BARBIERO·MANERA·SARTORIS  “Woland”

Autoproduzione CD, 2020

di alessandro nobis

Franco Fayenz sostiene come lo stato della cultura non solo musicale in Italia non sia buono: Massimo Barbiero dice invece più lapidariamente che esso  “non è” (cit. intervista a “jazz Convention”); mi trovo d’accordo con il batterista compositore che da un bel po’ ha deciso di autoprodursi i propri lavori per essere del tutto indipendente dal mercato discografico, e anche questo “Woland: omaggio a Il Maestro e Margherita”, la sua più recente produzione, non sfugge dunque al Barbiero – pensiero (che accomuna comunque altri artisti, non solo di ambito jazzistico) proponendo un lavoro che si ispira a “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov in compagnia di Eloisa Manera (violino e violino a 5 corde) e del pianista Emanuele Sartoris autori rispettivamente di una e di quattro composizioni.

Onestamente devo confessare di non avere letto Bulgakov e quindi il mio approccio alla musica di Woland esula dall’interpretazione “filtrata” dalla conoscenza del volume ma, comunque sia, trovo “anche” queste incisioni molto interessanti a partire dalla formazione davvero inedita che combina in modo equilibrato i suoni delle percussioni, del violino e del pianoforte; l’ascolto poi rivela le diverse componenti della musica scritta e mi sembra di poter dire che al di là delle considerazioni sull’indiscutibile preparazione tecnica e dalla capacità di dialogo tra gli strumentisti, emergono a mio avviso in modo chiaro le diverse componenti che stanno alla base del progetto. Questo perché parlano lo stesso linguaggio facendo incontrare in modo del tutto aperto i loro background realizzando un amalgama chimicamente perfetto; non ho la competenza per addentrarmi in analisi musicologiche, tuttavia l’ascolto mi fa fatto scoprire i caratteri di certa musica classica del Novecento che pervade tutto il disco (l’introduzione e un richiamo alla tradizione classica – russa? – in “Hella” ad esempio), naturalmente il linguaggio del jazz (in “Woland” composta da Sartoris) e l’improvvisazione in “Margherita” di Barbiero con il dialogo tra l’autore ed Eloisa Manera. Superbi i tre movimenti della lunga “Suite dei tre Demoni” composta dalla violinista: la prima parte dove emergono il violino ed il pianoforte con un lungo frammento “libero”, una seconda introdotta dal pianoforte subito seguito da violino e dalla batteria con una brillante parte improvvisata, la terza dove il drumming di Barbiero trova largo spazio evidenziando tutta la creatività e la ricca tavolozza di suoni che talvolta incrocia i suono del violino e del pianoforte.

Un disco davvero interessante anche decontestualizzandolo dalla fonte primaria, quella di Bulgakov, un trio che sarebbe stato uno dei punti di forza della programmazione del Open Papyrus Jazz Festival di Ivrea annullato per l’epidemia di Coronavirus. Sarà ovviamente tra i protagonisti dello stesso Festival nella sua edizione translata e del quale il cartellone dovrà subire forzatamente qualche variazione, ma “Woland” ci sarà senz’altro.

www.massimobarbiero.com