SUONI RIEMERSI: FINBAR FUREY “Traditional Irish pipe music””

TRANSATLANTIC XTRA 1077. LP, 1969

di Alessandro Nobis

Paddy Moloney, Paddy Keenan, Liam O’Flynn: questi erano i pipers più conosciuti in Italia dagli appassionati del fenomeno chiamato da alcuni “il folk revival anglo-scoto-irlandese” negli anni a cavallo del ’70 e seguenti. Naturalmente le cose non stavano per niente così, oltre ai tre nominati, conosciuti probabilmente per le band ove militavano che per le loro imprese solistiche, il panorama irlandese era ricco di pipers come lo è oggi, e tra i meno popolari nel nostro Paese va assolutamente citato Finbar Furey, Irish Traveller come Johnny Doran (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2019/02/26/dalla-piccionaia-johnny-doran-traveller-piper-1908-1950/)ed appartenente come si conviene ad una famiglia di musicisti, a partire dal padre Ted violinista ai fratelli George (voce, fisarmonica, flauto, mandola e banjo) Eddie (violino, chitarra voce e plettri) e Paul (fisarmonica e voce, scomparso nel 2002).

81aY8V9m+yL._AC_SL1200_.jpgNel 1969, giusto cinquanta anni, fa il lungimirante Bil Leader patron dell’inglese Transatlantic (in scuderia aveva ad esempio i Pentangle, i Gryphon, Davey Graham e lo Ian Campbell Group giusto per fare qualche nome) fa entrare negli Livingston Studios il piper di Ballyfermot per registrare questo magnifico disco. Considerato già all’epoca (aveva 23 anni) uno dei maestri dello strumento con il suo set di uillean pipes ed i suoi flauti interpreta e compone tredici gemme che fanno di questo ellepì uno degli episodi più significativi del folk revival irlandese di quel periodo. Ebbe un forte inprinting dal padre di Paddy Keenan (anche la famiglia Keenan e ”Traveller”) acquisendo un suono ruvido così diverso e caratteristico da quello di pipers come Leo Rowsome o Liam O’Flynn.

Piper ma anche notevolissimo flautista, basta ascoltare “Castle Terrace” dove mescola sapientemente la melodia di una ballata con un giga oppure “The Bunny Bunch of Roses”, versione strumentale di una ballata che racconta di un dialogo tra Bonaparte e la madre. Due i brani in compagnia del fratello Eddy alla chitarra (notevole l’hornpipe, una step dance in 4/4 “Madame Bonaparte”) ma naturalmente qui brillano i brani eseguiti in “solo”, la più pura delle essenze della musica irlandese; tra queste ne segnalo due, ovvero il reel “Rakish Paddy” dalla raccolta pubblicata negli Anni Venti del secolo scorso a Chicago da Francis O’Neill e “Planxty Davy”, una hornpipe, danza suonata con un tempo più lento di un reel quando accompganava i danzatori e suonata invece con un tempo più veloce se non associata alla danza.

Questo lavoro è disponibile anche in un doppio CD, dove è associato ad altri tre lavori di Finbar con il fratello Eddy.

Da avere.

 

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