TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

TERREMOTO 1891 (quotidiano Arena, sesta parte)

ARENA, 9 – 10 GIUGNO 1891

IL TERREMOTO DEL 7 – SUI LUOGHI DEL DISASTRO

IL TERRORE !

Impressionati dalle notizie che ci telegrafano e scrivevano i nostri egregi corrispondenti da Tregnago e Badia Calavena, ieri ci siamo decisi a recarci sui luoghi onde persuaderci, de visu, della descritta gravità della sciagura.

Risultato della nostra gita, triste assai, sono queste note farraginose, buttate giù colla tiranna dell’ora alla gola, ma esatta fotografia delle nostre impressioni e della verità.

*

Il ridente paese di Tregnago, l’incantevole Badia Calavena dolcemente adagiata in fondo alla valle, quasi sentinella avanzata ai piedi della valle, quasi sentinella avanzata ai piedi delle alte cime che formano i contrafforti ai Lessini, non sono più riconoscibili.

Sui volti di quei robusti montanari non splende più la intelligente svegliatezza; il loro occhi sono atoni, le loro fisionomie senza espressione, i movimenti tardi, e paion diventati automi senza volontà e senza energia.

L’orribile spavento provato la notte del terremoto li ha come inebetiti, e lo scamato pericolo personale, reso ora più manifesto dal misero stato in cui vedon ridotte le case loro, li mantiene in quell’intontimento che finisce per renderli indifferenti a quanto avviene attorno ad essi.

Qualunque domanda loro rivolgiate non ha pronta evasione: sembrano svegliarsi da un sonno continuo quando odono la vostra voce a meravigliarsi che qualcuno parli loro.

Le donne specialmente, i bambini, sussultano se li toccate o li interrogate alle spalle, e cofessano che ad essi sembra di provare incessantemente l’impressione indescrivibile provata l’altra notte quando furono balzati di letto, e udirono le case rovinare, i muri screpolarsi, i vicini, i parenti caduti sotto le macerie invocare soccorso.

Essi si aggirano, con la tenace temerarietà del contadino, attorno alle povere casette sconquassate nelle quali sarebbe follia entrare, e guardano con occhio lacrimoso la rovina dell’unica loro possessione, lo sfacelo delle mura fra le quali sono nati, hanno pianto ed hanno amato.

Oh! Quanto urgente, o lettori pietosi, è il soccorso per quella gente; quanto necessario il provvedere!

I soldati del genio, comandati dall’egregio capitano Messina e dall’infaticabile tenente Biancolini, abbattono case pericolanti, sgombrano delle cadute, estraggono e consegnano ai proprietari che ansiosamente le attendono, le suppellettili, le cose più care, guaste, rovinate, distrutte, di sotto ai rottami; erigono tende, portano paglia, confortano colla bontà, col lavoro, coll’assistenza fraterna i poveri colpiti dal terremoto.

Non è un luogo comune della rettorica lo sciogliere un inno all’esercito, a questa che è la più salda, la più immacolata delle nostre istituzioni, e che troviamo sempre sul nostro cammino, là dove c’è una lacrima da asciugare, un dolore da lenire, una sventura da mitigare.

Evviva il soldato italiano!

*

Da tre notti a Tregnago ed a Badia non si dorme al coperto.

I quattro quinti delle case furono dal Genio Civile dichiarate inabitabili, e nelle altre il terrore impedisce agli inquilini di pernottare.

Vasti e numerosi attendamenti militari e privati albergano le centinaia le centinaia di persone prive di alloggio, e sotto le piccole tende dei soldati, e sotto quelle di ogni foggia, erette li per li dagli abitanti stessi, si vedono intiere famiglie, con materassi, sedie, poltrone, utensili da cucina, il tutto ammonticchiato come Dio vuole.

E l’altra notte e ieri sera piovve lungamente, dirottamente, e le tende non bene ripararono dall’acqua i poveri inquilini di esse, talchè dopo un po’ di tempo la paglia, i materassi, le persone giacevano in pozzanghere.

– Io mi sono svegliata – ci diceva una bella sposa di Badia Calavena, ai pianti dei miei tre bambini, che erano addirittura coricati nell’acqua; e al di fuori della tenda pioveva peggio che dentro, non potevo quindi uscire, perciò ho dovuto tenermeli, così bagnati, tutta notte sulle ginocchia. Dio provvederà a salvarli da qualche terribile malattia!

Ed aveva ragione la poveretta.

Una malattia, terribile, spaventosa per chi ha figli, è scoppiata pur troppo a Tregnago: la difterite!

Ieri i due casi erano in cura, ed uno dei colpiti stava per morire.

Il valente e zelantissimo dott. Castelli si fa in quattro, sorveglia, disinfetta, isola, cura con amore e con scienza, ma purtroppo le sue forze non potranno arrestare il male se avrà ad estendersi.

E il cuore si agghiaccia al penare che serpeggia la difterite in una popolazione costretta a dormire, a vivere agglomerata sotto le tende, senza agi, senza comodità, senza regole né di pulizia né di igiene.

Il Sindaco di Tregnago, avv. Cavaggioni, quello di Badia, signor Grisi, i due Segretari, i due medici, le autorità tutte gareggiano di zelo, di attività, di energia, ma la bisogna è vasta e grande, il disastro ha proporzioni forti, e per ciò che riguarda le case danneggiate non si sa da quale parte incominciare a metterci le mani.

QUI LA PRIMA PARTE: (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/08/30/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-prima-parte/)

QUI LA SECONDA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/20/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-seconda-parte/)

QUI LA TERZA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/09/29/terremoto-1891-quotidiano-arena-terza-parte/)

QUI LA QUARTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/05/terremoto-verona-1891-quotidiano-arena-quarta-parte/)

QUI LA QUINTA PARTE (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/10/25/terremoto-1891-quotidiano-arena-quinta-parte/)