SUONI RIEMERSI: CENTIPEDE “Septober Energy”

SUONI RIEMERSI: CENTIPEDE “Septober Energy”

CENTIPEDE “Septober Energy”

Neon Records. RCA Records. 2LP, 1971

di alessandro nobis

Di sicuro Keith Tippett non è stato un sessionman di passaggio nella storia musicale di Robert Fripp visto che oltre ad invitarlo alle registrazioni di “In The Wake of Poseidon”, Islands” e “Lizard” ebbe il coraggio di produrre alcuni dei suoi capolavori degli anni settanta come “Ovary Lodge”, “Blueprint” oltre a questo monumento che risponde al nome di “Septober Energy”. Cento piedi, ma anche le cento mani dei musicisti che hanno contribuito alla realizzazione a quello che può essere considerato il manifesto del jazz europeo di quegli anni: il suono dei Blue Notes e dei Soft Machine, quello dei Nucleus e dei più illuminati protagonisti del jazz inglese, il gruppo di Tippett del periodo “Vertigo” quasi al completo che funge da catalizzatore di tutta l’orchestra, due crimsoniani come Ian McDonald e Boz Burrell e la produzione di Robert Fripp sono gli ingredienti che danno luminosa vita alle quattro composizioni di “Septober Energy”. In effetti, anche la Dedication Orchestra, la Brotherhood of Breath di Chris McGregor e la Globe Unity di Alexander Von Schlippenbach (anche se questa ha avuto una produzione discografica più ampia) trovarono poche occasioni di esibirsi sui palchi del festival viste le difficoltà logistiche (pensate che Tippett aveva in mente un’orchestra di cento elementi, non so se mi spiego) e questo, vista la qualità della musica definisce ancor più il livello estremo delle produzioni di tutte le orchestre citate. Il difficile equilibrio tra le parti scritte e quelle improvvisate, difficile da raggiungere per le grandi orchestre, qui è davvero mirabile, tutto scorre e a dispetto dei patiti del maistream e di tutti quelli che considerano “Septober Energy” un disco ostico che invece è godibilissimo e piacevole. La quarta facciata – indicata come “Part 4” – è proprio quella che indica la continuità con il Keith Tippett Group considerato che si sviluppa attorno a “Green and Orange Night Park”, tema e pubblicato in  “Dedicated to you but you weren’t Listening” sempre nel ’71 ma qui dal respiro più ampio e marcato dagli assoli di Tippett, che apre il brano, di Elton Dean al soprano, Mark Charig alla tromba e con uno splendido supporto ritmico di tre batteristi del calibro di Tony Fennell, Robert Wyatt e John Marshall.

Lo voglio ribadire, se volete approfondire la grandezza e l’intensità del jazz europeo di quegli anni non dovete prescindere da questo capolavoro. E Robert Fripp? Fripp produce e appare nella foto di gruppo: narra la leggenda che non trovò il tempo di partecipare alle registrazioni perché impegnato a “tenere a bada” cotanta orchestra. Alle leggende io credo, però ……….

Due le copertine, quella bianca della Neon Records e quella con “bottiglie” dell’RCA.