TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

(601) TERREMOTO 1891 (tredicesima parte)  ARENA, 12 – 13 GIUGNO 1891

I DISASTRI DEL TERREMOTO: Una notte a Tregnago

Caro Aymo

Ricevuto da voi l’incarico di recarmi a Tregnago, per poter avere notizie vere della situazione attuale, dopo il ripetersi delle scosse in questi due giorni posteriori alla visita da voi fatta sui luoghi, l’accettai con piacere da una parte per la fiducia che avevate di me e con dolore dall’altra per le miserie che avrei trovate le quali avrebbero fatto impressione sull’animo mio.

Partii col treno del tramway a vapore delle 4.35 ed arrivai a Tregnago alle ore sei.

Appena giunto mi recai dal carissimo amico mio dott. Vittorio Castelli e a lui dissi lo scopo della mia venuta; egli gentilmente si mise a mia disposizione, e si che, povero giovane, non ha mai avuto un istante di riposo dal momento della dolorosa catastrofe, e tutto il paese, ammirandolo, è compreso delle sublimi virtù cittadine e filantropiche di cui dà continuamente prova.

Fece attaccare il suo cavallo e andammo alla frazione di Cogòlo la più funestata dalla immane sciagura.

Non ho parole per descrivere la desolazione, lo spavento di quella popolazione la quale è tutta costretta a dover pasare il giorno e la notte sotto le tende innalzate dal Genio Militare. Coll’ultima scossa di ieri mattina non una casa – diciamo non una casa– della frazione è abitabile e tutte sono in pericolo. E’ bensì vero che i soldati del Genio militare, qui rappresentato da un solo distintissimo e bravo ufficiale, sig. Biancolini, e da un misero distaccamento di 20 uomini, fa ogni possibile, e sono ammirandi per abnegazione e attività, per attenuare la gravità del disastro.

Tutta la popolazione è accampata e alloggia sotto tende militari. Questo accampamento non presenta nessun aspetto poetico certamente. La piazza di Cogòlo è tutta occupata da tende militari – per sei ogni tenda – ed ogni tenda è occupata da intere famiglie.

L’aspetto di questa piazza è quello di un accampamento militare, altro non esprime.

Gli abitanti del paese che non vogliono pernottare nei piani terreni delle loro abitazioni pericolanti dormono sotto le tende militari le quali occupano i broli e le adiacenze della cese dal terremoto ridotte inabitabili.

In Tregnago gli abitanti sono tutti ricoverati sotto tende, meno poche famiglie eccettuate, le quali di giorno stanno al pianterreno delle loro case; ma la notte la passano all’aperta campagna sotto tende.

Gli accampamenti – chè tali proprio somigliano, perché fatti tutti di tende militari per sei e disposte come un vero campo militare – sono la piazza del Municipio, la piazza della Pieve, i broli dell’egregio avv. Doria e degli egregi signori medico condotto Vittorio Castelli, Colegnato e Ferrari.

In piazza del Municipio vi è una tenda conica da ufficiali sotto cui è ricoverata una partoriente la quale, a quanto ci fu detto stamane, ha anche partorito felicemente sotto l’imperversare di una pioggia dirotta, che durò quasi tutta la notte per dar luogo ad un’alba stupenda e ad una splendida mattinata.

Nel brolo del sacerdote reverendo don Dal Ben venne elevata una tenda conica che serva di Ospedale pei difterici, giacchè, purtroppo come se non bastassero le altre miserie, infierisce la difterite e ieri si verificarono due morti.

A questo proposito ho assistito ad una scenaccia che mi disgustò non poco. Certo Marchiori Francesco, detto Mocolati, aveva due bambine colpite da angina e non le aveva denunciatem sicchè toccò all’egregio dr. Castelli di scovarle fuori e farle portare nella tenda – Lazzaretto (diciamo così). Or bene il Marchiori – vedete che padre! – voleva obbligare la propria moglie che allatta un bambino di 11 mesi, sano e incolume da difterite, a passare la notte nella tenda delle due bambine ammalate ed insisteva con un accanimento così ributtante da destare ribrezzo in ogni animo bennato.

Ebbe due forti battibecchi e col medico Dr. Castelli e collo stesso Sindaco avv. Cavaggioni il quale dovette usare di tutta la sua autorità sindacale per impedire che quel padre egoista e crudele insistesse dalla sua cocciutaggine.

Visitai altri accampamenti nei broli Franchini, Ferrari, Colognato. Erano tutti uguali. Tende militari da sei persone, meno qualche tenda fatta uso pagoda. Tutto era silenzio, né si vedevano lumi.

In Piazza del Municipio vidi che si stava erigendo una baracca di legno, mi si disse essere del signor Vinco negoziante in legnami e pellami.

Sono andato coll’egregio dottor Vittorio Castelli a visitare Cogòlo, Scorgnano e Marcemigo, al lume delle torcie.

Che desolazione!

A Cogolo le condizioni si sono fatte ancora più tristi dei giorni scorsi, massime dopo la scossa delle ore 8,30 di ieri mattina. Non una casa è appena abitabile. Tutta la popolazione è accampata nei broli e nelle campagne circostanti agli abbandonati e pericolanti abituri.

Lo sgomento ed il terrore la rende mezzo inebetita. Povera gente, non hanno nemmeno paglia bastante per fare il letto delle tende! Alcuni vi hanno messo dentro delle fascine.

L’accampamento maggiore è nella piazza. Ha l’aspetto regolare di un campo nilitare, difatti sono tutte tende rizzate dal genio.

Il buon dottore Castelli incoraggiava con calda parola quei poveri disgraziati e loro raccomandava l’igiene, e la sua parola buona, onesta, affettuosa era ascoltata come un conforto.

Nel cortile dell’oste Sartori ho veduto una tenda da ufficiali. Volevo visitarla, ma ne fui trattenuto giacchè in essa erano ricoverate due partorienti, una delle quali proprio in procinto di dare alla luce.

Visitai tutti gli altri accampamenti nei varii broli, ma tutti offrivano alla vista lo stesso panorama. Solo vidi in Cogolo la gente molti più abbattuta e spaurita degli altri siti.

Vidi una casa, quella del negoziante Cicheri, in cui si vedevano sette muri interno perforati tutti alla stessa altezza come (colpiti, n.d.t.) da una palla di cannone. Mi si disse cha cnhe una grande muraglione di Vestena presentava la stessa strana figura.

Un vecchia di 87 anni, certa Catterina detta la Vecia Catiassicurava che nemmeno dai suoi vecchi aveva mai udito parlare di un disastro vome l’attuale.

Da Cogòlo varcando il torrente di Tregnago passammo sulla riva destra.

Vidi Scorgnanoe mi fece meraviglia nello scorgere come questa frazione, posta proprio in mezzo tra Marcemigo e Cogòlo, che furono tanto maltrattate dal terremoto, sia stata abbastanza risparmiata, tanto più che ha case vecchie e quasi diroccate per natura.

Mi fece un gran dolore nell’udire che non avevano ancora ricevute tende epperciò dovevano bivaccare all’aria aperta e pioveva. Poche tende si erano alla bell’è meglio costruite con lenzuola e stuoie.

A Marcemigo le codizioni sono peggiorate causa la scossa ultima.

La popolazione è ricoverata nei broli Biasioli, De Winkles, Castagna ed altri, parte sotto tende militari e parte sotto tende fatte con lenzuola su carri rovesciati.

Quando si passava di là pioveva dirottamente. Il dr. Castelli mi fece osservare delle case che minacciano rovina imminente causa la forte scossa del mattino.

Interrogato un contadino sulla impressione della scossa ultima rispose: “Mi trovavo presso la fontana della chiesa di Cogòlo quando sentii come un forte sparo di mina che pareva proveniente dal monte della Croce – a ridosso quasi della fontana – e sentii tremare la terra e vidi diroccare quella casa là”, (virgolettato e corsivo a cura del trascrittore) e indicava appunto una casa distante un centinaio di passi e pare dicesse appartenesse a Paolo Chicheri, ma non ne sono sicuro.

Si voleva andare a vedere altre località ma purtroppo pioveva dirottamente, eravamo attorniati da foltissima nebbia come in novembre e ritornammo in paese.

Si cenò da Michelino Zavarise che ha tutta la casa puntellata e minaccia rovina. Con noi c’era pure lpegregio cav. Raimondo Ravà ingegnere del Genio Civile in missione.

Dopo cena andai in casa Cracco dove fui ricevuto colla più squisita ospitalità. Gentilezza e cortesia. Là trovai l’egregio Sindaco, l’avvocato Doria e signori Pieropan ed altri del Comitato permanente, il sig. Pretore delle graziose e spiritose signore, ed il nostro caro amico cav. Agostino Goiran al quale – come si dice volgarmente – grattai l’orecchio per farlo cantare e potei riuscirvi, quando gli dissi che ero vebuto appositamente a Tregnago per intervistarlo.

Alla parola intervistarlol’amico cavaliere si sbottonòed ecco quanto potei raccogliere dalle sue labbra:

continua