CIRCOLO MANDOLINISTICO SAN VITO DEI NORMANNI  “Dopobarba”

KOROMUNY Records. Cd, 2017

di Alessandro Nobis 

Questo è il primo, bellissimo album registrato dal Circolo Mandolinistico di San Vito dei Normanni e testimonia la passione, la sincerità, la verve, la professionalità e la vivacità della scena mandolinistica pugliese che nei decenni è riuscita a conservare e perpetuare repertori che fino a non molti anni fa ancora erano eseguiti nelle botteghe artigiane, magari davanti a qualche osteria e nelle barberie durante le pause tra un cliente ed il successivo. Quella delle orchestre, dei circoli, delle suonate tra appassionati e cultori di questo strumento a plettro nelle sue varianti non era infrequente anche in Italia Settentrionale come testimoniano numerosi ricordi e fotografie, almeno per quello che riguarda il veronese, dove vivo. Uno strumento che “subì” anche l’emigrazione, e per fare un esempio cito il caso del calabrese Rudy Cipolla, che nella bottega del padre – barbiere appunto, e sarto – a San Francisco imparò i rudimenti dello strumento fino a diventare riferimento per David Grisman e Mike Marshall, per citarne due.

Il repertorio di questo “Dopobarba: armonie profumare dalle barberie di San Vito di Normanni” è naturalmente vasto nei generi e rispecchia la curiosità, la voglia di misurarsi con le più diverse melodie: musica popolare nel più puro significato etimologico, la musica che la gente fischietta, canticchia, che ascolta alla radio e magari strimpella con la chitarra a casa propria lontano da orecchie indiscrete.

Gli “amici di San Vito”, così li chiamo immaginandoli durante una serata di prove, sono un’orchestra ben affiatata nata nel 1934 grazie ad un’iniziativa del Prof. Francavilla e rinata quindici anni or sono per felice intuizione del Maestro Federico Di Viesto. Oggi le redini le tiene il trentenne Peppo Grassi, diplomato al Conservatorio di Brescia e motore del Circolo; il repertorio è diverso da altre orchestre di mandolini che propongono arie classiche e liriche, ed è arrangiato in modo efficace presentando un menù prelibatissimo che va dalle interpretazioni di canzoni storiche come “Perduto Amore”, “Parlami d’Amore Mariù”, “Vecchio Frack” e “Boccuccia di Rosa” a brani che non ti aspetti come “And I Love her” o “The House of The Rising Sun” (una versione che sembra uscire dal miglior spaghetti western di Leone) vicini a pizziche e stornelli.

Grazie alla Kurumuny che ha pubblicato un’opera di grande valore che spero goda di distribuzione adeguata in modo da raccogliere il consenso di critica e soprattutto del pubblico come merita.

Bellissimo, quasi commovente.

http://www.kurumuny.it

 

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