CONTRADA LORI’ “Cicole Ciacole”

Autoproduzione, CD. 2019

di alessandro nobis

I veronesi della Contrada Lorì giungono alla terza prova discografica proseguendo nel prezioso lavoro di personale riproposizione della tradizione popolare e con una sempre più significativa capacità di scrittura accompagnata da una piacevole “ironia” che contraddistingue la loro produzione.

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Questo “Cicole e Ciacole” è un altro bel disco con il quale Contrada Lorì si conferma una delle migliori realtà musicale del panorama tradizionale vocale e strumentale di area veneta, tra l’altro andando a colmare nel veronese il vuoto lasciato dall’inopinato scioglimento di un altro ensemble, i Folkamazurka: radici ben fisse e rispetto delle tradizioni, attenzione verso suoni e strumenti alloctoni ed arrangiamenti preparati molto accuratamente e con il tutto caratterizzato da una forte coesione derivata da decine e decine di esibizione live. L’ironia dell’iniziale “Bossa Nova” dove il ritmo “parla” brasiliano ma con il titolo che racconta un’altra storia (“Bossa nova” in veneto significa “Bottiglia Nuova”), la ballata “Sogna Nina” che deriva da una barcarola veronese e con un significativo arrangiamento per pianoforte ed archi di Federico De Vittor (tastierista del gruppo), la capacità di raccontare drammi in modo amaramente ironico come in “Bala Laica” che narra con un ritmo “russo” la storia di Don Mario parroco di Poiano trovatosi suo malgrado nella steppa russa con migliaia di soldati (il periodo indovinatelo voi, ce la potete fare ….), la splendida “Cicole e Ciacole” scritta da Paolo Marocchio con in evidenza il quartetto d’archi ed il pianoforte, per ciò che mi riguarda il brano più significativo di tutto il disco. La seconda parte del lavoro, come si conviene alla Contrada, è dedicata alla riproposizione del repertorio popolare, e qui val la pena citare la “Nina Nanna Fontanelle” con un inedito ed interessante arrangiamento quasi cameristico di De Vittor e dei contradaioli (proveniente dall’omonimo coro spontaneo di San Bonifacio) e la scoppiettante classico “I vol che me marida” con la sempre lucidissima voce di Grazia De Marchi

“Cicole e Ciacole” si conclude con la lunghissima e scanzonata “’na Casa su Titan”, quasi una jam session dal sapore latino che coinvolge numerosissimi musicisti, anche non contradaioli: un brano forse più adatto alla dimensione dal vivo del gruppo veronese, magari a conclusione dei suoi sempre trascinanti e convincenti concerti. Ma, lo voglio dire, questo è solo il mio modesto parere.

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/03/01/contrada-lori-eviva-il-mar/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2015/12/27/contrada-lori-doman-le-festa/)

(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/02/01/il-diapason-intervista-la-contrada-lori/)