SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Toledo”

SUONI RIEMERSI: EDUARDO PANIAGUA “Cantigas de Toledo”

SUONI RIEMERSI: GRUPO DE MUSICA ANTIGUA · EDUARDO PANIAGUA

“Cantigas de Toledo”

PNEUMA Records 010. CD, 1994

di alessandro nobis

Cantigas de Toledo” è sia il primo album pubblicato dall’etichetta fondata da Eduardo Paniagua sia il primo lavoro che lo studioso e strumentista spagnolo ha voluto dedicare allo straordinario repertorio delle Cantigas De Santa Maria, un impegnativo progetto che a tutt’oggi non è stato ancora completato. Il “Grupo de musica antigua” è un ensemble formato da due polistrumentisti (lo stesso Paniagua e Luis Delgado), dal suonatore di oud Wafir Sheik e da tre cantanti ovvero Paula Vega, Luis Vincent e Cesar Carazo (che suona anche la viola da braccio) ed il repertorio comprende otto Cantigas (le CSM-2, CSM-116, CSM-76, CSM-212, CSM-12, CSM-72, CSM-122 e CSM-69); importante sottolineare che il titolo di questo lavoro celebra la città di nascita di Alfonso X “El Sabio” conquistata da una suo antenato ai musulmani, Alfonso VI, nel 1085. Il progetto vuole onorare la Vergine Maria attraverso i canti a Lei dedicati nelle Feste religiose sia quelli che narrano dei suoi innumerevoli miracoli manifestatisi in quasi tutto il continente europeo, come confermano i titoli dei CD che seguono questo primo volume. La Cantiga 116 (Es justo que se alumbre a la que es Madre del Dios de la luz”) ad esempio, è di estrazione popolare e narra di un mercante che durante i suoi viaggi si reca nelle chiese dedicate alla Vergine accendendo come atto di referenza delle candele; in particolare a Salamanca le candele una volta terminate si spengono ma vengono riaccese da Maria. Un altro racconto popolare caratteristico di Toledo è quello della Cantiga 69 (“Santa Maria curas los enfermos”); è il 21 aprile del 1150, al tempo di Alfonso VII, e si narra della miracolosa guarigione di un sordomuto, fratello di un monaco che implorò a suo modo la Vergine di farlo guarire, ed infatti una mattina passando davanti alla cattedrale una luce non terrena lo investì restituendoli la voce e l’udito.

E’ questo un lavoro importante per quanto detto in apertura nel quale la scelta timbrica, la ricerca della tipologia degli strumenti nei codici medioevali (l’oud, la vihuela o la viola da braccio) e nelle musiche di tradizione (il santur, il darabukka ed i tamburi a cornice) fanno capire quali siano i basamenti del lavoro che Paniagua da una trentina d’anni sta portando avanti e che è stato preso ad esempio da numerosi ricercatori e musicisti che lavorano nell’ambito sia della musica antica che tradizionale.

Come si dice, un disco seminale.