MANDOLIN’ BROTHERS  “6”

Martinè Records. CD, 2019

di alessandro nobis

Questo “6” è il disco che celebra i quarant’anni (40!) dei Mandolin Brothers, sestetto capitanato da Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari che ha attraversato quattro decenni sviluppando sempre più uno stile personale, sì radicato al genere “americana”, ma caratterizzato da una fertile vena compositiva, e lo dicono i dieci brani originali inseriti nel CD oltre ai quali ve ne è uno scritto dal produttore, nientedimeno che Jono Manson.mandolin I brani sono di qualità, il suono è decisamente roots, tutto concorre a fare di quest’album forse il migliore della band ed una delle più interessanti interpretazioni “alloctone” del rock più sanguigno e più legato alle tradizioni che in molti suonano al di là della “grande acqua” ma in che verità in pochi suonano a questo livello, con questa intensità, con questa passione. Per rispetto verso Ragazzon & C. non voglio citare le influenze, i suoni, le note che fanno riferimento ai modelli più nobili di “americana”, e quindi segnalo la significativa ballata acustica “Lazy Day” (“and the memories of a long gone journey / are fillin’ up my mind”) scritta a quattro mani da Ragazzon e Manson, la slide National di Canevari che apre l’ottima “If you don’t stop now” (“This Land is Big Enough / To Travel all night long / to a place unknown before”) o ancora il riuscito riff della bella “A Sip of Life” del cantante, tastierista e fisarmonicista Riccardo Maccabruni e del chitarrista Marco Rovino. Certo, i temi di cui si parla sono semplici, si sono la vastità degli spazi, il ritorno a casa, l’introspezione, il tempo del riposo e delle personali riflessioni nel silenzio della veranda, temi sì cari alla musica americana ma che in realtà riguardano un po’ tutti noi. Non c’è una nota in più, non c’è una nota in meno, disco da cinque stelle.

Vabbè, non è un disco del catalogo Capricorn o Rounder. E allora? Allora ascoltatelo.

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