VALLE · NODALE · STRAULINO “Villandorme”

NOTA Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Questi trenta minuti di musica registrati dalla cantante Alessia Valle e dai due chitarristi Lino Straulino e Alvise Nodale raccolgono sette composizioni che rappresentano idealmente la storia della musica popolare italiana dell’Italia Settentrionale nelle loro “lezioni” friulane e può a mio avviso essere considerato il passo iniziale per chi volesse avvicinarsi al complicato mondo fatto di diverse lingue ed approcci vocali e strumentazioni che è il mondo del canto epico – lirico. Ricordo che Straulino, ricercatore, autore e finissimo chitarrista già aveva registrato con il violinista Giulio Venier quello che io considero un disco capolavoro: mi riferisco a quel “La bella che dormiva” pubblicato nel 2004 che a mio modesto avviso vale certamente una ristampa.

596_Villandorme_Grafica (1).jpgSei sono canti narrativi presenti sul territorio italiano ed anche francese (la “Dame Lombarde” dei transalpini Malicorne per fare un esempio), ovvero “La fia del paesan” (“Cattivo Custode” Nigra 50), “Donna Lombarda” (Nigra 1), “Cecilia” (Nigra 3), “L’uccellin del bosc” (Nigra 95), “La bella Brunetta” (Nigra 77) e “L’inglesina” (Nigra 13), e per questi potete fare riferimento al monumentale “Canti popolari del Piemonte” di Costantino Nigra (la prima edizione è del 1888, la più recente di Einaudi del 2009), il settimo invece è un canto tradizionale raccolto da Straulino in Carnia ma anch’esso presente in modo abbastanza omogeno nell’area alpina dove, come comunemente succede, presenta della variazioni nel testo e soprattutto nel titolo (“La mamma di Rosina”, “Il molinaro”, “La bella al mulino”, “Rosina al mulino”, “Il mulinaio”) che narra come si direbbe oggi delle molestie sessuali da parte di un molinaro verso una ragazza venuta al mulino per macinare.

Il modello esecutivo scelto da Alessia Valle, Alvise Nodale e Lino Straulino è mi sembra di poter dire quello del folk anglosassone: la cantante è accompagnata da due bravissimi chitarristi acustici che con i loro arpeggi e con il loro interplay stendono un raffinato e complesso pattern sul quale la bella ed espressiva voce “racconta” le novelle.

Tutto molto semplice in apparenza ma se prestate attenzione anche al lavoro di Straulino e Nodale scoprirete tutt il prezioso lavoro di questi due strumentisti, ad esempio tra le strofe del brano che apre il disco, “La fia del paesano” o l’introduzione di “Donna Lombarda”.

Un progetto importante per il suo valore musicologico e soprattutto per il fascino che suscita l’ascolto delle nostre radici.

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