DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI “Circolo Nadir, Padova. 24 novembre 2019”

DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI “Circolo Nadir, Padova. 24 novembre 2019”

DALLA PICCIONAIA: BARRE PHILLIPS & ROBERTO ZORZI

“CIRCOLO NADIR, 24 novembre 2019”

di Alessandro Nobis

IMG_3692.jpgIl Nadir è un ospitale piccolo club del circuito ARCI a due passi dalla stazione ferroviaria di Padova, ricavato in quello che probabilmente fu un esercizio commerciale e gestito con grande entusiasmo e capacità. Diviso in due parti, una adibita a bar e l’altra ad auditorium con una quarantina di posti a sedere, ha una programmazione di concerti piuttosto nutrita, e l’appuntamento di domenica 24 novembre era uno di quelli da non perdere per nessun motivo visto che ospite della serata era nientedimeno che uno dei protagonisti dell’avanguardia musicale dell’ultimo mezzo secolo, il contrabbassista californiano Barre Phillips.

La sorpresa dell’ultima ora è stata quella della presenza di un prestigioso ospite, il chitarrista Roberto Zorzi che da sempre naviga nel mondo dell’improvvisazione non idiomatica e del rock più intelligente: ha aperto con un lungo brano il concerto con una chitarra, una serie di marchingegni elettronici e tante idee che si concretizzano e che si accavallano nell’alternanza di momenti più pacati ed altri più irrequieti. IMG_3693 2.jpgE’ questo un linguaggio musicale non di facile realizzazione se non sai “cavalcare” la tigre elettronica che ti può sovrastare e quindi dominare, ma questo non accade perché il chitarrista compositore veronese ha il totale controllo sulla pedaliera e sull’effettistica nonchè ovviamente sullo strumento da cui tutto prende forma, la chitarra elettrica.

Poi ecco il californiano Barre Phillips, una leggenda per parecchi dei presenti, uno che con un’altra leggenda come l’inglese Barry Guy ha negli anni sessanta rivoluzionato il modo di affrontare il contrabbasso portandolo dal jazz alla musica contemporanea e al concetto di improvvisazione assieme anche ad altri straordinari innovatori tra i quali non si può non nominare Derek Bailey.

A ottantacinque anni e con una carriera pluridecennale credo di poter dire che Phillips oramai è un tutt’uno con il suo strumento, suo inseparabile compagno di viaggio con il quale gioca, dialoga con tutte le sue parti ricavando suoni e rumori: basta un estemporaneo colpo di tosse e parte l’idea di un brano che poi si sviluppa, una serie di note pizzicate o di carezze con l’archetto e le idee fluiscono, non replicabili come lo sono queste performance.

Lungo applauso a fine concerto e poi quello che molti si auguravano accadesse accade, ovvero il set in duo: una ventina di minuti creati da due musicisti che non avevano mai collaborato e nemmeno conosciuto (questo non è proprio vero visto che Zorzi qualche decennio fa organizzò a Verona con un concerto con la Company di Derek Bailey), il dialogo e quindi la musica che scorre fluida, il reciproco radicalismo si scioglie e la voglia di assecondare e di interloquire tra i due crea per la durata del set un universo musicale nuovo che si apre con la prima nota e si chiude definitivamente con l’ultima. E’ l’essenza della musica improvvisata verrebbe da dire (l’ho detto, n.d.r.).

Il pubblico ha apprezzato i tre set, e mi piace sottolineare la grande attenzione ed il perfetto silenzio che hanno accompagnato le performance: una serata che i fortunati e lungimiranti presenti non dimenticheranno, sia quelli arrivati appositamente per Phillips anche da fuori Padova che quelli mossi da curiosità – dote rara di questi tempi … – e premiati dalla qualità delle performance di uno dei colossi dell’improvvisazione radicale e di un musicista che percorre pervicacemente un personale sentiero musicale arduo, lontano dai riflettori ma graditissimo a quanti sono disposti a concentrare la loro attenzione sul suo progetto musicale.