ANDREA CUBEDDU “Weak like a man”

Autoproduzione, CD. 2019

di Alessandro Nobis

Il disco d’esordio era splendido (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/06/15/andrea-cubeddu-jumpin-up-and-down/)e con questo “Weak like a man” il chitarrista e compositore di origine sarda mantiene splendidamente la barra a dritta confezionando un altro gran bel disco. Blues acustico, suonato alla perfezione da far sembrare in apparenza l’operazione come un “fossile vivente”, una celebrazione del blues che fu, quello arcigno e sanguigno del periodo prebellico. Tutt’altro: come dicevo in occasione del primo suo lavoro, Cubeddu fa un’operazione inedita, componendo tutto il disco e scrivendo testi che sono spesso autobiografici ma che riflettono le ansie, gli umori e le tematiche della contemporaneità.

E’ chiaro, nell’aria si muovono e volutamente si sentono le ombre di Blind Blake e dei suoi amici che sono certo gradirebbero assai le note di Cubeddu che bene fa a non ascoltare la vocina che gli suggerisce di seguire le mode musicali in “Damn Money”, il brano d’apertura.

Ricordo che ai tempi di Fabio Treves e di Roberto Ciotti erano parecchi coloro che sostenevano l’inutilità di suonare il blues in Italia (però quello britannico andava bene, vedete un po’), magari oggi spero siano meno numerosi di allora. Mi spiace per la loro “ortodossia” perché musicisti come Andrea Cubeddu, con la sua capacità tecnica sullo strumento unita ad una fertile vena compositiva sono l’esempio di come i signori sopra citati abbiano lasciato nelle generazioni che li hanno seguiti un segno indelebile nello sviluppo del blues nel nostro Paese.

Ascoltino “Antihero” (“sminuire il vissuto altrui non renderà il vostro migliore”), o “Nobody to Blame” (“Non innamoratevi dell’idea che vi siete fatti di una persona ma della persona stessa”); cambieranno finalmente la loro prospettiva. Forse.

 

 

Annunci