SUONI RIEMERSI: PLANXTY “Planxty”

Polydor Records. LP, 1973

di alessandro nobis

Il primo disco dei Planxty ha avuto nella storia del folk revival irlandese ma a mio avviso in quello dell’Europa Continentale un impatto decisivo, e questo per almeno un paio di ragioni: la prima per la cura e l’innovazione negli arrangiamenti che prevedevano l’utilizzo di strumenti e quindi di sonorità nuove per i cultori del folk irlandese più ortodosso come il bozouky e gli strumenti a plettro in generale e la seconda per la produzione di materiale nuovo scritto seguendo la tradizione portato da tutti i componenti ovvero Liam O’Flynn, Andy Irvine, Christy Moore e Donal Lunny ed a ciò aggiungo che il loro sguardo era rivolto anche altrove dalla cui tradizione pescheranno in seguito “gemme” riarrangiate con grande maestria provenienti dai repertori d’oltreoceano e balcanici.

All’autore dell’ottimo volume “The Humours of Planxty”, Leagues O’Toole (Hodder Headline Ireland, 2006), Liam O’Flynn racconta: “Il materiale del primo album fu il risultato dell’apporto che ognuno di noi mise sul tavolo. E molto materiale fu portato, che fu ben valutato e selezionato. Io portai quattro strumentali, Christy ed Andy portarono quattro canzoni ciascuno e Donal assunse le vesti di direttore artistico”. “Sì, lui ebbe quel ruolo” annuisce Andy; “lui e solo lui aveva la capacità di ascoltare il suono dell’intera band mentre suonava. Personalmente trovavo questo per me impossibile da fare, quando suonavo mi isolavo totalmente.”

Questo disco che si può definire iconico e seminale contiene brani che hanno sempre identificato i  Planxty come l’arrangiamento di “Raggle Taggle Gipsy”, brano dell’Irish Traveller John Reilly, o i due composti da Turlough O’Carolan ovvero “Planxty Irwin” e “Seabeg and Seemore” (una versione diversa rispetto a quella apparsa su 45giri) con uno splendido arrangiamento dove le pipes di O’Flynn suonano sopra gli intrecci dei plettri). Tra le ballate naturalmente voglio citare “The Blacksmith” a chiusura dell’album, l’antimilitarista “Arthur McBride” proveniente dalla Contea di Donegal con la voce solista di Irvine (ballata raccolta da P.W. Joyce ai primi del Novecento e che fa riferimento ai reclutamenti forzati per la Prima Guerra Mondiale) e “Sweet Thames” omaggio al grande Ewan McColl che la compose per una riduzione radiofonica di una versione londinese di “Giulietta e Romeo”.

Forse non il migliore lavoro in studio dei Planxty, personalmente sono molto affezionato a “The Woman I Loved so Well (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2021/01/19/suoni-riemersi-planxty-the-woman-i-loved-so-well/) ma comunque di sicuro una pietra miliare del nuovo folk irlandese.