BRUNO HELSTROFFER “Calling the Muse: Old & New Pieces for Theorbo”

ALPHA-CLASSICS RECORDS, 2018

di Alessandro Nobis

Il titolo è emblematico, “Vecchi e nuovi brani per tiorba”, e rispecchia esattamente la musica contenuta da questo davvero magnifico lavoro del suonatore di tiorba Bruno Helstroffer che si fa accompagnare in un brano da quattro musicisti di estrazione diversa ma accomunati da una straordinaria capacità di immergersi in un repertorio antico e nuovo che non sempre rappresenta il loro mondo: Michel Godard (serpent), Emek Evci (contrabbasso), Jean-Luc Debattice (narratore) e Rosemary Standley (voce)

Lo so, i puristi “et” ortodossi della musica antica storceranno il naso, ma se ne facciamo una ragione e non perdano l’occasione per ascoltare ed apprezzare questa musica. Mi sento di accomunare Bruno Helstroffer a Rolf Lislevand, a Anouar Brahem ed a Rabih Abbou Khalil per l’approccio personale e colto con il quale compongono e interpretano riservando ruoli “nuovi” ai loro strumenti siano essi la tiorba, il liuto o l’oud.

Ok, qui troviamo composizioni di “giganti” come Alessandro Piccinini, Johennes H. Kapsberger e J.S. Bach ed anche il meno noto Bellerofonte Castaldi (qui in una inusuale arrangiamento per tiorba), interpretati in modo affascinante ed ineccepibile ma il “cuore” di questo “Calling the Muse” a mio modesto parere lo troviamo nelle composizioni scritte da Helstroffer; “Comme un Beffroi” con Michel Godard, il contrabbasso di Emek Evci e la voce di Rosemary Standley( che scrive il testo) è una “folk song di nuova composizione” – scusate l’ossimoro – che viaggia attraverso il tempo, “Perivoli Blue” eseguita in solo si lega alla perfezione con la “Toccata Nona” di Kapsberger profuma dell’atmosfera Mar Egeo, l’inaspettata e straordinaria “Gnossienne” di Erik Satie esce da ogni pensabile schema interpretativo e “Thanks Toumani” è dedicata a Diabatè, dove la tiorba magicamente si trasforma nella kora africana (ascoltare per credere).

Musica superba, che, ribadisco, consiglio veramente a tutti i “curiosi” ed anche naturalmente ai più “ortodossi” appassionati della musica barocca; come successo a me, “Calling the Muse” aprirà numerose “finestre”.