THOM CHACON “Blood in the USA”

APPALOOSA RECORDS 210-2, CD, 2018

di Alessandro Nobis

Amaramente debbo dire che questo, purtroppo, è un disco attuale; lo è per le tematiche che Thom Chacon, giovane songwriter californiano figlio di immigrati messicani, affronta e descrive in modo chiaro e diretto; le stesse tematiche che dagli anni quaranta Woody Guthrie e John Steinbeck hanno affrontato e che numerosi scrittori e musicisti hanno narrato nei decenni. Il dramma dell’emigrazione clandestina, la condizione operaia nelle fabbriche e nelle miniere di carbone, la depauperazione del suolo agricolo, la violenza razzista solo sopita e che periodicamente torna ad insanguinare le strade e le città americane ma anche la speranza di una vita almeno decente che non muore mai. Thom Chacon le narra da vero folksinger di razza, voce, chitarra, armonica e qualche pennellata di organo e di percussioni, un modo davvero essenziale e paradigmatico per raccontare storie che descrivono gli angoli più bui dell’America di oggi, ma anche di ieri e dell’altro ieri.

L’Appaloosa bene ha fatto a riportare nel libretto allegato i testi anche in italiano e chiunque può in questo “Blood in The Usa” leggere le storie dell’immigrato di El Charro “I am an Immigrant”, nel minatore disoccupato di “Union Town”, nel metalmeccanico di Bethlehem (“Work at End”); storie purtroppo comuni, universali, le classi più deboli sempre sopraffatte dalle classi politiche e dai potenti, vecchie ferite che nell’America trumpiana sembrano oggi acuirsi maggiormente. Ma c’è sempre una fievole luce alla fine del tunnel, una luce di speranza: “Credo in questa terra d’oro e  speranza”, “Mi tengo saldo, tiro i remi / Sono vivo, al mio spirito non serve altro” oppure “Sangue nella polvere, sudore sulla terra / Tirati su le maniche, c’è del lavoro da fare”.

Non vorrei più sentire storie come queste ………….. la vedo difficile

 

Annunci