JASON ROUSE “Fieldish Recordings”

Autoproduzione. CD, 2021

di alessandro nobis

Gallese d’adozione ma originario dell’Irlanda Settentrionale, Jason Rouse è uno dei più promettenti piper, uilleann piper, ed è già internazionalmente conosciuto per il suo stile così legato alla sua terra di origine. Il titolo di questo suo “Fieldish Recordings”, la sua opera prima, spiega benissimo lo spirito di queste registrazioni monoaurali effettuate in quel di Cardiff pochi mesi or sono con un registratore a cassette portatile AIWA, ovvero quello di riportare in auge il suono piuttosto distorto e disturbato delle registrazioni sul campo che qualche decennio fa si effettuavano negli angoli più e meno nascosti d’Irlanda, e non solo d’Irlanda; era un modo economico di fare della ricerca etnomusicologica sul campo visto che pochi si potevano permettere i costosissimi registratori a nastri svizzeri Nagra, ma questa scelta davvero inusuale di Rouse può a mio avviso prestarsi ad un’altra lettura, ovvero di attirare l’attenzione dei musicisti più giovani a non badare tanto alla qualità del suono ma piuttosto a quella esecutiva ed a riscoprire le preziose audiocassette di pipers conosciuti o meno prodotte negli anni sessanta e settanta. Detto questo, il repertorio rispecchia lo sterminato patrimonio della musica tradizionale irlandese dalla coppia di Jigs “The Lark in the Morning/The Atholl Highlanders” all’omaggio del grande Johnny Doran del set “The Job of Journeywork”, dai brani “raccolti” al Willie Clancy Summer School a Miltown Malbay come il jig “Wallop the spot” al reel “Miss McLeod” di un altro grande piper del passato, Patsy Touhey solo per citare quattro dei tredici brani presenti in questo brillante lavoro di Jason Rouse; immancabile, come si conviene, l’interpretazione di due brani associati alla maggior fonte di ispirazione di Rouse, ovvero Willie Clancy, “The Rocks of Bawn/Kitty Got a Clinking Coming”. Naturalmente Rouse è anche un ottimo tin whistler – come da copione – ed il set di polkas “Tarmo” abbinata a “Sweeney” lo evidenzia molto bene.

Lavoro interessante, un musicista di cui sentiremo parlare nei prossimi anni per il suo stile “perfettamente imperfetto”; mi chiedo se a questo punto Rouse pubblicherà questo suo “Fieldish Recordings” anche su audiocassetta e se proseguirà nel suo percorso ad utilizzare l”Aiwa” anziché più moderni mezzi di registrazione. Per me è indifferente, quel che conta è la bontà della musica e la sua interpretazione sincera e queste due caratteristiche qui abbondano.

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