Emilio Salgari: UNA NOTTE AL FORTE DI LUGAGNANO

Emilio_Salgari_ritratto.jpg
EMILIO SALGARI (1862 – 1911)

Questo che qui riporto è un piccolo frammento della nostra storia veronese raccontata dal “giornalista” Emilio Salgari, uno scritto che forse solo gli appassionati dello scrittore veronese conoscono e che fu pubblicato dal quotidiano “La Nuova Arena” (così si chiamava allora) il 21 ed il 22 luglio del 1887. Salgari viene inviato dalla redazione ad assistere alle manovre militari al Forte Lugagnano nei pressi di Verona, costruito dagli austriaci tra il 1860 ed il 1861 e da loro chiamato “Werk Prinz Rudolf”, in onore di Arciduca d’Asburgo e Lorena e Principe Ereditario d’Austria – Ungheria successivamente trovato morto (nel 1889) con la sua amante diciassettenne a Mayerling. Naturalmente, come da tutte le fortificazioni costruite dal Genio asburgico veronese, anche dal Forte Lugagnano non fu ma sparato un colpo di cannone nè tantomeno di schioppo. Oggi il Forte che si trova nel Comune di Verona, e come altri giace in quasi completo abbandono.

di Emilio Salgari. La foto è di Moritz Lotze.

Ieri sera, verso il tramonto, ci siamo recati al Forte di Lugagnano coll’intenzione di assistere al bombardamento notturno che ci avevano detto essere qualche cosa di bello.

La sera era magnifica. Ad occidente il sole calava rapido in mezzo ad un mare di fuoco, facendo vivamente scintillare i vetri delle case e delle casette che circondano San Massimo.

Un’aria fresca fresca spirava portando distintamente ai nostri orecchi le cannonate che venivano sparate dai forti di Lugagnano e di Dossobuono e dalle batterie dei dintorni. A S. Massimo cominciamo ad accorgerci della vicinanza del campo. E’ un continuo andare e venire di borghesi chi a piedi e chi in carrozza e di soldati di tutte le armi. Ora un artigliere che passa, col fucile in ispalla o il mantello stretto al petto, ora un bersagliere spolverato, sudato, nero dal sole, ora un drappello di fantaccini, ora una compagnia di soldati del genio colla sappa o il badile su una spalla e il fucile con baionetta inestata sull’altra. Ufficiali di artiglieria e di fanteria galoppano innanzi e indietro; chi si reca al Comando, chi si reca al forte. E’ insomma una processione continua, avariata che solleva una polvere fitta fitta in pochi istanti vi imbianca e di accieca.

A cinquecento passi dal paese cominciano gli accampamenti. A destra e a sinistra della strada, fra i gelsi e la polenta, vediamo lunghe file di tende, bianche le une, giallastre le altre, poi carri e cavalli in quantità poi innumerevoli fasci di fucili, poi soldati d’ogni arma che vanno e che vengono attraverso il sole. Tutti i dialetti d’Italia s’incrociano per l’aria. Qui si ride, là si canta, più lontano si narrano le fiabe o discutono sui tiri della giornata.

A sinistra della strada sono accampatil’8° di artiglieria e il 68° fanteria. Verso S.Lucia è accampato il 67° e quando il cannone tace si odono le grida di quei soldati.

Alle 18 giungiamo nei pressi del forte di Lugagnano. Qui il movimento è ancora più vivo. Le strade sono ingombre di carrozze e di cavalli, di curiosi e di soldati.

Il cannoneggiamento che pochi minuti prima era vivissimo, ora era cessato. Sopra il forte ondeggiava ancora una gran nuvola di fumo biancastro, e un’altra nuvola ma molto più piccola, ondeggiava verso il paese di Lugagnano occupato dal nemico.

Oltrepassiamo la ferrovia da campo a scartamento ridotto che congiunge tutte le batterie col forte. Alla nostra sinistra, dietro una trincea, escono le estremità di due colossali cannoni Krupp ci si dice che sono incaricati di battere S.Maria di Sona.

Sulla trincea passeggiano due sentinelle con fucile armato di baionetta per impedire ai curiosi d’avvicinarsi alla batteria.

– Pronti! Fuoco! …

Dalla enorme gola del cannone più vicino vedemmo uscire una lunga fiamma che mandò in aria una nube di fumo biancastra e un nembo di scintille. Subito una detonazione formidabile secca secca, rimbombava. La spinta dell’aria fu così violenta che ci fece indietreggiare di qualche passo.

Un mezzo minuto dopo l’altro pezzo pure tirava con non meno fracasso.

A quella doppia provocazione un lampo balenò in direzione del paese di Lugagnano. Era un colpo del nemico.

Dopo quelle tre cannonate il silenzio tornò a farsi.

Avvertitici che non si ripigliava il fuoco che a notte inoltrata, ci ripiegammo verso S.Massimo.

Forte-Lugagnano.png
FORTE LUGAGNANO, OGGI.

***

Il colpo d’occhio che offrivano gli accampamenti con quell’oscurità era veramente magnifico. In mezzo ai campi, fra i gelsi e la polenta, fra le tende e i carri, brillano i fuochi a centinaia i quali si riflettono vagamente sui fasci di fucili.

Qui si prepara il rancio della sera e si vedono girare e rigirare pentoloni e gamelle, là scherzano, ridono, urlano, cantano. Quei bravi ragazzi sono tutti allegri eppure han faticato l’intera giornata sotto un sole scottante.

Attorno ad una gran tavola illuminata da un gran numero di lampade, vediamo una sessantina di ufficiali di tutte le armi che si pappano la cena. Anche in quella tavola si ride, si scherza e si canta.

L’allegria più viva regna in tutto l’accampamento. Sulla strada incontriamo ancora carretti e carrozze, borghesi e soldati e ufficiali. Si corre il pericolo di farsi schiacciare.

A S.Massimo c’è una confusione straordinaria. Le osterie e i caffè sono pieni di gente. Vediamo dappertutto soldati e ufifciali e moltissime signore. L’aria di essere una sagra o qualche cosa di simile. Le carrozze continuano a giungere portando nuovi curiosi e ingombrano tutta la piazza e tutte le vie.

Con grande fatica troviamo un posticino per sederci, ma non restiamo lì che pochi minuti poiché ci vengono ad avvertire che si sta per innalzare l’areostato e che i cannoni stanno per ripigliare la loro infernale musica.

***

Il pallone si innalza dietro il forte di Lugagnano, in una spianata quasi priva d’alberi. E’ un bellissimo e grande globo di seta, chiuso fra una solida maglia e può sollevare comodamente due persone. Sotto ha una navicella di paglia, munita all’intorno di numerosi sacchetti di zavorra. Non manca nemmeno l’àncora pel caso che il pallone riuscisse a rompere le funi che lo trattengono alla macchina a vapore.

Quando giungemmo noi, l’areostato era trattenuto a terra da una ventina di soldati. Il gigantesco globo, ben gonfio, ondeggiava lievemente sotto i buffi d’aria e ora s’allungava e ora s’allargava.

Un tenente del genio aveva già preso posto nella navicella portando con sé l’apparecchio telefonico.

“Allentate le corde”, udiamo gridare. “Adagio ragazzi. Adagio!” I soldati si allontanano dalla navicella e l’areostato comincia a salire. La gomena che lo trattiene alla macchina comincia subito a svolgersi. Il pallone sale lentamente, quasi in linea retta, con un marcato dondolamento. Vediamo l’ufficiale aggrappato alle funi che guarda verso Lugagnano. A trecento metri d’altezza il pallone si arresta. E’ diventato piccolo piccolo e pare che nuoti fra le stelle. Lassù udiamo suonare la trombetta. Da terra si risponde al segnale e il telefono comincia a funzionare. L’ufficiale comanda di far abbassare l’areostato di cinquanta metri.

La macchina a vapore tosto si pone in movimento e la gomena s’avvolge senza scosse attorno al tamburo. Il globo, sempre ondeggiando s’avvicina alla superficie della terra e si arresta ad un’altezza di circa 250 metri. Ad un tratto un lampo abbagliante rompe la fitta oscurità in direzione del forte di Lugagnano.

Vi tiene dietro un cupo rimbombo il quale dura alcuni secondi. Il cannone ha fatto sentire la sua voce. Sono le 10 e 14.

***

Un profondo silenzio era succeduto a quel primo colpo di cannone. Nessuna batteria nemica aveva risposto alla provocazione dei nostri.

S’indovinava però che il cannoneggiamento doveva in breve riprendersi, poiché sui bastioni del forte si vedevano numerose ombre andare e venire e una viva agitazione regnava dietro la trincea difesa dai due colossali Krupp.

D’improvviso un fascio di luce azzurrognola solca le tenebre e scorre attraverso la campagna con incalcolabile rapidità illuminando gli alberi, le piantagioni, le case, le batterie del nemico. E’ la luce elettrica piantata dentro il forte.

L’effetto è stupendo ed insieme grandioso. I muri delle case brillano d’una viva luce e i vetri delle finestre, anche i più lontani, scintillano.

Subito un lampo balena sul bastione del forte. Una nube di fumo si slancia attraverso il gran fascio di luve e si tinge d’un azzurro brillante, superbo. Verso Lugagnano due cannonate rimbombano. I due colossali Krupp che stanno alla nsotra sinistra rispondono con due scoppi spaventevoli. Il bombardamento diventa generale. Si tira dai forti di Lugagnano e di Dossobuono e tirano tirano tutte le batterie situate fra questo e quello. Il nemico risponde prima debolmente, poi vigorosamente.

I lampi si riflettono sulla lucida superficie dell’areostato il quale si mantiene sempre ad una altezza di duecentocinquanta metri. Alle 10:26 udiamo uno squillo di tromba. Subito la luce elettrica si spegne e l’oscurità ridiventa perfetta. D’ambo le parti cessa il fuoco e a quel furioso rimbombo succede un profondo silenzio.

Alle 11:20 la luce elettrica torna ad illuminare la notte. Questa volta non è però diretta sul paese di Lugagnano ma sui colli di Sona. I due Krupp aprono per primi il fuoco, poi tuonano i cannoni del forte di Lugagnano e quelli di Dossobuono. Le batterie nemiche sono pronte a rispondere ma un quarto d’ora dopo la luce tornava a cessare. Alla mezzanotte vedemmo l’areostato discendere. Una ventina di soldati subito lo presero e lo trascinarono tre o quattrocento metri più lontano. Due tenenti entrarono nella navicella e l’areostato risalì ad una altezza di circa trecento metri. Alle 12:12 la luce elettrica per la terza volta si riaccendeva e i cannoni tornavano a rimbombare. Il cannoneggiamento non cessò più. Continuò tutta la notte vivissimo formando una baccano spaventevole.

L’aria era impregnata d’un forte odore di polvere e sopra i bastioni dei forti e sopra le batterie ondeggiavano delle immense nubi di fumo. Verso le tre del mattino tutti i cannoni tuonavano. Da una parte e dall’altre si rispondeva colpo per colpo. Alle 7 lasciammo i dintorni del forte per rientrare in città e per lungo pezzo ancora udimmo il cannone tuonare verso Lugagnano e Dossobuono.

Volete ora un consiglio, lettori? Recatevi al forte di Lugagnano e passatevi una notte. Lo spettacolo che vedrete vi compenserà largamente della veglia, ve l’assicuriamo.

Questa sera il bombardamento verrà ripreso.

E.S. (ARENA, Giovedì 21 – Venerdì 22 Luglio 1887)

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...