DOC WATSON · MERLE WATSON “On Stage”

Vanguard Records. 2LP, 1971

di alessandro nobis

Il primo disco di Doc Watson non si scorda mai: doppio ellepì, edizione francese, adrenalina pura. Come molti, credo, sono arrivato al chitarrista di Stoney Fork – e a molti altri – ascoltando e ri-ascoltando il libro sacro del folk americano, quel triplo ellepì dall’immenso valore musicologico che risponde a nome di “Will the Circle Be Umbroken” dove Watson interpreta tra le altre una strepitosa “Tennessee Stud” di Jimmy Driftwood e “Wabash Cannonball” con Earl Scruggs tra gli altri.

Tra i numerosi concerti che nel ’70 Watson Tenne con il figlio Merle ci sono quelli newyorkesi, alla Town Hall ed alla Cornell University che in parte vennero pubblicati appunto in un doppio ellepì dalla Vanguard l’anno seguente (nel 1990 vennero pubblicati in CD, dove per mancanza di spazio dovettero rinunciare a “Movin’ On”.

E’ un florilegio della chitarra acustica e senza dover dir nulla sul perfetto stile chitarristico dei due Watson bisogna certamente rilevare la complicità e la perfetta sintonia tra padre e figlio, figlia sì di numerosi concerti ma soprattutto delle ore passate a suonare nella casa del North Carolina assieme alla “Watson Family” che tanto ha dato alla diffusione del patrimonio folklorico di quella parte degli States. “On Stage” è un po’ un viaggio attraverso l’America rurale fatta di piccoli centri e di comunità molto legate, qui ci sono venticinque brani che la descrivono tra brani originali, tradizionali e riletture di spartiti altrui. Ci sono naturalmente “storie” di treni come il classico “Wabash Cannonball” e “The Wreck of 1262” accreditata come tradizionale ma in realtà scritta da Carson Robinson che racconta dell’incidente ferroviario del 29 novembre del 1929 dovuto alla rottura dei freni, c’è “Banks of Ohio” (una murder ballad che racconta di un omicidio compiuto nel 19° secolo) e voglio ricordare anche un brano dei Delmore Brothers (“Brown’ Ferry Blues“, erroneamente segnato come tradizionale), uno di Mississippi John Hurt (“Spikedriver Blues“) ed una composizione di Doc Watson, “Southbound”, anche titolo del suo splendido album del 1966.

Un disco che non dovrebbe mancare nella collezione di ama e suona la chitarra acustica e di chi ama il folk americano. Se poi siete dei completisti allora certo è che non vi mancherà; in questo caso riposizionatelo sul vostro giradischi e riascoltatelo.