DALLA PICCIONAIA: I NOSTRI ANNI SETTANTA

di alessandro nobis

Negli ultimi anni non è che ci siamo frequentati molto. A parte una spedizione padovana per un concerto di Barre Phillips e Roberto Zorzi ci si incrociava il mercoledì mattina verso mezzogiorno, al mercatino rionale sotto casa dove scambiavano due parole di fretta e furia. Mai solo “ciao” e “ciao”.

Negli anni Settanta, intorno alla metà degli anni Settanta, le cose erano invece molto diverse, gli incontri erano quasi quotidiani e si frequentavano ragazzi che come noi condividevano la passione per la musica e con i quali saremmo rimasti in contatto per decenni, fino ai nostri giorni.

Il martedì mattina l’appuntamento era all’edicola di via Cesare Abba per acquistare Ciao 2001, settimanale musicale che ai tempi era considerato una sorta di testo sacro della musica che ascoltavamo: il giovedì ci si alzava prima e si andava in un’altra edicola, quella di fronte alla Chiesa di Santa Anastasia, dove arrivava qualche copia di Melody Maker, rivista inglese che ha segnato la storia dell’editoria musicale almeno in Europa.

Spesso di pomeriggio si andava assieme ad altri amici al negozio di dischi in Galleria Pellicciai, fornitissimo di tutte le novità italiane e di importazione della “nostra musica” preferita di allora, il prog.; nelle cabine potevi ascoltare tre long-playing ma ne dovevi acquistare almeno uno e così quando un uno di noi se lo poteva permettere avvisava gli altri ed insieme si andava. Poi a casa il disco veniva spesso registrato su cassetta: capitava spesso anzi quasi sempre di trovarsi a casa di Nicola ad ascoltarlo più e più volte, a condividere pareri, emozioni ed anche sogni, un momento di crescita che in seguito si dimostrerà fondamentale per molti di noi. Nicola aveva all’epoca dei gusti musicali che andavano dai Genesis di Peter Gabriel ai Roxy Music di Brian Eno, passando ai “Pianeti” di Holst ed alla musica antica suonata da David Munrow; molto avevamo in comune ma piano piano i miei gusti si spostarono all’ambiente della musica tradizionale americana e come si diceva allora anglo-scoto-irlandese. L’importante era sempre e comunque ascoltare, ascoltare e commentare. E crescere musicalmente.

Chi se lo poteva permettere andava anche ai concerti fuori porta e naturalmente della musica ascoltata e dei gruppi visti se ne parlava a lungo, qualcuno addirittura li registrava con un apparecchio a cassette e vi lascio immaginare la qualità del suono che per noi comunque sembrava formidabile; alcuni di noi impararono a suonare uno strumento riuscendovi ed altri, come il sottoscritto, una volta capito di non essere in grado di affrontare lo studio della musica, barattarono il proprio (un basso Fender Precision di seconda mano trovato a Bolzano con il quale cercavo di scimmiottare Gary Thain senza ovviamente riuscirci) con un registratore a cassette che si rivelò però fondamentale nel mio percorso di ascolti, approfondimenti ed esplorazioni sonore.

Nicola aveva un notevole talento creativo, si interessava non solo di musica ma anche di fotografia e di grafica ed avrebbe più tardi disegnato il logo dei Licaon in puro stile Roger Dean: prendeva lezioni di pianoforte dalla madre ed aveva un talento musicale tant’è che ad un certo punto, credo fosse il 1974, entrò a far parte dei Licaon, gruppo nato dalle ceneri dei Gem (dei quali facevano parte Dario Vignato, batteria, e Mario Natale alle tastiere, un altro che proseguì la sua carriera di musicista), fondato dal chitarrista Johnny Rao e dal bassista Maurizio Chavan ai quali si aggiunsero anche il batterista Carlo Arzeni e il giovanissimo fiatista Benny Weiss (da molti anni apprezzato jazzista).

I Licaon, all’epoca la band più interessante in circolazione dalle nostre parti con delle notevoli potenzialità allora solo parzialmente espresse (parliamo di ragazzi mediamente di sedici anni), non suonavano brani altrui ma componevano musiche originali come la complessa suite “Lo Hobbit” ispirata naturalmente al volume di Tolkien che nella versione Licaon comprendeva testi e parti recitative scritte da Carlo Ridolfi portate in scena da Nucci Rao. I mezzi erano pochi (ricordo che quando a Johnny arrivò la chitarra Gibson Les Paul De Luxe ci fu una sorta di pellegrinaggio in camera sua) ma erano suppliti da un grande entusiasmo ed anche da una certa abilità strumentale che negli anni seguenti alcuni di loro avrebbero sviluppato per continuare il loro percorso musicale. Del loro “Lo Hobbit” resta traccia ufficiale in “Years of songs” un compact disc realizzato nel 2011 da Johnny Rao che contiene una versione de “La Battaglia dei Cinque Eserciti” suonata con Nicola e Valentina Turata al violino, un breve assaggio di quello che era la musica dei Licaon. Poi ci sono senz’altro delle registrazioni in qualche archivio segreto …….. Di loro ricordo tre bei concerti: al Teatro Laboratorio, nel parco di Villa Pullè al Chievo e nello spazio retrostante il Liceo Fracastoro durante un’occupazione studentesca, mi sembra nel ’77.

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D’estate eravamo fortunati, si andava a Londra per un paio di settimane con la scusa di imparare e di impratichirsi con l’inglese: in realtà le giornate passavano alla ricerca di negozi di dischi, da Oxford Street a Camden Town a Shaftesbury Avenue da Dobell’s e Collett’s due fornitissimi negozi che spacciavano vinili di folk inglese e di jazz, dischi che potevano guardare ma raramente comperare …… ricordo che Johnny cercò per tutta Londra un 45 giri di EL&P, ed io un cofanetto antologico di folk britannico, ma alla fine li trovammo entrambi!

IMG_3868Ma di quelle settimane londinesi uno dei miei ricordi più lucidi fu la mattina in cui accompagnai Johnny e Nicola a Portobello Road, quando consegnarono – io rimasi in strada, al mercatino- nel piccolissimo negozio di Richard Branson un demotape dei Licaon, e quello che sarebbe di lì a poco diventato il patron della Virgin spedì in seguito una lettera nella quale si complimentava con il gruppo, anche se poi non se ne fece più nulla. Peccato, ma l’offerta musicale di quegli anni era davvero sbalorditiva, tutto era concentrato sulla novità della musica punk ed il progressive era caduto nel dimenticatoio. Peccato davvero.

L’avventura, il progetto Licaon si concluse nel ’78: il termine delle scuole superiori ed il trasferimento di alcuni membri fuori Verona furono le principali cause. Di recente so pr certo che si voleva fare una reunion del gruppo, ma purtroppo le cose sono andate diversamente ….

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I Licaon, qualche tempo fa.

Prima di chiudere vorrei ricordare però l’impegno di Nicola a Radio Centrale, un’esperienza formativa non solo per lui, che aveva una trasmissione con l’amico di sempre Johnny ma per tutti noi che a vario titolo avemmo un ruolo nella programmazione musicale di quella Stazione Radio le cui frequenze, 104 FM, passarono in seguito a Radio Popolare: in molti passarono da Piazza Broilo, da semplici appassionati come me a giornalisti professionisti. tele-radio-centrale-verona-2A questo punto però necessito di una “memoria esterna”, quella di Johnny: “Nicola ed io fummo proprio co-fondatori di Radio Centrale, grazie alla stima ed amicizia di Giovanni “Mimmo” Colombo che ci chiese se volevamo par parte della nascita di una radio privata indipendente; la radio iniziò dalla sede di Via Nicola Mazza, per poi trasferirsi successivamente in Piazza Broilo”.Fu quella di Radio Centrale un’altra esperienza almeno per me molto importante per gli ascolti di musiche diverse, per gli approfondimenti, le amicizie, per le discussioni riguardanti le uscite discografiche o i concerti ai quali riuscivamo ad andare. Ma durante un formidabile temporale estivo un fulmine centrò distruggendola l’antenna di Radio Centrale sulle Torricelle: la Radio come la nascente Tele Centrale chiusero i battenti e qualche tempo dopo si trasferirono in un capannone in Borgo Roma.

Poi, come detto, quel periodo terminò e per Nicola iniziarono il periodo milanese alla scuola di Bruno Munari e nuove esperienze musicali ed iniziò a produrre bellissime grafiche per gli straordinari e formativi Festival Jazz a cavallo del 1980.

Ma questa è un’altra storia che non saprei raccontare per non averla vissuta direttamente “a margine”.

Ciao Nicola.