SUONI RIEMERSI: SCULLION “Scullion”

Mulligan Records 0037. LP, 1979

di alessandro nobis

C’è sempre stata una “linea evolutiva” indipendente nella storia del folk revival irlandese, una linea che parte dai Tír na nÓg e che ha visto negli anni più recenti le esperienze dei Nightnoise, del duo Atlas, dei Moving Hearts o ancora del suonatore di concertina di Armagh Niall Vallely (capace di staccarsi dal mainstream e produrre un eccellente progetto di collaborazione con musicisti iraniani visto al WKPF nel 2019) e dei musicisti che ruotano attorno all’area della Realach Records, per citarne alcuni.

Gli Scullion sono un esempio di quanto detto, e guarda caso il cantante e chitarrista Sonny Condell era uno dei musicisti del duo Tír na nÓg assieme a Leo O’Kelly (splendido il loro disco d’esordio del 1971); bene, nel 1976 Condell incontra il chitarrista Greg Boland, il cantante Philip King ai quali si aggiunge qualche tempo dopo il piper Jimmy O’Brien Moran. Nel ’79 gli Scullion entrano in studio per registrare questo ottimo lavoro e viene chiamato a collaborare tra gli altri il piper Peter Browne; è un disco che pur essendo di matrice cantautorale contiene forti legami con la tradizione musicale irlandese come dimostrano la slow air “World About Collour” eseguita da Browne e l’arrangiamento curato da Philip King di una lirica irlandese del 17° secolo tradotta dall’irlandese ai primi del ‘900 da Frank O’Connor, “I am stretched on your grave” (“Táim sínte ar do thuama” è il titolo originale) incisa anche da Sinead O’Connor e dai Dead Can Dance tra gli altri e “The Fruit Smelling Shop”, un pregevole adattamento di Condell dell’Ulysse di James Joyce.

Sonny Condell è l’autore della maggior parte dei restanti brani, dei quali tengo a segnalare il canto narrativo “The Kilkenny Miners” che racconta delle lotte sindacali dei lavoratori delle miniere di carbone di quella Contea.

Disco davvero eccellente, assolutamente da riscoprire. Una visione “diversa” del folk irlandese.