GIANNI LENOCI TRIO “Wild geese”

GIANNI LENOCI TRIO “Wild geese”

GIANNI LENOCI TRIO  “Wild geese”

DODICILUNE Records. CD, 2020

di alessandro nobis

Ascoltando queste registrazioni il pensiero non può non andare anche a Massimo Urbani, a Luca Flores e naturalmente a tutti i talenti che il jazz italiano ha visto crescere e poi tragicamente scomparire come Gianni Lenoci. Fortunatamente ogni tanto vengono pubblicati concerti o registrazioni in studio come questa del pianista pugliese in compagnia del batterista Bob Moses e del contrabbassista Pasquale Gadaleta: era il 23 novembre del 2017 ed il repertorio è quello del jazz che Lenoci amava studiare, sviscerare, ri-adattare per il pianoforte ed infine suonare, quello di Ornette Coleman, di Carla Bley e di Gary Peacock e quindi, considerata la qualità della musica benissimo ha fato la Dodicilune a pubblicare questa session in occasione del primo anniversario della scomparsa del pianista.

Lenoci è stato uno di quei rari musicisti ad entrare in sintonia e ad interiorizzare le teorie armolodiche colemaniane: qui troviamo quattro emblematici esempi di questo, a cominciare dalla lunga ed evocativa “Sleep Talking” (registrata da Coleman per “Sound Grammar nel 2006) con una splendida intro “africana” del grande batterista Bob Moses e caratterizzata da un ispiratissimo interplay con Lenoci e Gadaleta, una bella ricostruzione del brano attorno alle note del riconoscibile “tema” colemaniano e “The Beauty is a rare thing” un brano scritto nel 1960 e pubblicato in “This is our music”: qui il pianoforte ed il contrabbasso ci conducono al tema del brano esposto da Lenoci ed anche in questo caso – ma è una preziosità di tutta la session – il livello di intesa tra i musicisti è di assoluto livello ed è sempre una piacevole sensazione prestare attenzione a come si sviluppa il concetto di jazz di Coleman e quindi di Gianni Lenoci. Ma non ci sono solo le composizioni del sassofonista texano, ci sono anche uba scrittura di Gary Peacock e quattro spartiti di Carla Bley (bellissima l’atmosfera nelle rivisitazione delle ballad “And Now, the Queen” che apre il disco con anche qui una parte free davvero intensa e di “Ida Lupino” che lo chiude) che aiutano a fornire una precisa fotografia sonora della sensibilità e dello straordinario talento di questo musicista ed intellettuale pugliese che il trenta settembre di solo un anno fa, all’età di cinquantasei anni, ha lasciato un vuoto enorme del mondo del jazz.

Disco secondo il mio modestissimo parere imperdibile, una vera gemma. Spero sia solo la prima ….

www.dodicilune.it