FRANCESCO CALIGIURI ORCHESTRA  “Arcaico Mare”

DODICILUNE RECORDS. CD, 2020

di alessandro nobis

Il fiatista cosentino Francesco Caligiuri nel 2017 aveva pubblicato l’ottimo “Olimpo” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/07/22/francesco-caligiuri-olimpo/) registrato in completa solitudine e due anni dopo, alla testa di un quintetto l’altrettanto significativo “Reinassance” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/05/10/francesco-caligiuri-quintet-renaissance/); da poche settimane ha pubblicato sempre per la Dodicilune Records questo “Arcaico Mare” cambiando ancora formazione e decidendo di comporre per un’orchestra di undici elementi che si distingue per la presenza di un quintetto di ottoni e per la presenza di due voci che si affiancano alla sezione ritmica. Le onde stilizzate della copertina, la produzione dello storico Festival Jazz di Roccella Ionica e lo spartito scritto dall’indimenticato Maestro George Russell su commissione dello stesso festival fanno pensare al Mediterraneo, ma ancora di più fanno pensare al mare come vettore di culture diverse in terre diverse e lontane come quella afroamericana e quella del lontano nord. E questo lavoro di Caligiuri raccoglie frammenti di diverse storie di popoli, li interiorizza e li presenta con una veste musicale omogenea, raffinata, coerente e convincente.

Certo, affiancare il medioevo nordico alla contemporaneità ed ai grandi padri della musica afroamericana non é certo facile, tutt’altro, ma provate ad ascoltare la “modernità” di “Völuspà“, l’inizio della narrazione della creazione del mondo fatta da una veggente ad Odino con le voci di Federica Perre e di Alessandro C. Scanderberg e l’apertura della “tromba marina” di Giuseppe Oliveto, che muta “in contemporary  jazz orchestrale” con un lungo solo al baritono di Caligiuri, o “La Follia” di Russell introdotta al piano di Giuseppe Santelli e con le voci evocative che ti riportano sulle sponde del mare ed ancora la “marcetta” che introduce “Rocellanea” di Paolo Damiani e Gianluigi Trovesi che ti trasporta per alcuni istanti nelle feste paesane ed al suono delle bande – patrimonio culturale italiano e fucina di jazzisti e non solo -, e qui voglio evidenziare lo splendido, lungo ed efficace quanto raro in ambito jazz solo di flauto diritto del leader. Nel suono dell’orchestra gioca un ruolo decisivo la sezione degli ottoni e gli arrangiamenti sempre accurati e calibrati; insomma anche se ascolti dei super classici come “Fly me to the moon” o “Nostalgia in Times Square” trovi sempre qualcosa che li differenzia dalla “semplice” proposta calligrafica, ora per il duetto vocale nella seconda accompagnato dai fiati ad esempio o per i sempre misurati ed efficaci soli (quello di pianoforte, di tromba e di contrabbasso nella prima).

Bellissimo lavoro, il mare ha trasportato a riva frammenti di culture diverse e qualcuno (Francesco Caligiuri) ha saputo ordinarli e ridare loro vita, disco da ascoltare e riascoltare.

http://www.dodicilune.it