DUCK BAKER “Plays Monk”

TRIPLE POINT RECORDS, LP, 2017

di Alessandro Nobis

Se lo splendido “Spinning Song” era stato realizzato su commissione della Tzadik di John Zorn “costringendo” Duck Baker a tuffarsi a capofitto nelle partiture del pianista Herbie Nichols, per questo altrettanto significativo nuovo lavoro il chitarrista della Virginia ha avuto parecchio tempo per rifletterci sopra. Thelonious Monk è uno degli autori preferiti da Baker che da spesso ha in scaletta almeno una delle composizioni del pianista di Rocky Mount: inoltre anche i non pochi estimatori di Baker aspettavano un lavoro monografico su questo fondamentale autore e questo ellepì non tradisce le loro attese accontentandoli nel migliore dei modi. (“Duck, a proposito, e Randy Weston?“)

Duck_Baker_Plays_Monk_cover-600Nove i brani registrati tra il 2010 ed il 2015 un po’ in Italia un po’ nella Carolina del Nord, più che un disco tributo un lavoro devozionale a Monk di altissima fattura: “Blue Monk”, “Off Minor”, “Bemsha Swing” e “’Round Midnight” nella prima facciata, “Light Blue”, “Straight No Chaser”, Jacki-ing”, “In Walked Bud” e “Misterioso” nella seconda, tutti re-inventati nello stile di Baker e suonati con la superlativa tecnica che da sempre lo ha contraddistinto; si sa che il repertorio bakeriano copre molti generi della musica americana, ma l’autorevolezza con la quale vengono disintegrati e rimontati brani scritti per pianoforte (di Monk ma anche di Nichols) è assolutamente unica e – lo voglio dire – inarrivabile.

Oltre a ciò, voglio pensare che “Plays Monk” e “The Spinning Song” hanno un altro grande merito, ovvero siano due dischi che possono da un lato avvicinare i jazzofili alla musica di Duck Baker e dall’altro gli appassionati più ortodossi del fingerpickin’ o della chitarra acustica in particolare alla musica afroamericana ed in particolare ai due autori. E già questo è un fatto straordinario.

Un’esploratore di suoni incontra un magnifico costruttore di suoni: c’è un solo Duck Baker, c’è un solo Thelonious Monk. Questa collaborazione ha prodotto un capolavoro di musica classica americana, il jazz”. Queste le parole di Roswell Rudd che iniziano il suo saggio sul lavoro di Baker allegato il disco.

Non vi ho incuriosito abbastanza?

 

 

 

 

 

 

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