parte Mauro Tre (tastiere), Giampaolo Laurentaci (contrabbasso) ed Emanuele Coluccia (sassofoni e pianoforte in un brano), non solo “esecutori” degli spartiti ma preziosi collaboratori anche nella fase progettuale e creativa di questo bel lavoro. Il jazz che si “respira” qui è quello elettro-acustico nel quale fanno capolino qual e là ed in modo sempre misurato il sintetizzatore ed il Fender Rhodes con il suono così particolare ed indicativo della fase storica nella quale si iniziava ad elettrificare, prima parzialmente e poi completamente, il linguaggio della musica afroamericana: mi riferisco in particolare al groove di “Lipompo’s just arrived”, dedicata a Bruno Tommaso e con richiami alla tradizione lucana ed a “Cappello Eolico” brano dalla grande cantabilità con espressivi assoli di sax tenore e di synth, mentre sul versante acustico notevole l’introspettiva ballad acustica “Heart on the Mountain”.

Musica che viene dal cuore, dalle esperienze personali di Aldo Bagnoni, e che raggiunge anche il cuore chi ha il piacere di ascoltarla, un altro, ennesimo capitolo che ci racconta come il jazz italiano sia più che mai vivo e vegeto in tutte le sue declinazioni.

Sperando in tempi migliori, perché peggiori di questi faccio fatica ad immaginarli.

http://www.alfamusic.com

BIOGRAMMA ENSEMBLE “Per Bruno Maderna vol. 1 & 2”

BIOGRAMMA ENSEMBLE  “Per Bruno Maderna vol. 1 & 2”

BIOGRAMMA ENSEMBLE  “Per Bruno Maderna voll. 1 & 2”. 2020

di alessandro nobis

L’appena trascorso 2020 è stato il centesimo anniversario della nascita del compositore veneziano Bruno Maderna (1920 – 1973). Pochi se ne sono ricordati e tra questi un nugolo di compositori e musicisti – alcuni di base a Barcellona altri di passaggio nella città catalana – che sotto la guida di Riccardo Massari hanno realizzato questi due doverosi e molto interessanti omaggi al genio di Maderna che, lo voglio ricordare, è stato mentore di Luigi Nono ed era solito frequentare figure del calibro di Karlheinz Stockhausen, Oliver Messiaen e John Cage.

Il primo volume contiene i cinque movimenti di “Madernalia” ed altre due composizioni (“Hyperbole Amnesiaca” e “Una passeggiata notturna in Venezia”) di Riccardo Massari con lucide improvvisazioni del Biogramma Ensemble che mettono in evidenza la qualità del gruppo, la capacità di interloquire e di creare musica spontanea e, a questo proposito, le parole “d’archivio” di Maderna che si sentono ad un certo punto (“Dovete improvvisarla da voi senza note”) sono come scolpite nella pietra ed esemplificative della modalità esecutiva del lavoro. Silenzi, inserti con la voce di Maderna (brevi e frasi chiarificatrici d’archivio del modus operandi in fase di registrazione), rumori e suoni si alternano creando un universo sonoro che lascia solo immaginare il suo fascino e la sua intensità nelle esibizioni dal vivo. Con Massari (pianoforte, elettronica e Tarcordium) performano in questo primo volume Marta Oro Amon al violino, Maria Morera alla viola, Fabio Zannoni al flauto traverso, El Pricto al clarinetto e sax, Ferran Besalduch al sax, Diego Caicedo e Tony Peña alle chitarre, Vasco Trilla e Pablo Posa alle percussioni e Josè Guillen ha curato la parte dei suoni elettronici. 

Il secondo volume contiene tre versioni di una composizione risalente al 1969 di Maderna, ovvero “Serenata per un missile” per flauto, clarinetto, violino marimba ed elettronica (che sostituisce l’arpa presente nelle partiture originale) ed una composizione dedicata a Maderna, “Le Serenate Spaziali e del pianeta umano”) ed anche qui una significativa “nuova” esecuzione delle indicazioni di Maderna. In questo secondo volume ascoltiamo la tromba di Feliciano Garcia Zecchin.

Entrambi i volumi sono una perfetta occasione per affrontare il repertorio – e le sue “libertà esecutive” dell’importante compositore veneziano e l’auspicio è quello di vedere questa musica pubblicata fisicamente su compact disc o ellepì; è un lavoro che deve assolutamente avere un supporto fisico per restare nel tempo a futura memoria, sulle piattaforme digitali ho parecchie perplessità. Speriamo che un giorno, magari con il crowfunding ……

Questi i links dove ascoltare e scaricare questi due importanti lavori:

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-1

https://spiritini.bandcamp.com/album/per-bruno-maderna-vol-2

NĀDA MUSHIN “Tenue”

NĀDA MUSHIN  “Tenue”

NĀDA MUSHIN  “Tenue”

KRYSALISOUND KS44. 2020

di alessandro nobis

Ecco un altro interessante progetto di area “ambient” italiano, pubblicato dall’attiva etichetta Krysalisound che vede questa volta come protagonista il compositore e musicista Paolo Iannantuoni, a.k.a. Nāda Mushin che con questo “Tenue” prosegue la collaborazione con l’etichetta dopo “Mono No Aware”. Vibrazioni cosmiche e meditazione Zen sono le basi sulle quali si fonda la musica di Nāda Mushin che con queste tre tracce (“Foschia”, “Sospeso” e “Bagliore”) presenta il suo universo sonoro pervaso di suoni elettronici e di chitarre filtrate da computer; musica che richiede un attento e ripetuto ascolto per captare ogni singolo suono e l’insieme dei suoni prodotti dalla lucida ed intensa musica contenuta nel CD.

Un “muro” di suoni con inserti di “chitarra”, composizioni che non annoiano mai ma che anzi ti fanno sempre mantenere attento e curioso nel procedere nell’ascolto delle tre tracce; la lunga “Foschia” si caratterizza per il progressivo inserimento di strati sonori e di intensi interventi della chitarra “drone” durante il suo sviluppo e per il ritorno sul finire all’atmosfera iniziale, la più breve “Bagliore” che chiude questa fase del progetto di Nāda Mushin accompagna l’ascoltatore in un universo musicale più pacato, molto ben progettato e costituito da strati via via sempre più sovrapposti attraversati dai suoni penetranti della chitarra per ritornare al punto di partenza, una sorta di cerchio che si può ripercorre più volte, ipnoticamente.

Immagino che la musica di Nāda Mushin sia un equilibrio tra improvvisazione e parti scritte preparate prima della registrazione e, se questo fosse vero, immagino anche il fascino delle sue performance dal vivo. 

https://krysalisound.bandcamp.com/album/tenue

DONATI · COPPARI ENSEMBLE “A Portrait of Radiohead”

DONATI · COPPARI ENSEMBLE  “A Portrait of Radiohead”

DONATI · COPPARI ENSEMBLE “A Portrait of Radiohead”

DODICILUNE RECORDS. CD, 2020

di alessandro nobis

Conosco in modo superficiale la musica dalla band di Thom Yorke, lo confesso, ma dopo avere ascoltato più volte questo progetto dei chitarristi Diego Donati e Stefano Coppari mi devo ripromettere di affrontare la loro musica in modo più approfondito anche se i miei interessi musicali sono parecchio diversi. Si possono descrivere riletture di brani ritenuti standards o che lo saranno nel prossimo futuro come queste scritture contemporanee della band inglese senza aver ascoltato gli orginali? A mio parere la risposta è senz’altro affermativa e del resto da che “jazz è jazz”, numerosissime sono state le riletture di canzoni nate in diversi contesti (mi vengono in mente “Alice in Wonderland” e “Time after Time” di Cindy Lauper).

Mi piace parecchio ascoltare questo ritratto dei Radiohead, mi piace la raffinatezza degli arrangiamenti (sviluppatisi a partire dal duo di chitarre, così doveva essere il progetto originario), la convincente interpretazione vocale di Anna Laura Alvear Calderon, la scelta precisa e sempre appropriata degli interventi del quartetto d’archi che regala alla musica una leggerezza ed una intensità che si mantengono vive dalla prima all’ultima nota. Paradigmatico mi sembra l’arrangiamento che Donati ha pensato per “Paranoid Android” con la prima lunga parte strumentale con un bel solo di chitarra e la seconda, una splendida ballad con un tappeto sonoro degli archi e della chitarra e con una assolutamente efficace parte vocale, ma anche l’introduzione degli archi in “Karma Police” è indovinata e transla la musica dei Radiohead e i testi di Thom Yorke in un altro universo sonoro parallelo più cameristico, più acustico ma con una costante attenzione e rispetto verso i brani originali.

“A Portrait of Radiohead” può far incrociare i fans della band inglese con quelli del jazz che scopriranno di avere diversi punti in comune, i primi inizieranno ad ascoltare un po’ di jazz, i secondi il rock migliore di questi ultimi anni.

Mi auguro infine che qualcuno abbia modo di far ascoltare a Yorke & C. questo lavoro, penso ne sarebbe prima incuriosito e poi affascinato.

www.dodicilune.it

PIPPI DIMONTE “Majara”

PIPPI DIMONTE  “Majara”

PIPPI DIMONTE  “Majara”

AUTOPRODUZIONE. CD, 2020

di alessandro nobis

Chissà da quale tempo e da quale spazio provengono, i legni del pandeiro di Emiliano Alessandrini, dei clarinetti di Mario Brucato, della chitarra e della mandola di Francesco Paolino e del contrabbasso di Pippi Dimonte che danno vita al suono di queste composizioni; fatto sta che nelle mani del quartetto di Pippi Dimonte prendono vita contribuendo con il loro suono alla concretizzazione degli spartiti del contrabbassista che si muovono con grande gusto ed equilibrio tra impulsi jazzistici, contemporaneità ed una ricerca costante della perfetta melodia.

Mi sento di far entrare “Majara” nel novero dei dischi di quella “nuova musica acustica” che rappresenta un efficace e ben riuscito crogiuolo di culture: “Tarassaco” mette in evidenza il calore del contrabbasso che anticipa la pacata melodia con un dialogo tra chitarra e clarinetto, “Fenestrelle” aperta dal duo Dimonte – Paolino è un brano il cui titolo mi ha personalmente evocato il ricordo del carcere piemontese in cui vennero rinchiusi dai Savoia moltissimi militari e “briganti” borbonici e dove emerge il gusto e la tecnica di Alessandrini, il sapore mediorientale di “Grancia” con la mandola in apertura è uno dei brani più significativi di tutto il lavoro che riesce in poco più di cinque minuti ad illustrare in modo organico il progetto di Pippi Dimonte, non lontanissimo da quello altrettanto interessante del “Wood Quartet” di Marco Pasetto ed Enrico Breanza.

In un periodo in cui molti fanno riferimento alla storia della musica rivisitando classici spesso anche in modo indovinato ed originale, fa sempre piacere che c’è un movimento musicale che invece percorre la strada della nuova composizione e della ricerca del suono “perfetto”, e su questa strada c’è la musica di Majara. Fate il possibile per ascoltare questo lavoro, non ve ne pentirete.

Sottolineo infine che “Majara” è un’autoproduzione e sul sito www.majaramusic.comtrovate i vari link per acquistarlo.

CRISTIANO POMANTE GROUP “Libero Pensatore”

CRISTIANO POMANTE GROUP “Libero Pensatore”

CRISTIANO POMANTE GROUP  “Libero Pensatore”

AUTOPRODUZIONE, 2020. CD

di alessandro nobis

La prima impressione che ho avuto ascoltando “Libero Pensatore” del compositore e vibrafonista Cristiano Pomante è la grande cantabilità dei temi ed il respiro “cinematografico” degli arrangiamenti preparati per questo “nonetto” che comprende un quartetto d’archi oltre a vibrafono, basso elettrico, pianoforte, chitarra e batteria.

“Cantabilità” è una parola che può trarre in inganno togliendo sostanza alla musica di Pomante, ma se pensiamo a certi lavori ad esempio quelli metheniani, tutto torna: si può suonare jazz con la ricerca della melodia perfetta, con un “respiro largo”, rilassato senza rinunciare agli assoli ben calibrati, all’interplay, ai riferimenti non propriamente legati all’idioma afroamericano – e qui le partiture preparate per il quartetto d’archi giocano un ruolo rilevante nel suono globale del disco offrendo sia un delicato e prezioso fondale agli altri strumenti come in “To Clara”, sia prendendosi la scena totalmente come negli incipit di “Fantasia” e di “Eyes of the sun” -. Naturalmente gli interventi al vibrafono di Pomante, strumento dalle enormi capacità espressive, emergono quasi ovunque ora prendendo il volo (il solo nel brano eponimo) ora dialogando con il pianoforte (“To Clara”, e “Gioco di Ombre”) o con la chitarra effettata (“The Art of Being Fragile”).

Ma al di là di quanto detto, il nonetto funziona alla perfezione ed l’abito che Cristiano Pomante gli ha cucito addosso calza alla perfezione: progetto piacevolissimo al primo ascolto ma che già al secondo penetra nel profondo ….. 

promo@coachkicks.com 

cristiano-pomante/home

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

LUDOVICO PERONI “Il sognatoio”

DA VINCI CLASSICS RECORDS, 2020. CD

di alessandro nobis

“Il Sognatoio” del compositore marchigiano Ludovico Peroni è un’opera ambiziosa che al di là della sapiente miscela di input musicali che descrivono la musica del Novecento, dal rock più raffinato al jazz passando per l’improvvisazione.l’elettronica e la musica contemporanea, regala all’ascoltatore l’occasione di apprezzare un’opera che affronta il tema della Shoah in modo profondo ed originale. Il “Sognatoio” è un luogo / non luogo, è ciò che si nasconde in una stanza di un lager nazista, stanza della quale non è lecito vedere l’interno senza avere la possibilità di uscirne, è una narrazione musicale – teatrale che immerge l’ascoltatore nell’orrore e nell’atrocità dei campi di concentramento, autentici “Torri di Babele” popolate da deportati da ogni dove, è una narrazione efficace, convincente e drammatica: le campane suonano in modo spettrale mentre la voce narra delle torture fatte subire dal personale “medico” dei campi in ”Intermezzo”, la voce hitleriana di “Nascondino con fiori” si mescola con le improvvisazioni “ironiche” – così le ho interpretate –  della chitarra, del clarinetto e delle percussioni, in “Sei la neve” la narrazione si sdoppia con la voce di Filippo Davoli che declama il suo poemetto e la musica che si sviluppa da un “fondale” elettronico ad uno più lirico con la chitarra e pianoforte protagonisti della seconda parte di questo significativo brano frammento dell’opera.

“Sognatoio”, per la sua concezione e la sua realizzazione, è come detto un’opera che va ascoltata nella sua interezza, e questo è il solo modo possibile per apprezzare veramente la sua profondità, il suo fascino e la sua bellezza ed alla sua realizzazione hanno dato il loro importante contributo i componenti della Quick Reponse Orchestra, ovvero Alessandro Bolsieri (sassofono), Francesco Briotti (tastiere), Federico Chiarofonte (percussioni), Riccardo Chinni (basso ed elettronica), Daniele Gherrino (chitarra9 e Josè Daniel Cirigliano, quest’ultimo protagonista del citato “Nascondino con fiori”.

In questi tempi di musica – e di parole – come queste, ne abbiamo davvero bisogno.

La partitura si è aggiudicata il premio “Teatro, Musica e Shoah” nel 2017.

(https://www.youtube.com/watch?v=tlFjNyUBcF4)

PIERLUIGI BALDUCCI “L’equilibrista”

PIERLUIGI BALDUCCI “L’equilibrista”

PIERLUIGI BALDUCCI “L’equilibrista”

DODICILUNE RECORDS, 2020. CD

di alessandro nobis

Quando un musicista decide di dedicare un lavoro ad un altro che sente particolarmente vicino solitamente lo fa interpretando o rivisitando le sue composizioni, e dedicare un intero disco al pianista inglese John Taylor, scomparso prematuramente nel 2015, può essere davvero rischioso vista la grandezza e l’importanza che Taylor ha avuto nello sviluppo del jazz europeo. Rispettosamente Pierluigi Balducci, che tra l’altro non è un pianista ma un valido bassista e compositore, percorre un’altra strada direi inevitabile per chi ha avuto modo di incontrare Taylor solamente per qualche ora come anche chi scrive ha avuto il piacere di farlo, quella affettiva; a John, uomo affabile, gentile e disponibile, a ricordo dei due anni di frequentazioni e collaborazioni con il pianista – su tutte “Evansiana” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/04/25/mccandless-taylor-balducci-rabbia-evansiana/)– Balducci dedica “L’equilibrista”, sette sue composizioni suonate e vissute assieme al tenorista Robert Bonisolo, al chitarrista Fabrizio Savino ed al drummer Dario Congedo. Equilibrismo quindi tra le due anime della musica afroamericana, quella del rispetto dei temi scritti sul pentagramma e quella dell’improvvisazione idiomatica, equilibrio non facile da raggiungere ma che qui trova la sua realizzazione con una costante ricerca della melodia perfetta che si concretizza ad esempio in “Fino a prova contraria”, lunga ballad con il tema esposto dal sax tenore del sempre espressivo e misurato Robert Bonisolo e con gli assoli della chitarra di Savino e del basso elettrico, ed in “Kosmos and Chaos” – interessanti gli incroci sax – chitarra che introducono i soli di Balducci e di Savino -. Brani lunghi (mai sotto i sei minuti la loro durata) e di ampio respiro che lasciano il tempo e lo spazio per un dialogo tra gli strumenti senza vincoli di alcun tipo. Disco notevole, a mio avviso, un altro segnale del livello che il jazz italiano ha raggiunto negli ultimi anni: del resto, il catalogo della Dodicilune e di altre label italiche è lì a ricordarcelo.

www.dodicilune.it