ROBERTO MENABO’ “The Mountain Sessions: blues & guitar excursions”

ROBERTO MENABO’ “The Mountain Sessions: blues & guitar excursions”

ROBERTO MENABO’ “The Mountain Sessions: blues & guitar excursions”

Autoproduzione. CD, 2021

di alessandro nobis

Quanti sono i musicisti blues che non sono mai stati registrati da Lomax & Co. e sono rimasti per tutta la loro vita nelle campagne, nelle galere e nei miseri quartieri periferici delle città americane? Probabilmente moltissimi. Parecchi altri invece per nostra fortuna hanno lasciato qualche testimonianza su polverosi e gracchianti 78giri, e pochissimi quelli che hanno raggiunto la notorietà per avere registrato brani poi portati alla celebrità da musicisti bianchi e ancora meno quelli che ad un certo punto della loro carriera hanno avuto la fortuna di essere “scovati” nelle loro case ed essere apprezzare dal grande pubblico di appassionati del blues e soprattutto del rock. Ecco, uno dei pregi del lavoro di Roberto Menabò è senz’altro quello di far apprezzare anche al pubblico dei non addetti ai lavori i bluesmen, e le blueswomen, più sconosciuti e sorprendenti attraverso libri e dischi come quest’ultimo suo “The Mountain Session” registrato nella pace della sua casa sull’Appennino Emiliano, un prezioso lavoro dal valore quindi anche didattico che presenta parecchi brani originali e profonde tracce della sua passione per la “chitarra primitiva”, stile letteralmente inventato dall’incredibile John Fahey. Scopriamo gli (a me) sconosciuti Buddy Boy Hawkins e Clif Carlisle ad esempio con le loro “Shaggy Dog Blues” e “Tom Cat Blues” che apre il disco con uno splendido lavoro di sovraincisione della chitarra slide e riscopriamo uno dei monumenti del blues acustico, il Mississippi John Hurt di “Ain’t No Telling” vicino a Jimmy Tarlton, bluesman bianco scomparso nel ’79 ma che ha lasciato un pugno di capolavori su 78 giri tra i quali “Columbus Stockade Blues” registrata nel ’27 con  Tom Dary e qui letteralmente “riportata” in vita dalla chitarra e dalla voce di Menabò. Ma, soprattutto, in questo “The Mountain Session” ci sono le scritture originali, certamente ispirate dal Takoma Sound ma che colgono aspetti del paesaggio appenninico e dei suoi protagonisti come il ritmo della locomotiva sui binari in “Il Settebello sulla Direttissima” (il leggendario treno rapido Bologna – Firenze), l’omaggio alla chitarra primitiva di John Fahey in “A casa di Simone ragionando di Primitive Guitar” che onestamente sembra un ritrovamento nell’archivio Takoma o ancora – a mi fermo qui – “L’ultima Littorina”, dedicato a questo epico treno diesel che ha segnato letteralmente un’epoca per i ferrovieri ma anche per i viaggiatori.

Disco davvero notevole, Roberto Menabò conferma ancora una volta la sua passione e la sua profonda conoscenza della storia della musica del diavolo che magnificamente adatta per esplorare la sua terra e per raccontarcela.