ROBERTO OTTAVIANO “Extended Love & Eternal Love: Resonance & Rhapsodies”

ROBERTO OTTAVIANO  “Extended Love & Eternal Love: Resonance & Rhapsodies”

ROBERTO OTTAVIANO  “Extended Love & Eternal Love: Resonance & Rhapsodies”

DODICILUNE RECORDS. 2CD, 2020

di alessandro nobis

Roberto Ottaviano rappresenta un importante segmento dello sviluppo del jazz nel nostro continente che dalla metà degli anni Sessanta ha saputo in qualche modo staccarsi e compiere un percorso indipendente pur mantenendo contatti e collaborando con alcune comunità dei musicisti afroamericani. Ho ascoltato con attenzione e quasi con timore revenziale, da semplice ascoltatore, queste nuove composizioni del sassofonista pugliese che con quelle di Giovanni Maier (contrabbassista, lo ricordo con l’ensemble Enter Eller di Massimo Barbiero), Giorgio Pacorig e Zeno De Rossi (pianista e batterista rispettivamente, due musicisti che fecero parte dell’interessante progetto El Gallo Rojo) ed a quella del clarinettista Marco Colonna costituiscono il corpus di questo monumentale doppio CD. I due dischi ci raccontano lo status quo del progetto musicale di Ottaviano ed ascoltando la musica contenuto mi è parso di cogliere gli aspetti che caratterizzano la storia di questo sopranista sopraffino (scusate il gioco di parole), le sue influenze e soprattutto la sua grande capacità – che è da sempre una sua caratteristica – di interiorizzare la musica dei Maestri partendo da questa per comporre nuova musica.

Resonance / Extended Love”, ideato per ottetto e “Rhapsodies / Eternal Love” scritto per quintetto offrono entrambi a mio modesto parere spunti che lasciano intravedere chiaramente alcuni spunti della musica di Ottaviano. L’ottetto di “Resonance” è in realtà un doppio quartetto di colemaniana memoria ma con due pianoforti al posto delle trombe, ed offre spunti che caratterizzano la musica dell’area mediterranea (l’introduzione di “Dedalus” ricorda le improvvisazioni dell’oud, o almeno così ho percepito) ed in “Revelation” si respira aria del miglior jazz di marca inglese (vedi anche l’incipit di “Homo Sum”) con gli interventi tippettiani dei pianoforti sulla precisa ed espressiva doppia sezione ritmica sempre perfettamente calibrata e misurata, viste le personalità dei suoi componenti (Hamid Drake, Zeno De Rossi, Danilo Gallo e Giovanni Maier); incisivo anche “Resonance” con i due contrabbassi che aprono e con l’inconfondibile suono del Rhodes di Giorgio Pacorig (significativo il suo solo alla la conclusione del brano) che preannuncia il tema esposto da Ottaviano e dal clarinetto di Marco Colonna. “Rhapsodies”, per quintetto (Ottaviano, De Rossi, Maier, Pacorig e Colonna) contiene nove composizioni ed anche qui si possono leggere le influenze di Ottaviano, quasi degli omaggi ai suoi – ma non solo suoi – “padri musicali”: il respiro coltraniano di “Adelante” che apre il disco, gli spunti colemaniani di “Ergonomic”, la immaginifica ballad “Monkonious”, l’interesse verso la musica africana con l’arrangiamento del tradizionale Yoruba (etnia presente nel West Africa)  “Ijo Ki Mba Jo” traslato sapientemente dalla cultura orale al jazz e lo swing di “Mad Misha”, omaggio – miu par di capire – ad un altro protagonista del jazz europeo, l’olandese Misha Mengelberg scomparso nel 2017.

Mi fermo qui, assieme alle mie capacità di analisi.

L’album è dedicato ad un gigante del jazz, Keith Tippett che in questo 2020 ci ha prematuramente lasciato; un breve incontro mi fece capire come fosse uomo di grande gentilezza, e come musicista riporto le sagge parole di Roberto Ottaviano: “La musica di questo album è dedicata alla memoria del mio grande amico, mentore e inesauribile fonte di ispirazione come musicista e come uomo”.

Keith Graham Tippett (1947 – 2020). R.I.P.