SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

SUONI RIEMERSI: PADDY KEENAN  “Poirt an Phíobaire”

GAEL- LINN RECORDS. LP, 1983

di alessandro nobis

Paddy Keenan è un “Irish Traveller”, comunità importante parte della società irlandese da secoli, come confermano gli storici: una comunità che ha saputo sviluppare nei secoli una propria identità culturale, una propria lingua, abitudini e tradizioni che ne hanno determinata l’unicità rispetto agli irlandesi “stanziali” e questa identità è dovuta ad una forte coesione sociale e ad uno stile di vita (nomade) che li distingue. Per ciò che riguarda la tradizione musicale gli Irish Travellers hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo ed alla conservazione delle uilleann pipes, come si sa strumento fortemente identificativo della musica irlandese in tutto il mondo. I Cash (Samuel Rowsome fu molto influenzato dallo stile di James “The Young Cash”), i Keenan, i Doran (Johnny Doran è stato il piper che più di ogni altro ha influenzato lo stile di Paddy Keenan, a suo dire), i Furey appartengono a famiglie Traveller e tra quelli che ho citato i più conosciuti al di fuori dell’Irlanda sono senz’altro Finbar Furey e Paddy Keenan, quest’ultimo se non altro per avere fatto parte della Bothy Band e per aver registrato straordinari lavori come quello con il violinista Paddy Glackin.

Nel 1983 entra nei Windmill Studios di Dublino con lo straordinario chitarrista Arty McGlynn di Omagh nella Contea di Tyrone (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/19/suoni-rimersi-arty-mcglynn-mcglynns-fancy/) per registrare questo eccellente album che ancora oggi resta una delle miglior incisioni di sempre in relazione alle uilleann pipes: la precisione e la brillantezza della chitarra acustica si abbina alla perfezione con il flauto e le pipes di Keenan (l’accoppiata ideale della musica irlandese è in verità quella con pipes e violino, n.d.r.) esprimono tutta la classe e lo stile dei “Travelling Pipers” a proposito del quale lui stesso dice: “La musica evidenzia le differenze perché mette in risalito l’umore, il sentimento, il dolore, la tristezza, il senso di rifiuto, è il veicolo per esternare queste emozioni. Nessuno potrà suonare come suono io per il semplice fatto che nessuno ha avuto le esperienze che io ho avuto* (ma questo riguarda un po’ tutti i musicisti tradizionali, n.d.r.)”.

Un disco importante questo quindi, nel quale Keenan propone sia brani della tradizione irlandese che brani alloctoni: tra i primi segnalo il reel “Man of the House” eseguito al flauto e la “O’Neill’s Calvary March” composta dal generale Owen Roe O’Neill (1585 – 1649) originario dell’Ulster che combattè la battaglia di Benburb dalla parte delle truppe della Confederazione di Kilkenny, una altro esempio di come spesso la musica popolare nasconde pagine di storia irlandese, e tra i secondi “Jazaique” una slow air bretone composta da Gillet Le Bigot che la registrò nel lontanissimo 1981 per l’album di esordio dei Galorn (il titolo del brano era “Jezaïg”). Perfetti come si conviene ad un chitarrista della sua fama l’accompagnamento e gli abbellimenti di Arty McGlynn che rendono ancor più interessante questo splendido “Poirt an Phíobaire”.

Attenzione, la copertina del CD è diversa rispetto a quella originale.

*Le parole di Paddy Keenan sono tratte dal volume “Free Spirits. Irish Travellers and Irish Traditional Music” di Tommy Fegan e Oliver O’Connell, MPO 2011