TERREMOTO 1891 (ottava parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

A BADIA CALAVENA

In proporzione della popolazione e dell’abitato, Badia Calavena è forse maggiormente danneggiata di Tregnago.

La strada che vi si adduce è in moltissimi punti spaccata longitudinalmente, e specialmente nelle vicinanze del ponte Zanatti, lo stesso ove or è un mese accadde una disgrazia di cui i nostri cronisti si sono a suo tempo occupati.

Un lungo muro di cinta che costeggia detta via è per la maggior parte battuto in breccia. Anziché aprirlo dall’alto o sfasciarlo, il terremoto ne ha asportato, divelto i massi più compatti, producendovi delle larghe feritoie.

Andiamo subito al gruppo d case crollate.

Non rimangono in piedi che due pezzi di muro, ma talmente pericolanti che il temente Biancolini procede alla loro demolizione come ha già abbattuto due case a Cogòlo ed altre a Badia.

Nella prima di queste case rimasero sepolti 6 individui. Ecco il racconto del fatto come lo abbiamo udito dalla viva voce del vecchio Cunico Vincenzo, capo della famiglia.

Erano appena suonate le due, ed io ero sveglio, quando udii un forte tuono. Oh! Dissi fra me, sparano le cannonate a Verona! E non mi mossi. Ma un momento dopo odo un’altra cannonata, poi una scossa terribile. Faccio per alzarmi, ma nell’istante medesimo tutto si mette in movimento, i muri si aprono, il tetto cade, e noi, uomini, donne, bambini siamo trascinati nella rovina fino al piano terreno. Su l principio non potevo muovermi. Udivo le grida disperate di mia moglie, vecchia, dei miei figli, dei nipoti e della mia nuora, che invocavano aiuto, ma io ero impigliato nelle macerie, ed avevo un braccio che mi faceva molto male. Finalmente un mio figlio riesce a liberarsi dai rottami, giungono altri del paese, e tutti insieme, con molta precauzione, riescono a salvarci tutti. Mia moglie, poveretta, aveva la testa tutta sanguinante; mia nuora la faccia, un braccio ed una gamba tutti spellati, e i bambini poche contusioni. Questi furono salvati da mio figlio, che è il loro padre, camminando carponi sotto le travi rimaste sollevate, in mezzo alla polvere ed ai rottami, fini ad un angolo dove la Provvidenza di Dio li aveva gettati, al riparo dai sassi. Si figuri che mia nuora aveva in letto un bambino che ha messo al mondo da 22 giorni! Oh! Faremo un quadro alla madonna!

E il povero vecchio, nel por termine al racconto, si asciugava una lacrima.

Se mai si può dire infatti che un miracolo vi sia stato è in questa occasione.

Bisogna vedere quel mucchio di macerie per non saper comprendere in qual modo si sieno potuti salvare, con ferite relativamente leggiere, i sette sepolti.

Nella casa a ridosso di questa, pure caduta, dal primo piano, di cui rimase in piedi una decima parte appena, pendono mobili, materassi di paglia, indumenti, che nessuno osa di ritirare perché si esporrebbe, ove un sasso solo venisse mosso, a rimanere seppellito.

Più giù, nella splendida valletta a cui sovrasta la Chiesa di San Pietro, havvi un’altra casa a mezzo sfasciata. Era abitata da Baldo Giuseppe, da sua moglie e da 4 bambini.

Il Baldo era già in piedi, appoggiato al comò, da cui estraeva un oggetto, quando sopraggiunse la scossa. Dapprima narra di essere rimasto senza voce ma poscia, quando vide i muri spaccarsi, e udì il tetto precipitare sul piano superiore, divenne come pazzo, si precipitò alla porta, che non potè aprire perché s’era contorta, ruppe allora i vetri della finestra e si mise ad urlare al soccorso. Intanto, racconta. Sentiva il pavimento del piano superiore scricchiolare sotto il peso del caduto, vedeva la luce attraverso i muri che lentamente si aprivano, ed afferma che, coi bambini attorno a sé, provò le torture dell’agonia. Finalmente una donna udì le sue grida, appoggiò una scala alla finestra, e per di là si salvarono tutti.

Era tempo. Due secondi dopo il piano superiore rovinava!

E di questi aneddoti, l’uno più dell’altro emozionante, ne avremmo diecine da narrare se non ci mancassero ormai lo spazio e ……….la lena.

Fatto sta che tutta Badia è un crepaccio, una distruzione; che il Municipio è in piedi per caso, poiché i muri si sono talmente staccato e sconnessi, da inorridire a mettere i piedi nella camere; che la casa del segretario e assolutamente irriducibile, in una rovina completa; che la frazione di Trettene è addirittura distrutta; la frazione di Riva ha una casa caduta; e che andando più nella valle, a Roverè di Velo, per ogni casa si trova la desolazione, e a Vestena si trovano cinque feriti.

Il bilancio di Badia è semplice ma spaventevole: 16 case crollate una ventina da abbattere, tutte le altre inservibili, e miseria su tutta la linea.

*

Nell’abbandonare quei luoghi così ridenti per splendore di natura, ed oggi tanto colpiti dalla disgrazia, si trova uno stringimento di cuore perché dietro al partente rimane un cumulo di dolori, di patimenti lunghi, di povertà impotente, di lacrime che solo la carità potrà asciugare.

Aiutiamo i nostri fratelli, o Veronese, o Italiani, soccorriamoli, perché urge il bisogno, e la sciagura è immensa!

 

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)

QUI LA SESTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/10/terremoto-1891-quotidiano-arena-sesta-parte/)

QUI LA SETTIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/11/24/terremoto-1891-quotidiano-arena-settima-parte/)

 

 

 

 

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