ALESSANDRO D’ALESSANDRO “Canzoni”

ALESSANDRO D’ALESSANDRO “Canzoni”

ALESSANDRO D’ALESSANDRO “Canzoni”

Squi[libri] Edizioni. CD, 2021

di alessandro nobis

Ci fu un tempo nel quale nelle vie, nelle piazze, nei mercati rionali o di paese violinisti, o per lo più fisarmonicisti e organettisti suonavano le arie più popolari della lirica, arie a danza ed i motivi più in voga per intrattenere il pubblico e, naturalmente, cercare di vendere qualche audiocassetta con le loro registrazioni per lo più artigianali (una pratica a dirla tutta molto più antica dell’era delle cassette, dai fogli volanti ottocenteschi fin giù ai suonatori ambulanti di secoli prima). Vero, l’ho presa “alla larga” ma Alessandro D’Alessandro, eccellente organettista sì legato alla musica popolare ma anche aperto a musiche “altre” ad un certo punto ha deciso di rivisitare, di risuonare e di riarrangiare canzoni che sono rimaste nell’immaginario collettivo per decenni attraverso la più pura canzone d’autore vicino a brani emersi da generi a questa attigui quasi fosse un suonatore ambulante “con tutte le positività del termine” del ventunesimo secolo assieme ad alcune delle migliori voci in circolazione. Alla seconda tipologia appartiene senz’altro la rilettura di “Campagna”, il brano simbolo di quello straordinario laboratorio musicale che fu “Napoli Centrale” e qui suonato con l’Orchestra Bottoni e la voce di Antonella Costanzo proposto come “Bonus Track”; della prima categoria segnalo senz’ombra di dubbio la ballad “Mario” del veneziano (di Burano) Pino Donaggio – classe 1941 – con la voce di Beppe Voltarelli, un brano che al di là dell’efficacia dell’arrangiamento merita menzione solamente per aver riportato l’autore veneziano alla memoria degli smemorati amanti della canzone d’autore, le rilettura strumentali di “I Giardini di Marzo” intelligentemente “irrorati” di elettronica, di “I Shot the Sheriff” di Bob Marley di “Azzurro” di Paolo Conte. Riletture mai calligrafiche se non nelle esposizioni dei temi che mettono in luce tutta la creatività e lucidità progettuale di D’Alessandro, ed a conferma di questo voglio citare anche il brano eseguito con Pietra Magoni e Ferruccio Spinetti, due che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda dell’organettista: “Quello che non voglio” di Fausto Mesolella e Stefano Benni.

Come dicevo l’ho presa alla larga ma spero che ci siamo capiti, questo è un  gran disco.