LAPROVITERA ·VERGERIO  “Il Giglio Bianco di Stalingrado”

Edizioni Segni d’Autore. Volume 21×30 cm, 2020. € 20,00

di alessandro nobis

Con questo volume illustrato da Luca Vergerio e sceneggiato da Andrea Laprovitera che avevano già collaborato per “San Martino 1859” assieme ad Emilio Maffei  (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/12/27/maffei-laprovitera-vergerio-san-martino-1859/), la casa editrice Segni D’Autore dà il via ad una nuova serie dedicata alle grandi battaglie aeree ed in particolare a piloti che durante il secondo conflitto mondiale di distinsero per l’ardimento e per la loro abilità nel portare aeroplani da combattimento.

“Il Giglio Bianco di Stalingrado” ci riporta ai mesi del cruentissimo assedio da parte delle truppe tedesche, ungheresi, rumene, croate e italiane della città sovietica che dal 28 agosto 1943 fino ai primissimi giorni del febbraio successivo mieté tra i difensori 380.000 i militari dell’Armata Rossa e 650.000 civili di ogni età e, come la storia insegna, il loro sacrificio diede una svolta decisiva al secondo conflitto mondiale. A simbolo di quei mesi tragici Laprovitera e Vergerio raccontano la storia poi tramutatasi in leggenda della “Cacciatrice Libera” (onorificenza assegnatale dall’aviazione sovietica) Lidija Litvjak e del Capitano Aleksej Solomatin, piloti dell’aviazione sovietica che assieme a molti loro compagni combatterono strenuamente a bordo di Yakovlev Yak-1 i caccia avversari, trasformandosi spesso in incubi per i piloti del Messerschmidt 109.

Le tavole di Luca Vergerio, al solito dettagliate, espressive e cromaticamente molto efficaci e le ”nuvolette” stringate quanto basta di Laprovitera di questo raccontano, dei duelli nei cieli tra il Volga ed il Don, della storia tra “Il Giglio Bianco” (chiamata così perchè aveva il vezzo di portarne uno all’interno della cabina di pilotaggio) ed il Capitano e soprattutto della loro fine, quella in combattimento del secondo e quella misteriosa della Litvjak che per poco gli sopravvisse: la carcassa  dell’aereo ed il corpo, nonostante le accurate ricerche non vennero mai ritrovati.

Qui inizia la leggenda del “Il Giglio Bianco di Stalingrado”.

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