SOSTIENE BORDIN: STORMY SIX “Al Volo”

COOPERATIVA L’ORCHESTRA. LP, 1982

di Cristiano Bordin

Trovo “Un biglietto del tram” un lavoro particolarmente ben riuscito, difficile da replicare. Ma a me piace moltissimo anche “Al volo”, l’ultimo album in studio e forse i nuovi ascoltatori potrebbero cominciare da lì e sicuramente rimarrebbero sorpresi”.

Franco Fabbri, che degli Stormy Six era il chitarrista e una delle menti musicali, senza dubbio ha ragione. 

Al volo”, uscito nel 1982, è sicuramente un disco che a distanza di tanto tempo è in grado di stupire. Ma è anche un album assolutamente sottovalutato nella discografia del gruppo, passato quasi inosservato al momento della sua uscita: è il loro congedo dopo anni intensi, sul palco e fuori dal palco, ma rappresenta anche un momento importante per la musica italiana degli anni ‘80 e dunque meriterebbe di essere riscoperto.

Gli Stormy Six hanno attraversato un bel pezzo di storia musicale del nostro paese: iniziano negli anni ‘60 tra beat e Cantagiro, rappresentano in pieno gli anni ‘70 con “Un biglietto del tram”, sono tra i protagonisti di Rock in Opposition insieme ad Henry Cow, Etron Fou, Universe Zero, Art Bears e da quel confronto/unione nasce un disco come “Macchina maccheronica”.

Fabbri però aveva vissuto un’altra stagione prima di formare gli Stormy Six, con gli Stregoni: con loro ha accompagnato come gruppo spalla addirittura i Rolling Stones durante un loro tour italiano negli anni ‘60. 

E nelle file della band sono passati nomi illustri: se guardiamo le formazioni dei loro album – uno diverso dall’altro – nell’esordio, “Le idee di oggi per la musica di domani”, al basso troviamo ad esempio Claudio Rocchi.

Oggi Fabbri è un affermatissimo musicologo con una lunga ed interessante bibliografia, si è a lungo occupato dal rapporto tra musica e tecnologia e insegna all’università; il cantante Umberto Fiori è invece considerato tra i più importanti poeti italiani di oggi.

Ma torniamo a “Al Volo”, un album che rappresenta in pieno il tempo in cui esce ma che è in grado in qualche modo di anticipare anche un pezzo di futuro come ci raccontano i testi: spazi vuoti, non luoghi, solitudini.

La banca, la Standa, Piazza degli Affari, per stare al titolo di uno dei brani.

La fotografia di un decennio, quindi, gli anni ‘80.

La musica pesca invece nell’enorme bagaglio dei 5 musicisti che firmano il disco trovando strade magari tortuose, ma senza dubbio nuove per il gruppo: c’è il passaggio all’elettrico e all’elettronica rispetto agli episodi precedenti ma soprattutto c’è tanta voglia di sperimentare, di mescolare le carte, di dare un significato, nei suoni e nell’attitudine, al termine “progressivo”.

Ne esce fuori un album in cui ci sono tracce dei Gentle Giant come dei King Crimson, echi del progetto Rock in Opposition ma anche  suggestioni che rimandano alla nuova scena inglese come gli Wire.

Un bel calderone, insomma.

Non facile da assemblare ma perfettamente riuscito in tutti i suoi episodi.

Il basso rincorso dalla batteria e poi da una chitarra dal suono metallico aprono  l’album con “Non si sa dove stare” che è un po’ il “manifesto” del disco.

 Ma è anche il brano che praticamente tutti gruppi catalogati come new wave o post punk, nati intorno agli ‘80, avrebbero voluto scrivere senza però riuscirci.

Il suono che domina “Al volo” è quello della chitarra-synth- strumento in voga in quel periodo e poi protagonista dell’album solo di Fabbri “Domestic flight” – e il disco ruota intorno a quel suono e al lavoro delle tastiere sempre ben sostenuto dalla ritmica.

Ne escono fuori altri episodi riuscitissimi: da “Reparto novità”, col suo inizio solenne, al crescendo nervoso di “Piazza Affari”, dall’equilibrio elettro/acustico di “Ragionamenti” in cui la voce si prende parte della scena, al suono arioso, quasi pop di “Roma” in cui Fiori dimostra la sua abilità poetica, “Tutti i treni hanno odore di mandarini/ Erano mesi in cui fioriscono anche i pali del telefono/ e sono fresche le gallerie”.

Qualche volta i miei studenti – racconta Franco Fabbri – mi chiedono: “Ma come facevate a suonare pezzi di 10 minuti a memoria senza fermarvi mai?” Ecco, purtroppo, molta musica che ascolto oggi ha un sentore di cameretta, di chiuso, di solitudine

Al volo” invece è un album capace di rappresentare davvero una stagione e un paesaggio, anche umano, ormai totalmente cambiato e dalla direzione segnata: “Mi trovo alla Standa/Non cerco niente” il verso che lo racconta con più efficacia.  

Al volo” descrive il nuovo decennio, il suo brusco ribaltamento rispetto al passato recente, con suoni   che riescono a guardare però sempre al futuro chiudendo un cerchio e un percorso  – che si è riaperto soltanto per una serie di  concerti – reunion – che ha visto gli Stormy Six  sempre e comunque   protagonisti.