LORD FRANKLIN “The Ballad”

LORD FRANKLIN “The Ballad”

LORD FRANKLIN “The Ballad”

di alessandro nobis

La mattina del 19 maggio A.D. 1845, centodieci marinai e ventiquattro ufficiali lasciarono il porto di Greehithe sulla costa del Kent in direzione Aberdeen da dove in seguito avrebbero raggiunto la Groenlandia; erano a bordo di due vascelli che già avevano solcato le acque antartiche sotto il comando di James Clark Ross, vascelli che per questa spedizione erano stati rinforzati nella prua con placche metalliche e soprattutto erano stati dotati di due potenti motori a vapore, uno fornito dalle Ferrovie di London & Greenwich e l’altro dalla Compagnia che gestiva la linea London & Birmingham: il primo sulla Erebus stazzava 380 t e l’altro sulla Terror, 350 t, vascelli affidati a James Fitzgerald e Francis Rawdon Moira Crozier. Sir John Franklin, già Governatore della Tasmania, fu incaricato di guidare la spedizione visto che già aveva un’esperienza “artica” avendo guidato tra il 1819 ed il 1822 una spedizione nel nord canadese per la Hudson Bay Company, spedizione per la verità fallimentare che gli valse il soprannome di “l’uomo che si mangiò gli stivali” ed il motivo lo si può facilmente immaginare …… . Per la verità è necessario dire che i primi cinque nella lista dell’Ammiragliato diedero forfait, e così toccò a Franklin partire.

Partirono come detto il 19 maggio del 1845 e non fecero più ritorno, lasciando prima alle leggende popolari e poi agli sparuti ritrovamenti nel nord canadese (tre sepolture a cumulo e qualche oggetto) la misteriosa ricostruzione di quella spedizione che intendeva cercare e raggiungere l’oceano Pacifico da Nord passando dal mitico “passaggio a nord-ovest”. L’ultimo inglese che ebbe l’occasione di incrociare le navi di Franklin fu il Capitano Dannett al comando di una baleniera: la data sul libro di bordo era il 26 luglio del 1845. Poi più nulla.

Questa in breve l’inizio della storia, ben documentata da numerosi volumi e da una serie piacevole televisiva, “The Terror” (la prima serie) tratta da un volume di Dan Simmons(1)che mescola molto efficacemente la storia con le leggende Inuit, giusto per aggiungere mistero al mistero.

A due anni dalla partenza da Greehithe, non arrivando alcuna notizia dai due vascelli inglesi, Lady Jane Franklin il 20 marzo del 1848 si rivolse ai comandanti ed alle ciurme delle navi baleniere che solcavano i tempestosi e perigliosi mari artici, offrendo una ricompensa di ben 20.000 sterline per chi avesse portato notizie o avesse ritrovato la Terror e la Erebus e poi il giorno seguente iniziò a corrispondere con i membri del Governo a cominciare da Benjamin Disraeli per ottenere prima un’audizione ed in seguito aiuti concreti.

Cecil Sharp diceva che una “folk song” è una canzone nata dalla gente comune, dalla gente non o poco alfabetizzata con un testo che narra una vicenda di carattere storico ma anche individuale abbinata ad una melodia spesso preesistente e trasmessa oralmente di generazione in generazione, di villaggio in villaggio. La vicenda di John Franklin e della moglie Jane ha in effetti abbia tutte le caratteristiche per diventare una canzone e quasi immediatamente alla vicenda, tra le centinaia di Broadside Ballads (Leydi li chiamò “fogli volanti”) a stampa e distribuite con una certa diffusione ecco che appare “Lady Franklin’s Lament” (a.k.a. “Lord Franklin” or “The Sailor’s Dream”) il cui testo, pubblicato nel 1852, è attribuito alla stella Lady Jane, consorte di John Franklin. Tra tutte le melodie che certamente vennero abbinate al testo, quella giunta fino a noi risale al 1584 e proviene da una raccolta irlandese pubblicata quell’anno e nella quale la melodia è chiamata (“Cailín Óg a Stór”, “O Darling Young Girl” in lingua inglese). Questa è la “Lord Franklin” che molti conoscono, interpretata di qua e al di là dell’oceano da numerosi artisti, dei quali in calce riporto un elenco parziale.

Lord Franklin - broadsheet
LA BROADSIDE BALLADS 1852

E, a proposito di adattamenti di antiche melodie a testi moderni, segnalo “Bob Dylan’s Dream” in The Freewheelin’ Bob Dylan”, secondo album dell’autore americano; Dylan conobbe “Lord Franklin” grazie al folksinger e ricercatore inglese Martin Carthy che in un’intervista rilasciata al Telegraph nel 1992 ricorda che il cantautore americano sempre gli chiedeva di cantare quella ballata (Interview with Dave Brazier, Telegraph, Vol. 42, 1992, p. 94/5). In verità Dylan, per mantenere un certo legame con le strofe di Lady Jane Franklin, nelle ultime strofe scrive una sorta di “requiem” per le amicizie perse durante la sua giovane vita che lo aveva portato da Duluth a New York ed in Inghilterra dove aveva appunto incontrato Carthy. Lo stesso Carthy, che registrò la ballata nel suo secondo album (Second Album, Fontana STL 5362, 1966) e che tutt’oggi interpreta nei concerti, accorciò il testo della Broadside Ballad scritta attorno alla metà del diciannovesimo secolo il cui titolo era”Lady Franklin’s Lament For Her Husband”. Due esempi di un’abitudine consolidata nei secoli e mai considerata come “plagio”, ovvero prendere una melodia tradizionale e scrivere un testo originale.

Per approfondire la storia di John Franklin:

1 – SIMMONS, Dan: “La scomparsa dell’Erebus”. Mondadori, 2008

2 – ERIKA BEHRISCH ELCE (a cura di): “Selected Letters of Lady Franklin Concerning the Search of Lost John Franklin Expedition 1848 – 1860. MQUP, 2009

Alcune versioni di Lord Franklin:

BURKE, Kevin & O’DOMHNAILL, Michael. “Promenade”. Mulligan Records, 1979.

CARTHY, Martin. “Second album”. Topic Records, 1966.

DYLAN, Bob. “The Freewheelin’ Bob Dylan”. CBS Records, 1963 (solo melodia, testo di Dylan)

JONES, Nic. “In search of Nic Jones”. Mollie Records, 2007.

LLOYD, Albert Lancaster. “Sailor’s Songs and Sea Shanties”. Registrato nel 1956. Highpoint Records, 2005.

O’CONNOR, Sinead. “Sean Nos Tua”. Hummingbird Records, 2002.

PENTANGLE. “Cruel Sister”. Transatlantic Records, 1970, “The lost Broadcasts 1978 – 1972. Hux Records, 2004.

RENBOURN, John. “Live in Italy”. Data di registrazione sconosciuta. Registrato Live al Folkstudio di Roma. CD

 

LORD FRANKLIN:

 

We were homeward bound one night on the deep

Swinging in my hammock I fell asleep

I dreamed a dream and I thought it true

Concerning Franklin and his gallant crew

 

With a hundred seamen he sailed away

To the frozen ocean in the month of May

To seek a passage around the pole

Where we poor sailors do sometimes go.

 

Through cruel hardships they vainly strove

Their ships on mountains of ice were drove

Only the Eskimo with his skin canoe

Was the only one that ever came through

 

In Baffin’s Bay where the whale fish blow

The fate of Franklin no man may know

The fate of Franklin no tongue can tell

Lord Franklin alone with his sailors do dwell

 

And now my burden it gives me pain

For my long-lost Franklin I would cross the main

Ten thousand pounds I would freely give

To know on earth, that my Franklin do live.

(alternate: To know Lord Franklin and where he is.)