DALLA PICCIONAIA: CROSS CURRENTS TRIO, VERONAJAZZ 2018

di Alessandro Nobis

Si è consumato domenica 24 giugno nella prestigiosa cornice del Teatro Romano l’evento conclusivo di questa edizione 2018 di Verona Jazz, serata purtroppo disertata dal grande pubblico – metà del teatro era vuoto – nonostante il gruppo in cartellone fosse tra i più prestigiosi comprendendo il contrabbassista Dave Holland, il sassofonista Chris Potter e l’hindustano Zakir Hussain con il suo set di tabla, ovvero il Cross Currents Trio, quasi una costola dell’omonimo settetto capitanato da Hussein.

Senza entrate nel dettaglio delle ben conosciute diamantine carature artistiche dei tre, va detto che la musica – splendida, interessante, fresca e che spero presto venga fissata su disco – si è sviluppata attorno a temi originali di largo respiro, di grande cantabilità e di diverse ispirazioni – dal caldo vento sahariano alla spiritualità indiana – composti appositamente per questa line-up da tutti i musicisti con ampi spazi per assoli e improvvisazioni, ennesima dimostrazione di come il jazz sia in continua evoluzione, e sia almeno a questi livelli sempre meno autoreferenziale e sempre più invece in grado di assorbire culture che solo apparentemente poco hanno a che fare con la musica afroamericana: le voci e le pulsioni delle tabla di quello straordinario Maestro che è Ustad Zakir Hussain (e John McLaughlin, al quale è stato dedicato un brano del concerto, lo sa bene avendo fatto parte con lui del progetto Shakti), i sassofoni di Potter, una voce potente ed espressiva da essere considerato uno dei maggiori interpreti di questo strumento e la cavata incisiva e delicata del contrabbasso di Holland (musicista in grado passare dal violoncello al flamenco, dal bluegrass meno ortodosso alla più radicale dei linguaggi improvvisativi) con un interplay sempre efficace hanno fatto di questo concerto uno dei più interessanti visti a Verona di recente, e parlo di anni a questa parte.

Peccato, ripeto, che il pubblico non abbia risposto in modo adeguato – che sarebbe stato registrare un “tutto esaurito” -: questo Verona Jazz va rifondato, va fatto ritornare piano piano agli antichi fasti ottimizzando le scarse risorse ed utilizzando anche altri spazi – che ci sono –, e soprattutto deve in ultima analisi uscire anche in parte dal Teatro Romano perché la città deve in qualche modo riappropriarsi del Festival. Ma credo purtroppo manchi da almeno quindici anni la volontà politica per fare questo, facciamocene una ragione.

Annunci

3 pensieri su “DALLA PICCIONAIA: CROSS CURRENTS TRIO, VERONAJAZZ 2018

    1. Ci sono i cortili e le piazze che venivano usati per il festival negli anni ottanta. Certo che è più facile organizzare al Romano dove già ci sono palco, amplificazione e tutto ciò che serve per una serata di musica. Non c’è alcuna progettualità in queste ultime edizioni di verona jazz.

      Mi piace

I commenti sono chiusi.