IL BLUES RACCONTA LA PIENA DEL ‘27

di alessandro nobis

Nell’aprile del 1927 il “Padre delle Acque”, il fiume Mississippi, esondò dal suo alveo provocando la più grande inondazione della pianura americana che a memoria d’uomo si ricordasse. Tutto ebbe inizio con un inverno particolarmente piovoso che aumentò la portata del fiume in modo eccezionale ed il 16 del mese di aprile in Illinois, ben lontano dal Golfo del Messico, il primo argine si dovette arrendere alla potenza del fiume.

Più di 60.000 km2(ovvero 3 volte la superficie della regione Veneto o 6 volte quella della Calabria) vennero sommersi dalle acque, centinaia di migliaia di persone dovettero trasferirsi altrove e 250 persero la vita. Cinque giorni più tardi, a Mounds Landing nello stato del Mississippi esondò definitivamente e nelle settimane successive tutto il sistema fluviale collassò ovunque; l’acqua in alcuni punti raggiunse l’altezza di 9 metri. Dovettero passare due mesi perché l’acqua rientrasse nell’alveo originale e le autorità vennero fortemente criticate per avere aiutato maggiormente la popolazione bianca rispetto a quella afroamericana nelle operazioni di salvataggio e di soccorso. Migliaia di braccianti agricoli, naturalmente afroamericani, furono costretti a lavorare in condizioni pessime cercando di alzare gli argini vicino a Greenville, Mississippi e quando le acque si alzarono vennero lasciati senza cibo e acqua potabile mentre le donne ed i bambini caucasici vennero tratti in salvo e trasportati in luoghi sicuri. Le cronache dell’apoca riportarono che almeno un afroamericano venne ucciso per essersi rifiutato di lavorare in quelle condizioni.

Naturalmente una calamità naturale di così ampia portata ebbe delle conseguenze sulla vita delle persone e sulla stria economico-sociale degli Stati Uniti; si innescò una grande migrazione degli afroamericani dagli Stati del sud verso quelli del Nord soprattutto verso le grandi aree urbane. Un fenomeno che si ripetè non molti anni dopo in occasione della siccità negli Stati Centrali che indusse masse di agricoltori e piccoli proprietari terrieri ad emigrare soprattutto verso la California.

Questo disastro fu raccontato sì dai giornali e dalle radio, ma anche da numerosi musicisti che direttamente o indirettamente furono coinvolti; e considerate le aree distrutte dalle acque, diversi i musicisti composero folk-songs con l’idioma del blues in relazione all’accaduto. Dico folk-songs perché ritengo personalmente – ma so di non essere l’unico – che una canzone “è” una “folksong” se racconta una storia sia essa in relazione allo stesso autore o ad altre persone, ed anche di accadimenti come quello di cui sto scrivendo. Qui di seguito indico sette autori che ne scrissero canzoni incise su preziosi 78giri, in quegli anni ma anche più recentemente, come Randy Newman. Fu così che, come i cosiddetti “fogli volanti” europei che contribuivano nell’Ottocento a diffondere le notizie alla maggioranza della popolazione non scolarizzata, i 78giri ebbero la stessa funzione oltreoceano, considerato che le radio a quel tempo non trasmettevano i “Race Records.”

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ROBERT HICKS a.k.a. BARBECUE BOB (1902 – 1931) “Mississippi Heavy Water Blues” giugno 1927. Di Walnut Grove, Georgia, Robert Hicks si trasferì giovanissimo ad Atlanta dove imparò la tecnica della chitarra a 12 corde. E’ considerato uno principali esponenti del “piedmont blues”; nel testo fa riferimento naturalmente all’alluvione ma anche alla perdita della madre e della sua ragazza, portata via dal fiume.

Nothing but muddy water, as far as I could see

I need some sweet mama, come shake that thing with me

That’s why im crying Mississippi heavy water blues

Listen here you men, one more thing I’d like to say

Ain’t no womens out here, for they all got washed away

That’s why im crying Mississippi heavy water blues

Lord, Lord, Lord

Mississippi shakin’

Louisiana sinkin’

The whole towns a shrinkin’

Robert Hicks is Singin’

That’s why im crying Mississippi heavy water blues

LIZZIE DOUGLAS (a.k.a.) MEMPHIS MINNIE & KANSAS JOE McCOY “When the Levee Breaks”.

Il 18 giugno del 1929 Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy registrano la loro prima session per Columbia, a Noew York. Qui la voce è di McCoy che accompagna anche con la chitarra Memphis Minnie, ottima strumentista e caratterizzata dallo stile finger-picking.

Robert Plant dei LED ZEPPELIN ne modificò leggermente il testo, Jimmy Page scrisse un nuovo riff di chitarra e John Bonham marchiò il brano con il suo inimitabile e possente drumming; gli Zeppelin inserirono il brano nel loro quarto ellepì pubblicato nel 1971, citando l’autrice accanto ai loro nomi. E’ questo uno dei brani meno eseguito dalla band inglese dal vivo.

CHARLEY PATTON “High Water Everywhere” dicembre 1929, Grafton, Wisconsin.

Tra tutti gli autori che cito qui Charlie Patton probabilmente fu l’unico testimone diretto della piena, ed anche vittima. Interpreta questo suo brano, inciso per la Paramount, con grande passione, con il coinvolgimento personale, cantando il testo come se fosse un sermone raccontando la sofferenza particolare degli afroamericani, già ridotti allo stremo e ancora privati dei diritti civili. Ne registra due versioni e descrive l’abbandono delle terre, delle case, delle persone costrette ad emigrare lasciando i loro pochi averi (“Non riuscivo a vedere nessuno, e non c’era nessuno che doveva essere trovato”)

“The back water done rolled lord, and tumbled, drove me down the line
The back water done rolled and tumbled, drove poor Charley down the line
Lord, i’ll tell the world the water done struck Drew’s town

Lord the whole round country, lord creek water is overflowed
Lord the whole round country, man, is overflowed
(spoken: you know, i can’t stay here, i’m bound to go where it’s high boy.)
I would go to the hill country, but they got me barred”

ELDERS McINTORSH & EDWARDS’ SANCTIFIED SINGERS. “The Flood of 1927” 4 dicembre 1928.

La tradizione del canto religioso era molto ricca e forte a Memphis e del Mississippi settentrionale quando McIntorsh ed Edwards entrarono nello studio. La performance è molto ispirata, rinforzata dalla partecipazione della congregazione che rafforza e puntualizza il ritornello di McIntorsh.

He pured out his flood upon the land

H sent a flood through the land

And it killed both Beast and man.

BEULAH BELLE THOMAS (1898 – 1986) a.k.a. “SIPPIE WALLACE”. “The Flood Blues”

Sippie Wallace era nata nella Jefferson County, in Arkansas, uno degli stati più devastati dalla piena. Frequentatrice più degli ambienti jazz che blues (lavorò anche con Johnny Doods, Sidney Bechet e King Oliver tra gli altri), registrò oltre 40 brani per la Okeh Records e tra questi, il 5 giugno del 1927, “The Flood Blues” in compagnia di Louis Armstrong (cornetta), del fratello Hersal Thomas al pianoforte, di un clarinettista e di un chitarrista sconosciuti. Negli anni Trenta divenne organista di chiesa e direttrice di cori su a Detroit.

BESSIE SMITH & JAMES P. JOHNSON “Preaching the blues” e “Backwater Blues”, 17 febbraio 1927.

Bessie Smith registrò questi due brani il 17 del 1927, brani che vennero messi sul mercato nei giorni della piena, nell’estate del ‘27; le due incisioni, fatte con il grande pianista James P.Johnson, riguardano però la piena della primavera dell’anno precedente, ovvero quella del 1926.

Anche un grande autore come Randy Newman scrisse un bellissimo brano su questa tragedia: nonostante non sia proprio un songwriter legato al blues, ho ritenuto opportuno citarlo. Qui è nella veste di “storyteller”, che racconta la vicenda 50 anni dopo.

RANDY NEWMAN “Louisiana 1927”.

Randy Newman registrò “Louisiana 1927” per l’album “Good Old Boys”, pubblicato nel 1974, un chiaro segno di quanto fosse forte il ricordo di quella tragedia.

Qui Newman narra della gente, della piena, delle inondazioni, degli abitanti di Plaquemines che per cercare di salvare New Orleans fecero saltare con la dinamite l’argine del fiume con il risultato di far sommergere la cittadina e causando enormi danni all’agricoltura.

Some people got lost in the flood
Some people got away alright
The river have busted through, clear down to Plaque mines
Six feet of water in the streets of Evangeline

RADOSLAV LORKOVIC registrò una versione in studio per l’album “The Po the Mississippi” del 2018 e due live del brano per gli album “Live from Castello Scaligero di Malcesine” del 1997 e per “Homer: a piano Odyssey” del 2013.