DIEGO ALVERA’ “T. Tazio Nuvolari Pozzo 1928”

SCRIPTA EDIZIONI 2018. PAGG. 154, € 13,00

di Alessandro Nobis

Affrontare i miti dello sport come Dorando Pietri, Silvio Piola, Costante Girardengo o Tazio Nuvolari è un po’ come affrontare un “tornante Bordino” a tavoletta: rischi di uscire fuori strada e di schiantarti sul muro delle ovvietà e della semplice cronistoria biografica.

alvera'Questo volume scritto con la consueta verve narrativa da Diego Alverà affronta il “mito” Nuvolari prendendo come pretesto gli accadimenti di quel 25 marzo 1928 al Circuito Stradale del Pozzo (sarebbe stata la terza edizione della corsa), a pochissimi chilometri da Piazza Brà cuore di Verona. Alverà è uno storyteller oramai navigato che ha attraversato le vite di Gilles Villeneuve, di Walter Bonatti, di Miles Davis o di Ian Curtis descrivendo questi “incroci” con passione, con una lunga e maniacale ricerca del dato storico al servizio del suo stile narrativo sempre avvincente e sempre lontano “Mille Miglia” dal puro dato storico.

“T” ha non solamente il merito di restituire al presente un frammento della storia dello sport veronese e dell’automobilismo ma anche quello di riportare in vita personaggi e vicende di quella fase epica di questo sport e della simbiosi tra “uomo” e “macchina” così legata alle idee futuriste di moda a quel tempo; D’Annunzio, per citare un episodio, regalò al mito una tartaruga-talismano sussurrandogli “l’animale più lento per l’uomo più veloce” e come scrisse Patrizio Roversi (Alverà mi consentirà la citazione), “Nuvolari ha le mani come artigli, Nuvolari ha un talismano contro i mali” (forse quel talismano?)

Nello scorrere di una giornata si costruisce il “romanzo” della vita di Tazio Nuvolari da Castel D’Ario, si ricorda che prima della Scuderia Ferrari ebbe breve vita la Scuderia Nuvolari, si ricordano le forme della Bugatti 35B, azzurra e dalla sagoma affilata come un coltello; Alverà descrive bravamente fotogramma dopo fotogramma il sorpasso ai danni di Pietro Bordino sotto un fitto acquazzone, su una strada a dir poco sconnessa, con gli schizzi di fango sugli occhiali da motociclista, con il pubblico stipato lungo il circuito mentre la Bugatti numero 4 sopravanza quella di Bordino. La descrizione dura una dozzina di pagine, fotogramma dopo fotogramma naturalmente tutto a colori, da gustare a piena mente.

Alla fine “T” torna dalla sua Carolina, bastano un bacio in fronte e la medaglia vinta tra le mani per tornare “umano”.

 

 

 

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