SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

SARTORIS · DI BONAVENTURA  “Notturni”

Caligola Records. CD, 2021

 di alessandro nobis

Del pianista ·compositore Emanuele Sartoris e delle sue imprese discografiche ho già parlato in passato (vedi i link in calce a questo articolo) e quello che più mi impressionato, al di là della sua sopraffina tecnica pianistica, è la capacità di creare un suono, una musica perennemente in bilico tra classicismo, jazz ed improvvisazione. Forse quest’ultimo aspetto è quello che risalta di più da questa ennesima magnifica incisione per la quale ha coinvolto lo straordinario suonatore di bandoneon Daniele Di Bonaventura, verrebbe da dire “l’uomo giusto al posto giusto” vista la sua capacità di muoversi da linguaggio musicale all’altro trasportando il bandoneon fuori dalla “confort area” del tango argentino; qui a mio avviso le parole che possono dare una chiave di lettura sono tre, ovvero “notturno”, impromptu” e “improvvisazione” che vanno a formare un triangolo al centro del quale si sviluppa questo progetto. I primi due sono in relazione alla stagione classica del Romanticismo; i “Notturni”, parliamo di quelli composti da Chopin ne 1832 due dei quali (il Primo ed il Secondo dell’Opera 9) filtrati da Sartoris e Di Bonaventura aprono e chiudono questo lavoro, sip restano perfettamente all’aggiunta di abbellimenti e di improvvisazioni (uno stilema esecutivo messo in pratica dallo stesso Chopin) mentre “Impromptu” è termine legato a Franz Schubert che al momento della loro composizione (1827) lasciava chiari riferimenti ad “aggiunte” personali degli esecutori dei brani. Il terzo termine, improvvisazione, è in senso moderno legato al alla musica jazz della quale come tutti sanno ne costituisce il cardine. Detto questo – in poche e semplici parole – quello che emerge dall’ascolto, ad esempio de “La Volta CelesteNotturno Op.4 N. 1” composto da Sartoris è la massima cantabilità del tema, il perfetto interplay tra i due musicisti che sembrano specchiarsi uno nell’altro scambiandosi l’esposizione del tema principale, tra l’altro di grande bellezza, creando spontaneamente la musica e facendo sembrare quasi inutile lo spartito. “Notturno d’inverno” è la composizione centrale del disco; è un brano composto da Di Bonaventura dove Emanuele Sartoris offre al bandoneonista un efficacissimo supporto, ritmico oserei dire da neofita. Infine voglio citare “La Fine dei Tempi Op. 4 Nr. 6” dove l’improvvisazione della parte centrale rende alla perfezione il progetto di questo “Notturni”, disco che naturalmente dovrebbe essere ascoltato da chi ama il jazz moderno ma anche e soprattutto dagli appassionati del pianismo classico; questi ultimi troveranno qui una inedita e splendida interpretazione contemporanea delle regole e delle idee dei grandi compositori della prima metà dell’ottocento. Qualcuno storcerà il naso, mi spiace per lui, a qualcun altro gli si spalancherà una finestra su un mondo nuovo.

In conclusione una curiosità: la scaletta segue una certa simmetria, al cento la composizione di Di Bonaventura, agli estremi due riletture di Chopin e in mezzo i sei Notturni di Sartoris. Grande bel disco, i direttori dei festival jazz e classica più arguti ascoltino questo, a mio modesto avviso, capolavoro. 

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/08/01/genot-sartoris-totentanz-evocazioni-lisztiane/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2020/04/03/barbiero·manera·sartoris-woland/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2018/12/14/emanuele-sartoris-i-nuovi-studi/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/01/night-dreamers-techne/)